Occhio alla guida

Occhio alla guida

Abbiamo visto come il noleggio dell’auto sia la soluzione migliore per visitare la città, ma bisogna tenere bene a mente che le regole sulle strade americane vanno rispettate con particolare scrupolo. Non fermarsi agli stop, superare i limiti di velocità, passare col rosso, anche quando non c’è nessun pedone che vuole attraversare, può costare molto caro. Soprattutto perché bisogna relazionarsi con la polizia stradale statunitense che è molto rigida. Un’esperienza indiretta la si fa guardando serie e film ambientati negli Usa. Quando l’automobilista sente la sirena e vede la luce blu dei fari della Polizia stradale inondare la propria vettura ha sempre un’espressione: PANICO. Nel caso sfortunato siate fermati da un agente di polizia dovete accostarvi il prima possibile sul lato della strada. Non bisogna uscire dall’auto, ma attendere seduti al proprio posto mantenendo le mani visibili, posizionate sul volante. Non bisogna prendere i documenti se non viene richiesto, ogni movimento improvviso potrebbe essere considerato sospetto e far innervosire l’agente. E questa è proprio una circostanza da evitare. In caso di infrazione, in genere, sono un po’ più clementi quando comprendono che siete turisti. Ma una cosa è certa: rischiare è da veri duri.

Santa Catalina Island

Santa Catalina Island

Solo un’ora di navigazione separa la costa di Los Angeles da Santa Catalina Island, che quindi rappresenta un’ottima destinazione per una gita fuori porta o, avendo tempo a disposizione, per un paio di giorni di fuga dalla città. L’isola, che fa parte dell’arcipelago delle Channel islands, si raggiunge col traghetto Catalina Express da Long Beach, San Pedro o Dana Point, o con l’aliscafo Catalina Flyer da Newport Beach. I più danarosi potranno servirsi dell’elicottero che in 15 minuti vi fa atterrare in questa terra che è considerata l’ultimo paradiso della California: palme ondeggianti, spiagge di sabbia bianca, tramonti ad alto impatto, tanti itinerari nel verde e barriera corallina per snorkeling, campi da golf sono i punti forti dell’isola. Ma anche un’ottima ospitalità con numerosi alberghi, ristoranti e bistrot dove il piatto forte è il pesce fresco. L’isola è sotto l’egida della Catalina Island Conservancy, che ne tutela il patrimonio naturalistico: questo significa aria buona e natura in salute ma anche impossibilità di portarci un veicolo a motore. Pensate che la lista d’attesa dei residenti per portare automobili sull’isola è lunga 20 anni! E come ci si sposta? golf cart o bici. I turisti possono noleggiare entrambi, oppure utilizzare i taxi del Catalina Transportation Services. (www.visitcatalinaisland.com). Ci sono solo due centri abitati: il più grande è Avalon, l’altro è Two Harbors. Da visitare ad Avalon il bel Casino in stile Art Deco costruito nel 1929 dal magnate delle gomme da masticare William Wrigley, proprietario all’epoca di gran parte dell’isola. L’isola ha una vocazione turistica dalla fine dell’800. I Banning Brothers fondarono infatti la Santa Catalina Island Company nel 1894, costruendo hotel, attrazioni e strade verso l’interno aspro dell’isola. Nel 1909 costruirono il Pleasure Pier, che si trova ancora oggi ad Avalon Bay e rappresenta il punto di partenza per tour e avventure nell’oceano. L’isola è stata meta di vacanza dell’élite di Hollywood negli anni ’30, ’40 e ’50. Quando si chiamava ancora Norma Jeane Baker, aveva 17 anni e faceva la casalinga, Marilyn Monroe ha vissuto per un anno a Santa Catalina insieme al suo primo marito, Jim Dougherty, che lavorava nella Marina Mercantile. La giovane coppia abitava in un appartamento preso in affitto, la cui individuazione è divenuta il cruccio dei fans di Marilyn; sembra che l’indirizzo più probabile sia: 310 Metropole Avenue. Potete approfondire la caccia al tesoro: http://www.iamnotastalker.com/2009/08/28/marilyn-monroes-catalina-house. Con o senza Marylin, Santa Catalina ha comunque un rapporto intenso col cinema: qui sono stati girati più di 500 film, documentari, spot pubblicitari e programmi televisivi, specialmente a Two Harbors, all’estremità occidentale dell’isola.

