Skadarlija

Skadarlija

Su Skadarlija ci sono pareri discordanti. C’è chi sostiene che il fascino bohemienne della strada sia ormai evaporato e che perciò si possa fare a meno di visitarla. Al contrario, c’è chi ritiene che anche una visita fugace di Belgrado non possa prescindere da un giro da queste parti. Noi ci iscriviamo al secondo “partito”. Se è vero, infatti, che le locande di Skadarlija hanno perso l’aura esotica che le caratterizzava, e anzi son diventate tra le più care di Belgrado, è anche vero che la strada acciottolata del quartiere (Skadarska Ulica) e i vicoli tutt’attorno sono ancora luoghi ricchi di fascino. Fascino costruito su due diversi momenti: il primo, risalente all’Ottocento (anche prima), quando il quartiere era frequentato da gitani, turchi e rom che spesso terminavano le serate tra ubriacature e risse furibonde; il secondo, invece, risalente ai primi del Novecento, quando dopo il progetto di riqualificazione del tessuto urbano inaugurato da Mihailo III le catapecchie e le locande di Skadarlija lasciarono posto ad abitazioni più dignitose che attrassero in città artisti, poeti e letterati provenienti da tutta la Serbia. Un po’ quello che è successo con Montmartre a Parigi, tant’è vero che spesso viene fatto il parallelo tra i due quartieri. Storia a parte, Skadarlija ha conservato quell’atmosfera informale e amichevole che ancora oggi è alla base delle sue fortune turistiche. Da vedere!

Parco Kalemegdan

Parco Kalemegdan

Finora abbiamo accennato ad austriaci e turchi, ma guai a dimenticare celti e romani. La Fortezza di Belgrado (vd. foto), da tempo tutt’uno col parco sottostante, fu costruita da Scordisci (celti) e Romani che qui edificarono la legione di Singidunum. Per secoli, la fortezza è stata un presidio militare salvo, poi, essere ceduta alla città a fine Ottocento finendo così a far parte del parco Kalemegdan. Parco anche questo fortemente voluto da Mihailo III desideroso di dare una nuova veste alla città cancellando le tracce del periodo ottomano. Operazione riuscita solo in parte, considerato che il proprio il nome deriva dalle parole turche “Kale”, che sta per “Forte”, e “megdan” che invece significa “campo”. A parte l’etimo e le note storiche, il Parco Kalemegdan è uno dei luoghi a cui gli abitanti di Belgrado sono in assoluto più affezionati. Un’enorme area verde in centro città, sormontata dai resti di un’antica fortezza, rendono bene l’idea della totale compenentrazione tra natura e cultura. Non a caso, all’interno del parco c’è il Museo Militare, l’Istituto cittadino per la Protezione di Monumenti culturali, lo zoo, un parco divertimenti per bambini e, ovviamente, campi sportivi, ristoranti, bar, ecc. Da vedere!

Knez Mihailova

Knez Mihailova

Knez Mihailova, la strada che congiunge Piazza della Repubblica al Parco Kalemegdan, è una delle principali attrazioni di Belgrado. Interamente pedonale, questa strada è un vero e proprio centro commerciale naturale in cui si susseguono bar, ristoranti, negozi, edifici storici e culturali. Per l’enorme valore testimoniale è tutelata dalla legge: molti dei palazzi presenti, infatti, risalgono al piano regolatore del 1867, misura di rottura con la tradizione architettonica balcanica a vantaggio di uno stile alternativo. Tendenza che nei primissimi anni del ‘900 aumentò con la comparsa di diversi edifici in stile liberty (o art noveaux). Chiaramente, trattandosi di una strada trafficatissima, i dettagli architettonici passano spesso in secondo piano. Il consiglio, perciò, è attraversarla almeno una volta al mattino presto, in modo da approfondire quanto fin qui solo accennato. Da vedere, inoltre, l’Accademia Serba delle Arti e delle Scienze, proprio di fronte la Fontana Delijska, una delle più famose della città.

