Platáni

Platáni

Il villaggio di Platáni si trova a circa 3 chilometri da Kos. Qui vive una piccola enclave turco-musulmana con tanto di moschea e cimitero a sé stanti. Va detto che prima del 1974, anno in cui esplose la questione cipriota, i residenti erano molti di più rispetto ad oggi. L’invasione di Cipro da parte dell’esercito turco provocò dure reazioni nella giunta militare al potere in Grecia in quegli anni. Tra queste il divieto dell’insegnamento della lingua turca nelle scuole, una misura discriminatoria che suggerì alla maggior parte degli abitanti di Platáni di emigrare altrove. A Platáni un tempo viveva anche una piccola comunità ebraica. L’occupazione nazista dell’isola nel 1943 ne decretò la tragica estinzione. Anche qui, a memoria della permanenza ebraica resta un cimitero (non aperto al pubblico). Insomma il villaggio di Platáni ha più volte incrociato la storia con la “S” maiuscola derivando da qui gran parte del suo fascino. L’altra parte, invece, è legata al cibo tradizionale turco proposto dalle diverse locande presenti in zona. Da vedere!

Odeon

Odeon

Se la scoperta di molti resti antichi di Kos fu indirettamente favorita dal terremoto del 1933 quella del Teatro Romano, invece, risale a qualche anno prima (1929) ed è merito dell’archeologo italiano Luciano Lorenzi. Approssimativamente costruito nel I o II secolo d. C., l’Odeon veniva utilizzato sia per spettacoli teatrali che per competizioni musicali e di poesia. Il pubblico trovava posto nei due settori (superiore e inferiore) delle gradinate. All’epoca degli scavi, sotto la gradinata inferiore vennero alla luce gallerie disseminate di statue e diversi locali adibiti a laboratori e negozi. Insomma, per quanto piccolo (max. 750 spettatori), l’Odeon di Kos era assolutamente all’avanguardia per gli standard dell’epoca, a ulteriore conferma dell’agiatezza dei coloni romani di stanza sull’isola. La maggior parte delle sculture rinvenute tra cui, quella più famosa di Ippocrate (natio di Kos), si trovano presso il  Museo Archeologico dell’isola, e perciò è consigliabile abbinare la visita dei due siti.

Castello dei Cavalieri

Castello dei Cavalieri

La fortezza a est del porto turistico di Mandraki è una delle principali attrazioni di Kos. La sua edificazione è antecedente ai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni anche se, indubbiamente, furono questi ultimi a fortificare l’edificio. Proprio come a Rodi, si trattava di proteggere i cristiani in rotta verso Gerusalemme garantendo loro un ricovero adeguato in caso di sosta. La costruzione del Castello avvenne in diversi momenti: sul finire del XV secolo, dopo un violento attacco da parte dei turchi, fu infatti necessario estendere la cinta muraria, scavando anche un fossato tra il castello e la città. Precauzioni che tuttavia, qualche decennio dopo, non impedirono ai turchi di occupare ugualmente l’isola, dando il là a una secolare dominazione terminata nel 1912 con la successiva entrata in scena italiana. Dopo circa 400 anni di incuria, furono proprio gli italiani a ristrutturare il castello di Kos, provvedendo, in qualche caso, anche a cambiare lo stato dei luoghi. Per esempio, il fossato venne riempito e decorato con numerosi palmizi entrati presto a far parte del paesaggio circostante. Il giro del Castello dei Cavalieri porta via un’ora circa. Occhio a non dimenticare la macchina fotografica.

Casa Romana

Casa Romana

Il 23 aprile 1933 un terremoto sconvolse Kos provocando centinaia di vittime e radendo al suolo gran parte della città. La sciagurata circostanza ebbe però un risvolto positivo: rimuovendo le macerie, infatti, spuntarono numerose tracce dell’antichità fino a quel momento coperte dall’abitato moderno. Tra queste, una villa patrizia del III secolo d. C., testimonianza preziosa del lusso in cui viveva l’aristocrazia romana di stanza sull’isola. I lavori di scavo furono condotti dagli italiani che al tempo governavano Kos. Il rinvenimento di una Casa Romana rappresentò una formidabile occasione per il fascismo: ricostruendo l’edificio, infatti, il regime di Mussolini non esitò ad attualizzare i fasti dell’Impero Romano, a cui del resto ci si rifaceva sin dall’inizio dell’esperienza coloniale. Da questo si capisce perché la ristrutturazione non fu solo conservativa, e anzi in alcune parti prevalse il messaggio ideologico sulla verità storica. Anche così, però, la Casa Romana coi suoi mosaici, i tre cortili interni, le colonne, la sala da pranzo e l’area dedicata alle terme rappresenta una tappa imperdibile di una vacanza a Kos.

