Giardino Inglese

Giardino Inglese

Una volta a Monaco, guai a saltare la visita al Giardino Inglese (Englisher Garten), tra i più grandi parchi pubblici al mondo, addirittura superiore per estensione al mitico Central Park di New York. Un’enorme distesa di verde che spiega meglio di tante parole l’elevata qualità della vita cittadina. Il Giardino Inglese fu commissionato dal duca Karl Theodor nel 1789. Artefice del primo disegno Benjamin Thompson, eccentrico britannico dalle molte vite tra cui, appunto, gli anni al servizio della corte bavarese. L’ampliamento del giardino proseguì fino alla fine del secolo grazie al lavoro del giardiniere di corte Friedrich Ludwig von Sckell. Di inizio ‘800, invece, la creazione del lago di Kleinhesselohe, diventato ben presto una delle attrazioni principali del parco. Un parco frequentato d’estate e d’inverno, col sole e con la neve, da migliaia di turisti e residenti. Da vedere, la Torre Cinese (Chinesischer Turm), sede di uno dei più grandi “biergarten” cittadini e il Monopteros, piccolo tempio in stile greco-romano da cui si gode una splendida vista del centro di Monaco. Le uniche raccomandazioni riguardano il vestiario che dev’essere comodo (meglio ancora se tecnico) e la macchina fotografica. Guai a dimenticarla!

Oktoberfest

Oktoberfest

Cominciamo subito col dire che la “Festa d’ottobre” in realtà inizia la seconda metà di settembre e termina la prima domenica d’ottobre (se però la domenica capita il 1 o il 2 del mese, la festa prosegue fino al giorno 3, data simbolo della riunificazione tedesca). Una precisazione perfino superflua considerando la fama che avvolge quest’evento, di gran lunga il più importante di Monaco e non solo. I numeri sono da capogiro: negli ultimi anni i visitatori sono stati più di 6 milioni e le stime sono in continua ascesa. Gli stand sorgono su un’area di oltre 40.000 metri, con una capienza variabile tra le 2.500 e 10.000 persone. Oltre alla birra che, ovviamente, è quella prodotta dai 6 birrifici cittadini (Augustiner, Hacker-Pschorr, Hofbräu, Löwenbräu, Paulaner e Spaten) all’Oktoberfest si mangia, si balla e si beve anche vino. Più di due settimane di festeggiamenti continuati, la cui origine risale al matrimonio, nel 1810, tra Ludovico I di Baviera e la principessa Teresa di Sassonia. Una tradizione secolare, dunque, che negli anni ha vissuto diverse evoluzioni e qualche stop in occasione delle due guerre mondiali. Ma non è finita. L’Oktoberfest è anche una festa per famiglie. Non mancano infatti le attrazioni destinate a grandi e piccini. Su tutte, la ruota panoramica (vd.foto) con la spettacolare vista dall’alto dell’area della festa e dell’umanità brulicante che si muove per il villaggio. Per saperne di più su calendario, storia, attrazioni e curiosità dell’evento visita il sito ufficiale: www.oktoberfest.de/en

Hofbräuhaus

Hofbräuhaus

Più che un birrificio, Hofbräuhaus è un tempio dello stile di vita bavarese. La birra, infatti, per gli abitanti di Monaco non è una semplice bevanda alcolica. Al contrario, è da sempre l’occasione per fare e sentirsi comunità. Non a caso, la fabbrica venne fatta costruire da Guglielmo V per evitare di dover comprare altrove la birra per l’esercito. Un tratto identitario fortissimo, dunque, che ha attraversato i secoli anche grazie all’ambiente del locale: tavoloni di legno, musica popolare e camerieri rigorosamente in abiti tradizionali. Questi ultimi sono uno spettacolo nello spettacolo per la maestria con cui si muovono all’interno del locale nonostante la folla e gli enormi boccali trasportati. La birreria è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.30. Per maggiori informazioni visita il sito: www.hofbraeuhaus.de/en

