Palermo

Palermo

Se dopo aver visitato la tomba-mausoleo di Evita desiderate approfondirne anche vita e opere bisogna dirigersi nel barrio Palermo, il più grande di Buenos Aires. In questo quartiere c’è un museo interamente dedicato alla first lady con foto, libri, manifesti e un’infinità di altri documenti che consentono di ricostruire il vissuto pubblico e privato di quest’autentica eroina nazionale. Ovviamente non è l’unico motivo per visitare questa zona in cui si trovano alcuni tra i migliori ristoranti della città e, soprattutto, molti musei. Da non perdere il Museo d’Arte Latino Americana (MALBA) e il Museo Nazionale di Belle Arti. Il primo ospita la collezione privata del filantropo Eduardo Francisco Costantini: centinaia di opere col meglio dell’arte contemporanea latino-americana, tra cui spiccano le firme di Fernando Botero e Frida Kahlo. Il Museo de Bellas Artes non è da meno: oltre a molti lavori di Benito Quinquela Martin (vedi punto 6) e altri artisti contemporanei argentini, sono esposti quadri di Cezanne, Picasso, Rembrandt, Toulose Lautrec e Van Gogh. Imperdibile anche la visita al bellissimo Parco Tre Febbraio (Parque 3 de Febrero), area verde curatissima in cui gli abitanti di Buenos Aires amano intrattenersi nei fine settimana tra passeggiate, jogging, giri in bicicletta e pic nic. Infine vale la pena esplorare Palermo Soho, uno dei due sobborghi in cui è diviso il quartiere (l’altro è Palermo Hollywood). Soho è la zona “hipster” di Buenos Aires, in particolare Plaza Serrano piena zeppa di negozi e boutique in cui è piacevole fermarsi a curiosare.

Retiro e Cementerio Monumental de la Recoleta

Retiro e Cementerio Monumental de la Recoleta

Retiro è uno dei quartieri più turistici di Buenos Aires, ricco di negozi, caffè, bar, ristoranti e un’infinità di altre attrazioni commerciali. Eppure non è stato sempre così. Anzi, il toponimo tradisce l’origine rurale della zona. Alla fine del XVII secolo, infatti, il governatore Augustin de Robles costruì in quest’area una casa di campagna e volle appunto rinominarla “El Retiro” per evidenziare la lontananza dalla città. Le cose cambiarono alla fine del XIX secolo, allorquando un’epidemia di febbre gialla spinse la borghesia a sud di Plaza de Mayo ad abbandonare i quartieri di San Telmo e La Boca per evitare il contagio. Come abbiamo avuto modo di raccontare, questi spazi urbani furono poi occupati dagli immigrati europei, mentre la classe agiata di Buenos Aires si stabilì in questo piccolo ed elegante quartiere che si gira agevolmente a piedi. A testimonianza dei fasti che furono c’è Palazzo Paz (vedi foto), dimora privata dei primi del ‘900 dell’ambasciatore argentino in Francia (nonché editore) José Camilo Paz. Parliamo di un edificio di oltre 12.000 metri quadri che si sviluppa su 4 piani per un totale di 120 stanze. Quest’abitazione, oggi adibita a museo, affaccia sulla storica Plaza San Martin, così chiamata in onore di José de San Martin, artefice dell’indipendenza dalla Spagna. All’eroe nazionale è dedicata anche una statua che si trova a poche centinaia di metri dal mausoleo che commemora i soldati argentini morti nel conflitto con l’Inghilterra per le isole Malvinas. Non è finita, perché a meno di 2 chilometri da Retiro c’è il Cementerio Monumentale de la Recoleta dove sono sepolte molte delle personalità più illustri e influenti di tutta l’Argentina. Su tutte l’indimenticata Evita Perón.

