Mercado dos Lavradores

Mercado dos Lavradores

Il Mercato degli Agricoltori è una delle principali attrazioni turistiche di Madeira. Ogni giorno tra crocieristi, turisti e residenti, l’area, che si trova al centro di Funchal, nel nucleo storico di Santa Maria, viene visitata da migliaia di persone che si muovono a loro agio tra i chioschi e i negozietti della zona. Vuol dire che, fermo restando l’appeal turistico a cui abbiamo appena accennato, il Mercado dos Lavradores conserva intatta la sua vocazione commerciale innanzitutto per le necessità degli isolani. Fiori, frutta, pesce e carne le mercanzie esposte. Parliamo, in ogni caso, di eccellenze locali: dalle sterlizie, fiore simbolo dell’isola, al tamarillo, la papaya e le banane coltivate in gran quantità, fino al pesce spada pescato nel vicino Atlantico. Su quest’ultimo punto (il mercato del pesce) è necessaria una precisazione: se siete interessati ad assistere alla compravendita del pescato dovete recarvi di buon mattino al mercato. Il rischio, a muoversi più tardi del dovuto, è non trovare più nulla. Da non perdere!

Zona Velha

Zona Velha

A dispetto del suo essere la “zona vecchia” di Funchal, il quartiere, negli utimi 20-25 anni, è diventato il fulcro della vita notturna di Madeira. Quelle che erano vecchie case di pescatori e dimore ottocentesche dismesse si sono progressivamente trasformate in bar, ristoranti e gallerie d’arte. Rua de Santa Maria è la strada principale, quella dove sono concentrate la maggior parte delle attività e dove si attardano volentieri la sera turisti e residenti. Da vedere, all’estremità orientale della strada, la piccola Capela del Corpo Santo (vd. foto), antica chiesetta di pescatori risalente al XV secolo. L’edificio di cui, va detto, solo il portale è rimasto quello originario, è uno dei luoghi più fotografati della zona. In generale, però, conviene portarsi dietro la macchina fotografica. Zona Velha, tra strade strette, archi e scorci più o meno nascosti regala fotografie bellissime che rimarranno a lungo negli occhi e nel cuore. Provare per credere!

Museo di Arte Sacra

Museo di Arte Sacra

Può un’isola in mezzo all’Atlantico esser un territorio ricco di arte e cultura? Nel caso di Madeira assolutamente sì e l’abbiamo già visto nel precedente paragrafo dedicato al Museu Quinta das Cruzes. Per comprendere appieno la centralità di quest’isola negli equilibri dell’impero lusitano bisogna tener presente che la cattedrale aveva giurisdizione su tutti i territori portoghesi d’oltreoceano. Circostanza, questa, che favorì un’enorme accumulazione di opere d’arte oggi appunto visibili nelle sale del del Museu de Arte Sacra di Rua do Bispo. Non solo oreficeria, crocifissi, ostensori e paraventi appartenuti al vescovado dell’isola; nelle sale del museo sono esposti anche dipinti e statue appartenuti all’aristocrazia madeirense del XV e XVI secolo. Per saperne di più visita il sito ufficiale: www.museuartesacrafunchal.org.

Museo Quinta des Cruzes

Museo Quinta des Cruzes

Pur essendo un puntino in mezzo all’Oceano Atlantico, per di più maggiormente vicino all’Africa (ca. 600 km) che al Portogallo (Lisbona è a 1000 km.) Madeira non è mai stata un’isola povera. Anzi, sin dal XV secolo, divenne un importante snodo per il commercio della madrepatria. La circostanza, ovviamente, favorì il consolidamento di un’estesa classe mercantile che sull’isola aveva la base per i propri traffici. Non a caso, il Museu Quinta des Cruzes, altro non è che la residenza di João Gonçalves Zarco lo scopritore di Madeira e dell’arcipelago omonimo. Dopo la sua morte, nel 1471, la dimora ha subito diversi cambiamenti, il più importante nel ‘700 quando un’altra facoltosa famiglia, i Lomelino, provvide a una radicale ristrutturazione dell’edificio. Il Museo ospita mobili, ceramiche, quadri, arazzi ed altre suppelletteli appartenuti all’aristocrazia dell’isola per un arco temporale che va dal XV al XIX secolo. Un excursus storico, con fogli informativi in inglese, che rende bene l’idea della forza coloniale dell’impero portoghese. Molto bello anche il giardino antistante l’edificio. Per saperne di più visita il sito: http://mqc.gov-madeira.pt.

Cattedrale

Cattedrale

Quasi sempre la prima cosa ad esser visitata una volta messo piede a Funchal è la , la Cattedrale dell’Assunzione di Maria Vergine, il cui campanile domina lo sky line cittadino. La chiesa, risalente al XVI secolo, è un compendio perfetto dell’architettura sacra lusitana. In essa, infatti, ricorrono le stesse caratteristiche già incontrate a Lisbona, vale a dire quel felice connubio tra ispano-arabico (stile mudejar) e tardo gotico (stile manuelino) che a sua volta rimanda alle dominazioni esterne e alla storia coloniale del Portogallo. Degni di nota l’alfarje, lo spettacolare soffitto in cedro con incrostazioni di avorio e conchiglie, e l’altare maggiore in stile gotico. Peccato per il campanile che, a dispetto dell’imponenza, non è visitabile. Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale della chiesa: www.sefunchal.com.

