Maiori

Maiori

Maiori si trova alla foce del Regghina Maior (da cui il nome del paese e la distinzione con Minori), fiume responsabile nel 1954 di una terribile esondazione che provocò lutti e distruzione. La successiva ricostruzione sacrificò molti elementi dell’abitato storico, motivo per il quale Maiori appare meno caratteristica rispetto alle altre località della Costiera amalfitana. Questo non significa però che il paese non disponga di frecce al suo arco. Anzi, il fatto di avere la spiaggia più lunga di tutta la Costiera amalfitana (ca. 1 km) ha favorito notevolmente l’economia turistica. Negli anni, sono sorti diversi alberghi, oltre a tutte le attività tipiche dell’indotto (negozi, ristoranti, boutique). Da vedere, inoltre, le chiese (Collegiata di Santa Maria a Mare, San Francesco, Santa Maria de’ Olearia, Madonna dell’Avvocata) e i vicini borghi di Erchie e Cetara. Il primo (frazione di Maiori) dispone di una delle spiagge più belle della costiera; il secondo (comune a sé), invece, è famoso per la colatura delle alici, uno dei prodotti agroalimentari (presidio Slow Food) più importanti della regione Campania.

Minori

Minori

Minori è da millenni un’affermata località turistica. A conferma di quest’antica vocazione, il ritrovamento di una villa romana del I secolo d. C. che oggi rappresenta una delle principali attrazioni del luogo. L’altra è la Basilica minore di Santa Trofimena che, imponente, guarda verso il mare. Per il resto, l’abitato è meno caratteristico rispetto agli altri paesi della costiera. A fare la differenza, da queste parti, sono la spiaggia, il mare, il sole e la gastronomia. Minori, infatti, vanta un’importante tradizione di pastifici artigianali che, insieme ai limoni, al vino e a tutti gli altri prodotti di terra e di mare del territorio allietano il soggiorno dei turisti. Da qualche anno, inoltre, c’è un evento che ha fatto subito la differenza: si chiama “Gusta Minori” e si tiene l’ultima settimana di agosto. La manifestazione, com’è intuibile dal nome, punta a valorizzare gli straordinari “giacimenti gastronomici” della Costiera amalfitana, abbinando al cibo, serate di arte, cultura e musica. Da non perdere!

Ravello

Ravello

Subito dopo Amalfi, Ravello è la destinazione ideale per chi desidera una vacanza in Costiera amalfitana lontano però dal trambusto che da anni caratterizza questi luoghi. Il paese, infatti, si trova a più di 300 metri sul livello del mare e, oltre alla magnifica vista, vanta un clima più fresco che di sicuro fa comodo a chi mal sopporta caldo e afa estivi. Quanto alle cose da vedere sono poche ma di straordinaria bellezza. Su tutte Villa Rufolo e Villa Cimbrone, due dimore signorili trasformatesi negli anni in attrazioni turistiche. La prima, in particolar modo, ospita una serie di eventi musicali di altissimo livello, specie durante lo svolgimento del Ravello Festival, rassegna musicale che monopolizza quasi per intero il calendario turistico della cittadina (vedi foto). Villa Cimbrone, invece, è un accorsato hotel 5 Stelle di cui però è comunque visitabile lo straordinario giardino panoramico (rinominato “Terrazza sull’Infinito”). Meritano parimenti una visita il Duomo, che domina l’omonima piazza, e l’avveneristico Auditorium progettato dall’archistar brasiliana Oscar Niemeyer. Questa struttura iper-moderna, distante, ma per niente fuori luogo rispetto alla cifra architettonica della località, ospita una parte consistente degli eventi del Ravello Festival richiamato in precedenza. Da vedere!

Atrani

Atrani

È il centro urbano con la maggior densità abitativa della Costiera amalfitana e questo non certo per l’elevato numero di abitanti quanto, piuttosto, per la ridotta estensione territoriale. Appena 0,12 chilometri quadrati in cui vivono circa 900 persone. In pratica una bomboniera incastonata tra i monti Civita e Aureo lungo la valle del fiume Dragone. Sia pure amministrativamente divise, Atrani, di fatto, è un’estensione di Amalfi. Lo è da un punto di vista storico, essendo parte dell’antica Repubblica Marinara (dalle sue acque muove la Regata delle Repubbliche Marinare); lo è anche da un punto di vista territoriale dal momento che il paese è raggiungibile a piedi proseguendo oltre la Valle dei Mulini di Amalfi (vedi punto 5). Urbanisticamente, invece, è un gioiello dell’architettura mediterranea, quel particolare modo di costruire fatto di superfetazioni, facciate colorate e vicoli stretti in salita. Menzione particolare per le chiese, in numero assai elevato considerata l’esiguità del territorio. Due in particolare meritano una visita: la Chiesa di San Salvatore de’ Birecto, dove al tempo della Repubblica di Amalfi venivano incoronati i duchi, e la Collegiata di Santa Maria Penitente famosa per il campanile e la cupola svettante.