La Boca

La Boca

San Telmo non fu l’unico quartiere di Buenos Aires in cui si insediarono gli immigrati europei. Anche la zona alla confluenza (la Boca) dei fiumi Riachuelo e Río de la Plata si popolò di spagnoli e soprattutto italiani, questi ultimi provenienti per la gran parte da Genova. Motivo, le opportunità di lavoro offerte dal poco distante porto cittadino. Le condizioni di vita degli immigrati qui erano ancora più dure che a San Telmo dove – abbiamo visto – fu possibile occupare gli edifici già presenti. A La Boca, invece, toccò fare di necessità virtù, riciclando le lamiere di navi e container per realizzare veri e propri alloggi di fortuna. Queste baracche venivano poi dipinte con le vernici di scarto delle navi; un tocco di colore necessario per riconoscere gli alloggi e anche per esorcizzare il “grigio” di esistenze vissute in condizioni difficilissime. Una lezione di vita diventata fonte d’ispirazione per Benito Quinquela Martin, il pittore ideatore de “El Caminito”. Si tratta di un museo all’aperto nato negli anni ’50 del secolo scorso dal recupero di una parte di queste abitazioni sui generis, che nel frattempo erano state soppiantate dall’edilizia popolare. Oggi La Boca è tappa imperdibile di una visita a Buenos Aires. Oltre a El Caminito e al Museo Benito Quinquela Martin in zona c’è il “Museo de La Pasion Boquense”, che celebra l’epopea sportiva del Boca Juniors, squadra in cui ha militato a più riprese Diego Armando Maradona. A circa 500 metri c’è “La Bombonera”, lo stadio del Boca Juniors visitabile in abbinamento al museo. Maggiori informazioni al sito: www.museoboquense.com.

San Telmo

San Telmo

Dopo Puerto Madero è la volta di San Telmo, quartiere multietnico di Buenos Aires dove, a cavallo tra XIX e XX secolo, si insediarono moltissimi immigrati provenienti dal vecchio continente. I palazzi preesistenti furono riadattati in alloggi popolari e, leggenda vuole, fu proprio in uno di questi ambienti, caratterizzati da una forte solidarietà interna, che nacque la musica da tango. Tango che continua a essere ballato nelle strade del quartiere, specie la domenica in occasione del mercato all’aperto che va Plaza Dorrego a Calle Defensa. La Feira de San Telmo nacque negli anni ’70 del secolo scorso come mercato dell’antiquariato ma ben presto si aggiunsero altri tipi di prodotti: souvenir, abbigliamento, bigiotteria e oggetti da collezione come i famosi fileteados, targhe decorative diffusissime a Buenos Aires. A San Telmo, inoltre, c’è anche un mercato ortofrutticolo al coperto (Mercado de San Telmo), una Chiesa Ortodossa Russa e diversi musei. Tre in particolare: il Museo Storico Nazionale; il Museo di Arte Moderna e il Museo di Arte Contemporanea (MACBA). Dovendo scegliere, quest’ultimo è forse quello che più degli altri merita una visita (www.macba.com.ar).

Puerto Madero

Puerto Madero

A circa 2 chilometri da Plaza de Mayo, sulle sponde del Rio de la Plata, c’è Puerto Madero, il più occidentale dei quartieri di Buenos Aires. Grattacieli, uffici, musei e attività commerciali scandiscono la quotidianità di questa zona, la cui visita approfondita porta via almeno una giornata. Tra le tante cose da vedere sono due le tappe irrinunciabili: la Reserva Ecologica Costanera Sur e il Puente de la Mujer. La prima, come suggerisce il nome, è un’area protetta, una delle poche zone a Buenos Aires in cui sia davvero possibile concedersi una passeggiata, o un ancor più salutare giro in bicicletta, isolandosi completamente dal trambusto metropolitano. Non a caso, è difesa a denti stretti dagli ambientalisti locali in lotta contro incuria e appetiti immobiliari. Puente de la Mujer, invece, è un ponte ultramoderno di 160 metri realizzato nel 2001 su progetto dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava. La forma affusolata dovrebbe richiamare quella di una coppia di ballerini impegnati in un tango appassionato, anche se non mancano gli accostamenti a un’arpa, o addirittura a un amo da pesca. Come premesso, questi due non sono gli unici punti di interesse di Puerto Madero: se ce n’è tempo e modo meritano una visita anche il Museo Fortabat, il Faena Arts Center e le navi Fragata Sarmiento e Corbeta Uruguay, pure queste riconvertite in spazi museali. Da non perdere!

