Castello del Buonconsiglio

Castello del Buonconsiglio

In apertura abbiamo fatto cenno al ruolo della Chiesa nel consolidamento dell’autonomia locale. Il riferimento era al Principato Vescovile di Trento, entità parastatale retta dal vescovo cittadino (che così sommava potere religioso e secolare) in un complicato intreccio di relazioni col Sacro Romano Impero. Un’istituzione che ha retto per secoli le sorti della città e che, dopo una prima fase presso Palazzo Pretorio, ha sempre avuto nel Castello del Buonconsiglio la sua sede ufficiale. In realtà, quello che chiamiamo Castello del Buonconsiglio è la somma di edifici attigui costruiti nel corso dei secoli. Il nucleo più antico è Castelvecchio, celebre soprattutto per il cortile a loggiati sovrapposti e per la loggia veneziana da cui si scorgono i principali monumenti della città. Adiacente a Castelvecchio c’è Torre Aquila la cui popolarità è dovuta al “Ciclo dei Mesi”, serie di affreschi murali realizzati da tal Maestro Venceslao e dagli storici dell’arte considerato come una delle testimonianze più preziose della vita economica e sociale della città a cavallo tra ‘300 e ‘400. Magno Palazzo (o Palazzo Magno), invece, è l’emblema del Rinascimento trentino, mentre la Giunta Albertiana  rappresenta la stagione barocca. Va detto che la storia del Buonconsiglio non termina con la fine del potere temporale dei vescovi. Per dire, il Castello è stato teatro della morte dell’irredentista italiano Cesare Battisti, impiccato nel 1916 dagli austriaci che avevano eletto a tribunale militare quella che per secoli era stata la residenza dei vescovi di Trento. Detto brevemente della storia, veniamo all’attualità: oggi il Castello del Buonconsiglio di Trento è il polo principale di un sistema museale formato da 5 castelli in Trentino Alto Adige (gli altri 4 sono: Stenico, Beseno, Thun e Caldes). Per maggiori informazioni consultare il sito: www.buonconsiglio.it.

Monumento a Dante

Monumento a Dante

L'Italia è piena di celebrazioni al poeta fiorentino. Quella di Trento, però, ha un significato diverso, poiché incrocia due questioni fondamentali tra loro collegate: il bilinguismo della regione (trilinguismo, considerando il ladino) e la dialettica accesa tra i fautori dell'italianità del territorio e i fedeli dell'Impero austro-ungarico. A volere il Monumento a Dante, infatti, fu uno dei più noti irredentisti di Trento, tale Guglielmo Ranzi. L'idea fece seguito alla fondazione, nel 1886, della società “Pro Patria” il cui scopo era promuovere l'istituzione di scuole italiane entro i confini dell'impero austro-ungarico. Ranzi, però, dovette attendere 10 anni per vedere coronato il suo sogno, facendosi egli stesso promotore, insieme ad altri, della raccolta fondi necessaria alla realizzazione della scultura. L'opera, costruita dall'artista fiorentino Cesare Zocchi, venne inaugurata l'11 ottobre 1896. La scultura, che raffigura Dante col braccio destro proteso verso le Alpi, poggia su un'imponente base in cui sono scolpiti diversi personaggi della Divina Commedia. Sul piedistallo, inoltre, sono presenti numerose epigrafi, tra cui una dettata dallo stesso Ranzi e quanto mai rivelatrice dei sentimenti che ispirarono l'opera: “Inchiniamoci Italiani. Inchinatevi Stranieri. Deh! Rialziamoci Affratellati nella giustizia“.

Spazio archeologico del Sas

Spazio archeologico del Sas

Da Piazza del Duomo a Piazza Cesare Battisti o, detto in altro modo, dalla città medievale a quella romana. È già, perché sotto Piazza Cesare Battisti, durante i lavori di restauro e ampliamento del Teatro Sociale, sono stati rinvenuti significativi resti dell’antica Tridentum. Per la precisione: un lungo tratto di cinta muraria orientale; parti di una torre; un segmento di un decumano minore; condotti della rete fognaria e diversi altri reperti tutti catalogati e sistemati secondo le più moderne soluzioni espositive. L’area si chiama Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas (dal nome dell’antico quartiere parzialmente raso al suolo per fare spazio alla nuova piazza) ed è visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì, dalla 9 alle 13 e dalle 14 alle 17.30 (dal 1 giugno al 30 settembre fino alle 18). La visita, che si avvale anche di supporti multimediali, è adatta ai bambini. Maggiori informazioni al sito: www.cultura.trentino.it.

