Stanley Park

Stanley Park

Una delle attrazioni più amate della città di Vancouver è Stanley Park. Questo importante parco cittadino è costituito per la maggior parte da una foresta pluviale di mezzo milione di alberi, molti dei quali sono dei “giganti” centenari di enormi dimensioni. All’interno del parco si sviluppano circa 200 km di sentieri panoramici che conducono alle principali attrazioni: Lost Lagoon, il paradiso del birdwatcher. Qui infatti trovano rifugio le più varie specie di uccelli. Per sapere di più sulla ricca biodiversità che caratterizza questo posto, consigliamo una visita alla Lost Lagoon Nature House, dove è possibile ricevere informazioni scientifiche sulla flora e fauna, ma anche sulla storia sociale del parco. Siwash Rock, un faraglione marino di 32 milioni di anni situato appena fuori dalla diga del parco (altra attrazione molto visitata) tra la Third Beach e il Lions Gate Bridge a Stanley Park. Secondo la leggenda delle prime nazioni di Squamish, si tratta di pescatore che venne trasformato in roccia. Una curiosità: un uomo, nel secondo dopoguerra, ha vissuto per 17 anni in una grotta di questo faraglione. Stanley Park Hollow Tree, si tratta di un ceppo d’albero di cedro rosso occidentale di 700-800 anni, che occupa un posto speciale nei ricordi di molti abitanti di Vancouver ed è uno dei monumenti più famosi e fotografati del parco. Le fotografie storiche mostrano persone, automobili e persino un elefante in posa all’interno della grande cavità dell’albero. Gravemente danneggiato da una tempesta di vento, sarebbe dovuto essere rimosso per ragioni sicurezza. Tuttavia un gruppo di cittadini è riuscito a salvare l’albero, grazie a un progetto di stabilizzazione, finanziato interamente da donazioni private. Nell’ottobre 2011, il restaurato Hollow Tree ha iniziato un nuovo capitolo della sua lunga storia a Stanley Park. Beaver Lake, un bel lago dove vive una simpatica comunità di castori. Prospect Point, un belvedere sul Lions Gate Bridge e sulle montagne. Faro di Brockton Point, all’estremità orientale del parco un romantico faro costruito nel 1914. Il parco ha vari giardini botanici tra cui spiccano: lo Stanley Park Rose Garden, fondato nel 1920 dal Kiwanis Club, che vanta oltre 3.500 cespugli di rose e il Ted and Mary Greig Rhododendron Garden, una vasta collezione di rododendri e azalee proveniente dal vivaio di Ted e Mary Greig, rinomati ibridatori di rododendro. Passeggiando nel parco è possibile ammirare opere d’arte e totem dei nativi americani, repliche degli originali, che sono stati trasferiti in diversi musei del Canada per essere preservati. Maggiori informazioni sul parco e come raggiungerlo qui: https://vancouver.ca/parks-recreation-culture/stanley-park.aspx.

Capilano Suspension Bridge

Capilano Suspension Bridge

Oltre 1,2 milioni di visitatori ogni anno provano il brivido di attraversare il Capilano Suspension Bridge, un ponte sospeso che attraversa il fiume Capilano nel distretto di North Vancouver e fa parte del Capilano National Park. Lungo 140 metri e alto 70 metri, il ponte fu costruito nel 1889 da George Grant Mackay, un ingegnere civile scozzese. Originariamente era fatto di corde di canapa e legno di cedro, nel 1903 le corde di canapa vennero sostituite da cavi metallici, infine nel 1953 è stato completamente ricostruito.Dal 1983 parco e ponte sono di proprietà di Nancy Stibbard, che nel 2004 ha inserito un’altra attrazione nel parco: la Treetops Adventures, un percorso sospeso a 30 metri dal suolo, composto da sette passerelle tra vecchi abeti Douglas sul lato ovest del canyon. Ma la star del parco rimane il Capilano Bridge. Spettacolare e adrenalinico a causa della sua forte oscillazione – è stato anche set di vari episodi di diverse serie televisive, tra cui MacGyver, Sliders, The Crow: Stairway to Heaven e The Psycho. La curiosità: nel 1974, il ponte è stato luogo di un celebre esperimento di psicologia sociale da parte di Donald Dutton e Arthur Aron. Una ricercatrice intervistò degli uomini che passavano su questo ponte e altri che passavano su un altro ponte non oscillante e più basso. Al termine dell’intervista la psicologa diede a tutti i partecipanti il suo numero di telefono, in modo che “potessero scoprire” i risultati dello studio; quelli del Capilano furono più propensi a chiamarla, rispetto agli altri del ponte più solido. I due psicologi sostennero che gli uomini attribuivano erroneamente l’eccitazione causata dalla paura all’attrazione sessuale verso la donna. Quindi se vi beccate un colpo di fulmine sul Capilano, sapete di cosa si tratta! È possibile acquistare il biglietto sul sito ufficiale del parco: https://estore.capbridge.com/estore/Default.aspx.