Libreria El Ateneo

Libreria El Ateneo

Se il percorso dalla Casa Rosada al Congreso da un punto di vista turistico può essere considerato l’itinerario politico di Buenos Aires, quello dal Teatro Colón alla Libreria El Ateneo rappresenta, invece, l’itinerario culturale per eccellenza. Da uno dei teatri più belli del mondo a una delle librerie più belle del mondo, secondo il quotidiano inglese The Guardian preceduta soltanto dalla Boekhandel Dominicanen, chiesa sconsacrata di Maastricht (Olanda) trasformata in libreria nei primi anni ’00. El Ateneo, invece, originariamente era un teatro (Teatro Grand Splendid) e prima della sua definitiva trasformazione in libreria, per mano dell’architetto Francesco Manzone, ha avuto anche una parentesi come cinema. A rendere affascinante la location è proprio il “dialogo virtuoso” instauratosi tra la nuova destinazione d’uso e l’originaria impronta architettonica. Per dire, il palcoscenico è stato trasformato in area caffè, mentre poltrone e cupola sono rimaste al loro posto conferendo a tutto l’ambiente una magnifica atmosfera rétro che richiama ogni anno tantissimi visitatori. Da non perdere!

Teatro Colón

Teatro Colón

Teatro Colón è un’altra tappa imperdibile di un viaggio a Buenos Aires. Si trova in Plaza Lavalle, a fianco l’Avenida de 9 Julio, ed è unanimemente riconosciuto tra i primi 10 teatri lirici al mondo (addirittura tra i primi 5 per acustica). Artefice principale dell’opera fu l’italiano Francesco Tamburini coadiuvato e, dopo la sua scomparsa, sostituito dall’allievo Vittorio Meano. Quest’ultimo, però, accomunato nel destino al suo maestro, non riuscì a concludere il progetto, infine terminato dall’architetto belga Julio Dormal. Non bisogna essere necessariamente appassionati di musica classica per apprezzare imponenza e fascino del Teatro Colón, tant’è vero che chi vuole può benissimo partecipare a una visita guidata senza dovere assistere a uno spettacolo lirico (maggiori informazioni al sito: www.teatrocolon.org.ar). Va detto che il teatro non è l’unica attrazione presente in zona. A poco più di un chilometro ci sono il meraviglioso Palacio Barolo (pure questo visitabile) e, soprattutto, Palazzo del Congresso, progettato dal succitato Vittorio Meano. Il “Congreso” di Buenos Aires ricalca il Campidoglio di Washington e, assieme a Casa Rosada in Plaza de Mayo, rappresenta uno degli itinerari più apprezzati dai turisti in vacanza nella capitale argentina. Un percorso politico tra potere esecutivo e legislativo che incrocia l’altrettanto bella Avenida de Mayo coi suoi numerosi edifici in stile francese. Da vedere!

Avenida de 9 Julio e Obelisco

Avenida de 9 Julio e Obelisco

Se Plaza de Mayo celebra la dichiarazione d’indipendenza argentina, Avenida de 9 Julio, invece, rievoca la fine del processo di autodeterminazione con l’adesione di quei territori che per ultimi si distaccarono dalla Spagna (adesione avvenuta, appunto, il 9 luglio 1816). Si tratta di una delle strade più larghe al mondo (140 metri) realizzata a partire dal 1936 sul modello degli Champs Elysées di Parigi. Per realizzare questa gigantesca arteria stradale fu necessario demolire decine di edifici e ricollocare altrove i residenti. Un’operazione portata avanti tra mille resistenze, che però serviva a inculcare negli argentini fiducia nel progresso della nazione. Dunque un’opera pubblica in cui l’elemento funzionale non è disgiungibile da quello simbolico; quest’ultimo, oltre che dalla strada medesima, massimamente rappresentato dall’Obelisco di 65 metri al centro di Plaza de la Republica, nel punto esatto in cui per la prima volta venne issata la bandiera argentina. Attraversare Avenida de 9 Julio non è semplicissimo, perlomeno in una volta sola. Perciò qualora desideraste farlo, occhio alle macchine e ai semafori.