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica (Trg Republike in serbo) è il naturale punto di partenza di una visita a Belgrado. È qui, infatti, che i residenti sono soliti darsi appuntamento che si tratti di un’uscita mondana, una manifestazione politica o una vittoria sportiva. Il punto di ritrovo vero e proprio è il monumento equestre dedicato a Mihailo III (Mihailo Obrenović) il sovrano che più si adoperò per la liberazione dai turchi. Tra le altre cose, ordinò la costruzione del Teatro Nazionale coi mattoni della dismessa cinta muraria realizzata durante il dominio ottomano. Nel 1866, tre anni prima dell’ultimazione del Teatro Nazionale, era stata demolita anche la Porta di Stambol, simbolo della dominazione austriaca, per secoli ingresso principale della città. Questo per ribadire l’importanza della piazza nell’affermazione storica, politica e culturale dell’identità serba in opposizione alle diverse dominazioni straniere. Ma Piazza della Repubblica è importante pure da un punto di vista logistico. Pochi minuti a piedi la dividono da quasi tutte le principali attrazioni turistiche cittadine, a cominciare da Skadarlija, Knez Mihailova e Kalemegdan.

Occhio al prezzo del pesce

Occhio al prezzo del pesce

Il pesce fresco nei ristoranti di Corfù costa caro. In verità è una tendenza che riguarda tutta la Grecia, in special modo le isole di maggior richiamo turistico. E proprio l’affollamento suggerisce di fare attenzione anche alle cosidette “trappole per turisti”. Quei ristoranti, cioè, che promettono molto e mantengono poco sia per qualità del cibo che in fatto di servizi.

Non indossare abiti inadeguati per visitare chiese, musei e villaggi

Non indossare abiti inadeguati per visitare chiese, musei e villaggi

Vale a riguardo quanto già detto anche per Rodi. Corfù è una località turistica di rilievo internazionale abituata a nudità, bikini e abiti succinti. Proprio per questo, però, è richiesta sobrietà nel vestiario quando si visitano chiese, musei o i paesini dell’entroterra dove la mentalità è decisamente più ancorata a valori tradizionali. E, sempre a proposito di abbigliamento, occhio a non dimenticare scarpe comode in valigia. Tra strade secondarie, viottoli e sentieri per arrivare a mare occorre indossare perlomeno scarpe da ginnastica (meglio ancora se da trekking) con una buona aderenza al suolo. Avvertiti!

Le spiagge di Corfù

Le spiagge di Corfù

Le spiagge di Corfù sono talmente tante che è complicato descriverle tutte. Di alcune, tra l’altro, abbiamo già parlato durante l’articolo. Messongi, Moretika, Pelekas, Glifada, Mitriotissa, Paleokastritsa sono tutte spiagge che meritano da un punto di vista paesaggistico-ambientale. A queste possiamo aggiungere Agios Gordis che si trova sulla costa occidentale, a metà strada tra il lago di Korission e Paleokastritsa, o ancora più su (dopo Paleokastritsa) le spiagge di Agios Gorgios e Arillas. Sulla costa orientale, invece, segnaliamo la spiaggia di Bateria (a Kassiopi) e, poco più giù, le spiagge di Kaminaki e Barbati. Insomma, tra litorali sabbiosi, rocciosi e di ghiaia Corfù vanta davvero una varietà notevole, senza dimenticare le isolette vicine. Abbiamo detto di Pontikonissi ma guai a non citare Vidos, proprio di fronte Corfù (capoluogo). L’isola, oltre a diverse spiaggette di ghiaia dove rilassarsi e fare il bagno, ospita un mausoleo dedicato ai soldati serbi caduti in guerra a Corfù durante la prima guerra mondiale. Dal porto di Corfù i collegamenti sono frequenti durante il periodo estivo con la possibilità ulteriore di effettuare il classico giro dell’isola in motonave per ammirare più nel dettaglio la varietà costiera e la rigogliosa vegetazione dell’isola.

Canal d’Amour

Canal d'Amour

Chi volesse vedere Capo Drastis da mare può farlo noleggiando un’imbarcazione dalla vicina Sidari, con ogni probabilità la località turistica più sviluppata di tutta Corfù. Sulla strada principale è tutto un susseguirsi di bar, ristoranti, boutique, negozi di souvenir e, ovviamente, alberghi per tutte le tasche. Insomma, una località che si è adattata alle esigenze del turismo di massa a scapito di quell’autenticità tutta greca che, per fortuna, sopravvive in molte altre parti dell’isola. Poco distante da Sidari c’è anche il famosissimo Canal d’Amour, insenatura rocciosa che termina con una piccola ma, suggestiva, spiaggia. Il posto è meraviglioso e concilia con quell’autenticità greca prima richiamata. Solo, bisogna evitare di fermarsi a lungo in alta stagione. La vicinanza con Sidari, inevitabilmente, ha reso la spiaggetta di Canal d’Amour estremamente popolare, ben oltre la sua capacità di accoglienza. Anche al netto di queste criticità, però, fare una capatina a Canal d’Amour è senz’altro tra le cose da fare a Corfù. Da vedere!

