Chinatown

Chinatown

Ovviamente la conoscenza della cultura orientale non può ridursi alla visita del solo Museo di Arte Asiatica. Perlomeno non a San Francisco, dove c’è la Chinatown più antica degli Stati Uniti. Poco più di tre chilometri quadrati in cui vivono all’incirca 100.000 persone che tra loro parlano solo cinese e, in più di qualche caso (con l’eccezione significativa dei più giovani), non conoscono altra lingua. Varcare Dragon’s Gate a Grant Avenue significa perciò entrare in un altro mondo fatto di negozietti, ristoranti e mercati rionali in cui rivive la millenaria vocazione commerciale cinese. Non mancano templi tai, buddisti (Buddha’s Universal Church, il tempio buddista più grande degli Stati Uniti), e nemmeno una chiesa, l’Old St. Mary’s Church, fondata subito dopo la metà dell’Ottocento con lo scopo precipuo di convertire al cristianesimo la sempre più numerosa comunità orientale. Da non perdere Portsmouth Square, cuore di Chinatown e, proprio di fronte ad essa, il Chinese Culture Center of San Francisco, museo che raccoglie diverse opere della pittura tradizionale cinese senza disdegnare, però, incursioni nell’arte contemporanea. Altra tappa imperdibile è il Chinese Historical Society of America, edificio in cui vengono ripercorse le successive tappe dell’integrazione cinese nella cultura americana, dall’età dell’oro alla beat generation. Da vedere!

Fisherman’s Wharf

Fisherman's Wharf

Non si può dire di essere stati a San Francisco senza una visita al Fisherman’s Wharf. Non solo perché è il quartiere col maggior numero di attrazioni dell’intera città, ma soprattutto perché in origine era nient’altro che una malfamata zona portuale, per di più pericolosamente vicina al super carcere di Alcatraz (vedi prossimo punto). Oggi, invece, Fisherman’s Wharf è diventato il simbolo della città che vuol divertirsi. Moltissime le cose da fare e vedere, specie se ci si muove coi figli al seguito: l’Acquarium Bay, il Musée Mecanique, l’US Pampanito (sottomarino impiegato durante la Seconda Guerra Mondiale) e una moltitudine di negozi e ristoranti che vi terranno inchiodati qui, sul versante settentrionale del lungomare di San Francisco, almeno per una giornata intera. Assolutamente da non perdere i leoni marini che vivono attorno il Molo (Pier) 39. Sono centinaia e, legge alla mano, hanno la precedenza sulle imbarcazioni che volessero attraccare in zona (perlomeno da gennaio a luglio). Maggiori informazioni al sito: fishermanswharf.org.

Asian Art Museum

Asian Art Museum

Poco più di un miglio. Questa la distanza che separa SFMOMA e Asian Art Museum, il più grande spazio museale di arte asiatica di tutto il mondo occidentale. A fare la fortuna di questo museo, due imprenditori: Avery Brundage, industriale di Chicago, e Chong Moon Lee, coreano con solidi interessi nella Silicon Valley. Il primo, nel 1959, accettò di donare a San Francisco la sua collezione privata di arte asiatica (in tutto sono 7.700 le opere riconducibili all’impegno filantropico di Brundage), purché la città, in cambio, facesse propria l’ambizione a trasformarsi in uno dei più grandi centri di cultura orientale al mondo. Promessa mantenuta alla grande, dal momento che l’impegno di Chong Moon Lee subentra a metà anni ’90 proprio per dare una nuova dimora alla collezione nei 30 anni precedenti notevolmente ampliatasi. Ovviamente, in una città come San Francisco, dove la presenza della comunità cinese è assai significativa, i reperti riconducibili a questa civiltà la fanno da padrone (da non perdere i pregiatissimi vasi Ming, preziosa testimonianza dell’arte ceramica cinese). Ciò non toglie, però, che nell’Asian Art Museum si trovino capolavori provenienti da Taiwan, Tibet, Pakistan, Giappone e Corea. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.asianart.org.

SFMOMA

SFMOMA

Come ogni grande città, anche San Francisco ha il suo museo di arte moderna. Inaugurato nel 1935, il San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) conta oltre 30.000 opere d’arte spaziando tra fotografia, installazioni video, performance art e design industriale. La mission è “esplorare il nuovo, il difficile e l’inaspettato” migliorando “l’interpretazione, la presenza e la conservazione dell’arte moderna o contemporanea“. E, per essere all’altezza di un compito così impegnativo, nel 2016 il museo è stato ulteriormente ampliato. Da non perdere, al Quinto piano (sono Dieci in tutto), lo spazio dedicato alla Pop Art. Tra le opere presenti un magnifico Elvis di Andy Wahrol (titolo dell’opera “Triple Elvis”). Da vedere! Per i giorni, gli orari di apertura, i prezzi (ben 4000 mq di museo sono visitabili gratuitamente) consultare il sito ufficiale: www.sfmoma.org.