Amalfi

Amalfi

Amalfi condivide con Positano la palma di località più importante della Costiera amalfitana. Su quale delle due, invece, sia la più bella, il giudizio resta sospeso anche se indubbiamente Amalfi ha dalla sua una storia gloriosa. Insieme a Pisa, Genova e Venezia è stata una delle Repubbliche Marinare che hanno fatto la storia del Mediterraneo arrivando a contare ben 70.000 abitanti a fronte dei circa 5000 attuali. Della grandeur di Amalfi restano numerose tracce: dall’Arsenale, il cantiere dove venivano realizzate le imbarcazioni della flotta (oggi ospita una permanente con la storia della località), alla Regata delle Repubbliche Marinare che ogni 4 anni si svolge nelle acque cittadine con un notevole sforzo organizzativo premiato però dai numeri più che positivi dell’affluenza. Da non perdere la visita del Duomo di Sant’Andrea (vedi foto), come pure merita un salto il Museo della Carta. Quest’ultimo è ospitato all’interno di uno dei mulini anticamente preposti alla lavorazione della carta. Tutta la penisola sorrentina, infatti, per secoli ha vantato un’eccellente industria cartaria che sfruttava l’ampia disponibilità di ruscelli e torrenti provenienti dai Monti Lattari. Negli alvei scavati da questi corsi d’acqua sorsero così dei mulini da carta la cui attività è definitivamente cessata attorno la metà degli anni ’50 del secolo scorso (salvo una limitata produzione artigianale che continua). Volendo, dopo la visita del museo, è possibile intraprendere un’escursione alla scoperta degli altri mulini dismessi. Da fare!

Conca dei Marini

Conca dei Marini

Durante il fascismo Conca dei Marini fu unita a Furore, salvo poi separarsi subito dopo la seconda guerra mondiale. Un piccolo aneddoto, tuttavia rivelatore di quanto sia importante l’identità municipale per gli abitanti della Costiera amalfitana. Parliamo infatti di uno dei comuni più piccoli d’Italia (poco più di 600 abitanti) eppure fierissimo della sua storia. Un’identità dalla doppia anima di terra (coltivazione di limoni e pomodorini) e di mare (la tonnara è stata attiva fino al 1956) che fortunatamente continua a rinnovarsi sotto le insegne del turismo di massa. Diverse le cose da vedere. Di passaggio segnaliamo: la spiaggia di Marina di Conca, al termine di 300 scalini nei pressi di un rinomato hotel della zona; e soprattutto la Grotta dello Smeraldo, meraviglioso anfratto marino scoperto negli anni ’30 del secolo scorso da un pescatore locale. Alla Grotta dello Smeraldo si accede tramite un ascensore lungo la SP 163, o in alternativa via mare da Amalfi (idem per chi non vuol fare gli scalini per Marina di Conca).

Furore

Furore

Subito dopo Praiano si incontra il fiordo di Furore, tappa imperdibile di una vacanza in Costiera amalfitana. Si tratta di un’insenatura stretta, scavata dal lavoro incessante del torrente Schiato proveniente dai Monti Lattari. Il fiordo, oggi noto come Marina di Furore, rappresenta la parte turistica del paese. Il borgo vero e proprio, invece, si trova a 600 metri sul livello del mare ed è raggiungibile tramite alcuni ripidi sentieri che dalla costa risalgono verso l’interno. In realtà è improprio parlare di borgo, poichè una delle caratteristiche di Furore è l’assenza di un vero e proprio centro abitato. Le case e le chiese di questo piccolo comune sono sparse qua e là assecondando, nella maggior parte dei casi, l’andamento del terreno. Inevitabilmente, la Statale Panoramica 163 ha valorizzato la Marina sacrificando la parte interna. Percorrendo questa strada, infatti, si arriva in prossimità di un ponte (siamo a circa 30 mt. l. d. m.) che scavalca la località. Proprio di fianco al ponte, però, una scalinata conduce fino a questa spettacolare insenatura con uno sparuto gruppo di case di pescatori. Tuttavia, da qualche anno a questa parte, l’ascesa del trekking come segmento turistico portante, sta invertendo la tendenza. Si assiste, cioè, alla progressiva riscoperta di una parte di territorio per molto tempo ai margini dei flussi turistici. A riguardo, per chi non volesse esplorare i sentieri di Furore in salita, consigliamo di raggiungere il comune di Agerola (da cui parte anche il più famoso “Sentiero degli Dei”) e da lì ridiscendere fino al fiordo di Furore. Da fare!