Vancouver Art Gallery

Vancouver Art Gallery

La collezione permanente della Vancouver Art Gallery ospita circa 12.000 opere di artisti di tutto il mondo. Il museo occupa un edificio di 15.300 metri quadrati in Robson Square, progettato come tribunale provinciale da Francis Rattenbury. Dagli anni ‘80 è diventato Galleria d’Arte e punto di riferimento importante del panorama culturale cittadino: oltre alla collezione permanente, vi si alternano mostre itineranti internazionali a mostre di artisti locali tra cui i maggiori rappresentanti del fotoconcettualismo della Vancouver School come Rodney Graham, Jeff Wall, Stan Douglas. Ogni due mesi la galleria ospita FUSE, un evento che si tiene dalle 20:00 all’1 di notte, si tratta di una festa tra musica e arte: mentre dj e musicisti suonano, gli artisti si esibiscono in happening. Inoltre periodicamente nel museo si svolgono incontri e conferenze a cura di artisti, critici e curatori; la maggior parte degli incontri sono gratuiti, ma alcuni richiedono la prenotazione. Infine la Vancouver Art Gallery offre una varietà di tour gratuiti delle gallerie permanenti, mostre itineranti e altro ancora. I tour di 45 minuti offrono una panoramica generale delle mostre, mentre gli Highlight Tour di 30 minuti si focalizzano su alcuni artisti in particolare. Prenotazioni e info: https://etickets.vanartgallery.bc.ca/Info.aspx?EventID=3.

Chinatown

Chinatown

Il quartiere cinese di Vancouver viene pubblicizzato come uno dei più grandi del mondo, in realtà sta nella top ten ma non tra i primissimi posti. Gli edifici sono vivacizzati da murales e vetrate “artistiche” che raccontano le storie dei primi pionieri cinesi che si riversarono a Vancouver in seguito alla corsa all’oro della British Columbia, ma anche grazie alla Canadian Pacific Railway. L’immigrazione cinese in Canada non è stata tutta rose e fiori, infatti nel 20esimo secolo si intrapresero delle misure di contrasto. Il governo canadese prima impose delle tasse e poi nel 1923 emanò il Chinese Exclusion Act, abrogato solo dopo la seconda guerra mondiale. Comunque oggi Chinatown è una delle attrazioni di punta della città grazie anche al numero sempre crescente di chef emergenti che attirano gli appassionati di cucina. Nella Chinatown di Vancouver giunsero prima cantonesi, poi abitanti del nord della Cina. Questo fatto si che la cucina sia un mix di diverse regioni cinesi e le specialità vadano dal dim sum al mala hotpot. Uno dei luoghi da non perdere è il Dr. Sun Yat-Sen Classical Chinese Garden, una casa e un giardino cinese in stile dinastia Ming: https://vancouverchinesegarden.com. Nelle sere d’estate a Chinatown si tiene il Night Market: bancarelle di ogni genere, compresi simpatici souvenir, street food con chioschi gastronomici di varie specialità e proiezioni di film all’aperto. Gli appassionati di rock non possono lasciarsi sfuggire il Jimi Hendrix Shrine; in una modestissima baracca rossa, ex steak house della nonna di Jimi, è stato ricavato un museo dedicato al mitico chitarrista. Non era insolito negli anni ‘60 vedere il futuro dio del rock Jimi Hendrix che aiutava sua nonna al Vie’s Chicken and Steak House o ascoltarlo a fine serata suonare la sua chitarra. All’interno ci sono tanti memorabilia; foto, volantini, dischi in vinile e copie delle sue celeberrime chitarre, e le lettere di Jimi alla sua amata nonna che offrono uno sguardo intimo sulla vita familiare della star. Sebbene tecnicamente non sia un vero museo, ma piuttosto una collezione casuale di oggetti di Hendrix, è proprio questo suo essere “spettinato” che rende il luogo interessante.