Kos Città

Kos Città

Kos Town, capoluogo omonimo dell’isola, è il naturale punto di partenza per andare alla scoperta del territorio. Qui, alle pendici del monte Dikeos, vive più della metà della popolazione residente (ca. 19.000 abitanti). Il porto è lo snodo principale per l’economia locale sia dal punto di vista turistico che commerciale. Traghetti, aliscafi e catamarani attraccano sotto la fortezza medievale (vd. prossimo punto), costruita, come a Rodi, dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni. Barche a vela e yacht, invece, attraccano in corrispondenza del porto turistico di Mandraki, alle cui spalle si estende il centro storico con le piazzette, i resti dell’antica Agorà, il Museo Archeologico e naturalmente bar, ristoranti, boutiques e negozi di souvenir. Da vedere Platáni, il quartiere dove vive la minoranza greca musulmana (vd. punto 5), e Lambì, il quartiere turisticamente più avanzato del comune (vd. punto 10). Kos Town – anche qui in analogia con quanto avvenuto a Rodi – architettonicamente deve molto al trentennio italiano (dal 1912 al 1943). Sono stati gli italiani, infatti, a valorizzare sia l’architettura medievale che a condurre molti degli scavi archeologici che hanno portato alla luce le vestigia greco-romane.

Occhio al cambio Euro (EUR) Dinaro Serbo (RSD)

Occhio al cambio Euro (EUR) Dinaro Serbo (RSD)

In città non ci sono problemi. I cambia valute sono molti e la concorrenza è il miglior antidoto contro pratiche sleali. Il discorso cambia nei dintorni di Belgrado dove la probabilità di incappare in qualche furbo è relativamente maggiore. Quanto alle banche, pur offrendo il servizio, praticano tassi di cambio più alti.

Evitare cortei e manifestazioni

Evitare cortei e manifestazioni

Belgrado è una città sicura. Anche di sera la situazione è tutto sommato tranquilla. Le tensioni sociali trovano naturale sfogo nelle curve delle due squadre cittadine, Partizan e Stella Rossa. Dunque è negli stadi che bisogna prestare un po’ d’attenzione, oppure – situazione più frequente per un turista – durante le manifestazioni politiche in Piazza della Repubblica. Nel caso doveste ritrovarvi in un evento di questo tipo, meglio mantenere la debita distanza di sicurezza. In ogni caso, prima di partire è sempre opportuno consultare il sito “Viaggiare sicuri” del Ministero Affari Esteri, nonché registrarsi nel sito “Dove siamo nel mondo” sempre all’interno dell’Unità di Crisi della Farnesina.

Novi Beograd

Novi Beograd

Da quanto finora scritto emerge chiaramente che la caratteristica principale di Belgrado è l’enorme stratificazione architettonica. L’influenza ottomana, quella asburgica, i numerosi edifici in stile rinascimentale e liberty sono tutti segni contemporaneamente presenti nel tessuto urbano cittadino: alcune tracce sono ancora in buono stato; altre, invece, mostrano segni avanzati di decadenza, senza per questo perderne in fascino. Per questo motivo, non può mancare all’appello la visita di Novi Beograd, il quartiere della città su cui, durante il regime di Tito, si è continuativamente esercitata l’architettura socialista. Per quanto la Jugoslavia fosse un paese “non allineato”, da un punto di vista architettonico non ci sono grandi differenze rispetto a quanto può capitare di vedere in altre parti dell’Est Europa. Anche a Novi Beograd sono palazzoni a blocchi e reticolati squadrati a disegnare in prevalenza il paesaggio. Da vedere, e non potrebbe essere altrimenti considerata l’imponenza, sono la Torre Ušće e il Palazzo Federale. La prima è il grattacielo più alto di Belgrado e ospitava la sede del Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia. Fortemente danneggiata dai raid aerei della Nato del 1999, oggi questa torre ospita, tra gli altri, gli uffici di una banca. Il Palazzo Federale, invece, era la sede del Consiglio Esecutivo del regime di Tito. Un esempio tipico di architettura monumentale socialista oggi riconvertito in sede ministeriale della repubblica serba.

Zemun

Zemun

Sono sostanzialmente due i motivi per cui val la pena visitare Zemun, la più grande delle 17 municipalità di Belgrado. La prima ragione è storica: Zemun, infatti, era terra asburgica. Ancora oggi, nonostante i tanti cambiamenti nel frattempo incorsi, è possibile cogliere le differenze architettoniche rispetto al resto della città in cui l’influenza ottomana, invece, reca ancora molte tracce. Non a caso, sulla collina di Gardoš, gli ungheresi edificarono una torre per celebrare l’esistenza millenaria dell’impero. Quella di Gardoš fu una delle 5 torri costruite per la ricorrenza: altre 3 furono realizzate in altrettanti punti periferici e solo una, invece, a Budapest. Oggi la Torre del Millennio (o Torre di Gardoš) è, insieme alla chiesa ortodossa di San Nicola, una delle attrazioni turistiche più apprezzate di Belgrado. Il secondo motivo per cui val la pena fare un salto da queste parti è la vita notturna. Vita notturna che ruota attorno gli splavovi, imbarcazioni su cui sono stati realizzati bar, ristoranti e locali di vario genere. I barconi sul lungofiume di Zemun sono in assoluto i più apprezzati dai giovani di Belgrado.