Praiano

Praiano

A meno di dieci chilometri da Positano, Praiano è la soluzione ideale per chi da una vacanza in Costiera amalfitana desidera soprattutto relax e tranquillità. Il paese, poco più di 2000 abitanti, è diviso in due frazioni: Vettica, la parte superiore, e Marina di Praiano, a ridosso del mare. Due anche le spiagge: Gavitella e Marina di Priaia. Nonostante le dimensioni ridotte, si tratta di lidi esclusivi, attrezzati di tutto punto e con tanto di ristoranti specializzati nella cucina marinara campana. Panorama e tramonto completano l’idillio. Praiano, infatti, è famosa per l’ampiezza della veduta e per i suoi tramonti infuocati, quasi sempre con Capri ben visibile sullo sfondo (vedi foto). Questi ultimi, in particolar modo, rendono la località adatta per un weekend romantico col giusto mix di riservatezza e vita mondana (Praiano è a metà strada tra Positano e Amalfi). Da non perdere!

Positano

Positano

Per fama e frequentazioni Positano, in Campania, è seconda solo a Capri. Parliamo dunque di una località turistica internazionale, affollatissima durante i mesi estivi. In primavera e in autunno, invece, Positano mostra il volto migliore di sé. Certo non è più un borgo di umili pescatori come un tempo, ma risulta ancora straordinariamente affascinante, specie agli occhi di chi lo visita per la prima volta. La caratteristica che colpisce di più, infatti, è il suo prevalente sviluppo verticale. Le case sono abbarbicate le une sulle altre, quasi aggrappate alla roccia che degrada dolcemente fino a mare. Passeggiare per le sue stradine strette piene di boutique e negozi (Positano è famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di vestiti e sandali) è un’esperienza davvero gratificante. Da vedere, inoltre, la Chiesa Santa Maria Assunta con la sua cupola svettante in mezzo la città. Due le spiagge: la Spiaggia Grande, ai piedi del paese; e la Spiaggia del Fornillo, distante pochi minuti di cammino dal molo di attracco degli aliscafi. Insomma, che sia per qualche ora o per un paio di giorni, Positano merita una visita almeno una volta nella vita. Da vedere!

Olimpia

Olimpia

Visitare Zante significa visitare anche tutto quel che c’è attorno, a cominciare dalle più vicine Cefalonia e Leucade. Oppure Olimpia, a circa un’ora d’auto dal porto di Killini, nel Pelopponeso occidentale. I collegamenti marittimi tra l’isola e Killini sono giornalieri e assicurati tutto l’anno, circostanza che rende la visita del villaggio, dove nel 776 a.C. nacquero i giochi olimpici, una delle tappe imperdibili di una vacanza a Zante. Tantissime le cose da vedere: tanto per cominciare, il Tempio di Zeus, di cui sono arrivati fino ai giorni nostri qualche colonna e l’imponente basamento a tre gradini. Al centro del tempio anticamente si stagliava la statua del dio realizzata da quel Fidia incaricato anche delle decorazioni del Partenone di Atene. Del villaggio facevano parte anche lo stadio, l’ippodromo, la palestra e il ginnasio. In questi ultimi due edifici gli atleti, provenienti dalle diverse città greche (che in occasione dei giochi cessavano le ostilità), avevano modo di allenarsi in vista delle gare. Adiacente al villaggio, c’è anche un museo che raccoglie statue e altri reperti archeologici inerenti la storia di questo luogo simbolo della civiltà ellenica. Da non perdere!

