Bayeux

Bayeux

Parlando dei luoghi del D-Day abbiamo accennato alla gran quantità di musei cittadini dedicati allo sbarco in Normandia. Uno di questi si trova nella graziosa cittadina di Bayeux, circa 15000 abitanti nel dipartimento di Calvados e Orne. Si chiama Musée Memorial de la Battaille de Normandie e raccoglie diversi reperti sullo sbarco alleato del ’44. Ma Bayeux merita una visita anche per altri motivi. La Cattedrale, per esempio: realizzata nel XIII secolo, è unanimemente riconosciuta come una delle più belle di Francia (vedi foto). Anche il vescovado e gli altri palazzi sorti tra il ‘400 e il ‘700 testimoniano l’importanza del patrimonio architettonico di questa piccola città, in gran parte risparmiata dalla furia distruttrice della seconda guerra mondiale. Tuttavia, il reperto di maggior importanza è il famosissimo Arazzo di Bayeux. Si tratta di un arazzo di oltre 70 metri su cui sono state ricamate le diverse fasi della conquista dell’Inghilterra a opera del Duca di Normandia Guglielmo I. C’è chi giustamente ha visto in questo reperto un antenato del fumetto, anche per la frivolezza di alcune delle scene raccontate. Ovviamente a spiccare è lo straordinario valore documentale dell’opera, non a caso inserita dall’UNESCO nel suo speciale Registro della Memoria del mondo (Memory of the world) fondato nel 1992. Per maggiori informazioni sull’arazzo e sullo spazio museale dedicato allo sbarco in Normandia consultare il sito: www.bayeuxmuseum.com.

Costa di Madreperla (I luoghi del D-Day)

Costa di Madreperla (I luoghi del D-Day)

Come abbiamo detto in apertura, le spiagge e i luoghi dello sbarco in Normandia sono diventati negli anni una delle principali attrazioni turistiche di Francia. Sono tantissimi i visitatori che ogni anno, soprattutto durante i mesi estivi, ripercorrono le località della Côte de Nacre, la Costa di Madreperla. Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword sono le spiagge (Plages de Debarquement) dove, il 6 giugno 1944, sbarcarono inglesi, americani e canadesi per liberare la Francia dall’occupazione nazista. Il tributo di sangue fu enorme e, come sempre in guerra, a rimanere al suolo non furono solo gli alleati ma anche moltissimi soldati tedeschi. Tra cimiteri, musei e installazioni sono tantissime le cose da vedere. In questa sede ci limitiamo a segnalarne solo alcune: il Museo della Liberazione di Cherbourg; la chiesa di Saint Marine (ca. 40 km a sud est di Cherbourg) col manichino del soldato americano John Steele appeso sul campanile; e il cimitero americano di Colleville-sur-mer (sulla spiaggia di Omaha Beach). La visita dell’impressionante Normandy American Military Cemetary and Memorial è indispensabile per ricostruire una delle pagine di storia più sanguinose del ‘900. Il cimitero è aperto al pubblico tutti i giorni, tranne il 25 dicembre e il 1 gennaio. Dal 15 aprile al 15 settembre è aperto dalle 9:00 alle 18:00; il resto dell’anno dalle 9:00 alle 17:00. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.abmc.gov/cemeteries-memorials/europe/normandy-american-cemetery.