Capo Drastis

Capo Drastis

“Miracolo della natura”; “panorama vertiginoso”; “scenario straordinario”; “vista incredibile”. Quelli trascritti sono soltanto una minuscola parte dei commenti che si trovano in rete a proposito di Capo Drastis, insenatura rocciosa del versante nord-occidentale di Corfù. L’accesso è da Perulades, piccolo comune di circa 800 abitanti. Bisogna percorrere una strada sterrata che conduce a un punto panoramico da cui potrete scattare foto meravigliose, specie al tramonto. In assoluto uno dei luoghi più belli da fotografare a Corfù. Da non perdere!

Angelokastro

Angelokastro

A meno di 3 chilometri da Lakones c’è il borgo montanaro di Makrades, famoso in tutta Corfù per la vendita di vino ed erbe aromatiche. Makrades, a sua volta, dista meno di 2 chilometri dalla fortezza di Angelokastro costruzione del XIII secolo commissionata da Michele II d’Epiro. Per secoli, all’interno di questa cittadella fortificata hanno trovato rifugio gli abitanti del versante settentrionale di Corfù ogni qual volta i pirati – genovesi prima e turchi poi – lambivano le coste dell’isola. L’inespugnabilità e la panoramicità della fortezza sono i due motivi che hanno contribuito al suo fascino turistico, anche se l’ultimo tratto di sentiero per arrivare su in cima non è adatto a tutti. Infine una curiosità. L’altro topos con cui è conosciuto il castello è “Fortezza degli Angeli”. Tuttavia, non è chiaro se il nome faccia riferimento all’abitudine di Michele II d’Epiro di aggiungere alla sua firma l’appellativo “degli Angeli” o se invece sia da riferire alla presenza, all’interno delle mura, di una piccola cappella intitolata a San Michele Arcangelo. In ogni caso, da vedere!

Paleokastritsa

Paleokastritsa

Il posto più bello del mondo. È così che molti corfioti ritengono Paleokastritsa. Certo il campanilismo gioca un ruolo decisivo nella formulazione del giudizio, ma non siamo così poi tanto lontani dal vero. In effetti, questa baia ai piedi dei comuni di Lakones e Liapades è in assoluto uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. Sul giudizio pesa positivamente sia l’alternanza tra insenature rocciose e piccoli tratti di spiaggia, sia il paesaggio retrostante la baia. Per esempio Lakones, il paesino in collina famoso per il panorama, anche questo enfaticamente ribattezzato il “balcone sullo Ionio“. Liapades, invece, presenta i tratti tipici del villaggio greco, in special modo la piazza del paese col suo sparuto gruppo di bar e taverne per lo più frequentati dalla popolazione locale. Molto bello anche il Monastero della Santissima Madre di Dio di Paleokastritsa. La sua ubicazione a picco sul mare ne ha fatto col tempo una delle attrazioni più visitate di Corfù. Da non perdere!

Pelekas

Pelekas

Val la pena portarsi la macchina fotografica anche a Pelekas, paesino in collina della costa centro-occidentale di Corfù. Pelekas ha una storia particolare, poichè negli anni ’70 del secolo scorso divenne una delle mete hippy più popolari d’Europa. Spiagge incontaminate, uliveti, vigneti e un paesino abbarbicato in collina hanno rappresentato per anni il contesto ideale per artisti, naturisti e personaggi più o meno eccentrici alla ricerca di località fuori dal comune. Oggi le cose sono decisamente cambiate, ma in parte Pelekas ha mantenuto la sua fama sui generis. Una fama dovuta oltre che alle sue frequentazioni, anche alla passione di Guglielmo II per il luogo. In particolare, per un punto panoramico in collina da cui l’imperatore di Prussia e Germania ammirava esterrefatto i meravigliosi tramonti di Corfù. Non a caso, il punto panoramico in questione è stato ribattezzato il Trono dell’Imperatore (anche Osservatorio del Kaiser, vd. foto) e da tempo rappresenta una delle attrazioni principali dell’isola. Da vedere anche il monastero di Mirtiotissa a 200 metri dalla spiaggia omonima, una delle tre spiagge raggiungibili dalla località (le altre sono appunto Pelekas e Glifada).