Museo Diocesano Tridentino

Museo Diocesano Tridentino

La visita del Duomo di Trento e quella di Palazzo Pretorio vanno insieme per diversi motivi: in primis, perché Palazzo Pretorio fu l’antica residenza vescovile, prima che questa venisse trasferita nel 1255 presso il Castello del Buonconsiglio. In secondo luogo, perché dal 1963 (IV centenario del Concilio di Trento) il Museo Diocesano Tridentino è stato spostato presso questa nuova sede, mettendo fine a lunghi anni durante i quali la preoccupazione principale fu piuttosto quella di preservare l’integrità delle opere dalla follia della guerra. Terza ragione, perché i reperti della basilica paleocristiana sotto la cripta della Cattedrale dipendono dal museo in questione. Ciò detto, quel che più conta è l’enorme valore storico di tele, quadri, paramenti sacri e altri reperti che in buona parte fanno luce su un evento fondamentale quale appunto è stato il Concilio di Trento. Un fatto storico la cui importanza travalica l’aspetto religioso e investe direttamente il modo di sentire, pensare e interpretare la vita di milioni di persone senza che queste, in molti casi, ne abbiano piena consapevolezza. Per maggiori informazioni su storia, opere, mostre, collezioni e modalità di visita consultare il sito ufficiale: www.museodiocesanotridentino.it.

Cattedrale di San Vigilio

Cattedrale di San Vigilio

Risalente al XII secolo, il Duomo di Trento venne eretto su una preesistente basilica paleo-cristiana i cui resti sono tuttora visibili nella cripta dell’edificio. La chiesa, a tre navate e a croce latina, è intitolata al patrono San Vigilio, le cui spoglie sono custodite all’interno, accanto a quelle dei santi Sisinio, Martirio e Alessandro. A colpire è soprattutto la mescolanza di stili architettonici: gotico, romanico, rinascimentale e barocco raccontano ognuno una precisa fase storica della cattedrale, celebre per avere ospitato i lavori del Concilio di Trento. A ricordo dell’evento, la Cappella del Crocifisso realizzata nella parte meridionale della chiesa. A pianta quadrata e sormontata da una cupola, questa cappella ospita il crocifisso ligneo davanti al quale vennero proclamati quei decreti conciliari fondamentali per gli sviluppi della dottrina cattolica dal ‘600 in avanti. Scontato, quindi visitare la Cattedrale di San Vigilio in abbinamento al Museo Diocesano Tridentino di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto. Per maggiori informazioni sulla Cattedrale di San Vigilio consultare il sito: www.cattedralesanvigilio.it.

Piazza del Duomo

Piazza del Duomo

Piazza del Duomo è il punto di partenza obbligato di una visita a Trento. Non solo perché ne è il principale centro di attrazione, ma anche perché confluiscono in essa le strade più importanti della città. Insomma, sia punto di interesse che nodo viario secondo uno schema mutuato dalla tradizione urbanistica romana e consolidatosi nel corso del medioevo. Oltre alla Cattedrale di San Vigilio, di cui parleremo nel prossimo punto, Piazza del Duomo ospita altri palazzi di grande interesse storico-culturale. Meritano, in particolare, Palazzo Cazuffi e Palazzo Rella, due edifici attigui la cui particolarità consiste nella decorazione delle rispettive facciate. Non è finita, perché sempre in zona, ci sono Palazzo Pretorio e la Torre Civica. Il primo è sede del Museo Diocesano Tridentino che ospita, documenti, reperti e opere d’arte d’inestimabile valore, mentre la Torre Civica è una struttura militare medievale (venne utilizzata anche come prigione) dalla cui sommità si sparavano colpi di artiglieria e fuochi d’artificio durante le feste del Concilio e al passaggio di grandi personalità. Infine, guai a dimenticare la Fontana del Nettuno proprio al centro della piazza. Secondo alcune fonti storiche la collocazione della statua, raffigurante il dio romano con in mano un tridente, va messa in relazione all’antico nome della città Tridentum.

Meglio non venire d’estate (per chi soffre troppo il caldo)

Meglio non venire d'estate (per chi soffre troppo il caldo)

È solo un consiglio spassionato, dal momento che la scelta di quando andare in vacanza quasi mai è del tutto libera. Bisogna sapere, però, che da maggio a ottobre le temperature a Sharm el-Sheikh sono torride. Non così marzo, aprile, novembre e dicembre. Nei mesi primaverili e autunnali, infatti, il clima è decisamente più accettabile, l’ideale per chi ha in mente una vacanza all’insegna del mare, del sole e del relax. Quanto a gennaio e febbraio, infine, le massime si abbassano ancora un po’, il che da un lato rende ancora più piacevole il soggiorno; dall’altro, però, potrebbe rendere complicato immergersi in acqua.