Abbazia di Saint Michel

Abbazia di Saint Michel

Con oltre 2,5 milioni di visitatori l’anno (alcune stime addirittura parlano di 3 milioni) l’Abbazia di Saint Michel è la seconda località più visitata di Francia dopo la capitale Parigi. Il primato, però, è tutt’altro che recente. Già nel Medioevo questo luogo era meta di pellegrinaggi da ogni parte d’Europa. Diversi i motivi alla base della straordinaria popolarità del sito. Il primo è la sua origine mitica. Si racconta, infatti, che l’edificazione della chiesa fu ordinata dall’Arcangelo Michele in persona, apparso ripetutamente in sogno al vescovo di Avranches, Saint Aubert. Il periodo, giova ricordare, è l’inizio dell’VIII secolo, per la precisione il 708, anno in cui venne costruita la prima chiesa. Ovviamente i lavori di ampliamento continuarono nel corso di tutto il Medioevo conferendo l’inconfondibile stile gotico-normanno all’abbazia. Abbazia alta 157 metri, e situata sulla sommità di un isolotto attorno al quale, nel tempo, sorse un piccolo villaggio, a sua volta cinto da possenti mura difensive. Ancora oggi, Saint Michel, oltre a essere un’abbazia, è un borgo disseminato di negozietti tipici, ristoranti e con una sua ricettività diffusa. L’altro motivo alla base del fascino planetario della località è il fenomeno dell’alta marea. Tutt’attorno l’abbazia, infatti, le maree oscillano finanche di 15 metri, motivo per cui, da anni, ne viene monitorato l’andamento in maniera costante. Chiaramente nel tempo sono state create le infrastrutture necessarie a rendere il sito visitabile in ogni stagione dell’anno: con la nebbia e col sole; con l’alta o la bassa marea. E qui veniamo al terzo motivo che ha decretato il successo della località: la sopraggiunta tutela UNESCO del 1979. Nel 2001, infine, il ritorno dopo secoli di monaci e suore della Fraternità Monastica di Gerusalemme (subito dopo la Rivoluzione Francese, infatti, l’Abbazia venne riadattata a prigione). Per maggiori informazioni sulla storia, i collegamenti terrestri e l’andamento delle maree consultare il sito: www.ot-montsaintmichel.com (disponibile la versione in inglese).

Granville

Granville

Dopo Cap de La Hague è la volta di Granville, una delle località balneari più rinomate di tutta la Francia. Considerando i paesi limitrofi (Saint Pair Sur Mer, Jullouville, Donville des Bains ecc.) sono oltre 20 i chilometri di litorale a disposizione dei turisti, molti dei quali provenienti da Parigi grazie all’efficiente collegamento ferroviario da/con la capitale francese. Se poi risaliamo la costa fino a Portbail, i chilometri balneabili diventano molti di più, il che spiega una parte del grande successo turistico di questo tratto di costa. L’altra parte, invece, è da ricondurre alla presenza del casinò nella parte vecchia (Haute Ville) di Granville (non a caso, la località è rinominata “Montecarlo del nord”). Ma non è finita perché al fascino di Granville contribuisce il fatto di essere la città natale di Christian Dior. Nella casa in cui il grande stilista trascorse tutta la sua giovinezza è stato allestito un museo con un buon riscontro di visitatori. I numeri, ovviamente, non sono gli stessi del Carnevale cittadino che, ricordiamo, è uno dei più importanti della nazione transalpina. Nei dintorni, infine, segnaliamo Coutances, distante una trentina di chilometri da Granville. La località è famosa per la Cattedrale, eretta nel XIII secolo nella parte più alta della città. Dalla torre di questa chiesa si scorge un panorama magnifico che da solo vale la visita. Da non perdere!

Penisola di La Hague

Penisola di La Hague

Il nostro viaggio alla scoperta della Normandia comincia dalla Manica (Manche, in francese) il più occidentale dei 5 dipartimenti in cui è divisa la regione. Prima tappa la Penisola di La Hague. La natura aspra e selvaggia della zona richiama prevalentemente surfisti e amanti del trekking. Diverse le cose da vedere. Segnaliamo en passant: le scogliere di Nez de Jobourg, il piccolo Port Recine e il Castello di Nacqueville. Le scogliere di Nez de Joubourg (vedi foto), all’estremità occidentale della penisola, sono la seconda attrazione della Manica dopo l’Abbazia di Saint-Michel. Alte 128 metri, rappresentano uno degli snodi più importanti del traffico marittimo dell’Atlantico. Ai piedi delle scogliere si aprono diverse grotte molto profonde che, volendo, possono essere visitate insieme a guide del posto. Recine, invece, è il porto più piccolo di Francia. Da qui la sua particolarità, che contrasta enormemente con la capienza del porto della vicina città di Cherbourg dove, invece, sono migliaia le imbarcazioni, compresi yachts e navi da crociera, ad attraccare annualmente. Infine Nacquiville, castello rinascimentale dei primi del ‘500 a cui, nel XIX secolo, è stato aggiunto un bellissimo parco-giardino con laghi, cascate, fiori, palme e altre piante ornamentali. Da Nacquiville parte anche il GR233, l’itinerario escursionistico più famoso della penisola. Ottanta chilometri circa, attraversa da nord a sud l’intero territorio, tra paesaggi magnifici, pascoli, muretti a secco, alte falesie e insenature meravigliose. Perciò, insieme all’abbigliamento tecnico, guai a dimenticare la macchina fotografica.