Lago di Korission

Lago di Korission

La costa meridionale di Corfù è tutta un susseguirsi di villaggi di piccole e medie dimensioni in cui lo sviluppo turistico si è diffuso a macchia di leopardo. Alcune località, come Messonghi e Moretika nel versante sud-orientale, hanno raggiunto un buon livello di ricettività alberghiera; altre, invece, come già detto in apertura, restano ancorate ai ritmi più cadenzati dell’agricoltura e della pesca. Parliamo in ogni caso di paesaggi bellissimi, caratterizzati da lunghe distese di sabbia e ambientazioni tipicamente mediterranee. Merita una sosta Lefkimi, comune di circa 3000 abitanti con un piccolo porto fluviale che consente ai pescatori della zona di ormeggiare le proprie imbarcazioni. Merita ancora di più il lago di Korission nel versante sud-occidentale. In questo caso parliamo di una zona di grande interesse naturalistico. Una laguna a ridosso del mare attraversata da un ponte che conduce a un piccolo boschetto sulla sabbia. Anatre, cormorani, aironi e numerose altre specie di uccelli popolano questo habitat unico che, dal punto di vista paesaggistico, dà il meglio di sé sul far del tramonto. Perciò, non dimenticate la macchina fotografica!

Palazzo Achillion

Palazzo Achillion

Imboccata la strada statale Corfù-Achillion bisogna seguire le indicazioni per Agios Deka e da lì quelle per il villaggio di Gastouri. Sentieri tortuosi, uliveti a perdita d’occhio fino a scorgere un imponente palazzo in stile neoclassico risalente alla fine del XIX secolo. A volerne la costruzione fu l’imperatrice Elisabetta d’Austria che a Corfù trovava la pace necessaria a placare, almeno un po’, le sofferenze di una vita piuttosto tribolata. Anche la dedica del palazzo ad Achille fu un omaggio della principessa Sissi che all’eroe omerico dedicò perfino una statua con la famosa scena del tallone trafitto da Paride. Dopo la morte dell’Imperatrice Elisabetta, il palazzo venne acquistato da Guglielmo II di Prussia che vi apportò diverse migliorie, compresa l’installazione di una nuova scultura dedicata ad Achille, stavolta però in posa da guerriero vittorioso. Il sopraggiungere della prima guerra mondiale con l’occupazione francese e, in seguito, del secondo conflitto con gli italiani e i tedeschi nel ruolo di occupanti, portò a un lungo declino dell’edificio privato di numerose opere d’arte. C’è voluto molto tempo prima che la Grecia riuscisse finalmente a riportare Palazzo Achillion al suo antico splendore.
Per maggiori informazioni sulla storia di Palazzo Achillion visita il sito: www.achillion-corfu.gr (disponibile la versione in inglese).

Monastero di Vlachérna e Pontikonissi

Monastero di Vlachérna e Pontikonissi

Poco distante dal centro di Corfù, di fronte l’aeroporto cittadino, ci sono due tra i luoghi più fotografati dell’isola. Il primo è un piccolo monastero del ‘700 la cui particolarità consiste nel fatto di essere stato edificato su un isolotto di nome Vlachérna. Poco più di uno scoglio da cui, però, è possibile raggiungere un’altra isola di grande fascino, meta preferita dell’imperatrice Elisabetta d’Austria. Stiamo parlando di Pontikonissi (trad. Isola dei topi) che ospita una cappella bizantina del XII secolo circondata da alti cipressi. Quest’isola, oltre ad affascinare la principessa Sissi, pare sia stata fonte d’ispirazione per l’artista svizzero Arnold Böcklin, autore del celeberrimo quadro Die Toteninsel (trad.Isola dei morti). Una tela che ha segnato la storia dell’arte del XX secolo e che affascinò personalità del calibro di Lenin, Hitler e Freud. Tuttavia, in anni più recenti, sono state avanzate altre ipotesi circa il luogo da cui trasse ispirazione Böcklin (che dell’opera realizzò 5 diverse versioni). Tra queste, ritorna Ischia che con Corfù, abbiamo visto, contende pure l’identificazione geografica di Scheria, la mitica isola dei Feaci.