Ano Mera

Ano Mera

Chi vuol veramente conoscere Mykonos lasci stare Matoyianni Street, Little Venice, i negozi, i locali, gli alberghi, lo struscio notturno e si diriga verso Ano Mera, piccolo villaggio 8 chilometri a est di Chora. Certo, il turismo è arrivato anche qui con hotel e appartamenti ma in generale l’atmosfera è ancora lenta e compassata come un tempo. Insomma, il genius loci di Mykonos abita qui e al visitatore accorto bastano due indizi per rendersene conto: il primo è la piazza con le sue quattro taverne così profondamente diverse dagli ambienti rarefatti dei locali attorno al porto vecchio; il secondo, in verità più importante del primo, è il Monastero di “Panagia Tourliani” proprio al centro del villaggio. Diverse le cose da vedere: dalla torre campanaria, alla fontana in marmo al centro del cortile, fino all’esposizione interna di paramenti sacri della tradizione bizantina. L’architettura del villaggio è quella tipicamente mediterranea o, come è ancor più corretto dire, tipicamente cicladica. Il bianco delle case, infatti, è così “generoso” da lasciar volentieri spazio e attenzioni ai colori dei portoni, delle finestre e dei balconi fioriti. Gli autobus dal porto servono Ano Mera con buona frequenza. Da vedere!

Mulini

Mulini

Costruiti nel XVI secolo, per oltre 400 anni i mulini di Mykonos hanno rappresentato una voce fondamentale nell’economia del territorio. La macinazione del grano coltivato sull’isola non serviva solo a soddisfare il fabbisogno interno ma apriva alla popolazione rotte importanti nel commercio estero di farina. Quando il turismo ha preso definitivamente il sopravvento su agricoltura e commercio, i mulini sono stati prontamente riadattati in attrazione. Ridipinti e ristrutturati, sono oggi il luogo ideale per la classica foto-ricordo. E che ricordo, vien da dire, a vedere il panorama stupendo che si apre tutt’attorno. Uno dei mulini, inoltre, è stato trasformato in museo con foto e didascalie in inglese e greco per raccontare la storia e l’importanza commerciale di quest’attività alimentata dai forti venti che soffiavano – e tuttora soffiano – sull’isola. La località si chiama Kato Myli ed è facilmente raggiungibile dal centro dell’isola. Nei pressi dei mulini c’è anche un parcheggio per chi arriva in auto o scooter. La zona è comodamente servita anche dagli autobus di linea.

La chiesa di Panagia Paraportiani

La chiesa di Panagia Paraportiani

La chiesa ortodossa più famosa di Mykonos si trova nel quartiere di Kastro, poco distante da Little Venice. Panagia Paraportiani è il singolare esito architettonico della fusione di quattro piccole chiese costruite l’una vicina all’altra dal XV al XVII secolo (i loro nomi: Agios Sozontas, Agioi Anargyroi, Agia Anastasia, Agios Efstathios). Purtroppo è quasi sempre chiusa, e perciò bisogna accontentarsi di ammirarla dall’esterno come fanno i molti turisti che giornalmente si radunano in zona per ammirare il bellissimo tramonto dell’isola. Il bianco calce dell’edificio esalta ancor di più i colori intensi del tramonto di Mykonos. Per gli amanti della fotografia questo è uno dei posti in cui bisogna per forza venire per tirar fuori quegli scatti memorabili a cui poi si finisce con l’affezionarsi molto. Da vedere!

Little Venice

Little Venice

Little Venice è uno dei luoghi simbolo della “Chora” (termine greco che indica, grosso modo, il centro urbano della città). L’architettura è quella tipica, mediterranea, che caratterizza tutta l’isola con la differenza, però, che la prima schiera di case “galleggia” sull’acqua proprio come a Venezia. Da qui il nome della località, anche se non ci sono altre analogie trattandosi, per il resto, di un quartiere che di culturale ha ben poco. Negozi, ristoranti, bar e pub la fanno da padrone come nel resto dell’isola. Se però siete a caccia di suggestioni, oltre che di divertimento, il consiglio è di venirci al tramonto. Il sole tinge la risacca d’oro regalando un altro colore a un quartiere già coloratissimo di suo.