Plaza de Mayo e Casa Rosada

Plaza de Mayo e Casa Rosada

Plaza del Fuerte, del Mercado, de la Victoria e infine del Mayo. Sono diversi i nomi assunti nel corso dei secoli dal centro storico di Buenos Aires. L’ultimo, Plaza de Mayo, fu scelto per celebrare la data (25 maggio 1810) della dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna. La natura della ricorrenza spiega bene perché la piazza abbia conservato questa verve politica pure in seguito, diventando il teatro delle principali dimostrazioni popolari contro i governi di volta in volta alla guida della nazione. Alcune di queste manifestazioni hanno inciso profondamente sulla storia politica argentina. Pensiamo alle “Madres de la Plaza de Mayo” che per anni hanno protestato contro la dittatura militare chiedendo verità e giustizia per i propri figli scomparsi nel nulla (desaparecidos). Ma non è certo finita qui, perché a un centinaio di metri dalla piazza ci sono il Cabildo, storica sede del consiglio comunale; la Casa Rosada, sede della Presidenza della Repubblica (vedi foto); e la Cattedrale Metropolitana. Insomma, Plaza de Mayo è il cuore della vita politica, civile e religiosa di Buenos Aires e perciò è quasi inevitabile partire da qui per andare alla scoperta della città.

Non violare le regole di convivenza civile

Non violare le regole di convivenza civile

Nelle classifiche delle città italiane con la più alta qualità della vita Trento, immancabilmente, risulta ai primissimi posti. Difficile perciò dire cosa evitare in una città in cui funziona (quasi) tutto alla perfezione. Semmai, bisogna considerare il contributo attivo della cittadinanza nel mantenimento di standard elevati di vivibilità. Perciò l’unica cosa da non fare a Trento è violare le regole di convivenza civile che scandiscono la quotidianità del territorio. Solo per dirne alcune: rispetto della fila, acquisto del titolo di viaggio sui mezzi pubblici, cura del verde pubblico sia quello urbano che, soprattutto, quello delle montagne tutt’attorno. Per il resto, buona vacanza e viva Trento.

I dintorni di Trento

I dintorni di Trento

Oltre al Monte Bodone e alla Valle dei Laghi (vedi punto 8) Trento è circondata da altre stupende località. Su tutte, ovviamente, Madonna di Campiglio distante circa 70 chilometri. A una cinquantina di chilometri, invece, ci sono Pinzolo, i borghi della Val di Fiemme e quelli della Val di Fassa. Menzione particolare, infine, per Rovereto distante poco più di venti chilometri (circa mezz’ora d’auto). La città, infatti, ospita il MART (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) uno dei più importanti musei in Europa, visitabile da solo o, perché no, in abbinamento col MUSE di cui abbiamo parlato in precedenza. Quanto alle tante altre cose da fare e vedere rimandiamo a un nostro precedente articolo sulle Dolomiti. Buona lettura.

I Mercatini di Natale di Trento

I Mercatini di Natale di Trento

Da anni, ormai, nel periodo che va dall’Immacolata all’Epifania, Trento registra il tutto esaurito. In città l’atmosfera natalizia è davvero magica. Gli espositori, con le tipiche casette di legno, si dispongono in Piazza Fiera, Piazza Cesare Battisti, Piazza Santa Maria Maggiore per vendere i loro prodotti tipici. E che siano davvero tali non c’è alcun dubbio. Diversamente da altre località dove viene spacciato per tipico ciò che non lo è, a Trento – ma il discorso può essere esteso a tutta la regione – enogastronomia, ceramica, souvenir e quant’altro sono rigorosamente prodotti in loco. Perciò, venire in vacanza a Trento durante le festività natalizie è senza dubbio tra le cose da fare. Avrete modo di assaggiare prelibatezze come il Puzzone di Moena, formaggio DOP della Val di Fiemme, il Vin Brulé e moltissimi altri piatti provinciali e regionali. E che il Mercato di Natale a Trento sia ormai un brand a tutti gli effetti, lo dimostra anche il sito dedicato a cui rimandiamo per gli approfondimenti del caso: www.mercatinodinatale.tn.it.

