Spiaggia di Gerakas

Spiaggia di Gerakas

Cominciamo subito col dire che Gerakas non è visitabile da mezz’ora prima del tramonto a mezz’ora dopo l’alba. L’estremità meridionale dell’isola, infatti, è parte integrante del Parco Marino di Laganas per la tutela delle “caretta caretta”, e in particolare questa spiaggia è una zona a protezione assoluta. Ne derivano una serie di prescrizioni importanti: per esempio, è vietato l’ancoraggio e bisogna fare molta attenzione alla disposizione degli ombrelloni nella sabbia. È vietato perfino visitare la baia in canoa. L’unica attività consentita è lo snorkeling per ammirare dal vivo i bellissimi fondali di questo tratto di costa. La profondità, inoltre, non è elevata, circostanza che rende Gerakas particolarmente adatta per le famiglie coi figli al seguito. Purché – ripetiamo – tutto avvenga dando la priorità alle esigenze delle tartarughe che non è raro incontrare in acqua.

Occhio al prezzo del pesce

Occhio al prezzo del pesce

In Grecia si mangia tradizionalmente bene. Sulle isole, poi, ancor di più. Occorre solo fare attenzione a un paio di cose: innanzitutto al prezzo del pesce, così da non farsi trovare impreparati al momento del conto; in secondo luogo, al ristorante prescelto, evitando quelli più “turistici” a vantaggio di locali magari meno noti ma più in linea con la gastronomia del posto.

Non indossare abiti inadeguati per visitare chiese, musei e villaggi

Non indossare abiti inadeguati per visitare chiese, musei e villaggi

Nudità, bikini e abiti succinti sono all’ordine del giorno a Zante, soprattutto nella zona di Laganas. Proprio per questo, però, quando si visitano chiese, musei e i paesini dell’entroterra è richiesta maggiore sobrietà nell’abbigliamento. Avvertiti!

Porto Limnionas

Porto Limnionas

Porto Limnionas è una meravigliosa baia del versante occidentale di Zante, tuttavia non semplicissima da raggiungere sia da mare che da terra. Da mare, infatti, ci si ritrova davanti a un’insenatura stretta e lunga, più simile a un piccolo fiordo che a un canale navigabile. Da terra, invece, bisogna prima raggiungere il paese montano di Agios Leon e da lì proseguire per un paio di chilometri lungo una strada asfaltata che termina su uno spiazzo in cui è possibile lasciare l’auto o lo scooter (vedi foto). La fatica per arrivarci, però, è ampiamente ricompensata dallo scenario tutt’attorno. Acqua cristallina, costa frastagliata e una piccola spiaggia di sassi per stendere l’asciugamamano. In alternativa sono state realizzate due piattaforme attrezzate con ombrelloni, lettini e sdraio anche se la disponibilità è comunque ridotta. In zona c’è pure un ristorante in cui vale la pena fermarsi a mangiare qualcosa. Da non perdere!

Loucha

Loucha

Le Grotte Blu e la Spiaggia del Relitto sono le due cartoline turistiche di Zacinto. Indubbiamente bellissime, ma poco significative per chi vuol conoscere il modo in cui effettivamente vivono gli abitanti del posto. Per approfondire questi aspetti bisogna spingersi nei paesini dell’entroterra dove agricoltura e allevamento giocano ancora un ruolo importante nell’economia domestica. In particolar modo vale la pena visitare Loucha, paesino del versante occidentale distante una decina di chilometri da Porto Limnionas (vedi prossimo punto). Chi visita il villaggio ha la netta sensazione che il tempo si sia fermato. Lo scenario, infatti, è in gran parte ancora quello del 1953, anno in cui un violento terremoto colpì Zacinto e la vicina Cefalonia. Qui, diversamente dai paesi circostanti, l’architettura tradizionale fatta di case in pietra, giardini recintati e strade acciottolate ha resistito all’avanzata dell’edilizia moderna. Ne è venuto fuori un borgo incantato con una pregevole vista su una valle coltivata prevalentemente a vigneti. Da non perdere!