Ada Ciganlija

Ada Ciganlija

Una parte importante della qualità della vita di Belgrado passa per Ada Ciganlija, isola del fiume Sava a soli 4 chilometri dal centro cittadino. Un tempo zona paludosa e inaccessibile, Ada Ciganlija è stata trasformata in un’area di elevato pregio ambientale con innumerevoli opportunità di sport e tempo libero. Campi da golf, pallavolo, pallacanestro, calcio, pallamano, rugby, hockey, senza dimenticare le piste ciclabili (diverse le attività di noleggio), i bar, i ristoranti e la spiaggia. Considerando le due sponde dell’isola, l’arenile si estende per ben 8 chilometri con la possibilità di fittare ombrellone, lettino e sdraio presso uno dei lidi in concessione. Insomma, una zona polifunzionale (c’è spazio anche per i naturisti) che nei weekend estivi raggiunge cifre mostruose di visitatori, stabilmente sopra le 100.000 presenze giornaliere. Da vedere!

Museo del 25 Maggio

Museo del 25 Maggio

Altra tappa obbligata di una visita a Belgrado è il Museo del 25 Maggio che ospita le spoglie del generale Josip Broz “Tito”, per trent’anni alla guida della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Il museo, regalo della città di Belgrado in occasione del settantesimo compleanno del dittatore, nacque con un intento commemorativo. All’interno, il generale in persona coordinò l’allestimento di uno spazio museale in cui sistemare i doni ricevuti in occasione degli innumerevoli incontri politico-diplomatici in giro per il mondo. Oggi questi cimeli trovano spazio in un’ala del museo (Vecchio Museo), mentre un’altra, rinominata Museo di Storia della Jugoslavia, ospita diverse mostre temporanee sulla storia del paese, compresi i terribili anni ’90 culminati nella dissoluzione della repubblica federale. Del complesso museale, infine, fa parte anche la Casa dei Fiori (Kuca Cveca, in serbo), il mausoleo che ospita le reliquie del generale Tito. Com’è facilmente intuibile il nome fa riferimento alle numerose piante e fiori che circondano la tomba (vd. foto). Insomma, il Museo del 25 Maggio è un luogo in cui memoria storica, ideologia e nostalgia del passato si fondono. È anche uno dei pochi luoghi in tutta la città di Belgrado in cui è possibile acquistare gadget e cimeli della dissolta Jugoslavia.
Per gli orari di apertura del museo vedi la tabella.

Giorni Orari 15 Apr -15 Ott Orari 15 Ott – 15 Apr
Lun chiuso chiuso
Mar-Dom 10:00
20:00
10:00
18:00

Per maggiori informazioni su prezzi, modalità di visita e storia del museo consultare il sito: www.muzej-jugoslavije.org (disponibile la versione in inglese).

Tempio di San Sava

Tempio di San Sava

Le cupole verdi del Tempio di San Sava sono un riferimento visivo fisso dello sky line di Belgrado. Del resto, trattandosi della chiesa ortodossa più grande al mondo, non potrebbe essere altrimenti. Un edificio maestoso in cui, per esplicita richiesta del patriarca Varnava Rosić, doveva essere rappresentata tutta la storia, la vita e gli eventi della chiesa ortodossa di Serbia. L’appello è presente nel bando del 1926 in cui venivano descritte le linee guida cui ci si sarebbe dovuti attenere nella costruzione dell’edificio. Il primo bando del 1904 non aveva trovato seguito a causa della Prima Guerra Mondiale e, in verità, anche il secondo incontrò molti ostacoli. Innanzitutto il nuovo conflitto mondiale dal 1940 al 1945, ma anche il successivo ostracismo della dittatura comunista jugoslava che acconsentì alla ripresa dei lavori solo a metà degli anni ’80 del secolo scorso. Dunque difficoltà enormi che però non hanno scoraggiato la chiesa serba dal perseguire un’impresa che aveva motivazioni storiche e simboliche fortissime. Infatti, la decisione di erigere un tempio in onore di Rastko Nemanjić (Sava di Serbia) scaturiva da un affronto terribile perpretato dai turchi che, nel ‘500, infastiditi dai pellegrinaggi della popolazione locale presso le reliquie del santo, decisero di bruciarle pubblicamente. Per tutte queste ragioni storiche, culturali, politiche e identitarie il Tempio di San Sava è un must see place di Belgrado. Oltrettutto, dopo i lavori che a inizio millennio hanno ridisegnato gli esterni con fontane e verde pubblico la visita è ancora più bella. Maggiori informazioni sull’architettura della chiesa sul sito ufficiale: hramsvetogsave.rs (disponibile la versione in inglese).