Matoyianni Street

Matoyianni Street

Matoyianni è la strada dello shopping e della movida di Mykonos. È una via stretta e lunga che comincia vicino il porto vecchio e arriva fin quasi a Little Venice, quartiere dell’isola così chiamato per via delle case a filo d’acqua come a Venezia. Lungo il percorso, negozi di ogni tipo: dall’alta moda, al pret a porter, fino al merchandising e a locali più o meno etnici. Vale per l’abbigliamento; vale anche per ristoranti e pub che rispecchiano a pieno la vocazione cosmopolita di quest’isola. Quel che stupisce è che nonostante l’affollamento, dovuto al quotidiano sbarco di crocieristi che vanno a sommarsi ai tanti turisti già presenti, Matoyianni conserva intatta le caratteristiche del tessuto urbano greco. Basta perdersi in uno dei tanti vicoletti che si diramano dall’arteria principale per ritrovare tutti gli elementi tipici dell’architettura cicladica: case bianche, finestre e portali blu, balconi fioriti e più in generale un senso d’ordine che non è dovuto all’adeguamento ad alcun disegno urbanistico predeterminato, quanto piuttosto al rispetto implicito di alcuni canoni stilistici ben precisi. Bella sempre, anche la mattina, addirittura meravigliosa in primavera e a settembre quando la calca è minore rispetto all’alta stagione.

Faro di Armenistis

Faro di Armenistis

Chi sente il bisogno di scappare dalla movida sfrenata di Mykonos corre quassù a godere del paesaggio e di uno dei tramonti più belli al mondo. La strada è sterrata; la struttura un rudere; ma non importa: il faro Armenistis regala un panorama davvero unico. Non lasciarti condizionare dalle recensioni negative che si trovano in rete. C’è chi ha scritto che a Mykonos anche ciò che è “vecchio”, “fatiscente”, “tradizionale” fa parte dello stesso spettacolo delle boutiques, dei ristoranti e dei locali alla moda. Beh, il vecchio faro conferma a pieno quest’impressione. La vista spazia, quasi senza soluzione di continuità, tra terra, cielo, mare, case dimesse e ville di lusso. Meravigliosi paradossi greci.

Vita notturna

Vita notturna

Monumenti, chiese, templi megalitici, siti naturalistici e musei non sono le uniche attrazioni di Malta. Certo, trattandosi di un’isola dalla storia millenaria è normale che il “turismo culturale” giochi un ruolo importante nell’economia del territorio, ma guai a trascurare il by night maltese. La vita notturna dell’isola è scandita da diversi festival (Summer Malta Arts Festival, Valletta Baroque Festival, Opera Festival, International Jazz Festival ecc.) e da numerose discoteche ed eventi all’aperto dove si esibiscono i migliori DJ del momento. Non mancano, naturalmente, ristoranti, bar, disco-pub e locali etnici concentrati perlopiù nelle località di St.Julian’s (in particolare il quartiere di Paceville) e Sliema. Da non perdere anche le tante feste patronali in giro per l’isola, immancabilmente chiuse da spettacolari fuochi d’artificio (vd. foto) a cui i maltesi sono da sempre molto affezionati. Basti pensare che ogni anno qui si svolge il “Malta International Fireworks Festival” con appassionati ed esperti provenienti da ogni parte del mondo. Menzione a parte per il Teatro Manoel (Teatru Manoel, in maltese) dal nome del suo committente il Gran Maestro dei Cavalieri di Malta, il portoghese António Manoel de Vilhena. Si tratta di un gioiello architettonico dell’arte barocca costruito in soli 10 mesi nel 1731 per far fronte alla crescente domanda “lirica” del popolo maltese a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Ancora oggi l’attività concertistica è intensa con un calendario fitto tutto l’anno.

Blue Grotto

Blue Grotto

Magnifiche“, “meravigliose“, “stupende“, “da vedere assolutamente“… sono i commenti che si leggono in rete a proposito di questo bellissimo sistema di grotte (7 in tutto) di cui la più grande è appunto la Grotta Azzurra. Si trovano lungo la costa di “Wied iz-Zurrieq” frazione del piccolo villaggio di Crendi (Qrendi in maltese), poco più di 2000 anime nel versante sud-occidentale dell’isola. Dal porticciolo della frazione ogni giorno (dalle 09.00 alle 17.00) e tutto l’anno (salvo condizioni meteo avverse) partono le imbarcazioni alla volta di queste caverne che per bellezza non hanno nulla da invidiare alla Grotta Azzurra di Capri. La visita dura circa mezz’ora e il biglietto costa solo 8,00 €uro, molto meno rispetto a Capri dove addirittura occorre farne due (uno per il trasbordo; l’altro per l’ingresso). In ambo i casi, comunque, sono soldi ben spesi. Foto e video d’obbligo! Indimenticabile!

