Attenzione nei quartieri di Sankt Pauli e Sankt Georg

Attenzione nei quartieri di Sankt Pauli e Sankt Georg

La premessa è che Amburgo è una città enorme, seconda, per estensione, solo a Berlino. Inevitabile, quindi, che vi siano zone della città potenzialmente pericolose, dove occorre fare un po’ di attenzione. Il discorso vale soprattutto per i più trasgressivi quartieri di Sankt Pauli e Sankt Georg (specie quest’ultimo), anche se – giova ribadirlo – il livello di sicurezza è alto. Il merito è innanzitutto delle forze dell’ordine ma anche il turismo, senza dimenticare il decoro garantito dall’amministrazione locale, giocano un ruolo positivo nel circoscrivere degrado e devianza sociale. Insomma, le uniche prescrizioni da osservare sono quelle “classiche”, valide per ogni grande città: evitare di girare con molti contanti; lasciare incustodita la borsa ai tavolini del bar; tenere il portafogli nel taschino posteriore dei pantaloni; eccetera. Per il resto, niente paura e buona vacanza!

Blankenese

Blankenese

Il nostro viaggio alla scoperta di Amburgo termina con una gita fuori porta a Blankenese, piccola zona residenziale a una quindicina di chilometri dal centro città. Si tratta di un quartiere ricco, adagiato lungo la riva dell’Elba, la cui particolarità consiste nel fatto di essere interamente pedonale, attraversato da vicoli e gradini perlopiù acciottolati. Pur trattandosi di un’architettura diversa da quella mediterranea più d’uno ha avanzato il paragone con l’italiana Sorrento. E, in effetti, specie durante la bella stagione, viene facile il confronto tra l’immagine serena di Blankanese, tra case bianche e aiuole fiorite, e quella invece un po’ malinconica dell’area industriale dall’altra parte del fiume. Due i modi per raggiungere Blankanese: in traghetto, dal porto di Amburgo; oppure in treno con la S-Bahn locale. Da vedere!

Tiepark Hagenbeck

Tiepark Hagenbeck

Non c’è solo Miniatur Wunderland per chi si muove con prole al seguito. Amburgo è decisamente una città a misura di bambino con molte aree verdi e attrezzate per lo svago dei più piccoli e più in generale per le attività outdoor (ca. il 40% del territorio). Una menzione particolare va allo zoo cittadino. Il Tiepark Hagenbeck, infatti, è uno zoo curatissimo dove gli animali (pinguini, oche, foche, trichechi, orsi polari, orsi bruni, canguri e tante altre specie) vivono in spazi aperti circondati da fossati restituendo ai visitatori un’immagine di libertà e sicurezza. Insomma, l’attenzione al benessere degli animali (ca. 2500) è altissima in ossequio a una lunga tradizione risalente al 1863, allorquando il capostipite Carl Lagenbeck, da cui il nome dello zoo, per la prima volta espose nel quartiere di St. Pauli alcune foche. Il collezionismo di animali esotici è proseguito poi con gli eredi di famiglia, salvo le parentesi delle due guerre mondiali. Per maggiori informazioni su orari, prezzi, modalità e tempi di visita consultare il sito ufficiale: www.hagenbeck.de.

Miniatur Wunderland

Miniatur Wunderland

Tra le tappe imperdibili di un viaggio ad Amburgo c’è anche Miniatur Wunderland, avveneristico spazio espositivo con la riproduzione in scala di diverse scenari europei. Il posto d’onore spetta, ovviamente, alla città ospitante, ma sono degnamente rappresentate la Scandinavia, l’Austria, gli Stati Uniti, la Svizzera e l’Italia. Di quest’ultima, è stato dato grande rilievo ai paesaggi del Sud, su tutti Pompei e la Costiera amalfitana, ma guai a dimenticare Venezia e Roma. Non è finita, perché a assere riprodotti in maniera pressoché perfetta sono anche i templi per eccellenza della mobilità contemporanea: aeroporto e stazione ferroviaria, con annessa circolazione di aerei e treni proprio come nella realtà. L’effetto è davvero sbalorditivo e la visita è particolarmente consigliata per chi si muove coi figli al seguito. Per maggiori informazioni su orari, prezzi e modalità di visita consultare il sito ufficiale: www.miniatur-wunderland.com (disponibile la versione inglese).

