Non frequentare sempre la stessa spiaggia

Non frequentare sempre la stessa spiaggia

L’abbiamo già detto: secondo molti le spiagge di Formentera sono le più belle dell’arcipelago. Dunque, perché mai ci si dovrebbe limitare a frequentare sempre la stessa? L’unica cosa a cui bisogna fare attenzione sono le scarpe, specie se per fare il bagno preferite i tratti rocciosi alla sabbia.

Immersioni, snorkeling e attività outdoor

Immersioni, snorkeling e attività outdoor

Fin qui abbiamo accennato al trekking, al birdwatching e alla mountainbike ma, trattandosi di un’isola, Formentera è tutta da scoprire anche sott’acqua. Non a caso, il diving richiama turisti da tutto il mondo desiderosi di immergersi nelle acque cristalline dell’isola. Il motivo della pulizia dei fondali risiede nei grandi banchi di Posidonia oceanica che si incontrano lungo le coste. La funzione di questa pianta, spesso erroneamente confusa con un’alga, è del tutto simile a quella di una foresta. Al pari di una foresta, infatti, le praterie di Posidonia oceanica assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno favorendo, in questo modo, la biodiversità dell’ecosistema marino. Non solo, perché, proprio come una foresta rappresenta un argine a smottamenti e frane, la Posidonia oceanica rallenta l’erosione della linea di costa. Ciò detto, sull’isola sono diversi i centri sub cui ci si può rivolgere per il diving e, volendo, anche per lo snorkeling. Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata alle immersioni subacquee del sito ufficiale di Formentera.

Faro del Cap de Barbaria

Faro del Cap de Barbaria

“Un luogo in cui i sentimenti di immensa solitudine e libertà si uniscono”. C’è scritto così sul sito ufficiale di Formentera per descrivere l’incanto del Faro del Cap de Barbaria, il punto più meridionale dell’isola cui si arriva dal capoluogo Sant Francesc. Un altro faro, dopo quello de La Mola, e un altro luogo da fotografare, specie al tramonto. Vicino al faro c’è una piccola torre costiera del ‘700 (Torre d’es Garrovet) con funzioni di avvistamento dei pericoli un tempo provenienti dal mare. Naturalmente la strada per il Faro del Cap de Barbaria è presente in diversi itinerari escursionistici di Formentera (vedi la mappa linkata in precedenza). Da non perdere!

Spiaggia di Migjorn

Spiaggia di Migjorn

Dopo le spiagge del versante settentrionale dell’isola – S’Espalmador, Illetes e soprattutto Llevante – guai a dimenticare il lato sud di Formentera dove, per oltre 5 chilometri, si estende la mitica Platja de Mitjorn (o Migjorn). Una spiaggia interrotta da diversi tratti rocciosi, con alle spalle pinete e dune di sabbia, che presenta due vantaggi rispetto alle altre fin qui descritte: innanzitutto la sua grande estensione consente di trovare zone poco affollate anche in alta stagione (come ben sanno i naturisti); in secondo luogo, rispetto alle spiagge del nord dell’isola, è (relativamente) meno ventilata. Unico inconveniente, la presenza massiccia di alghe in lunghi tratti del litorale. Litorale che assume diversi nomi. Da ovest a est: Es Mal Pas, Es Ca Marì, Racò Fondo, Codol Foradat, Es Valencians, Es Arenals, Es Capinar. Il secondo (Es Ca Marì) e gli ultimi due (Es Arenals, Es Capinar) sono i tratti di spiaggia più frequentati per via della maggior accessibilità ad auto, scooter e biciclette.

Far de La Mola

Far de La Mola

Dopo l’escursione di Camí de Sa Pujada val la pena fermarsi a visitare El Pilar de La Mola, il paesino dell’omonimo altopiano a 200 metri sul livello del mare. Gli abitanti sono circa 400, quasi quanti i visitatori che giornalmente d’estate risalgono la costa di Formentera per scoprire la dimensione rurale dell’isola. Ci sono un paio di negozi, qualche bar, una piccola chiesa del ‘700 e soprattutto il Far de La Mola, l’attrazione principale della località. Due i modi per raggiungere il faro: la strada statale o, in alternativa, il circuito interno al paesino (num.29) che attraversa vigneti, pascoli e antiche case coloniche. Poco più di 2 chilometri che però hanno il potere di portarvi indietro nel tempo. Anche qui: guai a dimenticare la macchina fotografica!