Carillon di Glockenspiel

Carillon di Glockenspiel

A molti turisti ignari è capitato di raggiungere Marienplatz e trovare una folla di visitatori a testa in su con lo sguardo rivolto verso la torre dell’orologio del Municipio (Neues Rathaus). Il motivo è che nella torre è collocato il carillon di Glockenspiel, uno più famosi, se non addirittura il più famoso al mondo. 43 campane e 32 statue che suonano e si muovono due volte al giorno d’inverno (nov-feb. 11.00 e 12.00) e tre d’estate (mar-ott. 11.00; 12.00 e 17.00). Due anche le storie rappresentate, entrambe risalenti al XVI secolo: la prima (piano superiore) è il matrimonio di Guglielmo V con Renata di Lorena; la seconda, invece, è la “Danza dei Bottai” (Schefflertanz), una danza rituale che saluta la sconfitta della terribile epidemia di peste che colpì Monaco nel 1517. Non è finita, perché la torre che ospita il complesso congegno è a sua volta visitabile. Gli orari di apertura in questo caso sono: nov-apr. dal lun. al ven. 10:00 – 17:00; mag-ott. tutti i giorni 10:00 – 19:00 (escluso festivi); e sempre dalle 10:00 – 19:00 tutti i giorni durante il Mercatino di Natale.

Marienplatz

Marienplatz

La principale piazza di Monaco nonché, per secoli, importante snodo commerciale. Marienplatz, infatti, ha sempre avuto una spiccata vocazione mercatale che oggi rivive durante il periodo natalizio col Cristkindlmarkt (il Mercatino di Gesù Bambino) famoso per gli stand in legno che occupano per intero la piazza. L’invocazione mariana risale invece ai primi anni del XIX secolo, allorquando i cittadini di Monaco chiesero aiuto alla Madonna per debellare una terribile epidemia di colera. Tutt’attorno la piazza ci sono alcuni tra i principali edifici storici della città. Due su tutti: l’Altes Rathaus (Municipio Vecchio) e il Neue Rathaus (Municipio Nuovo) famoso, tra le altre cose, per il carillon di Glockenspiel (vd. paragrafo successivo). Da vedere anche la stazione metropolitana di Marienplatz. Costruita negli anni ’70 del secolo scorso è un vero e proprio gioiello sia da un punto di vista logistico che commerciale. L’ente per il turismo di Monaco di Baviera mette a disposizione diversi modi per approcciarsi a questi luoghi: dal tour classico a piedi, alle visite guidate a tema. Per saperne di più clicca qui

Non sfoggiare oggetti di valore in alcune zone della città

Non sfoggiare oggetti di valore in alcune zone della città

Vale per Bari quello che già abbiamo detto a proposito di Napoli, Palermo, Genova e altre città italiane. La microcriminalità c’è; scippi e rapine possono capitare (anche se non sono all’ordine del giorno) e quindi minimizzare troppo o, peggio ancora, negare il problema è sbagliato oltre che controproducente. Del resto, in rete le notizie si trovano agevolmente e perciò tocca essere realisti. Realismo che però non deve tradursi affatto in paura. Il centro storico di Bari, rispetto agli anni ’80 e ’90, ha fatto straordinari progressi e la città, come già ricordato in apertura, ha consolidato la propria dimensione internazionale grazie al turismo e allo storico contributo della Fiera del Levante. L’unica precauzione, quindi, è evitare in alcuni contesti di indossare gioielli, preziosi e orologi di grande valore. A parte questa piccola accortenza che, ripetiamo, è comune a molte altre realtà metropolitane, anche estere (vd. Atene), grossi problemi non ce ne sono. L’unico che potreste avere è se indugiate troppo su questi aspetti. I baresi, in questo molto simili ai napoletani, difendono a spada tratta la propria città e perciò urtarne la suscettibilità non è un buon affare.

I dintorni

I dintorni

I dintorni di Bari, ovviamente, non regalano solo spiagge meravigliose. C’è molto di più: da Altamura (ca.50 km) famosissima per le Grotte, la Cattedrale, il pane e un’infinità di altre cose (ve ne abbiamo già parlato qui), a Conversano (34 km), Mola (20 km), Putignano (41 km – celebre il Carnevale) fino ad Alberobello (ca.50 km) paese famoso in tutto il mondo per i caratteristici trulli. La provincia del capoluogo pugliese merita sotto tutti i punti di vista: storico-culturale; paesaggistico-ambientale ed enogastronomico. Un tesoro d’inestimabile valore (ci scusiamo per le località non citate) che rende onore a Bari, alla Puglia e all’Italia tutta.