Hollyhock House

Hollyhock House

Arroccata su una collina a East Hollywood, e costruita nel 1917, Hollyhock House fu disegnata da Franck Lloyd Wright per Aline Barnsdall. La ricchissima ereditiera, intellettuale, produttrice di teatro sperimentale desiderava un’acropoli della cultura, un parco artistico multidisciplinare, una cittadella fatta di residenze, teatri e negozi. Ma per ragioni di budget, il progetto si ridusse alla sola Hollyhock House, massiccia costruzione di 17 stanze e sette bagni, e due residenze secondarie. Wright definiva la villa una romanza californiana, ma non mancavano le attribuzioni ai più diversi stili architettonici. C’era chi vi vedeva una ispirazione all’architettura maya o azteca, altri un riferimento all’Asia e all’Egitto. La richiesta di Barnsdall di una residenza che fosse metà casa e metà giardino ha ispirato le numerose terrazze, colonnati e pergolati che uniscono gli spazi interni ed esterni di Hollyhock House. Una serie di terrazze sul tetto sfrutta il clima temperato, offrendo una magnifica vista su Los Angeles e sulle colline di Hollywood. La malvarosa stilizzata, il fiore preferito di Barnsdall, è il filo conduttore ornamentale: dalle vetrate alle fasce ornamentali di cemento all’esterno della struttura, dai mobili al tetto. Aline restò delusa dal risultato, la villa non le piaceva e quindi lasciò cadere il suo progetto della colonia di artisti. Nel 1923 donò la Hollyhock House alla città di Los Angeles. Oggi è un parco artistico dedicato alla memoria del padre di Aline, Theodore Barnsdall. Il 10 luglio 2019, Hollyhock House è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO come parte di “The 20th-Century Architecture of Frank Lloyd Wright”.
Per maggiori informazioni e prenotazioni visite: https://culturela.org/cultural-centers/hollyhock-house
https://buy.acmeticketing.com/events/335/list

Negozio di dischi Amoeba

Negozio di dischi Amoeba

Abbiamo parlato di musica e continuiamo con uno dei templi assoluti, Amoeba, il più grande negozio di dischi del paese, e a detta loro del mondo. Avete presente quell’incisione rarissima che avete cercato invano nei negozi di vinile della vostra città o su ebay? Qua c’è. Aperto nel novembre 2001, Amoeba occupa un intero isolato di Sunset Boulevard, nel centro di Hollywood. Composto da 2 piani e dotato di sala Jazz vanta milioni di titoli su CD, DVD e vinile, nuovi e usati. Ogni giorno migliaia di persone varcano gli ingressi del negozio per curiosare, comprare o vendere cimeli di tutte le epoche. Il personale ovviamente è all’altezza della situazione: musicisti, dj, artisti, un team stellato di esperti di tutti i campi musicali, a cui rivolgersi, se si è alla ricerca di qualche disco particolare, senza timore: gli addetti alla vendita sono anche molto friendly e simpatici. In questo paradiso dei melomani si tengono anche eventi e concerti di band dal vivo, DJ, parate, feste per l’uscita di DVD.