Camì de Sa Pujada

Camì de Sa Pujada

Volendo, il litorale che comprende le spiagge di Es Pujols, Illetes e Llevante può essere fatto anche a piedi. È una passeggiata di circa 5 chilometri che non presenta particolari controindicazioni se non quella di dover camminare sotto il sole. Lo scenario naturalistico è notevole dal momento che il sentiero si snoda per intero all’interno del Parco Naturale di Ses Salines. Tuttavia, questa è solo una delle escursioni che è possibile fare a Formentera. Sull’isola sono stati censiti e mappati ben 32 itinerari naturalistici, diversi dei quali percorribili anche in bicicletta. Abbiamo già detto del Camì de S’Estany ma, secondo molti, il più bello è il sentiero che dal piccolo villaggio marinaro di Es Calò de Sant Agustì termina a El Pilar de La Mola, paesino di circa 400 abitanti abbarbicato sull’altopiano omonimo. Anche qui si tratta di un percorso di circa 4 chilometri che però si snoda quasi per intero in salita. Più comunemente conosciuto come “Camì de Sa Pujada” quest’escursione regala gli scorci più belli di Formentera con la visuale, magnifica, del profilo dell’isola. Perciò, guai a dimenticare la macchina fotografica.

Camì de S’Estany

Camì de S'Estany

Un’altra cosa che si può fare coi bambini è la passeggiata lungo il sentiero che costeggia l’Estany Pudent, il grande lago di Formentera. Siamo ancora nel nord dell’isola, tra La Savina, principale punto di approdo turistico, ed Es Pujols che invece è la località col maggior numero di locali e quindi quella in cui si concentra il grosso della vita notturna dell’isola. Va detto, però, che pur costeggiando un lago, la balneazione è assolutamente vietata. Il Camì de S’Estany è perciò consigliabile soprattutto agli amanti del birdwatching. Aironi, fenicotteri, anatre e i più comuni gabbiani sono solo alcune delle specie di uccelli marini che vivono in questo habitat che oltre al lago comprende le storiche saline (Ses Salines), patrimonio ambientale di Formentera, nonché principale attività dell’isola prima del boom turistico. Gli unici inconvenienti sono rappresentati dalla polvere causata dal via vai di scooter, specie durante il periodo estivo, e dall’odore forte che il lago sprigiona nelle ore più calde.

Spiaggia di Levante

Spiaggia di Levante

Secondo molti esperti le spiagge più belle delle Baleari sono proprio quelle a nord di Formentera. Considerando che Platja de Llevant è a sua volta ritenuta la migliore dell’isola ne deriva, per forza di cose, che è la spiaggia più bella dell’intero arcipelago. Classifiche a parte, indubbiamente Llevant è un luogo da sogno. Una spiaggia bianca, sottile, sufficientemente estesa e bagnata da un mare cristallino. Come non bastasse bar, ristoranti e chioschi tutt’attorno esaltano ancora di più lo stupendo scenario naturalistico, non a caso molto apprezzato dagli amanti della tintarella integrale. Oltre a naturisti e nudisti la spiaggia di Levante, insieme alla “gemella” Illetes e alla spiaggia di Es Pujols è frequentata anche dalle famiglie con bimbi al seguito. I fondali, infatti, degradano dolcemente favorendo l’acquaticità dei più piccoli. Da non perdere!

Non vestire in abiti succinti

Non vestire in abiti succinti

In prossimità delle moschee e degli altri luoghi sacri dell’Islam occorre vestire in maniera consona, evitando quindi minigonne, scollature, magliette a mezze maniche, bermuda ecc. Sono aspetti, questi, a cui nei paesi islamici tengono molto ma che, a ben vedere, valgono anche quando si visitano le chiese di una città come Roma (magari con meno rigore). Ciò detto, a Istanbul nemmeno le effusioni in pubblico sono gradite. Talvolta, anche solo darsi la mano può dar fastidio, a meno che la situazione non rientri inequivocabilmente nel menage familiare (madre-figlio o figlia). In ogni caso, meglio evitare.

Evitare le code a Palazzo Topkapi, Moschea Blu e Hagia Sofia

Evitare le code a Palazzo Topkapi, Moschea Blu e Hagia Sofia

Quelle nel titolo sono le attrazioni turistiche più famose di Istanbul, tappe imperdibili di una visita in città. Sono anche i posti più affollati con le code più lunghe all’ingresso. Perciò, se vi scoccia trascorrere ore in fila in attesa di entrare farete bene a pianificare gli spostamenti privilegiando il mattino presto per muoversi. Avvisati.

Attenzione ai borseggiatori

Attenzione ai borseggiatori

Sultanahmet, Gran Bazar, Beyoglu sono le zone più frequentate della città dove quindi è più alta la probabilità di imbattersi in qualche malintenzionato. Niente paura, però. Per non incorrere in episodi spiacevoli basta osservare alcuni piccoli accorgimenti: non indossare orologi, collane, orecchini di grande valore; portare con sè pochi contanti; non lasciare incustodita o aperta la borsa; non fidarsi di chi vuol trascinarvi a bere in qualche locale. Insomma, le cautele “classiche” da osservare in tutte le metropoli del mondo.