Le spiagge

Le spiagge

Pur essendo una città di mare, Bari non offre granché dal punto di vista balneare. La spiaggia cittadina si chiama “Pane e Pomodoro” ma, a parte il nome sfizioso, non è il massimo. Molto frequentata dai baresi che non vogliono o possono muoversi, l’arenile paga il fatto di esser troppo a ridosso della città. Le cose cambiano decisamente in meglio se ci si sposta a Polignano a Mare o, ancora più giù, a Monopoli. Le due località distano mezz’ora d’auto (ca. 40 km) dal capoluogo pugliese ma lo scenario dal punto di vista balneare cambia completamente. Perciò, se lo scopo è abbinare la visita in città a qualche giornata di mare, il consiglio è di spostarsi nelle suddette località. I lidi di Polignano e Monopoli sono tra i più rinomati e frequentati di tutta la Puglia. Sennò ancora più vicino (ca.20 Km), c’è la spiaggia di Giovinazzo, pure questa molto frequentata durante i mesi estivi.

Le orecchiette

Le orecchiette

Il ricettario barese è talmente vasto che è assai proibitivo renderne conto in maniera esaustiva. C’è una pietanza, però, la cui fama ha varcato di gran lunga i confini cittadini, e in verità anche quelli regionali e nazionali. Stiamo naturalmente parlando delle orecchiette, che i baresi cucinano con le cime di rapa ma che nulla vieta di preparare in mille altri modi. Più che i possibili condimenti, quindi, il valore aggiunto è proprio la lavorazione a mano della pasta che in alcuni vicoli di Barivecchia avviene sull’uscio di casa. La strada delle orecchiette per antonomasia è Via Arco Basso poco distante dal Castello Normanno-Svevo nel cuore della città antica. L’acquisto delle “strascinate”, come vengono chiamate in dialetto barese, è tra le cose assolutamente da fare durante la visita in città. Va da sè che i picchi di produzione sono in coincidenza dei periodi di maggior afflusso turistico, quindi a ridosso del Natale e durante l’estate. Da provare!

Il porto vecchio (Nderr la lanz)

Il porto vecchio (Nderr la lanz)

“Nderr la lanz” che in italiano significa “a terra la lancia” è il luogo simbolo della baresità, quello che meglio spiega l’anima popolare della città. Qui (Molo San Nicola) ogni giorno, mare permettendo, avviene la compravendita del pescato con decine di pescatori impegnati a piazzare il loro prodotto. Seppie, polpi, aragoste, ricci di mare, cozze e tante altre prelibatezze della gastronomia locale rappresentano lo scenario di questo suggestivo angolo di Bari con vista sul Margherita, teatro in stile liberty di inizio ‘900 in fase di ristrutturazione. E mentre, appunto, la città tutt’attorno cambia “Nderr la lanz” rimane fedele a se stessa. Le cose ovviamente sono cambiate anche qui, a partire dall’abitudine di gettare il pesce ai piedi della barca (da cui il nome della località) ma molto più lentamente rispetto al contesto circostante. Forse è questa sensazione di familiarità profonda il motivo per cui i baresi vi sono tanto affezionati al punto da frequentare il luogo a prescindere dall’acquisto del pesce. Nderr la lanz, infatti, è uno dei posti di ritrovo della movida cittadina, specie durante il periodo estivo. Genius loci.