Domus Romana e Grotta di San Paolo

Domus Romana e Grotta di San Paolo

Se non siete particolarmente amanti di storia e archeologia e magari avete già visitato Pompei, beh allora potete tranquillamente fare a meno di visitare la Domus Romana di Malta. Se invece l’arte e l’archeologia vi affascinano farete bene a dare un’occhiata a questo sito che si trova a Rabat, località poco distante dalla più famosa Medina, dove si trova invece la Cattedrale di San Paolo, l’edificio religioso più importante dell’isola (ex aequo con la chiesa di San Giovanni Battista). Scoperta casualmente nel 1881, la Domus Romana di Rabat è famosa per i mosaici che ornano il pavimento, testimonianze preziosissime dell’arte pittorica di età ellenistica, coeve se non addirittura leggermente precedenti ad analoghi reperti rinvenuti a Pompei e in Sicilia. Sempre a Rabat c’è anche la Grotta di San Paolo, l’anfratto dove si racconta l’apostolo Paolo trascorse l’inverno a seguito del naufragio dell’imbarcazione che avrebbe dovuto condurlo a Roma per esser processato. E, sempre secondo il racconto religioso, fu proprio l’opera di apostolato di San Paolo il motivo della precoce conversione al cristianesimo dei maltesi. Una curiosità. Papa Benedetto XVI nel 2013 cominciò il suo Viaggio Apostolico proprio dalla grotta dove visse l’Apostolo delle Genti, Paolo di Tarso. Entrambi i siti, la Domus Romana e la Grotta di San Paolo sono aperti tutti i giorni dalle 09.00 alle 17.00 (eccetto 24, 25 Dicembre, 1 Gennaio e Venerdì Santo).

Għar Dalam

Għar Dalam

Lunga 144 metri, di cui solo 50 aperti al pubblico, la Grotta di Għar Dalam è la prima testimonianza di nucleo abitato a Malta. Le prime tracce attestanti la presenza dell’uomo sull’isola sono state infatti rinvenute all’interno di questa grotta, nota anche con il nome di “Caverna oscura”, e risalgono a oltre 700.000 anni fa. Il sito si trova a Birzebbugia (Birżebbuġa in maltese) fiorente località turistica a sud della capitale La Valletta, da cui dista circa 9 km. La Caverna, che durante la Seconda Guerra Mondiale venne utilizzata come riparo, è visitabile tutti i giorni dalle 09.00 alle 17.00 (eccetto 24, 25 e 31 Dicembre, 1 Gennaio e il Venerdì Santo). L’ingresso costa 5,00 €uro (ridotto 3,50 €uro) e dà la possibilità di visitare anche l’annesso museo dove sono custoditi reperti fossili di animali ed esseri umani rinvenuti all’interno dell’anfratto nel corso delle diverse campagne di scavo cominciate alla fine del XIX secolo e terminate negli anni ’80 del secolo scorso. Il bene fa parte dei 22 siti amministrati da “Heritage Malta” al cui portale (heritagemalta.org) si rimanda per ulteriori informazioni.

Giardini Barrakka

Giardini Barrakka

Gli spazi verdi sono parte integrante della storia di Malta, testimonianza preziosa dell’influenza italiana e inglese nel vissuto dell’isola. Ce ne sono diversi e sono la soluzione ideale per riposare, scattare foto e più in generale per sottrarsi qualche ora al tran tran che scandisce la vita quotidiana in un territorio densamente abitato come quello maltese. I più famosi e visitati sono i “Giardini Barrakka” o, per dirla all’inglese, “Barrakka Gardens”. Il motivo della loro fama è senza dubbio la grande panoramicità con una vista che spazia tra terra e mare quasi senza soluzione di continuità. Sono divisi in due piani: “Lower Barrakka Garden” dove c’è il monumento a Sir Alexander Ball, primo governatore inglese dell’isola; e “Upper Barrakka Garden” dove ci sono diverse installazioni artistiche, tra cui “Les Gavroches” scultura in bronzo dell’artista Antonio Sciortino (1879-1947), nel 2012 ripresa dal governo maltese su una moneta commemorativa emessa in tiratura limitata. Da vedere!