Bochali

Bochali

Zante, come del resto Corfù e le altre isole Ionie, sul piano storico-culturale è debitrice soprattutto alla lunghissima dominazione veneziana. L’influenza turco-orientale qui non ha lasciato tracce, mentre l’impronta italiana è ancora ben visibile in gran parte del territorio, nonostante il terribile sisma del 1953. Interessante, a riguardo, è la visita del Castello veneziano di Bochali, paesino in collina proprio alle spalle del capoluogo. Della fortezza sono rimaste solo i portali d’ingresso e le mura esterne; al contrario le chiese e la caserma sono andate completamente distrutte. Al posto di queste testimonianze architettoniche c’è una rigogliosissima pineta, in cui è bello rilassarsi dopo aver visitato questo minuscolo paesino. Bochali merita soprattutto al tramonto e alla sera, poiché regala una vista stupenda sul porto e la città di Zante (vedi foto). Da vedere!

Zante (città)

Zante (città)

Ricostruita dopo il terremoto del 1953, Zakynthos (nome greco) è la città culturalmente più stimolante dell’isola omonima. Qui sono concentrati la maggior dei musei (ricordiamo su tutti: il Museo Bizantino e l’altro dedicato a Dionisios Solomos) e delle chiese del territorio. L’architettura religiosa, in particolare, gioca un ruolo di primo piano. Dalla chiesa di Agios Nikolaos, passando per quella di San Marco (l’unica a celebrare messa secondo il rito cattolico) fino alla chiesa di Dionissios che domina il lungomare, la visita di “Zante città” offre spunti diversi rispetto al resto dell’isola. Va da sé che è anche una località balneare con una vivace vita notturna, ottima alternativa rispetto alla più caotica Laganas.

Grotte di Keri

Grotte di Keri

Il versante sud-occidentale di Zante si presenta ancor più frastagliato del resto dell’isola. Pareti rocciose a picco sul mare e una miriade di grotte e anfratti più piccoli si susseguono per diverse miglia. Alcune di queste grotte sono visitabili con la barca, mentre in altre si può entrare solo a nuoto. I tour alla volta delle grotte di Keri partono dalla piccola spiaggia di Lemni Kerioú. Nel giro sono compresi anche Capo Marathia, estremità sud-occidentale dell’isola, e i faraglioni Mzitres. Quest’ultimi sono particolarmente suggestivi. Si tratta, infatti, di due coni rocciosi a cui piedi si è formata una spiaggetta di sabbia finissima. Insomma, un paradiso per gli appassionati di diving e snorkeling che, non a caso, durante il periodo estivo, a migliaia frequentano questi luoghi. Anche la visita da terra ha il suo fascino. A Keri, piccolo paese di montagna, l’industria del turismo non ha alterato architettura e stili di vita dei suoi circa 500 abitanti, ancora saldamente legati all’agricoltura e alla pastorizia. Da vedere la Chiesa di Panagia tis Keriótissas col suo caratteristico campanile.

Isola di Marathonisi

Isola di Marathonisi

Da Lemni Kerioú partono anche le escursioni alla volta di Marathonissi, l’isola delle tartarughe. Già, perché, questa piccola isola nella baia di Laganas è uno dei luoghi di riproduzione delle “caretta-caretta” e per questo motivo viene tutelata dalle autorità greche. L’ancoraggio è severamente vietato, mentre è possibile raggiungere l’isola in canoa. Marathonissi dispone di due spiagge: una di sabbia e l’altra di sassi. L’ideale per trascorrere una giornata in pieno relax “armati” nient’altro che di maschera e boccaglio. Le coste dell’isola, infatti, sono un paradiso per gli appassionati di snorkeling che, con un po’ di fortuna, in acqua incroceranno una o più tartarughe. Da vedere!

Laganas

Laganas

Laganas è la zona turisticamente più sviluppata di Zante. La presenza della spiaggia più grande dell’isola e la vicinanza con l’aeroporto nel tempo hanno favorito l’apertura di hotel, residence, ristoranti, bar e locali di ogni tipo. Insomma, un “divertimentificio” che stona un po’ in un’isola che invece ha nel contatto con la natura il suo principale punto di forza. Tra l’altro, come detto in apertura, la baia di Laganas è zona protetta essendo luogo di riproduzione privilegiato delle tartarughe marine. Insomma, la località vive il conflitto, abbastanza ricorrente in quei territori che conoscono un’improvvisa fortuna turistica, tra le ragioni dello sviluppo economico e quelle della difesa delle peculiarità ambientali. Ciò non toglie che se desiderate un po’ di vita mondana farete bene a prenotare in zona, mentre se avete in mente un altro tipo di vacanza è preferibile scegliere di soggiornare altrove. Magari proprio a Zante, capoluogo omonimo dell’isola (vedi punto 9).