Lungomare

Lungomare

C’è chi, esagerando, ha paragonato il lungomare di Bari alla mitica Ocean Drive di Miami Beach. L’esagerazione, tuttavia, non è riferita alla bellezza dei luoghi, ché anzi quello di Bari non ha nulla da invidiare agli altri, quanto al divario turistico-commerciale esistente con altre realtà, non solo Miami. Un gap che l’amministrazione comunale sta cercando di colmare con un progetto di riqualificazione che interessa soprattutto il tratto Imperatore Augusto dove, stando ai piani, verrà allargata la passeggiata con tanto di passerella-solarium a pelo d’acqua. In attesa degli sviluppi, vale comunque la pena fare una passeggiata sul lungomare barese. Non tutto in una volta, a meno che non siate runners provetti, ma scegliendo la zona che più aggrada a seconda della situazione. Il già citato lungomare Imperatore Augusto che circonda tutta la zona di Barivecchia, oppure il lungomare Nazario Lauro con partenza dalla mitica “Pane e Pomodoro” la spiaggia dei baresi. Suggestioni e atmosfere diverse che a un occhio attento svelano molti dettagli architettonici della città. Dalla prevalenza del romanico-pugliese nel centro storico, alle trasformazioni urbanistiche di stampo fascista realizzate negli anni ’30 sotto l’impulso del podestà, nonché Ministro dei Lavori Pubblici, Antonio di Crollalanza. Insomma, il lungomare di Bari è tappa obbligata per chiunque visiti la città. Piacevolissimo passeggiare d’estate sul far della sera. Da non perdere!

Teatro Petruzzelli

Teatro Petruzzelli

II popolo barese è sempre stato molto “vivace”. Più volte, nel corso della storia, i cittadini del capoluogo pugliese hanno protestato in maniera veemente contro il potere politico locale. Una delle più famose fu nel 1890 dopo aver preso atto dell’inadeguatezza del Teatro comunale Puccini (inaugurato nel 1854) ad ospitare la “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni. La circostanza indusse l’amministrazione locale ad accellerare l’iter per la costruzione di un teatro più grande anche se, dopo l’approvazione del progetto redatto dall’ingegnere barese Angelo Messeni e presentato dai fratelli Onofrio e Antonio Petruzzelli (cognati dell’ingegnere), l’opera stentò diversi anni a partire. Fu ancora una volta l’indignazione popolare la molla che spinse ad accellerare i lavori: i disordini per l’aumento del dazio sulla farina vennero placati, infatti, con un fitto piano di opere pubbliche (e quindi maggior occupazione) tra cui, appunto, il Teatro Petruzzelli. L’inaugurazione avvenne nel 1903 e da allora, fermo restando le vicissitudini della prima metà del ‘900 (le due guerre mondiali, la dittatura fascista e lo sbarco degli alleati), quasi tutti gli eventi culturali di maggior rilievo sono passati da questo teatro. Il primato artistico-culturale del Petruzzelli di Bari ha subito un terribile colpo nel 1991 con un incendio doloso che ha distrutto buona parte della struttura. Dal 2009, però, il teatro ha ripreso la sua attività e il posto che gli compete nel “cuore” della città. Visitarlo, perciò, va al di là della passione per la lirica e la danza classica: in ballo ci sono una storia e una tradizione centenarie che hanno ripreso a vivere dopo esser state colpite quasi a morte. Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale: www.fondazionepetruzzelli.it

Castello Normanno Svevo

Castello Normanno Svevo

Basilica, Cattedrale e Castello: è questa la triade da cui partire per andare alla scoperta di Bari. Raccontate le prime due, tocca ora u Castidde” come viene chiamato in dialetto barese la fortezza che si trova all’estremità della città vecchia. Come la Basilica di San Nicola, anche il Castello Normanno Svevo sorge su quella che un tempo era l’area residenziale del catepano, il governatore bizantino di stanza in città. La fortezza venne parzialmente distrutta nel 1156 dal popolo barese che a più riprese aveva mostrato insubordinazione nei confronti dell’autorità normanna (rivolta filo-bizantina 1155-1158). Bisognò attendere quasi un secolo – per la precisione, il 1233 – perché si procedesse alla ristrutturazione dell’edificio sotto le insegne di Federico II di Svevia, come ci ricorda lo stemma (la famosa aquila federiciana) sul portale d’ingresso. Per il resto, la storia dell’edificio ricalca quella delle diverse dominazioni che si sono succedute in città. Quindi dopo i Normanni e gli Svevi, gli Angioini, la dinastia aragonese, e successivamente quella borbonica. Proprio i Borbone, in maniera del tutto simile a quanto fatto con altre strutture di questo tipo, nel XVI secolo trasformarono il castello in luogo di prigionia e caserma. Oggi il Castello Normanno-Svevo ospita mostre e rassegne culturali le più varie. Da vedere i calchi dei maggiori monumenti regionali (mensole, capitelli, sculture e altri dettagli architettonici) per un arco temporale che va dal Medioevo ai primi anni del XX secolo. La gipsoteca del Castello Normanno-Svevo di Bari è sotto la tutela della Soprintendenza ai beni architettonici storici e artistici della Puglia.