Non venire per una settimana

Non venire per una settimana

Se avete intenzione di girare per il Montenegro senza fossilizzarvi in una sola delle sue località balneari, beh allora è preferibile programmare un viaggio di almeno dieci giorni. Due settimane è ancora meglio se, oltre al mare, desiderate visitare l’entroterra montuoso. Quanto alla moneta non c’è alcun cambio da fare. Per quanto non appartenga all’Unione Europea, il Montenegro ha adottato unilateralamente l’euro con indubbi vantaggi per l’economia turistica. Chiaramente soggiornare sulla costa è mediamente più caro rispetto all’interno, anche se questo non pregiudica la possibilità di trovare soluzioni convenienti vicino al mare.

Ulcinj

Ulcinj

Dopo la montagna si ritorna sul mare: a Ulcinj, la più meridionale delle città costiere del Montenegro. Sono due le particolarità di questa località: la prima è la spiccata influenza albanese; la seconda è che appena fuori città si trova la spiaggia più grande dell’intera nazione. Procediamo con ordine. Ulcinj, dopo le dominazioni illirica, romana, bizantina, serba, montenegrina, veneziana, da un certo punto in poi (1571) divenne un’enclave turca. I temibili pirati ottomani stabilirono qui una delle loro basi più importanti per le scorribande nel Mediterraneo. Solo nel 1878, dopo tre secoli di incontrastato dominio ottomano, questa città tornò sotto il principato del Montenegro. Inevitabilmente, però, l’influenza turca ha lasciato moltissime tracce sia sotto il profilo architettonico che culturale. L’impronta orientaleggiante è particolamente evidente nella parte vecchia di Ulcinj: una fortezza, mura difensive, vicoli stretti e moschee disegnano un paesaggio esotico, decisamente diverso rispetto alle altre località costiere del Montenegro. Il secondo aspetto rilevante, dicevamo, è Velika Plaza, la “Grande Spiaggia” che si estende per 13 chilometri fino al confine con l’Albania. Un litorale lunghissimo che ha conosciuto un importante sviluppo turistico ad appannaggio di sportivi (la zona è particolarmente indicata per subacquei e surfisti) e famiglie con figli al seguito. I fondali relativamente bassi rendono infatti la spiaggia indicata per i più piccoli che possono acquisire dimestichezza col mare con maggiore tranquillità. Da vedere, nei dintorni, Ada Bojana, l’isola nel delta del fiume omonimo che segna il confine tra Montenegro e Albania.

Durmitor National Park

Durmitor National Park

Il nord del Montenegro custodisce paesaggi incontaminati. Quelli del Durmitor National Park sono talmente spettacolari da essersi meritati in tempi non sospetti la tutela UNESCO. La città di Žabljak è la base di partenza per andare alla scoperta del parco. Diverse le opzioni a disposizione: quelle più gettonate sono l’escursione sul Bobotov Kuk che, coi suoi 2500 metri, rappresenta la punta più alta del Durmitor, e il rafting sulle sponde del Tara (vd. foto). Specie quest’ultima attività riscontra sempre maggior successo di pubblico, trattandosi del canyon più profondo d’Europa, nonché il secondo al mondo dopo il Grand Canyon in Colorado. Non solo alpinismo e kayak. Il Durmitor National Park consente un’infinità di altre attività all’aperto: sci, parapendio, ciclismo ad alta quota, safaring, pesca sportiva, senza dimenticare l’osservazione diretta delle variegatissime flora e fauna della regione. A parte, infatti, i due fiumi del parco, i pescosissimi Tara e Piva, il Durmitor ospita anche un bellissimo lago: il Crno Jezero (Lago Nero) che, ghiacciato d’inverno, è invece piacevolmente balneabile durante i mesi estivi. Quanto alla fauna: orsi, lupi e aquile popolano gli oltre 300 chilometri quadrati del parco, a testimonianza di quanto incontaminata sia ancora la natura del Montenegro. Da non perdere!