Spiaggia del Relitto

Spiaggia del Relitto

Navagíou non è solo una delle principali attrazioni di Zante. È una delle cartoline turistiche più famose dell’intera Grecia, stabilmente inserita in (quasi) tutte le classifiche con le spiagge più belle del mondo. In realtà, a essere bellissimo è tutto il versante occidentale dell’isola contraddistinto da alte falesie, insenature strette e colori meravigliosi, specie sul far della sera. Stesse caratteristiche anche della Spiaggia del Relitto, semmai ancor più accentuate rispetto al resto della costa. Infatti, qui le pareti verticali sono talmente imponenti che sembra quasi vogliano nascondere la spiaggia, salvo poi, all’improvviso, svelarne la straordinaria bellezza. Questa è la sensazione che si prova arrivando via mare da Agios Nikolaos o dalla poco distante insenatura di Porto Vromí. Fare il bagno nelle acque turchesi di questa spiaggia, dove negli anni ’70 arenò una nave da carico (da cui il topos “Spiaggia del Relitto”), è un’esperienza meravigliosa. Ancor più meraviglioso, però, è percorrere la strada costiera che porta al punto panoramico da cui vengono realizzati la maggior parte degli scatti che ritraggono l’insenatura. Il percorso, che si snoda tra i paesi montani di Volimes e Anafonitria, termina con una stradina laterale nei pressi del Monastero di San Giorgio della Rocca (Agios Georgion Kremnon). Da non perdere!

Grotte Blu

Grotte Blu

Le Blue Caves di Zacinto sono una delle attrazioni principali dell’isola. Sono meno famose della Grotta Azzurra di Capri ma non hanno nulla da invidiare a quest’ultima. Si raggiungono agevolmente in barca dalla spiaggia di Makris Gialos o dal porto di Agios Nikolaos, spesso in abbinamento alla visita della Spiaggia del Relitto (vedi punto 2). Volendo, il sito è raggiungibile pure a piedi da una stradina poco distante dal faro di Capo Skinari. In questo caso bisogna scendere un centinaio di gradini al termine dei quali si arriva proprio sopra il tratto di costa che ospita queste caverne. Un tuffo e via, ci si ritrova in uno scenario d’incanto che vale la pena esplorare con la maschera o gli occhialini. Insomma, la natura da queste parti regala suggestioni uniche che rimarranno a lungo impresse nella memoria. Provare per credere!

Non sottovalutare la programmazione del rientro

Non sottovalutare la programmazione del rientro

Tra un’isola e l’altra non mancano i collegamenti aerei. Il punto, però, è che le avverse condizioni meteo spesso causano cancellazioni e ritardi nei voli (lo stesso vale per i collegamenti marittimi). Quest’evenienza impone di programmare bene e per tempo gli spostamenti, specie se l’intenzione è quella di visitare tutto l’arcipelago. Poiché São Miguel è l’aeroporto principale delle Azzorre, il consiglio è di trascorrere sull’isola gli ultimi giorni prima del rientro in modo da avere un margine di flessibilità per gestire i possibili imprevisti (partenza anticipata o ritardata). Sapevatelo!

Non prenotare all’ultimo auto e scooter

Non prenotare all'ultimo auto e scooter

Tranne che a Corvo, su tutte le altre isole dell’arcipelago è possibile noleggiare auto e scooter. Si tratta solo di farlo per tempo, soprattutto in estate quando le richieste aumentano decisamente. In rete le informazioni abbondano. Tra i diversi siti segnaliamo www.easyterra.it.

Isola di Flores

Isola di Flores

Laghi, cascate, scogliere, mucche, uccelli e fiori. Fiori dappertutto. Non a caso il nome è Ilha das Flores e, non a caso, due anni dopo Corvo, l’UNESCO ha inserito pure la più occidentale tra le isole Azzorre nello speciale elenco Riserve della Biosfera. Gli abitanti sono quasi 4000, distribuiti in due comuni principali, Santa Cruz e Lajes, più una miriade di piccoli centri sparpagliati qua e là sul territorio. Trekking e birdwatching sono le attività più praticate su quest’isola che ha un’indice di piovosità più che doppio rispetto a Graciosa e le altre isole dell’arcipelago centrale. Il risultato è una vegetazione lussureggiante, habitat ideale per moltissimi uccelli migratori in rotta sull’Atlantico. Da non perdere i Sete Lagoas, sette pittoreschi laghi di montagna (Branca, Seca, Comprida, Rasa, Lomba, Funda das Lajes e Funda) che meritano ognuno una visita. Così come pure meritano la salita sul Morro Alto, la vetta più alta dell’isola (911 mt.s.l.m.), e le cascate Ribeira do Ferreiro. Insomma, il lembo più occidentale d’Europa è davvero un luogo sbalorditivo. Un’isola che in un paio di giorni è in grado di emozionare come pochi altri posti in Europa e nel mondo. Da vedere!