Palazzo del Parlamento

Palazzo del Parlamento

Gotov je! (trad. “È finito!”). Con questo grido l’opposizione serba scese in piazza il 5 ottobre 2000 per protestare contro la decisione della Corte Costituzionale di annullare parzialmente le elezioni presidenziali che si erano svolte il 24 settembre. Da un lato, infatti, la sentenza riconosceva, sia pur implicitamente, l’esistenza di brogli; dall’altro lato, però, c’era il sospetto che la decisione assunta fosse solo un modo per temporeggiare dando così a Slobodan Milosevic il tempo di organizzare la repressione interna in vista di nuove elezioni. Da questo timore scaturì la decisione di scendere in piazza con l’assalto finale al Parlamento per dare una spallata al regime. C’è da dire che la mancata reazione dell’esercito e della polizia di Belgrado giocò un ruolo decisivo in tutta la vicenda sancendo, di fatto, la fine di Milosevic. Dunque, il Parlamento Serbo, a pochi passi dai parchi di Tašmajdan e Pionirski, è un luogo storico. Un palazzo in stile neoclassico con una facciata a tempio e un’enorme cupola centrale, parte integrante della Belgrado monumentale fin qui raccontata. Le visite individuali si effettuano tutti i primi sabato del mese previa domanda all’Organizzazione Turistica di Belgrado [tel: +381 (0) 11 2635 622].
Maggiori informazioni sul sito ufficiale: www.parlament.gov.rs (disponibile la versione in inglese).

Tašmajdan

Tašmajdan

Dopo Terazije prosegue il cammino alla scoperta della Belgrado imperiale, la parte di città nata nel XIX secolo. Tra le tante cose da vedere in questa zona merita una sosta Tašmajdan, uno dei parchi cittadini più belli della capitale serba. L’ideale per fare sport, passeggiare lungo i sentieri o semplicemente rilassarsi su una delle tante panchine con lo sfondo onnipresente della chiesa di San Marco. Oltre che l’aspetto paesaggistico c’è da considerare quello storico. Tašmajdan, infatti, era una cava di pietra e, non a caso, si dice che tutti gli edifici sorti in zona nel corso dell’Ottocento siano stati realizzati utilizzando il materiale estratto da questa (ex) cava. Cava che in seguito fu utilizzata anche come cimitero salvo, poi, nel 1901, essere consacrata a parco. Poco distante da Tašmajdan c’è la televisione serba, tristemente famosa per essere stata bombardata dalla Nato nel 1999. In quella circostanza persero la vita diversi giornalisti, “rei” di stare facendo esclusivamente il proprio dovere. Effetti collaterali della guerra, che però oggi fortunatamente è alle spalle, a vantaggio della fruizione turistica di un parco e una zona che è bello fotografare soprattutto di sera, concedendosi qualche lunga esposizione con tanto di cavalletto. Da vedere!

Terazije

Terazije

Se Piazza della Repubblica è il punto di partenza per una visita in città, Terazije è il cuore pulsante di Belgrado. Basti considerare che i numeri civici della città partono proprio da questa piazza. E dire che fino al 1830 in zona c’era poco o nulla: qualche giardino, qualche fontana e un complesso sistema di approvvigionamento idrico che pompava l’acqua in alcune torri da cui poi risaliva verso la fortezza cittadina. Da una di queste torri (terazi in turco) deriva il nome della piazza che iniziò a prender forma su input di Mihailo III. Fu il principe di Serbia, infatti, a ordinare a fabbri e ramai di uscire dal centro storico, dove convivevano assieme ai turchi, e di trasferirisi in questa parte della città. Per incoraggiare l’operazione, l’amministrazione cominciò a regalare gli appezzamenti di terreno nel frattempo recintati da quanti raccoglievano l’invito. A partire da quest’intuizione, Terazije all’inizio del XX secolo era già il centro della vita sociale di Belgrado. Negozi, bar, ristoranti, cinema e alberghi disegnavano la piazza, con numerosi edifici in stile rinascimentale e liberty. Le due guerre mondiali e la lunga dittatura comunista del generale Tito hanno stravolto l’architettura del luogo. Dei tanti palazzi sorti a inizio ‘900 ha resistito solo lo storico Hotel Moskva (in stile liberty, vd. foto) che, insieme alla Fontana Terazije costruita al posto di una delle torri in precedenza richiamate, rappresenta l’edificio più importante di tutta la piazza.