Monastero di Ostrog

Monastero di Ostrog

Il Montenegro è una nazione ricca di spiritualità. Soprattutto nei paesi dell’interno la vita scorre molto più lentamente, favorendo meditazione e preghiera. Non stupisce quindi l’elevato numero di monasteri. Talmente tanti che visitarli tutti è impossibile, almeno in una volta sola. Ce n’è uno, però, la cui fama ormai è globale. Parliamo del Monastero di San Basilio di Ostrog a circa 20 chilometri da Niksic, seconda città per numero di abitanti (ca. 58.000) dopo la capitale Podgorica. La particolarità di questo monastero è che è interamente scavato nella roccia. La struttura è divisa in una parte superiore e una inferiore. La prima è anche quella più ricca di fascino con due chiese sotterranee (Chiesa della Presentazione e Chiesa della Santa Croce) dalle stupende decorazioni parietali. Nella parte inferiore, invece, si trovano la Chiesa della Santissima Trinità, realizzata nel 1824, e una chiesa più recente, del 2005, intitolata a San Stanko, pastore montenegrino ucciso dai turchi. Nonostante le lotte secolari con gli Ottomani, il Monastero di Ostrog è considerato un luogo sacro anche da musulmani e cattolici. Al pari degli ortodossi, infatti, anche queste confessioni riconoscono le virtù miracolistiche di San Basilio, la cui ricorrenza cade il 29 aprile. Da vedere!

Lago di Scutari

Lago di Scutari

Il lago di Scutari è il suggello definitivo della grande bellezza del Montenegro. È il più grande della penisola balcanica con una superficie variabile dai 600 chilometri quadrati del periodo invernale ai circa 370 della stagione estiva. Un habitat unico con una flora e una fauna ricchissime, ideali per gli appassionati del turismo nel verde e gli amanti del birdwatching (aironi, cormorani, pellicani ecc.). Oltretutto è un lago pescosissimo, tant’è che i villaggi tutt’attorno traggono tuttora una parte importante del loro sostentamento dalla pesca di anguille, trote, carpe, lucci ecc. Scutari, ovviamente, merita tantissimo anche da un punto di vista paesaggistico. Lungo il percorso (una parte del lago è in territorio albanese) si incontrano diverse isolette, la più famosa delle quali è senza dubbio Beska. Questa virgola di terra ospita un antico monastero che, dopo secoli di abbandono, è stato nuovamente popolato da monache ortodosse. Non molto distanti il comune di Virpazar, famoso per il mercato del venerdì, e Rijeka Crnojevica in cui Ivan Crnojevic (da cui il nome della località) riparò prima dell’approdo definitivo a Cetinje (vd. punto 7). Insomma, natura, storia, cultura, enogastronomia (ci sono vigneti bellissimi) e la possibilità di numerose attività outdoor (mountain bike su tutte): al lago di Scutari non manca davvero niente per un’indimenticabile vacanza all’aperto. Senza dimenticare un altro aspetto decisivo: la costa adriatica, con le sue lunghe spiagge, è a circa 50 chilometri (da Virpazar a Ulcinj).