Walt Disney Concert Hall

Walt Disney Concert Hall

Rimaniamo sempre in tema Walt Disney, ma lontani mille miglia da Topolino & co. La Walt Disney Concert Hall (WDCH) è la sede della Filarmonica di Los Angeles, che qui si esibisce in spettacoli di musica classica, contemporanea e jazz. Oltre a essere una delle sale da concerto acusticamente più sofisticate del mondo, questo auditorium è un’interessante opera di architettura Lillian Disney intendeva regalare alla Los Angeles Philharmonic una sede prestigiosa e nell’87 stanziò 50 milioni di dollari per la costruzione dell’auditorium. Nell’89 affidò l’incarico a Frank Gehry, quando era ancora un architetto conosciuto solo a Los Angeles per le sue residenze fatte di zinco e lastre di compensato con strane forme antigravitazionali. L’esterno del WDCH è una composizione di forme ondulate e angolate, che simboleggia il movimento musicale e il dinamismo di Los Angeles. Caratteristica dell’edificio, inaugurato nel 2003, sono le curve in acciaio. La sala da concerto, che può contenere oltre 2000 persone, è stata concepita come un volume unico, con orchestra e pubblico che occupano lo stesso spazio, in modo da eliminare qualunque ostacolo visivo. Il centro ottico della sala è il grande organo dalle oltre 6000 canne ricurve, che sfiorano il soffitto; questo strumento è stato disegnato da Gehry in collaborazione con Manuel J. Rosales, un designer di organi di Los Angeles. Gehry ha lavorato con Yasuhisa Toyota, il consulente acustico, per affinare il suono della sala attraverso mezzi spaziali e materiali. Le pareti divisorie della sala da concerto e il soffitto curvo e fluttuante agiscono come parte del sistema acustico e contemporaneamente rimandano al linguaggio dell’esterno. Quasi tutti i giorni il Music Center offre visite guidate alla Walt Disney Concert Hall. Tutti i tour durano un’ora e iniziano nella Grand Avenue Lobby della Walt Disney Concert hall: maggiori info: https://www.musiccenter.org/visit/Exploring-the-Center/Self-Guided-Tours.

Disneyland

Disneyland

Chiariamo una cosa: non si è mai troppo vecchi per Disneyland! Ma, viste le tariffe da capogiro, occhio al budget se avete intenzione di andarci con la famiglia al seguito. Se la spesa non vi impaurisce, sappiate che si tratta del papà di tutti i Disneyland del mondo, inaugurato da Walt Disney in persona. Quindi questo Happiest Place on Earth, come recita lo slogan, è anche un luogo di un certo interesse storico, oltre che un ottimo banco di prova per far testare ai nostri pargoli il gigantismo targato Usa. La metropoli di nostalgia, fantasia e futurismo di Walt Disney, occupa una superficie di oltre 2 milioni di metri quadri, dei quali 350 mila sono parchi a tema. Si trova ad Anaheim, a circa 25 miglia a sud-est di Los Angeles e da quando ha aperto i miliardi incassati non si contano. L’inaugurazione del parco avvenne il 17 luglio 1955 e fu un fiasco, non perchè non ci andò nessuno, al contrario! Contraffacendo i pass, migliaia di persone non invitate si riversarono a Disneyland quel giorno. Il parco non era pronto a un pubblico così numeroso: cibo e bevande finirono, la scarpa di una donna rimase incastrata nell’asfalto ancora molle di Main Street USA e il Mark Twain Steamboat quasi si ribaltò a causa dei troppi passeggeri. Oggi, Disneyland ospita oltre 18 milioni di visitatori all’anno, che spendono quasi 3 miliardi di dollari. Sono circa 60 attrazioni divise in aree tematiche. Senza la mappa c’è da perdere l’orientamento e la testa. Tra le più recenti e futuristiche aree tematiche: Star Wars Galaxy’s Edge e California Adventure. Naturalmente ci sono anche dozzine di giostre, tra cui Soarin ‘e e Indiana Jones Adventure, negozi, ristoranti. Infine se voi o i vostri pargoli non considerate sufficiente una sola giornata a Disneyland, è possibile alloggiare nel parco dei divertimenti dotato di tre grandi strutture alberghiere. Come avevamo anticipato la nota dolente è il costo. Il biglietto per adulti varia dai 116 ai 170 dollari ( a seconda dell’alta o bassa stagione) e quello dei bambini dai 110 ai 164 dollari. Quindi nel caso di famiglie numerose si tratta di una spesa notevole; unica possibilità per risparmiare riuscire a beccare offerte speciali.