Ferry Building

Ferry Building

Una decina di minuti a piedi. Questa è la distanza che separa l’Exploratorium di cui abbiamo appena parlato e il Ferry Building, altra tappa imperdibile di un viaggio a San Francisco. Si tratta di un edificio storico, dalla fine dell’Ottocento agli anni ’30 del secolo scorso terminal dei traghetti in partenza e in arrivo da/a San Francisco. La costruzione del Bay Bridge e del Golden Gate Bridge insieme, naturalmente, alla diffusione dell’automobile, furono gli eventi alla base del rapido declino della struttura portuale i cui spazi, a partire dagli anni ’50, furono riadattati in semplici uffici. La rinascita del Ferry Building comincia all’indomani del devastante sisma del 1989 (Terremoto di Loma Prieta). L’edificio infatti sopravvisse alla scossa, dimostrando di essere molto più solido di tante altre strutture realizzate in tempi successivi. Da qui la decisione di trasformarlo in un emporio per i buongustai con diversi ristoranti e uno spettacolare mercato ortofrutticolo che si svolge tre volte la settimana (martedì-giovedì-sabato). Si tratta di prodotti dalla filiera cortissima, con tanto di certificazione governativa dello Stato della California, in prima linea nell’incentivazione dell’agricoltura sostenibile. Consigliatissimo. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.ferrybuildingmarketplace.com.

Exploratorium

Exploratorium

A circa un chilometro da Coit Tower, l’Exploratorium è una tappa imperdibile di una visita a San Francisco. Si tratta di un museo dedicato alle scienze che però, a differenza di altri spazi simili, persegue il suo obiettivo divulgativo prevalentemente attraverso il gioco e l’arte. In altri termini, il fine è diffondere la conoscenza scientifica in modo interattivo, possibilmente attraverso esperienze coinvolgenti e, perché no, divertenti. A volerne la costruzione fu il fisico nucleare Frank Oppenheimer, fratello del più noto Robert, coinvolto, quest’ultimo, nella costruzione della prima bomba atomica. Dal 1969 al 2013 il Museo è stato alloggiato nel Palace of Fine Arts. Ad aprile di quello stesso anno, invece, il trasferimento ai moli 15 e 17 zona Embarcadero nella baia di San Francisco. Centinaia gli spazi espositivi tra gallerie interne ed esterne per un numero di visitatori annuo che si attesta stabilmente attorno le 500.000 presenze. Maggiori informazioni al sito: www.exploratorium.edu.

Coit Tower

Coit Tower

Nel racconto della Coit Tower entrano in gioco i due ingredienti principali dello storytelling di San Francisco: panorama e controcultura. Per il panorama bisogna necessariamente salire in cima alla torre; per gli aspetti culturali, invece, bisogna fare riferimento alla biografia della committente dell’opera e, ovviamente, al più largo contesto storico di riferimento. Vediamoli brevemente insieme. A volere la costruzione della torre fu un ricca ed eccentrica ereditiera, tale Lillie Hitchcock Coit. Si tratta di un omaggio ai Vigili del Fuoco di San Francisco, negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso molto impegnati dal proliferare degli incendi, nella maggior parte dei casi dovuti al largo utilizzo del legno nella costruzione degli immobili. La stessa Hitchcock Coit partecipò a diverse azioni di spegnimento dimostrando sin da ragazzina il suo anticonformismo fatto di coraggio e di un look ribelle per gli standards dell’epoca con jeans e capelli corti. Non è finita, perché all’interno della torre furono realizzati diversi dipinti murali raffiguranti gli abitanti di San Francisco riuniti alla mensa dei poveri o impegnati in letture di grandi classici, tra cui i testi di Karl Marx. Erano gli anni immediatamente successivi alla crisi del 1929 e questi affreschi rappresentavano la quotidianità della popolazione locale al tempo della “Grande Depressione”: da un lato, la povertà; dall’altro il bisogno di decrittare la realtà sociale e politica anche attraverso le teorie del filosofo tedesco. Inutile dire che questi affreschi sono stati alla base di numerose controversie, soprattutto all’indomani della Guerra Fredda con l’URSS. Fortunatamente i murales sono rimasti al loro posto e, insieme alla terrazza panoramica a 64 metri (raggiungiibile in ascensore), valgono senz’altro la visita alla Coit Tower. Da vedere!