Podgorica

Podgorica

Anche la vecchia strada che da Cetinje conduce a Podgorica regala scorci magnifici. Del resto, non potrebbe essere altrimenti considerando l’ubicazione della capitale montenegrina. Podgorica si trova, infatti, in una pianura fertilissima a nord del lago di Scutari ed è attraversata da ben sei fiumi: quattro a ridosso della città (Zeta, Sitnica, Mareza e Cijevna), e due che invece l’attraversano (Moraca e Ribnica). Proprio Ribnica rappresenta la linea di confine tra la parte vecchia e la parte nuova della città. Parte vecchia in cui è tuttora evidente l’influenza ottomana. Basta recarsi nel quartiere di Stara Varos per averne prova: la seicentesca torre dell’Orologio (Sahat Kula) è una testimonianza significativa dell’ascendenza culturale turca, per non parlare del canto del muezzin che richiama cinque volte al giorno i fedeli musulmani in preghiera. La parte nuova della città somiglia invece sempre più a una moderna capitale europea. Parchi, giardini e un’estesa zona pedonale in cui non mancano ristoranti, locali e boutique (da vedere: Hercegovacka Street). Ovviamente, trattandosi della capitale, molta parte del centro cittadino è occupata dai palazzi del potere politico e burocratico, senza dimenticare i musei che raccontano la storia antica e quella più recente dell’ex Titograd. Già, perché per chi non lo sapesse, dal 1946 al 1992 Podgorica cambiò nome in omaggio del maresciallo Tito, protagonista prima della resistenza e poi della Repubblica Federale di Jugoslavia.

Cetinje

Cetinje

Palazzi, chiese, musei e monasteri: a Cetinje, antica capitale del Montenegro, c’è tutto un mondo da scoprire. La città si trova all’interno del Lovćen National Park ed è facilmente raggiungibile da Kotor proseguendo oltre il Mausoleo dedicato a Petar II Petrović-Njegoš (vedi punto 3). Il panorama, come già detto, è meraviglioso e accompagna il viaggiatore fin dentro questa città di circa 18.000 abitanti fondata attorno la metà del ‘400 da Ivan Crnojevic, sovrano del Principato di Zeta. Zeta era un antico stato medievale, coincidente grosso modo coi confini del Montenegro, che dapprima osteggiò l’arrivo dei veneziani, salvo poi riconoscerne la sovranità soprattutto in funzione anti turca. E infatti Crnojevic si fermò a Cetinje proprio dopo una battaglia contro gli Ottomani: la città apparve ideale per accamparvisi perché protetta da colline tutt’attorno che rendevano superflua la costruzione di bastioni e cinta murarie. Lo status di capitale, invece, risale al 1878, anno della prima indipendenza del Montenegro. Alla fine del XIX secolo sorsero così palazzi bellissimi destinati a ospitare le ambasciate delle principali nazioni europee, nonché la sede del governo e gli uffici principali di Stato. E, ancora oggi, seppur non più capitale, è proprio questa maestosità architettonica il biglietto da visita più importante di Cetinje. Un vero e proprio museo all’aperto, oltretutto abbastanza agevole da visitare, prima di rimettersi in cammino alla volta dell’attuale capitale del Montenegro, Podgorica (vedi prossimo punto).

Budva

Budva

Dopo le principali località delle Bocche di Cattaro è il momento di passare in rassegna la costa adriatica del Montenegro. Lunghe spiagge, uliveti, case in pietra, viali alberati, borghi antichi ma anche – inutile negarlo – moltissimi alberghi e seconde case. Dagli anni ’60 del secolo scorso, infatti, la costa adriatica del Montenegro ha conosciuto un notevole sviluppo turistico e, come succede quasi sempre alle località che vanno incontro a una fortuna economica improvvisa, l’attenzione al paesaggio e alle sue peculiarità non è stata altissima. Fortunatamente, però, molto è rimasto così com’era. Il centro storico di Budva, per esempio, è un vero e proprio gioellino architettonico. Osservando i palazzi e le innumerevoli chiese (da vedere la Chiesa di Sant’Ivano) spicca sopra tutte le altre l’impronta veneziana. Molte le cose da vedere anche nelle immediate vicinanze. A due chilometri da Budva c’è la spiaggia di Becici, mentre a una decina di chilometri c’è la penisola di Santo Stefano. Becici è una lunga spiaggia di sabbia, nel 1935 addirittura nominata spiaggia più bella di tutto il Mediterraneo. Oggi non è più così: pur attrezzata e mediamente pulita la spiaggia, e soprattutto il litorale alle spalle, hanno conosciuto un forte sviluppo edilizio non sempre di ottima fattura. A tal punto di classe, invece, da essere inaccessibile ai più la penisola di Santo Stefano. Si tratta di un’isoletta di pochi ettari che, negli ultimi 30-40 anni, ha cambiato radicalmente pelle trasformandosi da villaggio di pescatori a resort di lusso diffuso destinato esclusivamente a una clientela d’élite. Proprio per questo, oltre che per la sua particolarissima ubicazione, Sveti Stefan è una delle località più fotografate del Mediterraneo (vd. foto). Per trovare, infine, una località in gran parte risparmiata dalla speculazione edilizia bisogna raggiungere Petrovac (Petrovazzo in tialiano), una quindicina di chilometri a sud di Budva. Centro storico e spiaggia bellissime, Petrovac è una valida alternativa al caos estivo di Budva.