Isola di Corvo

Isola di Corvo

Con appena 17 chilometri quadrati, Corvo è la più piccola delle Azzorre. Considerate le dimensioni e il numero di abitanti (ca. 400) non ci sono molte attrazioni, ed è anche il motivo per cui i turisti, quasi sempre, dedicano a quest’isola un paio d’ore provenienti dalla vicina Flores (vedi prossimo punto). Soltanto dal 2007, anno in cui l’UNESCO ha dichiarato Corvo Riserva della Biosfera, oltre alle presenze giornaliere sono aumentate quelle degli appassionati di trekking. Escursionisti e amanti della natura si dirigono tutti alla volta del Caldeirão, il vulcano estinto al centro dell’isola (vedi foto). Lungo il percorso, si incontrano diversi punti panoramici (miradouros) in cui val la pena fermarsi. Quello più in alto è il Morra da Homens (718 mt. s l.m.) con una magnifica vista sul lago vulcanico che occupa il cratere. L’altra cosa da vedere, gioco forza, è Vila do Corvo. Si tratta dell’unico centro abitato dell’isola e si trova a ridosso del porto che assicura i collegamenti con Flores. Insomma, il fascino di Corvo è allo stesso tempo naturalistico e antropologico. Si tratta di capire come si vive su una piccola isola in mezzo l’Atlantico lontano dagli agi e i servizi in cui tutti noi siamo immersi. Un’esperienza significativa per riconsiderare le priorità della vita.

Isola di Terceira

Isola di Terceira

Come suggerisce il nome, “Terceira” è stata la terza isola a essere scoperta dopo São Miguel e Santa Maria. La differenza principale rispetto al resto dell’arcipelago è il contrasto tra le bellezze architettoniche del capoluogo Angra e le bellezze naturalistiche dei paesi tutt’attorno. Il centro storico di “Angra do Heroismo”, infatti, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1993. Alla base del riconoscimento, il grande valore storico dell’architettura rinascimentale della città, per secoli principale porto di rifornimento per le navi impegnate sulle rotte commerciali dell’Atlantico. La dimensione internazionale ha influito profondamente sull’architettura e sull’urbanistica cittadina. Da vedere, in particolar modo, la Catedral do Santissimo Salvatore (o Sé); il Palacio Bettencourt (dal nome della famiglia di mercanti che l’abitava) e il Palacio dos Capitaés Generais, rappresentanza dei capitani generali che amministravano l’arcipelago per conto dei ragnanti del Portogallo. Non è finita, perché anche i forti di São Sebastiao e São João Baptista meritano una visita; come pure merita Alto da Memoria, il punto panoramico più bello di Angra con una vista meravigliosa sull’intera località. Quanto al resto dell’isola, dicevamo, è la natura a farla da padrona. Segnaliamo Algar do Carvão, tunnel lavico all’interno della Caldeira de Guillerme Muniz. La forma sui generis di questa bizzarra scultura naturale, unitamente alla vegetazione lussureggiante tutt’attorno fanno di questo geosito una delle mete principali per gli appassionati di trekking che a Terceira provengono da tutto il mondo. Da non pedere!