Speicherstadt

Speicherstadt

Del distretto di HafenCity da qualche anno fa parte anche la Speicherstadt, la strada dei grandi magazzini di Amburgo. Parliamo di 17 magazzini costruiti a cavallo tra XIX e XX secolo per lo stoccaggio di merci di ogni tipo, con prevalenza di spezie, cacao, caffè e tabacco. La costruzione di questi palazzi alti sette-otto piani lungo le rive dell’Elba avvenne dopo la stipula del contratto doganale tra Amburgo e l’Impero Tedesco. In pratica, il Reich in cambio dell’ingresso nell’Unità doganale degli Stati tedeschi, riconobbe alla città un’area circoscritta non soggetta ad alcuna tassazione. Oggi, ovviamente, i traffici mercantili non avvengono più in questa zona che però è sopravvissuta a sé stessa grazie alla combinazione di due fattori: l’essere stata, in parte, risparmiata dai bombardamenti alleati del 1943 cui abbiamo già accennato; in secondo luogo, la capacità di riconvertire questi spazi in musei e uffici perlopiù dedicati alla creatività e alla cultura, assecondando in questo modo la crescente vocazione turistica del territorio. È qui, infatti che si trovano diversi musei: quello, appunto, della Dogana; il Museo delle Spezie; il Museo Marittimo fino al Miniatur Wunderland di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto. Tanta varietà, unitamente all’eccellente conservazione architettonica, è valsa al quartiere la tutela Unesco, operativa dall’estate 2015. Da vedere!

Elbphilarmonie

Elbphilarmonie

Come quasi tutte le grandi città europee anche Amburgo è stata investita da profondi cambiamenti che hanno contribuito a riattualizzare il patrimonio architettonico presente. La zona del porto, e specificatamente il distretto di HafenCity,  da questo punto di vista rappresenta uno degli esempi più riusciti di trasformazione urbanistica. Basta visitare la Filarmonica dell’Elba (Elbphilarmonie) per rendersene conto. Parliamo di un’opera d’arte totale in cui innovazione architettonica, attività concertistica e posizione geografica interagiscono in maniera perfetta restituendo al visitatore stupore e meraviglia. Edificio che ospita due sale da concerto, un hotel e diversi appartamenti residenziali e a cui si accede da una scala mobile che dalla strada sale per 82 metri fino alla Plaza, spazio all’aperto che si trova nell’intersezione tra la parte inferiore della struttura (un vecchio magazzino in mattoni rossi dove fino agli anni ’90 del secolo scorso venivano custodite rimesse di cacao, tè e tabacco)  e la parte superiore, invece, dedicata ai concerti e alla musica. Per maggiori informazioni sull’Elbphilarmonie consultare il sito ufficiale: www.elbphilharmonie.de (disponibile la versione in inglese). Da vedere!

Fischmarkt

Fischmarkt

Il mercato del pesce di Amburgo è quel che comunemente viene definito a must see place. Insomma, una tappa imperdibile per chiunque visiti la città anseatica, al punto che c’è chi fa la nottata per aspettarne l’apertura (alle 5 da aprile a ottobre; alle 7 da novembre a marzo). Altri, invece, si alzano al mattino presto per partecipare attivamente a questo vero e proprio rito collettivo che va avanti dal 1703. Rito che si compone di diversi aspetti: dalla musica dal vivo (sì avete letto bene!); al sandwich con aringa affumicata e birra; alla più tradizionale colazione con cappuccino e brioche; passando infine per le fasi concitate della compravendita cogli urlatori del mercato (“marktschreier”) impegnati a promuovere le rispettive mercanzie (non solo pesce). Da non perdere!