Sport a Fuerteventura

Sport a Fuerteventura

Come ricordato in apertura Fuerteventura compensa abbondantemente i suoi limiti mondani con la possibilità di praticare diversi sport all’aperto. Surf, windsurf e kitesurf vanno per la maggiore (Caleta de Fuste, Corralejo e Morro Jable sono i punti più indicati) ma anche le immersioni e il golf sono attività molto praticate. Menzione a parte per la mountain bike. Il paesaggio quasi lunare di Fuerteventura ne fa una delle mete preferite per gli appassionati di mountainbiking. La bici, ovviamente, potete portarla da casa o, in alternativa, noleggiarla sul posto per andare alla scoperta dei tanti sentieri costieri e dell’entroterra. La strada sterrata che collega Corralejo a El Cotillo è una delle più battute. Da provare!

Penisola di Jandia

Penisola di Jandia

La penisola di Jandia, versante sud-occidentale di Fuerteventura, è il corrispettivo meridionale di Corralejo. Solo che mentre il Parque Natural de Corralejo è frequentato soprattutto da inglesi, il Parque Natural de Jandia, che ricomprende quasi per intero la penisola omonima, è a maggioranza tedesca. La massiccia presenza teutonica risale agli anni ’60 del secolo scorso, anche se c’è chi retrodata la circostanza tirando in ballo la controversa figura di Gustav Winter. Quest’ultimo, ingegnere tedesco stabilitosi sull’isola negli anni ’30, già in vita venne accusato di essere una spia al servizio di Hitler e di aver trovato riparo in Spagna forte della protezione di Francisco Franco. Ad avallare questo racconto che però, va detto, non è mai stato suffragato da prove certe, la costruzione di una misteriosa villa a Cofete, minuscolo villaggio all’estremità meridionale di Fuerteventura. Il mistero nasce dal fatto che Winter non vi abitò mai. E allora a che serviva una villa in un luogo così inospitale? Da qui le ipotesi più disparate, compresa quella secondo cui la casa avrebbe dovuto ospitare Hitler in caso di fuga. Tornando all’attualità, le attrazioni principali della penisola di Jandia sono: Morro Jable (dove peraltro Winter risiedeva stabilmente) e l’annessa spiaggia di Playa del Matorral; Punta de Jandia dove c’è un faro solitario molto fotografato dai turisti; e appunto Cofete a 10 chilometri da Morro Jable. La strada per arrivare è davvero assai insidiosa, ragione per cui, nel caso desideriate davvero vedere Villa Winter e la spiaggia selvaggia del villaggio (Playa de Cofete) il nostro consiglio è essere quanto più prudenti possibile o, al limite, di farla a piedi.

Museo del Queso Majorero

Museo del Queso Majorero

A Fuerteventura ci sono più capre che esseri umani. Per la precisione capre majorero, varietà molto docile il cui nome pare derivi dall’antico “Mahoh”, identificativo degli indigeni di stanza sull’isola (c’è chi sostiene, però, derivi dai sandali “mahos” un tempo calzati dai pastori). Etimo a parte, l’allevamento caprino per secoli è stata l’attività principale del territorio e perciò non deve stupire che i piatti più famosi di Fuerteventura siano appunto lo stufato di capra e il formaggio. Specie quest’ultimo, il queso majorero, non solo vanta la denominazione di origine controllata ma ha addirittura un museo interamente dedicato. Il Museo del Queso Majorero si trova ad Antigua a pochi chilometri da Betancuria e merita assolutamente una visita. All’interno, diverse esposizioni interattive tra cui una mungitura virtuale che di sicuro non dispiacerà ai bambini (se ci si muove con figli al seguito). Da vedere!

Betancuria

Betancuria

Per approfondire la storia di Fuerteventura è indispensabile una visita a Betancuria. In realtà, l’importanza di questo piccolo comune dell’entroterra travalica la storia locale. Betancuria, infatti, è uno dei principali punti di riferimento per approfondire la storia coloniale dell’arcipelago canario. A fondare la città agli inizi del XV secolo fu il condottiero normanno Jean de Béthencourt che, subito dopo la conquista di Lanzarote, passò alla colonizzazione di Fuerteventura al tempo abitata da una fiera comunità Guanche. La decisione di non accamparsi lungo la costa si spiega con la frequenza delle incursioni della pirateria marocchina. Scelta la località, Béthencourt fece costruire una serie di abitazioni e una cappella. A seguire, cominciarono a trasferirvisi sempre più francescani che, nei secoli successivi, molto hanno contribuito al primato della cittadina, fino al 1834, capoluogo dell’isola (attualmente è Puerto del Rosario). Oggi la città vive esclusivamente di turismo ma ha conservato la sua dimensione rurale fatta di muretti a secco, palmizi e case bianche. Da vedere, il piccolo museo archeologico (Museo Arquelogico de Betancuria) e la chiesa di Santa Maria (Iglesia de Santa Maria) risalente al XVII secolo. Meritano anche i dintorni: dal Belvedere di Morro Velosa all’oasi di Vega de Rio Palmas, consigliamo vivamente di non dimenticare la macchina fotografica. L’ampiezza dei panorami e dei paesaggi non lascia indifferenti.