Watts Tower

Watts Tower

E troviamo ancora il marchio Italia in un’altra attrazione di Los Angeles, le Watts Tower. Questa bizzarra opera di arte/architettura è sgorgata dall’estro di Sabato Rodia, originario di un piccolo paesino in provincia di Avellino, Serino. Rodia emigrò giovanissimo negli Stati Uniti diventando Simon o Sam. Dopo aver lavorato in varie città americane, come muratore e piastrellista, Sam giunse a Watts una zona nella periferia di Los Angeles nel 1921 all’età di 42 anni. Qui acquista un terreno e decide di fare qualcosa: costruire delle torri. Inizia così un’ossessione che durerà 33 anni e darà vita a “Nuestro Pueblo”, “Our Town”, le torri di Watts, un complesso di 17 strutture connesse tra loro, tra cui due torri alte ben 30 metri. La storia che lega l’uomo alla sua singolare opera la si può approfondire con due documentari: “I Build the Tower”, 2006, scritto, diretto e prodotto da Edward Landler e Brad Byer, e The Tower del 1957. Simon Rodia iniziò a costruire le Watts Towers con dei rottami metallici senza utilizzare alcuna armatura interna saldata. Gli abitanti di Watts lo videro per oltre 30 anni scalare le torri con la cintura e il secchio di un lavavetri, e decorarle con il materiale più eterogeneo: vetro di bottiglie di 7-Up o Canada Dry, piastrelle, bijoux, marmo, conchiglie. Nel 1959, la Conference of Museum Curators ha stabilito che “Le Torri di Rodia sono una combinazione unica di scultura e architettura e l’opera fondamentale di arte popolare del XX secolo negli Stati Uniti“. Simon Rodia non ci mise molto ad essere assurto a simbolo di libertà e anticonformismo. Nel 1967 i Beatles lo hanno inserito in compagnia di Edgar Allan Poe, Fred Astaire, Gustav Jung e Bob Dylan nella illustrazione della copertina dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Le visite guidate pubbliche alle Watts Towers si svolgono giovedì, venerdì dalle 10.30 alle 15.00 e il sabato dalle 12.30 alle 15.00. Vari gli eventi, anche musicali, per approfondire: https://www.wattstowers.org/events.

Getty Center

Getty Center

I patrioti saranno felici di sapere che c’è molta Italia nel Getty Center. Non stiamo parlando delle opere d’arte custodite all’interno del museo, ma dei circa 300.000 pezzi di travertino usato per rivestire e pavimentare i trentamila metri quadrati di edifici che fanno parte del complesso. Quel travertino, elemento distintivo del Centro, venne estratto da Bagni di Tivoli. I lavori di questa mastodontica opera, disegnata da Richard Meier, durarono 10 anni. Il Getty Center fu aperto al pubblico il 16 dicembre 1997. La visita è gratuita e prima, o dopo, le gallerie d’arte, fare un giro per ammirare l’architettura e le bellezze del luogo non è da sottovalutare: sicuramente una tappa interessante è il Central Garden. Creata dall’artista californiano Robert Irwin, è un’opera d’arte in evoluzione, progettata per cambiare con le stagioni. Le oltre 500 varietà di piante utilizzate nel paesaggio sono state selezionate per accentuare i giochi di luce e di colore. Ma i giardini del Getty Center non finiscono qui: c’è il Fran e Ray Stark Sculpture Garden, collegato da un percorso pedonale al Giardino Centrale, contiene sculture all’aperto di Joan Miró, Alexander Calder. Poi c’è il Giardino delle sculture dove si possono vedere opere di artisti moderni come Henry Moore ed Elisabeth Frink e infine La terrazza delle sculture di Fran e Ray Stark con opere che raffigurano il passaggio nella scultura, tra cui Barbara Hepworth e Rene Magritte. L’arte al chiuso è invece ammirabile al J. Paul Getty Museum, una collezione d’arte che va dal medioevo ai giorni nostri e comprende: dipinti, disegni, manoscritti miniati, sculture, fotografie. La collezione è esposta in quattro padiglioni. Varie le mostre e gli eventi che si tengono al Getty Center per saperne di piu: https://www.getty.edu/visit/cal.