Cattedrale di San Sabino

Cattedrale di San Sabino

Una delle chiese più belle dell’Italia meridionale, senza nulla da invidiare alla Basilica di San Nicola. Tra l’altro, come dimostra il mosaico pavimentale riportato alla luce nel 1960, sul posto esisteva già una chiesa ben prima dell’anno mille. Secondo fonti ecclesiastiche questa chiesa venne distrutta nell’XI secolo per far posto alla cattedrale cittadina che però, dopo l’arrivo delle reliquie di San Nicola (anno 1087), perse presto la sua centralità a vantaggio della vicina basilica che ospitava le spoglie del santo. Un lento declino culminato con la parziale distruzione, nel 1156, per mano di Guglielmo I di Sicilia, detto “il Malo, che in quel modo intese punire il vescovo e la cittadinanza per l’insubordinazione più volte manifestata nei confronti del potere normanno. Soltanto nel 1292, oltre un secolo dopo i fatti testé accennati, ci fu la consacrazione della nuova cattedrale che a tutt’oggi resta una delle più fulgide testimonianze dell’architettura romanico-pugliese. Al pari della Basilica di San Nicola e delle altre chiese cittadine, nel XVIII secolo gli interni della Cattedrale di San Sabino hanno conosciuto una decisa virata barocca da cui però si è fatto retromarcia negli anni ’50 del secolo scorso restituendo all’edificio la sua nuda solennità. All’inizio degli anni ’00 la Cattedrale è stata chiusa al pubblico per sottoporla a un lungo restauro conservativo con l’aggiunta di un nuovo impianto di illuminazione. Nel 2005, alla presenza del Cardinal Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), la nuova inaugurazione.

Basilica Pontificia di San Nicola

Basilica Pontificia di San Nicola

Se c’è un edificio religioso la cui importanza travalica gli aspetti confessionali questo è la Basilica di San Nicola. Soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino e la distensione dei rapporti tra est e ovest, la chiesa del Santo Patrono di Bari è diventata luogo di incontro tra la cultura cattolico-romana e quella greco-ortodossa. Non a caso, sia nella Cappella russa-ortodossa della cripta della basilica, che sull’altare della tomba del santo, viene celebrata messa secondo il rito di Costantinopoli. Insomma, la basilica è un importante luogo di incontro tra cristiani e la circostanza negli anni ha consolidato il turismo religioso contribuendo ad arricchire ulteriormente la già spiccata dimensione internazionale della città. Dal punto di vista architettonico, invece, la Basilica Pontificia di San Nicola è un esempio di stile romanico. Costruito sotto la dominazione normanna a cavallo tra XI e XII secolo (a seguito dell’arrivo delle spoglie di San Nicola dalla città di Myra, anno 1087), l’edificio è stato realizzato sull’area di residenza del catepano, il governatore greco-bizantino che risiedeva stabilmente in città. Le diverse dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli (normanna, sveva, angioina, aragonese, borbonica e post-unitaria) hanno tutte aggiunto qualcosa sul piano decorativo, senza però che l’impianto massicio e sobrio dell’originaria architettura normanna ne uscisse stravolto. La Basilica è visitabile dal lunedì al sabato dalle 7.00 alle 20.30; la domenica dalle 7.00 – 22.00. Per l’approfondimento sulla storia, il culto, le leggende e l’arte di questo grande edificio religioso si rimanda al sito ufficiale: www.basilicasannicola.it