St. Pauli

St. Pauli

A meno di un chilometro dalla Chiesa di San Michele c’è St. Pauli, zona della città famosa per il quartiere a luci rosse. Va da sé, questa strada di circa un chilometro (Reeperbahn) non ha tardato a imporsi come una delle principali attrazioni turistiche di Amburgo. Non solo per il sesso, che tuttavia continua a giocare una parte importante, come del resto avviene ad Amsterdam, quanto per il gran numero di ristoranti, pub e locali notturni che si susseguono. Non è finita perché Sankt Pauli la domenica mattina ospita il Fischmarkt, il mercato del pesce cittadino, altro retaggio della tradizione portuale di Amburgo che non ha certo faticato a imporsi anche turisticamente (vd. prossimo punto). Insomma, St.Pauli (insieme al quartiere di Sankt Georg frequentato dalla comunità Lgbt) custodisce l’animo alternativo e trasgressivo della città. Chi ha voglia di divertirsi frequenta queste zone, tutelato dalla sicurezza garantita dalle forze dell’ordine, e forte del decoro assicurato dall’amministrazione pubblica. Infine una curiosità: alla fama di St.Pauli hanno contribuito grandemente anche i Beatles, la cui leggenda comincia proprio con una serie di esibizioni ad Amburgo sul finire degli anni ’50 del secolo scorso. Da non perdere!

Chiesa di San Michele

Chiesa di San Michele

La Chiesa di San Michele è tappa imperdibile di una visita ad Amburgo. Specie chi desidera immortalare il panorama della città non può esimersi dal visitare questa chiesa barocca protestante, tra le più grandi e famose della Germania settentrionale. Sul portale d’ingresso campeggia una statua in bronzo dell’arcangelo nell’atto di schiacciare il demonio. All’interno segnaliamo la cripta dove sono sepolti diversi personaggi famosi, tra cui Carl Philip Emmanuel Bach, figlio del grande compositore Johann Sebastian. Non è finita, perché meritano un’occhiata anche i 5 organi presenti e l’altare maggiore in cui sono raffigurati, secondo tradizione, alcuni momenti salienti della vita di Gesù. Dicevamo, però, che da un punta di vista turistico la Hauptkirche Sankt Michaelis è famosa soprattutto per il punto panoramico che si trova a una ottantina di metri di altezza; ben al di sotto, dunque, del campanile che di metri ne conta addirittura 132. Si può scegliere di salire a piedi ma per chi è impossibilitato a farlo c’è un comodo ascensore. La vista abbraccia quasi per intero lo sky line della città e merita soprattutto sul far della sera quando la luce tenue del tramonto avvolge Amburgo (per maggiori informazioni www.st-michaelis.de). Infine una dritta: poco distante (ca. 400 metri) c’è il museo dedicato a Johannes Brams, il musicista più rappresentativo della città, tra l’altro battezzato proprio nella chiesa di San Michele. Da vedere! 

Hamburger Kunsthalle

Hamburger Kunsthalle

La visita della Kunsthalle è senza dubbio tra le cose da fare in città. Parliamo della galleria d’arte più importante di Amburgo, ma il suo prestigio supera abbondantemente i confini cittadini. Per completezza e qualità delle opere esposte, infatti, siamo al top in Germania e in Europa. Basti considerare che la collezione permanente della galleria copre un arco temporale di circa otto secoli: dal Medioevo al Novecento, con contributi provenienti da ogni nazione del Vecchio Continente. Ovviamente, l’arte e la pittura tedesca sono qui molto ben rappresentate, ma la dimensione del museo è assolutamente internazionale. Solo per ricordare alcuni nomi senza pretesa di esaustività: Lucas Cranach Il Vecchio, Francisco Goya, Giambattista Tiepolo, Manet, Monet, Rodin, Gaugin, fino a Munch e Picasso. Insomma, una panoramica completa sull’arte europea che non disdegna incursioni e aggiornamenti sul meglio della scena contemporanea. Per maggiori informazioni sui giorni, gli orari, i prezzi e la modalità di visita consultare il sito: www. hamburger-kunsthalle.de (disponibile la versione inglese).