Attenzione a quello che si mangia

Attenzione a quello che si mangia

La cucina egiziana è molto saporita, esito della secolare mescolanza con le gastronomie mediterranea, mediorientale e africana. I piatti sono generalmente poveri di grassi per consentire il migliore adattamento dell’organismo alle condizioni ambientali del deserto. Tuttavia dissenteria e indigestione sono disturbi possibili, dovuti, nella maggior parte dei casi, proprio al gran caldo che agisce in diversi modi: accellerando il deterioramento dei cibi; inducendo a comportamenti sbagliati come bere bevande ghiacciate per trovare sollievo; e in ultimo attraverso gli sbalzi di temperatura tra gli interni climatizzati di residence e villaggi e l’esterno dove invece si superano spesso i 40°C. Perciò, bisogna esser cauti evitando di mangiare cibi crudi e di bere acqua non in bottiglia. Più in generale, è preferibile non esagerare coi quantitativi. Avvisati.

Non vestire in abiti succinti

Non vestire in abiti succinti

In Egitto convivono da secoli le tre principali religioni monoteiste: ebraica, cristiana e islamica. Sistemi di credenze antichissimi che, al netto delle differenze, che ci sono, hanno in comune una certa ritrosia verso comportamenti ritenuti un po’ troppo licenziosi. Abbandonarsi a effusioni in pubblico e indossare abiti succinti sono cose da non fare. Ovviamente all’interno di villaggi e resort c’è molta più libertà ma all’esterno, meglio adeguarsi.

Attività all’aperto a Sharm el-Sheikh

Attività all'aperto a Sharm el-Sheikh

Tra le attività praticabili a Sharm el-Sheikh non ci sono solo snorkeling, immersioni subacquee e windsurf. Valgono assolutamente il viaggio anche esperienze come il giro a dorso di dromedario; l’escursione in moto quad e l’osservazione delle stelle nel deserto. Tutte attività che ricomprendono quasi sempre l’assaggio del té o una cena in una tipica tenda beduina. Insomma, nonostante la grande affluenza, Sharm riesce a regalare quel tocco esotico che impreziosisce il viaggio. Da fare!

Hurghada

Hurghada

Hurghada o Marsa Alam? È questa una delle domande più ricorrenti che si trovano sui vari forum di viaggi in giro per la rete. Le due località distano quasi 300 chilometri ma non è questa la differenza fondamentale. Al contrario, sono due gli aspetti che bisogna valutare: Hurghada è un distretto di 100.000 abitanti e il turismo è cominciato molto prima che a Marsa Alam. Questo significa maggiore affollamento, ma anche maggiori possibilità di uscire la sera, andare in giro per negozi, locali, ristoranti e familiarizzare un po’ con la cultura locale. L’altro aspetto da considerare, invece, è il vento. Marsa Alam è più ventosa ma, come già detto per Nabq Bay, nei periodi di forte caldo la maggiore ventilazione può rivelarsi un toccasana, senza dimenticare che basta scegliere un resort un po’ più riparato per ridurre al minimo gli inconvenienti. Chiariti questi punti, possiamo concentrarci sulla città. Tra le tappe imperdibili c’è sicuramente il centro storico El Dahar, mentre Sekalla ed El Korra Road sono due quartieri di più recente costruzione con quasi nulla di tipico. Imperdibile, invece, è il Parco Nazionale dell’Isola di Giftun istituito addirittura nel 1955. La tempistica è importante poiché rivela l’attenzione delle autorità egiziane a bilanciare l’espansione turistica lungo le proprie coste tutelando le zone di maggiore interesse naturalistico. Un compromesso virtuoso che ha resistito negli anni contribuendo a preservare l’appeal turistico del Mar Rosso. Nel Parco Nazionale di Giftun sono presenti quasi tutte le spiagge più belle di Hurgada, tra cui la famosissima Al Mahmya (Mahmya Beach) che in arabo significa appunto “area protetta”.  Menzione particolare, infine, per la baia di Sharm el-Naga, una sessantina di chilometri a sud di Hurgada. Anche qui, come per Giftun, sono snorkeling e immersioni le attività principali. Da non perdere!