Griffith Park

Griffith Park

Griffith Park è uno dei più grandi parchi municipali del Nord America ed è una delle maggiori attrazioni storiche della città di Los Angeles. Il parco è un raro esempio chaparral (vegetazione arbustiva sempreverde tipica della California) in un centro urbano. Un polmone verde che offre la possibilità di passeggiare tra canyon alberati e fare attività sportiva: equitazione, bicicletta, golf, tennis e anche nuotare! Ricchissime la flora e la fauna: oltre 150 specie di piante, tra cui anche rare specie autoctone come il noce nero della California meridionale; cervi, coyote, procioni, volpi, linci serpenti – tra cui anche quello a sonagli – e persino leone di montagna vivono qui insieme ad una molteplicità di insetti nativi tra cui due rarissime farfalle. Se non si è amanti del trekking nella natura, ci sono molti altri buoni motivi per visitare il Griffith Park: i magnifici panorami di Los Angeles, il punto migliore per fotografare la famosa insegna di Hollywood, e il Griffith Observatory, fiore all’occhiello della città, che si visita gratuitamente ed è aperto fino a tardi quasi tutte le sere (vd. foto). Vanta anche il primato di osservatorio pubblico più visitato al mondo (con 1,5 milioni di visitatori all’anno). Quando fu inaugurato nel 1935, era una delle prime istituzioni negli Stati Uniti dedicate alla scienza pubblica e possedeva il terzo planetario negli Stati Uniti. L’Osservatorio dispone di telescopi pubblici, spettacoli planetari, scienza interattiva e mostre spaziali. L’orario del parco: dalle 5:00 alle 22:30. È possibile servirsi dei mezzi pubblici per raggiungere il parco Griffith: la Metro collega Los Angeles alla fermata delle navette per il parco, Dash Observatory https://www.ladottransit.com/dash/routes/obs_lf/obs_lf.html.

Universal Studios Hollywood

Universal Studios Hollywood

Dopo aver seguito le stelle del cinema, sarà interessante visitare “il posto di lavoro” di tante celebrità. Gli Universal Studios di Hollywood sono stati aperti al pubblico nel 1964 per consentire ai cinefili di tutto il mondo di dare un’occhiata dietro le quinte in una delle fabbriche cinematografiche culto statunitensi. Con oltre 9000 dipendenti, gli Universal Studios sono il più grande produttore cinematografico e televisivo del mondo. Il metodo più comodo e semplice per raggiungerli è l’automobile, si trovano a dieci minuti di macchina da Hollywood Boulevard, ma ci si può servire anche dell’autobus (Metro Local 156) o della linea rossa della metropolitana. Il costo del biglietto non è economico: circa 100 dollari ed è bene prenotarlo con molto anticipo poiché si tratta di uno dei siti più visitati della città. Un consiglio: evitare i week end e l’alta stagione: https://store.universalstudioshollywood.com/PurchaseTickets.aspx. ll parco è diviso in due sezioni: la parte superiore, Upper Lot, e inferiore, Lower Lot. L’Upper Lot è anche conosciuto come “Entertainment Center” perchè qui si concentra la maggior parte dei parchi a tema, delle giostre, dei teatri, dei chioschi di cibo e degli spettacoli. Nel Lower Lot c’è la NBCUniversal Experience, che contiene mostre di oggetti di scena, costumi e curiosità. L’attività più divertente è lo Studio tour e prevede un giro fra i set cinematografici a bordo di un pulmino aperto – Psycho, Ritorno al futuro, Lo Squalo, sono tra i set cult – e in una vecchia città del West ricostruita fedelmente dove si potevano girare fino a sei western contemporaneamente