Cable Cars

Cable Cars

In apertura abbiamo fatto cenno alla particolarità urbanistica di San Francisco. Una diversità dovuta in gran parte alla differente orografia della città, letteralmente abbarbicata sulle numerose colline che ne disegnano il profilo. Tra le colline e il mare le strade urbane piene di saliscendi, alcuni con pendenze significative, che hanno reso celebre San Francisco anche da un punto di vista cinematografico. Sviluppare una linea tranviaria adeguata a condizioni così particolari non è stato perciò impresa facile. Eppure, dalla fine del XIX secolo, i cable cars di San Francisco fanno tranquillamente su e giù per la città in mezzo al traffico crescente di auto e moto. Bisogna salirci (quasi) al volo e nella maggior parte dei casi aggrapparsi alle maniglie. Situazioni che, com’è facilmente intuibile, non sono adatte né a bambini né a persone anziane e/o con problemi di mobilità. Di contro, chi è in condizione, farà bene a muoversi con questo mezzo di trasporto (tecnicamente si tratta di un tram a trazione funicolare) che oltre a essere divertente è anche panoramico, con l’apertura di improvvisi scorci mozzafiato. Per maggiori informazioni sulle linee e gli orari consultare il sito: www.sfmta.com.

Meglio (se possibile) non visitare Seattle in inverno

Meglio (se possibile) non visitare Seattle in inverno

Seattle è una delle destinazioni più ambite per un viaggio negli Stati Uniti. Aria buona, trasporti efficienti, poca criminalità e, ovviamente, moltissime cose da vedere. Difficile perciò trovare un punto debole. Se proprio bisogna trovarne uno: meglio evitare i mesi invernali. Non fa tanto freddo, grazie all’azione mitigatrice dell’acqua, ma piove con molta frequenza. Di contro l’estate è mite, con temperature che non superano quasi mai i 25°C. L’ideale per una vacanza alla scoperta della città più importante dello Stato di Washington.

Monorail

Monorail

Capita spesso che i mezzi di trasporto finiscano per diventare anche attrazioni turistiche: a Lisbona, per esempio, c’è il tram 28; a Seattle, invece, la Monorail. Viaggiare a mezz’aria tra i palazzi e i parchi della città è un’esperienza davvero incredibile. Ovviamente, gli abitanti di Seattle non ci fanno più caso, dal momento che la monorotaia è in funzione dall’Esposizione Universale del 1962, lo stesso anno in cui fu inaugurato anche lo Space Needle. A distanza di oltre mezzo secolo, però, continuano a servirsi di questo mezzo di trasporto il cui pregio principale è quello di collegare agevolmente, e soprattutto con grande frequenza, Downtown e Seattle Center, i quartieri in cui sono concentrati la maggior parte dei punti di interesse fin qui descritti. Maggiori informazioni al sito: www.seattlemonorail.com.

P:S: Se c’è tempo, vale la pena vedere anche Seattle dalle acque del suo porto. Diverse le compagnie di navigazione che effettuano il giro turistico che al racconto storico della città abbina una prospettiva inconsueta del paesaggio urbano. Per maggiori informazioni: www.argosycruises.com/argosy-cruises/harbor-cruise.

Woodland Park Zoo

Woodland Park Zoo

Da quanto scritto finora appare evidente quanto Seattle sia anche una città a misura di bambino: l’acquario, la ruota panoramica, la mostra coi supereroi Marvel, un museo dedicato e un’infinità di aree verdi e parchi pubblici attrezzati. Proprio a ridosso di uno di questi, il Green Lake Park (molto apprezzato da bikers e runners) c’è pure lo zoo. E che zoo! Stabilmente tra i primi 10 degli Stati Uniti, il Woodland Park Zoo ospita moltissimi animali: leoni, giraffe, ippopotami, zebre, procioni, volpi, porcospini, pinguini, farfalle ecc.Gestire tanta varietà significa non lasciare nulla al caso ed è questa la mission dei gestori, in prima linea nella difesa dell’ambiente dentro e fuori la struttura. Insomma, una tappa consigliatissima se ci si muove con figli al seguito, in modo da alternare la visita a punti di interesse più impegnativi con altre attrazioni più leggere, adatte a tutta la famiglia. Maggiori informazioni al sito: www.zoo.org.