Hypogeum di Hal Saflieni

Hypogeum di Hal Saflieni

Uno dei monumenti preistorici di maggior valore al mondo scoperto per caso nel 1902 durante alcuni lavori di costruzione. L’ipogeo di Hal Saflieni, nella città di Paola a sud dell’isola, è un santuario sotterraneo interamente scavato nella roccia e suddiviso su tre livelli, approssimativamente realizzati tra il 3600 e il 2400 a.C. Nell’Hypogeum, patrimonio dell’Umanità Unesco, è consentito un numero massimo di 80 visitatori al giorno per cui è necessario prenotare la visita guidata con largo anticipo al sito heritagemalta.org. Sul posto, invece, è possibile acquistare i biglietti presso il Centro visitatori dell’Hypogeum a Paola, oppure presso il Museo Nazionale di Archeologia a La Valletta (nella foto “Sleeping Lady” – Dea della Morte e della Rigenerazione rinvenuta nell’Ipogeo e custodita nel Museo di Archeologia).

Blue Lagoon

Blue Lagoon

Blue Lagoon (Laguna Blu) è l’attrazione principale dell’isola di Comino. Come è facilmente intuibile dal nome, l’aspetto sbalorditivo di questa piccola insenatura è il luccichio del mare. Acque cristalline in cui è bellissimo immergersi, fare snorkeling, scattare foto e video, magari con l’ausilio di una Go-Pro. Il consiglio, perciò, è di non dimenticare maschera, boccaglio, macchina fotografica e tutto l’occorrente per immortalare immagini e ambienti che non hanno nulla da invidiare alle più famose località caraibiche. Unico inconveniente l’affollamento, specie nei mesi di luglio e agosto. Il suggerimento, in questo caso, è di partire la mattina presto dal porto di Cirkewwa. Sul posto è possibile noleggiare ombrellone, lettino e sdraio, e sono inoltre presenti diversi bar-ristoranti per rifocillarsi in alternativa al pranzo al sacco. Da vedere!

Mnajdra e Hagar Qim

Mnajdra e Hagar Qim

Che c’è di più vecchio di Stonehenge in Inghilterra? La risposta è i due templi di Mnajdra e Hagar Qim, nel versante sud-occidentale dell’isola. Non a caso, queste grandi strutture megalitiche sono Patrimonio Unesco. Sia, chiaramente, per l’enorme valore storico-archeologico (si stima siano state realizzate tra il 3600 e il 3200 a.C.) ma anche per la location meravigliosa, a picco sul mare con vista privilegiata sulla piccola isola di Fifla. Molti dei reperti che sono stati ritrovati in loco, altari, colonne e bassorilievi (famose le statue della “signora grassa”) sono custodite nel Museo Nazionale di Archeologia a La Valletta.
Orari:
>> tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00
Chiusi il 24, 25 e 31 Dicembre, 1 Gennaio e Venerdì Santo
Biglietto: 10,00 €uro

Cosa si mangia

Cosa si mangia

Al netto dei pochi a cui piace sperimentare, gli italiani in vacanza all’estero spesso pretendono di mangiare come a casa. Altrettanto spesso con risultati disastrosi. Malta è un’eccezione. A parte la facile reperibilità dei prodotti italiani in tutti i supermercati, la cucina tradizionale maltese non è poi tanto diversa da quella italiana. Zuppe di pesce, polpi, totani e aragoste sono all’ordine del giorno (da non perdere il mercato del pesce la domenica mattina a Marsaxlokk) anche se il piatto tipico dell’isola è il coniglio. Un primato questo che Malta condivide con Ischia, dove il coniglio è quasi una religione, anche se quello maltese è più speziato e “rosso” rispetto alla ricetta ischitana. Assolutamente da provare i “pastizzi”, dolci di pasta frolla ripiena con ricotta e purea di piselli (vd. foto). Si vendono dappertutto, anche se è meglio puntare su una pastizzeria (locale specializzato nella preparazione della pietanza) anziché entrare nel primo bar che capita. Ottimo anche il vino. Pure se non è possibile far paragoni con l’Italia, l’enologia è un settore in costante crescita. Le aziende sul territorio sono diverse e quasi tutte visitabili. Per il resto la dimensione cosmopolita dell’isola ha avuto riflessi anche sulla gastronomia. A Malta si può mangiare cinese, thai, francese, inglese e naturalmente italiano. Occhio, però alle “trappole per turisti” che promettono molto e offrono poco.