Hollywood Walk of Fame

Hollywood Walk of Fame

Non sono poche le persone che si recano a LA con la speranza di incontrare una star che passeggia per strada, ed effettivamente la cosa non è improbabile. Se poi il desiderio rimane deluso, ci si può consolare inseguendo le tracce della polvere di stelle, passeggiando lungo la Hollywood Walk of Fame, non a torto considerata una delle strategie marketing di maggior successo della storia del cinema. Qui si cammina per chilometri tra oltre 2.600 stelle rosa che recano il nome di celebri star a lettere d’oro. Non solo stelle, ma come tutti sanno anche impronte hollywoodiane: all’affollatissimo Chinese Theatre si potranno ammirare più di duecento blocchi di cemento con mani, piedi e firme delle celebrità di tutte i tempi. Sulla passeggiata dei famosi brillano anche dive nostrane: Sophia Loren nel 1994 conquistò la 2000esima stella di Hollywood Walk of Fame. Le stelle sono in continuo aumento con una media di due al mese, l’evento avviene nel corso di cerimonie su Hollywood e Vine Boulevards. È impresa faticosissima trovare le star del cuore in questa costellazione di cemento, ma per fortuna c’è la mappa: https://walkoffame.com/browse-stars.

Venice Beach

Venice Beach

Venice Beach è stata a lungo l’epicentro bohémien della California. Chi l’ha visitata nei decenni passati sostiene che oggi ha perso in autenticità e che lo spirito eccentrico, caratterizzante una delle zone più pazze degli States, sia oggi soprattutto marketing turistico. Ciò nonostante rimane comunque un luogo dove non ci si annoia di certo, fosse solo perché ogni giorno sul lungomare si riversano quasi 30.000 esseri umani. C’è chi va a guardare e chi a farsi guardare, come i famosi skateboarder, body builder e artisti di strada. Il Boardwalk, noto anche come Ocean Front Walk, è la seconda destinazione più visitata nel sud della California, con una media di oltre dieci 10 milioni di visitatori all’anno. Oltre al people watching, a Venice si può praticare ogni tipo di sport dallo skateboard alla bici, al beach volley. Venice Beach Recreation Center organizza: tornei di basket, paddle tennis e pallamano. Gli appassionati di culturismo non resisteranno a fare una puntatina a Muscle Beach Venice, con soli 10 dollari sarà possibile allenarsi presso la famosa palestra di body building sulla spiaggia. E con un po’ di fortuna si può anche incappare in un set cinematografico in pieno stile hollywoodiano.

Mulholland Drive

Mulholland Drive

Mulholland Drive è una delle strade più famose di Los Angeles, ciò che la rende meta di pellegrinaggio turistico sono i punti panoramici, le mega ville delle star del cinema e in generale il particolare fascino della zona. Uno dei suoi celebri residenti, il regista David Lynch, l’ha resa ancora più famosa ambientandovi il film Mulholland Drive: “È una bella strada – ha spiegato Lynch a chi gli chiedeva perché avesse scelto questa particolare strada di LA – una strada misteriosa con molte curve. Di notte è davvero buio e, a differenza di tanti altri luoghi di LA, è rimasto più o meno lo stesso nel corso degli anni“. L’intero asse viario di MD collega le Hollywood Hills con Leo Carrillo State Beach a Malibu ed è lungo 88 km, ma il tratto turistico è molto più ridotto, circa 30 km. Non è servita da mezzi pubblici, quindi, come molte attrazioni di LA, è possibile visitarla con un tour (https://www.latourist.com/index.php?page=guided-tours-los-angeles) o a bordo di un’auto a noleggio. La strada è curvilinea e non ha marciapiedi. La direzione migliore per percorrerla è da ovest a est (superstrada 405 fino all’autostrada 101) perché è più facile fermarsi all’Hollywood Bowl overlook, il belvedere infatti si trova sullo stesso lato della strada. Salendo le scale si potranno ammirare la strafamosa insegna di Hollywood e il Griffith Park Observatory. Altri belvedere da non perdere sono: Nancy Hoover Pohl Overlook da cui si gode il ​​panorama della San Fernando Valley. Da questo punto è anche possibile fare un’escursione nel canyon sottostante lungo il Betty Dearing Trail. Universal City overlook che offre una splendida vista degli Universal Studios (si scorge anche il castello di Hogwarts di Harry Potter) e della parte orientale della San Fernando Valley.