Fremont

Fremont

Fremont è un quartiere di vecchi hippie e giovani hipster a circa un’ora da Downtown e Seattle Center, le zone più centrali della città. È famoso soprattutto per le statue disseminate lungo il quartiere e per una bizzarra indicazione stradale posta su un’isola spartitraffico all’incrocio con la 35th Street. Il cartello indica, tra le altre, la direzione per il “Centro dell’Universo”: una provocazione che spiega bene lo spirito anticonformista che anima il quartiere. Venendo alle statue, la più famosa è il Fremont Troll (detto anche “The Troll”, o “Troll Under the Bridge”). Si tratta di un gigante in pietra, liberamente mutuato dal folclore scandinavo, che in una mano stringe un maggiolino Volkswagen con targa californiana. Altra bizarria: la presenza di una statua in bronzo di Lenin. Giunta nel 1993 dall’ex Cecoslovacchia, teoricamente si trova a Fremont pro tempore, in attesa che un acquirente si decida all’acquisto ponendo fine a una contraddizione che va avanti da oltre 20 anni: il protagonista della rivoluzione bolscevica che fa bella mostra di sé in una delle città capitalisticamente più avanzate del pianeta. Da vedere!

MOHAI

MOHAI

Il software del computer che stai utilizzando (Microsoft); il caffè che stai sorseggiando (Starbucks); l’aereo che hai preso di recente (Boeing); il sito di ecommerce (Amazon) da cui hai appena acquistato i regali di Natale; la musica che fa da sottofondo alle tue giornate a lavoro, in macchina e nel tempo libero (Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam, Alice in Chains, Mudhoney, Foo Fighters ecc.): quasi tutte queste cose hanno visto la luce o la loro definitiva consacrazione a Seattle e dintorni. Perciò, visitare il Museum of History and Industry, dove queste esperienze sono raccontate in maniera assolutamente originale e coinvolgente, è tappa imprescindibile per approfondire il genius loci di Seattle. Non è finita, perché in questo museo vengono ripercorse altre storie importanti della città: dagli insediamenti dei primi nativi americani, all’EXPO 1962 che suggerì la costruzione dello Space Needle, fino alle serie tv che hanno visto Seattle come location principale. Due in particolare: Twin Peaks e Grey’s Anatomy. Maggiori informazioni al sito: mohai.org.

Chihuly Garden and Glass

Chihuly Garden and Glass

Situato vicino allo Space Needle (Seattle Center), questo museo ospita alcune delle opere dello scultore del vetro Dale Chihuly. Si tratta di una delle collezioni d’arte vetraria più belle al mondo, al punto da reggere tranquillamente il confronto con la “capitale della lavorazione del vetro”, Venezia. E, del resto, Chihuly non solo si è formato a bottega nella città lagunare (presso la vetreria Venini) ma, a metà degli anni ’90, ha esposto in città raccogliendo un notevole successo di pubblico e critica. Perciò, visitare il Chihuly Garden and Glass è davvero un’esperienza unica, di quelle che non ricapiteranno mai più nella vita. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.chihulygardenandglass.com.

MoPOP

MoPOP

Da Jimi Hendrix ai Pearl Jam, passando per i Nirvana, band che più di tutte le altre ha reso celebre il “Seattle sound” a partire dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso. Ognuno di questi gruppi ha il suo spazio nel Museum of Pop Culture (MoPOP), a due passi dallo Space Needle. Si tratta di un museo dalle forme avveneristiche progettato dall’archistar Frank Gehry e finanziato dal compianto Paul Allen, cofounder del colosso dell’informatica Microsoft. All’interno, dicevamo, oltre a frammenti di storia del grunge (rock alternativo con venature punk e heavy metal che, poco sopra, abbiamo chiamato “Seattle sound”), non mancano altre sorprese: dall’esposizione coi supereroi Marvel (consigliata per i bambini), a quella con le scenografie e i costumi utilizzati in alcune delle pellicole di fantascienza più famose al mondo (Icons of Science fiction). Per maggiori informazioni sulla storia, gli orari, le mostre temporanee e le modalità di visita del Museum of Pop Culture consultare il sito: www.mopop.org.

P.S.: Se siete amanti del grunge e, più in generale del rock, non perdetevi il Crocodile, uno dei locali più cool di Seattle dove, ovviamente, si sono esibiti anche Nirvana, Pearl Jam e Rem. Ancora oggi questo locale è tappa imperdibile per tutti gli amanti del genere.