El Cotillo

El Cotillo

Da Corralejo si arriva agevolmente anche a El Cotillo, antico villaggio di pescatori che ha conservato pressocchè intatta la sua atmosfera marinara. La località è frequentata da gourmet desiderosi di assaggiare la prelibata cucina dei ristoranti della zona, e da appassionati di kitesurf che, specie nel versante meridionale della playa (El Alijbe de la Cueva), trovano le condizioni ambientali ottimali per la disciplina. Le altre due spiagge, invece, La Concha e Los Lagos, brillano per le acque cristalline e l’atmosfera rilassata. In questa baia, diversamente da Corralejo, il nudismo è poco diffuso. Volendo, la distanza tra Corralejo ed El Cotillo può esser percorsa anche in mountain bike che, come vedremo, è un’altra attività molto praticata a Fuerteventura.

Monte Tindaya

Monte Tindaya

Tindaya è il monte più famoso di Fuerteventura. Non è altissimo, appena 400 metri, ed è poco distante da La Oliva, di cui amministrativamente fa parte come il villaggio di Corralejo. La montagna non è difficile da raggiungere ma è al centro di una disputa con gli eredi dello scultore Eduardo Chillida (1924 -2002) per la realizzazione postuma di una scultura che l’artista basco aveva intenzione di realizzare proprio nel monte. Il progetto, risalente al 1985, prevede la realizzazione di un cubo profondo circa 50 metri illuminato da due lucernai che lasciano filtrare la luce con la possibilità di avere una vista inusuale del sole e della luna. Un’opera che all’epoca incontrò fortissime resistenze, anche perché il Tindaya veniva, e tuttora viene considerato, un luogo sacro della civiltà Guance (ci sono oltre 300 incisioni a forma di piede di grande valore archeologico). In anni recenti, pare si sia trovato uno sbocco per l’avvio dei lavori e quindi, per la visita, consigliamo di provare a informarsi sul posto (meglio ancora sarebbe provare a informarsi prima) circa l’accessibilità del sito.

Isola di Lobos

Isola di Lobos

Da Corralejo si arriva facilmente all’Isla di Lobos, piccolo fazzoletto di terra di appena 4,5 chilometri quadrati, famoso per la presenza delle foche monache. Delle foche monache, progressivamente abbattute dai pescatori locali (anche se c’è un progetto governativo che vorrebbe reintrodurle), e degli squali martello che invece sono tuttora presenti, ed è facile vederseli nuotare attorno mentre si fa snorkeling nelle acque cristalline di questo lembo di terra disabitato. Niente paura, però. I pesci martello, infatti, sono inoffensivi ma se proprio ne avete timore potete ripiegare sul birdwatching o su una più semplice, ma altrettanto suggestiva, passeggiata alla scoperta del paesaggio vulcanico dell’isola. Da vedere!

Corralejo

Corralejo

Il Parque Natural de Corralejo (il comune è La Oliva) è una delle principali attrazioni dell’arcipelago canario. Del resto, quasi 10 chilometri di dune bianche che si congiungono con l’Oceano Atlantico sono uno spettacolo unico al mondo. Un vero e proprio deserto in riva al mare dove si susseguono diverse spiagge senza soluzione di continuità: da quelle più attrezzate e turistiche del lato nord (El Medano; El Viejo, El Bato Negro) a quelle più piccole e selvagge del versante meridionale (Los Martos, El Dormidero, El Moro, Alzada). Camminare scalzi sulle dune di sabbia di Corralejo è un’esperienza bellissima, adatta a tutti, anche ai bambini, purché si abbia sempre l’accortenza di utilizzare creme protettive e di avere con sé sufficiente acqua per idratarsi. El Medano dispone di un centro per gli amanti di surf e kitesurf (ci sono anche gli istruttori per chi è alle prime armi), mentre nelle altre spiagge domina il relax più assoluto. Infine una curiosità: il nudismo è praticato dappertutto. Non meravigliatevene.

Vietato fumare e bere per strada

Vietato fumare e bere per strada

Ad Amsterdam non si può fumare per strada. Nei luoghi pubblici, come ad esempio la stazione, esistono zone riservate ai fumatori ma per il resto è vietatissimo fumare all’aperto. Idem l’alcol. Nei bar e nei locali è consentito il consumo, mentre per strada no. Insomma, come abbiamo ribadito più volte, la proverbiale tolleranza di Amsterdam si regge su una serie di regole precise. Rispettarle è fondamentale per il buon esito della vacanza.