Downtown L.A.

Downtown L.A.

Sgombriamo il campo dalla nostra idea di centro della città, Downtown LA è un’area di 12,25 km² composta da molti quartieri diversi, ognuno caratterizzato da una spiccata personalità. È impossibile girarlo tutto a piedi, ma si possono esplorare delle piccole aree distinte o fare dei percorsi a tema con Los Angeles Conservancy che offre walking tours di due ore per ammirare gli edifici più belli. Potremo iniziare la visita di Downtown da Union Station, perché è da qui che è partito l’ulteriore sviluppo della città. Costruita nel 1939, questa stazione ferroviaria è un mix di architettura coloniale spagnola, Mission Revival e Art Deco, ovvero stile Mission Moderne. Local station è anche location di Blade Runner: qui fu ambientata la centrale di Polizia dove si reca Deckard. Gli appassionati del film cult di Ridley Scott potranno fare a LA un cinetour sui luoghi del film (qui). Si cammina poi fino a Bunker Hill, con i suoi svettanti grattacieli e luoghi d’arte. Il quartiere è stato completamente ricostruito a partire dagli anni ’50, quando vennero demolite tutte le strutture storiche, fu persino alterata la topografia, con l’abbassamento della collina che lo ospitava. Unici sopravvissuti la funicolare Angels Flight e il muro di contenimento. Si giunge poi al Financial District, il cuore del DTLA. L’area ospita grandi magazzini – Target, Macy’s e Whole Foods – il parco di Pershing Square e Jewelry District. Non lontano troviamo Historic Core, il quartiere storico, centro della città prima della Seconda guerra mondiale, poi decaduto e ristrutturato alla fine degli anni ’90. Da questo punto l’Arts District è lontano da raggiungere a piedi, ma vale la pena fare una corsa in taxi per ammirarne il fervore creativo di gallerie e spazi culturali.

Attenzione agli orsi

Attenzione agli orsi

Non sottovalutate il fatto che pur se esemplarmente gestiti e organizzati, i parchi americani sono e restano un ambiente selvaggio che nasconde varie insidie. Al primo posto troviamo l’orso! Non pensate all’orso Yoghi dei cartoni animati, perché i grizzly o i back bear che vivono nelle foreste americane sono molto meno simpatici e comunicativi. Ogni volta che farete ingresso in un parco nazionale troverete vari avvertimenti sulle precauzioni da prendere durante le passeggiate a piedi. Spray anti-orso, campanellini, mai avventurarsi nei fuori pista e soprattutto camminare sempre in gruppo vociante. L’orso è un animale molto timido, non ha alcun desiderio di imbattersi negli uomini, quindi se li sente da lontano cambia direzione. Il problema nasce se l’orso viene colto a sorpresa dalla vostra presenza e si sente in pericolo, soprattutto se è una femmina con i cuccioli. Per la stessa ragione anche il campeggio va fatto seguendo grandissima attenzione a non sollecitare l’orso con profumi e cibo. Nei camping, in ogni postazione, troverete delle casse di ferro, bear box, dove sarà necessario chiudere alimenti e profumi. Vietato anche lasciare cibo in auto, sembra infatti che un orso abbia davvero poca difficoltà a divellere la portiera di una macchina per approvvigionarsi. Sempre nei parchi troverete vari cartelli con istruzioni dettagliate sul comportamento da attuare in caso di faccia a faccia con un orso. Non prendeteli sottogamba, perché trovarsi al cospetto di Yoghi arrabbiato e non sapere che pesci pigliare non ha l’aria di un magic moment.