Chiesa di San Nicola

Chiesa di San Nicola

A circa 500 metri dall’Hamburger Rathaus ci sono i resti della Chiesa di San Nicola (Mahmal St. Nikolai) tra le attrazioni turistiche più apprezzate di Amburgo. Due le ragioni principali per cui si visita questo luogo: la presenza di un museo che raccoglie reperti, immagini e altre tracce documentali sul terribile bombardamento inglese che alla fine di luglio del 1943 distrusse parte della città provocando centinaia di migliaia di morti; l’altro motivo è la presenza dell’imponente campanile dalla cui terrazza panoramica, sita a poco più di 70 metri di altezza, si scorge una bellissima vista sulla città. Proprio l’imponenza del campanile fornì all’aviazione inglese un facile punto di riferimento per portare a termine una delle carneficine più tragiche della storia della seconda guerra mondiale. Perciò oggi il museo presente all’interno della chiesa, oltre a rievocare i fatti tragici di quell’anno, funge anche da monito contro tutte le derive nazionalistiche e potenzialmente guerrafondaie che di tanto in tanto compaiono sulla scena pubblica europea. Tra l’altro, ed è un aspetto di non poco conto, l’ascensore in vetro che porta i visitatori in terrazza è stato attrezzato anche al trasporto delle persone disabili che così possono agevolmente salire in cima e godere del panorama en plein air di Amburgo. Per maggiori informazioni consultare il sito: mahnmal-st-nikolai.de (disponibile la versione in inglese).

Rathaus

Rathaus

““Libertatem quam peperere maiores digne studeat servare posteritas. Questa scritta in latino all’ingresso del Municipio (Rathaus) di Amburgo – che tradotta significa più o menoi posteri abbiano cura di conservare degnamente la libertà che gli antenati partorirono – spiega meglio di tante parole lo spirito della città. Sia dal punto di vista storico, richiamando la grandeur cittadina ai tempi della Lega anseatica; sia con riferimento al presente con l’invito a manutenere quanto realizzato nel corso dei secoli. Un impegno tenuto in gran conto dagli abitanti di Amburgo, tant’è vero che proprio il Municipio è stato ricostruito due volte a costo di enormi sacrifici: una prima volta sul finire dell’Ottocento (1886-1897) per rimediare ai danni provocati da un incendio divampato anni prima (1842);  la seconda, dopo i bombardamenti inglesi del 1943 di cui parleremo un po’ più approfonditamente nel prossimo punto. La facciata, imponente, è lunga ben 111 metri ed è sormontata da una torre che di metri, invece, ne misura 112, mentre sono 436 gli scalini per salire in cima. All’interno le stanze sono 647, solo una parte delle quali visitabili nell’ambito dei tour in tedesco, francese e inglese effettuati giornalmente. Anche solo l’esterno, però, coi 20 imperatori tedeschi raffigurati sulla facciata, il mosaico della dea Hannona sopra il balcone centrale e la già richiamata torre, valgono senza dubbio la visita. Da non perdere!

Pilar de la Horadada

Pilar de la Horadada

Pilar de la Horadada, ultima tappa del nostro tour alla scoperta della Costa Blanca, è la quintessenza della località mediterranea. Lo è sia sotto l’aspetto naturalistico con scenari ambientali di grande valore (costieri e nell’entroterra), sia sotto l’aspetto storico: dalle tracce di epoca romana, alla torre costiera con funzione di avvistamento e difesa dei pericoli provenienti da mare (leggi incursioni piratesche). Bello e caratteristico anche il centro storico in cui è piacevole passeggiare, fare shopping e concedersi una serata mondana, anche se il motivo principale per cui si viene da queste parti sono sicuramente le spiagge (El Mojón; Las Higuericas; Las Villas; El Puerto; El Conde; Jesuitas; Calas de Rocamar; del Río; Mil Palmeras; Vistamar). Spiagge particolarmente adatte alle famiglie che si muovono con bambini al seguito per via dei fondali bassi, e ovviamente dotate di tutti i comfort e servizi propri di una moderna località turistica. Da vedere!