Monte Bondone e Valle dei Laghi

Monte Bondone e Valle dei Laghi

Finora ci siamo occupati soprattutto della “città del Concilio”. Uno scrigno di arte, storia e cultura che merita di essere visitato in lungo e in largo. Trento però è anche altro. Basta volgere lo sguardo alle catene montuose che la cingono per rendersene conto. A meno di 20 chilometri ci sono sia la Riserva delle Tre Cime del Monte Bondone che la Valle dei Laghi. Parliamo di territori di grandissimo interesse naturalistico in cui è possibile praticare quasi tutti i tipi di attività outdoor: sci alpino, sci di fondo, trekking, arrampicata, mountain bike, canoa, vela, kayak, parapendio ecc. Il tutto, ça va sans dire, nel massimo rispetto delle specificità di flora e fauna presenti. Insomma, un angolo di natura selvaggia a pochi passi della città in cui, volendo, si può anche scegliere di soggiornare. Menzione particolare per il Lago Toblino (vedi foto). A differenza degli altri laghi alpini della valle, infatti, il Toblino presenta una vegetazione particolarmente interessante, in alcuni tratti con toni simili alla macchia mediterranea. Occhio anche al Castello sulla riva nord del lago. Si tratta di una fortezza difensiva voluta dal Principe Vescovo Bernardo Clesio, fin qui nell’articolo incrociato più volte. Da vedere!

Muse

Muse

Inaugurato nel 2013, il Museo delle Scienze di Trento dista circa un chilometro da Piazza del Duomo. Poco più di dieci minuti per arrivare al cospetto di quest’edificio dalle forme avveneristiche progettato dall’architetto italiano Renzo Piano. Il percorso espositivo si sviluppa su più livelli: dalla “Serra Tropicale” al piano interrato dove sono esposti molti reperti fossili, alle “Alte Vette” al quarto piano dove vengono illustrate condizioni e forme di vita dei ghiacciai alpini. Il tutto secondo una logica ascendente che usa la metafora della montagna per raccontare l’evoluzione della vita sulla terra, e più specificatamente l’evoluzione della vita nell’arco alpino. Ovviamente non mancano collezioni naturalistiche e scientifiche, come pure percorsi didattici ad hoc per i più piccoli che hanno la possibilità di imparare divertendosi. Insomma un museo ultramoderno che arricchisce l’offerta turistica e culturale di Trento, e che perciò costituisce una tappa imperdibile di una visita in città. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.muse.it.

Chiesa Santa Maria Maggiore

Chiesa Santa Maria Maggiore

Trento vanta un patrimonio chiesastico di livello che, oltre a fare luce sulla storia della città, contribuisce notevolmente alle sue fortune turistiche. Assieme alla Cattedrale di San Vigilio vale la pena visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore, distante dalla prima appena trecento metri. Questa chiesa merita soprattutto per due motivi: per gli scavi archeologici che hanno consentito di acquisire nuove informazioni sull’evoluzione della città dall’antichità al medioevo; e, seconda ragione, per il ruolo avuto in occasione del Concilio di Trento. Rispetto al primo punto è emerso che la chiesa venne edificata su un impianto termale realizzato dai romani, e che nel corso dei secoli ha subito diverse ristrutturazioni che ne hanno progressivamente diminuito la quadratura. Quella che ammiriamo oggi è frutto della “visione” del Principe Vescovo Bernardo Clesio che impresse non solo all’edificio, ma a larga parte della città (tra cui Palazzo Magno, vedi prossimo punto) una virata rinascimentale, passata appunto alla storia come “stile clesiano”. Quanto al Concilio, invece, fece tappa presso la Chiesa Santa Maria Maggiore in occasione della processione solenne di apertura dei lavori e durante le congregazioni conclusive del 1562. Per agevolare lo svolgimento dei lavori finali venne allestita nell’unica navata della chiesa una tribuna in legno riportata in diversi dipinti, tra cui il più famoso di Elia Naurizio custodito nel Museo Diocesano Tridentino. Altri dipinti degni di nota sono quelli che decorano la volta della chiesa, realizzati ai primi del ‘900 da Sigismondo Nardi sempre a testimonianza dei lavori conciliari. Da vedere!