Isola Graciosa

Isola Graciosa

Graciosa è l’isola più pianeggiante delle Azzorre. La vetta più alta è la Caldeira (402 mt. s.l.m.), cratere vulcanico da cui si accede a uno dei luoghi più sbalorditivi dell’arcipelago: Furna do Enxofre. Si tratta di una grotta da cui, a sua volta (pel tramite di una scala a chiocciola), si arriva al Lagoa do Styx, piccolo lago vulcanico sotto il livello del mare. Anche se le esalazioni di zolfo e altri gas tossici impediscono di arrivare in fondo al lago, resta la straordinaria bellezza di un geosito che ha giocato un ruolo decisivo nel riconoscimento dell’isola quale Riserva della Biosfera da parte dell’UNESCO. Altro luogo da non perdere è il piccolo impianto termale di Carapacho, così come pure meritano una visita i quattro comuni in cui è diviso il territorio: Santa Cruz, Praia, Guadalupe e Luz. Specie i primi due raccontano in profondità il vissuto dell’isola. Praia, per esempio, è un piccolo borgo marinaro in cui però a spiccare sono i mulini a vento (vedi foto). La coltivazione dell’orzo per molto tempo è stata la coltura principale dell’isola assieme alla vite. Il motivo della preferenza di queste coltivazioni rispetto ad altre, va storicamente ricondotto alla carenza d’acqua. Graciosa, infatti, ha sempre avuto maggiori problemi di siccità rispetto al resto dell’arcipelago, circostanza che ha costretto gli abitanti a doversi ingegnare maggiormente per ottenere quanto necessario a vivere (puntando su coltivazioni che richiedevano minor consumo di acqua). Santa Cruz, invece, spicca per l’eleganza del suo centro storico. Realizzato tra XVl e XIX secolo, si caratterizza per la tipicità delle abitazioni, i vicoli interamente lastricati e i palazzi signorili, tra cui il municipio locale. Da non perdere, infine, il Carnevale, la festa più sentita della località.

Isola di São Jorge

Isola di São Jorge

São Jorge è l’isola più lunga (54 km) e stretta (appena 7 km) delle Azzorre. C’è chi ci vede l’immagine di un drago sdraiato, chissà magari ispirandosi al drago che campeggia nella piazza di Velas, centro principale dell’isola, a fianco la statua del santo patrono (l’altro piccolo centro abitato è Calheta). La sinuosità del territorio non è l’unico dato degno di nota. Sull’isola, infatti, le mucche da pascolo sono decisamente più degli abitanti. Trentamila le prime, mentre la popolazione è inferiore alle diecimila unità. Non a caso, São Jorge è famosa per il suo formaggio, il Queijo, di cui i locali sono molto ghiotti. Per il resto, l’isola è una mecca per gli amanti del trekking. I sentieri escursionistici sono molteplici e quasi tutti lambiscono le fajãs, strette superfici litoranee in molti casi raggiungibili solo a piedi (Faja da Caldeira de Santo Cristo, Faja do Ouvidor, Faja das Cabres, Faja de São Joao ecc.). Anche la salita sul Pico da Esparança (1043 mt.s.l.m.), assieme all’esplorazione dei due isolotti das Rosais e Topo meritano il viaggio. Insomma, abbigliamento e scarponcini da trekking sono indispensabili per girare l’isola. Da fare!

Isola di Pico

Isola di Pico

“L’isola montagna”, così è soprannominata Pico per via del vulcano che, coi suoi 2351 metri sul livello del mare, è il terzo più grande di tutto l’Atlantico (vedi foto). Ovviamente, la salita in cima al monte rappresenta la principale attrazione turistica del territorio. Non l’unica, però. I centri abitati di Madalena, Lajes e São Roque meritano tutti e 3 una visita. A Madalena, per esempio, ci sono importanti siti di immersione (Ilhéu Seitado e Ilhéu em) e, soprattutto, c’è la Grotta das Torres, il tunnel lavico più lungo dell’arcipelago. A Lajes l’attrazione principale è il Museo dei Balenieri (Museu dos Baleiroos) che raggruppa numerose testimonianze relative alla caccia alla balena, a lungo la più importante fonte di sostentamento per gli abitanti dell’arcipelago. Sempre qui, a fine agosto, si celebra una ricorrenza molto sentita: la Semana dos Baleiroos, con concerti e manifestazioni che appunto rievocano il vissuto storico del territorio. Il Museo dell’Industria Baleniera (Museu da Indústria Baleeira), invece, si trova a São Roque, paese di circa 3000 abitanti che storicamente deve alla frazione portuale di Cais do Pico il suo sviluppo economico. Oltre alla tradizione marinara, però, Pico Island è famosa per la produzione vinicola. Il verdelho è la varietà di vite maggiormente coltivata e la sua importanza va oltre l’aspetto commerciale (pure Madeira vanta una produzione importante di verdelho). I paesaggi terrazzati dell’isola, infatti, dal 2004 sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO che ne riconosce e tutela l’elevato contributo culturale. Da non perdere!