Torrevieja

Torrevieja

Inserita in un contesto ambientale di assoluto livello, Torrevieja è un’altra tappa di un tour alla scoperta della Costa Blanca. La città si trova a circa 30 chilometri da Oriuhela che pure meriterebbe una visita, e a circa 15 chilometri da Pilar de La Horadada con cui termineremo, invece, il nostro racconto. Il turismo è da anni la prima risorsa economica, anche se l’attività estrattiva del sale, storico business della località, continua ancora oggi con esportazioni in tutto il mondo. I due laghi salati – La Mata (vd.foto) e Torrevieja – hanno accompagnato infatti lo sviluppo locale perlomeno dal XIX secolo favorendo la conurbazione del territorio che oggi conta oltre 80.000 abitanti con picchi di mezzo milione di presenze durante il periodo estivo. Le saline, ovviamente, nel frattempo sono diventate anche un’attrazione turistica, al pari di chiese (Immacolata Concezione, Nostra Signora del Rosario eccetera), spiagge (La Mata, Cabo Cervera, Los Locos, Los Naufragos eccetera) e insenature rocciose (Baia Ferris, Zorra, Trabajos, Cornuda eccetera). Per il resto, si tratta di una moderna destinazione turistica dotata di innumerevoli attività di svago e ristorazione e di tutti i comfort e servizi tipici di una località balneare. Da vedere!

Santa Pola

Santa Pola

Dopo Alicante ed Elche è la volta di Santa Pola. Anche qui scenario paesaggistico-ambientale invidiabile col giusto compromesso tra storicità dei luoghi e modernità del turismo. La zona del porto, probabilmente, è la sintesi migliore di questo connubio: da un lato, infatti, ha conservato la sua tradizione marinara con riflessi positivi anche in ambito turistico; dall’altro, però, ha sviluppato negli anni una sua cantieristica navale, senza dimenticare la dimensione commerciale che oltre al mercato del pesce passa anche per l’esportazione del sale. Non è finita, perché sempre dal porto partono le escursioni marittime verso l’isola di Tabarca, mentre se volgiamo lo sguardo alla città, il Castello è senza dubbio tappa obbligata. Si tratta di una fortezza costruita attorno la metà del XVI secolo per difendersi dalle incursioni saracene. Svanito il pericolo dei pirati, si è dapprima trasformato nel centro culturale della città e poi, inevitabilmente, anche in un’attrazione turistica. Da vedere la Cappella della Madonna di Loreto cui gli abitanti del posto sono molto legati. Menzione particolare per il Parco Naturale delle Saline di Santa Pola. Oltre a essere un luogo storico – la produzione e il commercio del sale, infatti, risalgono all’epoca romana – questo parco ha anche uno straordinario valore naturalistico ospitando sovente colonie di fenicotteri insieme a numerose altre specie di uccelli migratori. Last but not least le spiagge: circa 13 chilometri di litorale in cui si susseguono sabbia e insenature rocciose; spiagge urbanizzate e calette più riparate (Playa Tamarit; Playa Lisa Beach; Gran Playa Beach; Levante Beach; Santiago Bernbabeu Coves; Playa Varadero eccetera). Infine un consiglio: portate con voi la macchina fotografica. A detta di molti, infatti, Santa Pola regala i tramonti più belli della Costa Blanca, l’ideale per cimentarsi con lunghe esposizioni e altre tecniche fotografiche per catturare immagini da sogno. Avvisati!