Perast

Perast

Perast (in italiano, Perasto) è un piccolo paese al confine tra i golfi di Risan e Cattaro. Un piccolo paese che vanta però diversi primati: è il più antico insediamento abitativo della regione (le prime tracce umane risalgono al 3500 a. C.); è la cittadina col maggior numero di ore di luce, nonché una delle più belle testimonianze di architettura barocca di tutto l’Adriatico. La città, così come l’ammiriamo ancora oggi, si formò a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Anni intensi in cui, sotto l’egida della Serenissima Repubblica di Venezia, Perast contava una marineria di tutto rispetto: ben 4 cantieri navali e oltre 100 imbarcazioni all’occorrenza pronte a dar battaglia contro i turchi. Non è finita, perché, rispetto alle altre località delle Bocche di Cattaro, Perast vantava un’ulteriore peculiarità: l’assenza di una cinta muraria, sopperita però da una fortezza principale (Santa Croce) e un sistema difensivo di torri costiere. Ancora: palazzi e chiese dappertutto. Ben 19 chiese in uno spazio tutto sommato ridotto. La più bella è la chiesa di San Nicola (Sveti Nikola) famosa per il suo campanile di 55 metri, anche se pure la Chiesa Madonna del Rosario merita una visita. Quanto ai palazzi nobiliari segnaliamo Palazzo Bujović, sede del museo civico cittadino (www.muzejperast.me).

Santuario della Madonna dello Scalpello

Santuario della Madonna dello Scalpello

Un’isola frutto di un voto. Basta questo a spiegare il fascino dell’“isola-chiesa” di Gosp od Škrpjel di fronte la città di Perast (vd. prossimo punto). Secondo una leggenda, nel 1452 due fratelli trovarono un’effigie della Madonna su uno scoglio affiorante. Da lì l’idea di gettare tutt’attorno lo scoglio un numero di pietre tale da formare un’isola artificiale su cui poi realizzare un santuario mariano. Un’operazione complessa, per portare al termine la quale, da un certo punto in poi, vennero affondate pure diverse imbarcazioni in disuso. Una volta realizzata l’isola si passò ai lavori della chiesa, anche se quella che ammiriamo oggi è molto diversa dall’edificio originario del XV secolo. Non tanto, o non solo, per l’aggiunta di elementi architettonici successivi, quanto per il fatto che la Chiesa della Madonna dello Scalpello, come del resto l’intera regione delle Bocche di Cattaro, è stata lesionata in due cricostanze da violente scosse di terremoto: la prima nel 1667; la seconda nel 1979. In entrambi i casi fu necessario ricostruire intere parti dell’edificio badando, nel secondo, a non distruggere le stupende decorazioni parietali realizzate da Tripo Kokolja (in italiano, Tripo Cocoglia) artista barocco vissuto a cavallo tra ‘600 e ‘700 e molto attivo tra Dubrovnik e dintorni. Ancora oggi, il 22 luglio, parte da Perast una processione di barche in direzione dell’isola della Madonna. Le imbarcazioni, colme di pietre, sono legate l’una all’altra e sospinte solo dalla forza dei remi. Giunti in prossimità del santuario, le pietre vengono gettate in acqua continuando, in questo modo, il consolidamento dell’isola sacra. Da vedere!