Marsa Alam

Marsa Alam

Come Sharm el-Sheikh, Taba e Hurgada (di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto) anche Marsa Alam deve l’elevato aumento del suo flusso turistico all’inaugurazione, nel 2003, del vicino aeroporto (ca. 70 Km). Fino alla fine del XX secolo, infatti, questa località costiera era nient’altro che un piccolo villaggio di pescatori dediti a un’economia di prevalente sussitenza e piccolo commercio. Poi il boom turistico che ha portato alla costruzione di villaggi, resort e hotel a ridosso della costa. Per fortuna, però, il paesaggio sottomarino è rimasto pressoché incontaminato per la gioia dei migliaia di appassionati di immersioni e snorkeling che scelgono la zona per le proprie vacanze. Insomma, le attività praticabili sono le stesse delle altre località fin qui raccontate, compresa la possibilità di incredibili escursioni presso alcuni dei siti archeologici più belli d’Egitto. Nel caso di Marsa Alam, la “Valle dei Re”, una delle necropoli dell’antica Tebe, oggi Luxor. Non è finita, perché, a circa una quarantina di chilometri a sud di Marsa Alam, c’è anche il Parco Nazionale Wadi el-Gemal famoso per la sua meravigliosa barriera corallina e per la presenza di una comunità beduina appartenente alla tribù degli Ababda. Da non perdere!

Taba

Taba

All’estremità settentrionale del golfo di Aqaba, praticamente attaccata a Giordania e Israele, e distante poco più di 200 chilometri da Sharm el-Sheikh, Taba è una località turistica in forte ascesa. Alle fortune del territorio indubbiamente contribuisce il vicino aeroporto (Taba International Airport) ma, per il resto, gli “ingredienti” che ne spiegano il successo sono identici a quelli delle altre mete del Mar Rosso: spiagge incontaminate, e soprattutto mare. È il mare, infatti, che offre le emozioni più forti a chi viene in vacanza da queste parti e la vicinanza con un luogo dai fondali meravigliosi qual è l’Isola dei Faraoni sta lì a dimostrarlo. Forse, un altro valore aggiunto di Taba sta nella (relativa) maggiore vicinanza con Gerusalemme e con un sito archeologico spettacolare come Petra in Giordania. Dunque, venendo alle cose da fare e vedere sono anche qui snorkeling, immersioni ed escursioni. Segnaliamo a riguardo lo spettacolare Castello di Zaman, 40 chilometri a sud di Taba. Per maggiori informazioni su questa fortezza, che si trova sull’antica rotta da Gerusalemme al Monastero di Santa Caterina, consultare il sito: www.castlezaman.com.

Isola del Faraone

Isola del Faraone

Dopo il Monastero di Santa Caterina un altro sito Patrimonio UNESCO: l’Isola del Faraone, in cima al Golfo di Aqaba. Unanimemente riconosciuta come una delle località più belle di tutto il Mar Rosso, l’Isola del Faraone è famosa per due motivi: per essere stata, durante il Medioevo, una fortezza da cui i bizantini proteggevano i traffici tra il Cairo e Damasco; in secondo luogo per la straordinaria bellezza dei suoi fondali che richiamano migliaia di subacquei da ogni parte del mondo. Dalla cima della fortezza si scorge un panorama stupendo che abbraccia Giordania, Egitto, Arabia Saudita e Israele. Insomma, un luogo da visitare assolutamente sia che ci si trovi a Sharm el Sheikh che – soluzione decisamente più agevole -, a Taba di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto.

Dahab

Dahab

A un centinaio di chilometri da Sharm el-Sheikh c’è una località un po’ fuori dai “soliti giri” ma di grandissimo fascino: Dahab. Si tratta di un ex villaggio di pescatori di poco più di 1000 abitanti che, nonostante l’espansione edilizia dovuta alla recente popolarità turistica, ha mantenuto inalterata l’architettura del suo centro storico. Passeggiare e fare shopping per Assalah, così si chiama la parte vecchia della città, è un’esperienza che rimane fortemente impressa, anche se non rappresenta il motivo principale per cui si viene da queste parti. Le ragioni per cui Dahab viene scelta dai turisti sono windsurf, snorkeling e immersioni. Il windsurf perché è una località molto ventilata, soprattutto durante i mesi invernali; snorkeling e immersioni, invece, per via dei fondali meravigliosi della costa. Alcuni siti (il più noto si chiama Blue Hole), però, sono particolarmente ostici, adatti a sub esperti e comunque mai da soli. Da vedere!