Occhio alle trappole per turisti

Occhio alle trappole per turisti

A Istanbul si mangia bene, ma bisogna fare attenzione alle trappole per turisti: ristoranti, trattorie, bettole dove non c’è alcun riscontro tra qualità e prezzo. Ovviamente questo succede soprattutto nei quartieri turistici come Sultanahmet ma può capitare anche in altre parti della città. Perciò, se avete voglia di assaggiare il kebab, le cozze gratinate o qualche altra pietanza a base di pesce non entrate nel primo locale che capita. Scegliete prima dove andare facendo affidamento alle recensioni in rete o ai consigli del personale d’albergo (clicca qui per la lista di hotel consigliati) presso cui soggiornate (sempre che non vi siano interessi a dirottare la clientela in qualche specifico locale). Insomma, non andate di fretta.

Isole dei principi

Isole dei principi

Se dopo tanto girare siete un po’ stanchi della frenesia metropolitana, poche miglia a sud-est della città c’è la soluzione giusta per ricaricare la spina. Stiamo parlando delle Isole dei Principi, suggestivo arcipelago del Mar di Marmara, da molti anni eletto dalla borghesia di Istanbul a buen retiro estivo. Tuttavia, prima delle case di villeggiatura, queste isole furono terre di confino sia durante l’impero bizantino che, in seguito, sotto il dominio ottomano. Circostanza che però ha consentito la sopravvivenza delle minoranze etniche – specie ebrei e armeni – con tutto il carico di storia, architettura e tradizioni che ne deriva. Delle 9 isole di cui è composto l’arcipelago, sono 5 quelle visitabili e con un presente turistico: Büyükada, la più grande e visitata dell’arcipelago; Kınalıada, la più vicina ad Istanbuli; Burgazada, dove ci sono le ville più belle; infine Heybeliada e Sedef. Le altre 4 – Yassıada, Sivriada, Kaşıkada, Tavşanada – sono minuscoli lembi di terra visibili prenotando un tour dell’arcipelago invece dell’approdo in una delle cinque su ricordate. Diverse le compagnie che effettuano il trasbordo. Solo per dirne due: www.sehirhatlari.istanbul e www.ido.com.tr (entrambi con versione in inglese). Infine una curiosità: sulle Isole dei Principi sono banditi i trasporti a motore per cui ci si muove a piedi, in bicicletta o, addirittura, in calesse. Da non perdere!

Istanbul Modern

Istanbul Modern

C’è chi addirittura fa il paragone con il MoMa di New York. Quel che è certo dall’anno di inaugurazione, il 2004, l’İstanbul Modern Sanat Müzesi ha cambiato il volto della città, attualizzando quella dimensione internazionale che già le apparteneva per storia. Non solo, perché sin dall’inizio si è cercato il coinvolgimento diretto della società civile. Per questo, oltre che nell’allestimento degli spazi espositivi, molte risorse sono state destinate alla realizzazione di programmi educativi e sociali per adulti e bambini. Ciò detto, il museo di arte contemporanea è anche un’attrazione turistica di fondamentale importanza per la città e la nazione turca. A cominciare dall’originale location, un capannone dismesso all’interno dell’area portuale dove sono state collocate le migliori opere degli artisti turchi dal XIX secolo ai giorni nostri. Uno spazio espositivo enorme, circa 8000 metri quadri, dove, oltre alle permanenti presenti, vengono organizzate numerose mostre temporanee e gallerie fotografiche di rilievo internazionale. Per saperne di più sulla storia, gli orari e gli eventi in calendario visita il sito ufficiale: www.istanbulmodern.org (disponibile la versione inglese).

Moschea di Solimano Il Magnifico

Moschea di Solimano Il Magnifico

La maestosità degli edifici sacri di Istanbul è un richiamo costante alla grandeur dell’Impero Ottomano. Questo sentimento di grandezza rappresenta una traccia profonda degli abitanti della città e spiega anche perché alla tutela dell’architettura religiosa non siano mai state lesinate risorse. Una questione di prestigio che però è commisurata all’effettiva bellezza dei luoghi, come nel caso della Moschea di Solimano nel quartiere del Gran Bazar. Parlando della Moschea Blu abbiamo ricordato come molti la ritengano la più bella di Istanbul; la restante parte, invece, “tiene” per la Süleymaniye Camii costruita tra il 1550 e il 1557 dall’architetto Mimar Siman. La Moschea di Solimano si trova su uno dei colli della città e, diversamente dagli altri punti di interesse, è raggiungibile soltanto a piedi al termine di un tratto in salita. La fatica, però, è ampiamente ricompensata dalla bellezza circostante: innanzitutto dal panorama, ma anche dall’imponente cupola e i 4 minareti che disegnano la struttura. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito diverse ristrutturazioni: un incendio nel 1660 e un terremoto nel 1776 hanno ampiamente rimaneggiato la moschea che però, ogni volta, è stata restituita integra ai fedeli. Anche qui, a lato dell’edificio religioso, ci sono la mensa per i poveri, la scuola coranica (madrasa), l’ospedale e un hammam tuttora funzionante. Da vedere, inoltre, il mausoleo del sultano Solimano e la tomba dell’architetto Mimar Siman che volle esser sepolto nella moschea da egli stesso progettata, evidentemente conscio del prestigio che ne sarebbe derivato.