Downtown

Downtown

Downtown, il centro di Vancouver, sorge su una penisola delimitata da Burrard Inlet a nord e dal famoso distretto di Yaletown a sud. Il quartiere del West End e il famoso Stanley Park si trovano a ovest, mentre i famosi quartieri storici di Gastown, Chinatown e Strathcona sono a est. Esplorare a piedi questa zona sarà il modo più immersivo per comprendere la vita della città che è una delle più giovani della British Columbia. La febbre dell’oro nel 1861 portò 25000 uomini, provenienti soprattutto dalla California, alla foce del Fraser e di quella che sarebbe diventata Vancouver. Inizialmente Vancouver era un pugno di edifici, nell’attuale quartiere di Gastown. Volendo fare un tour della città, sarebbe interessante cominciare proprio da questo antico nucleo che conserva ancora le vie acciottolate e numerosi edifici d’epoca, molti dei quali oggi ospitano bar, ristoranti e boutique. Da non perdere a Vancouver: per entrare nel vivo della cultura di un luogo la puntata imperdibile è il mercato, in questo caso il coloratissimo mercato coperto di Granville Island (vedi foto), dove oltre a frutta e verdura è possibile acquistare una grande varietà di prodotti tipici, ma anche altri articoli come bijoux, vestiti, fiori e piante. Qui orari di visita e info: https://granvilleisland.com/hours-maps-getting-here. Robson Street la grande arteria di Vancouver, dedicata al lusso in tutte le sue sfumature; le vetrine più belle della città, gli appartamenti più costosi del Canada si trovano in questa strada, nota anche col nomignolo storico di Robsonstrasse, per la comunità tedesca ed europea che nel dopoguerra vi aprì numerosi esercizi commerciali. Gli appassionati di sport potranno visitare il BC Place Stadium, https://www.bcplace.com/ che si trova all’estremità orientale di Robson Street, sede di due delle squadre sportive professionistiche di Vancouver: la squadra della BC Lions Canadian Football League e i Vancouver Whitecaps; in direzione opposta, a ovest, si può ammirare la Vancouver Public Library, simile a un Colosseo: https://www.vpl.ca/. Coal Harbour: questo delizioso quartiere a bordo mare nasce come cantiere navale, oggi è un po’ city, un po’ residenziale, essendo sede del Vancouver Convention Center e di grattacieli condominiali. Lungo il Seawall troverete numerosi negozietti dove fare shopping.

Canada Place

Canada Place

Le cinque vele bianche in cima al Canada Place, il mega edificio sul porto di Vancouver, la cui struttura ricorda quella di una nave, rendono il waterfront della città maestoso e riconoscibile fin da lontano. Costruito nel 1986 è diventato subito un luogo iconico della città. Non poteva certo essere eretto altrove il simbolo di Vancouver, dal momento che il porto in cui si trova è il più grande del Canada, nonché uno dei principali porti del Nord America riguardo al commercio con l’Asia. Un pilastro economico della nazione, quindi. Visitare il Canada Place e il porto di Vancouver è un po’ come entrare nel vivo della storia della città. L’area ora occupata da Canada Place è servita come luogo di sbarco dei primi esploratori e dei principali flussi di immigrazione dall’Asia. Oggi è il porto di partenza della crociera Vancouver-Alaska e ospita il Vancouver Convention Centre East, il Pan Pacific Hotel, il FlyOver Canada, il World Trade Center e il West Park, sottolineando così il percorso di crescita economica, sociale e culturale che la città ha compiuto dalla sua fondazione ad oggi. Il Canada Place è anche luogo di eventi tutto l’anno dalle festività natalizie alla festa nazionale, il Canada day. Maggiori info: https://www.canadaplace.ca/events.

Non dare la mancia

Non dare la mancia

Per quanto i giapponesi abbiano da tempo adottato uno stile di vita occidentale, hanno una cultura molto diversa, e per certi versi antitetica agli occidentali. Pensiamo ad esempio quanto siano radicati valori come la vergogna e la dignità e come vengano affrontati con leggerezza nel nostro paese. E risiede proprio in questo altissimo – e diverso – senso di dignità nipponica, la sensazione di vergogna che prova un giapponese al quale viene data la mancia! Non datela mai! Né al cameriere del ristorante, né al tassista, né alla guida turistica. Se in Europa e negli Stati Uniti andare via senza lasciare qualche spicciolo è espressione di taccagneria, in Giappone al contrario dare la mancia a qualcuno per i suoi servizi è altamente offensivo, un vero insulto. Questo perché il giapponese considera parte intrinseca della propria professionalità lavorare al massimo standard, quindi vedersi premiato per la propria prestazione è percepito più come un gesto di carità che un ringraziamento per il buon servizio. Basterà un arigatò dal profondo del cuore, magari accompagnato da un mezzo inchino per mostrare la propria riconoscenza a chi ci ha ben servito.

Monte Koya

Monte Koya

Chi vuole vivere un’esperienza particolare non può escludere dal suo viaggio in Giappone, il monte Koya, centro del buddismo Shingon: https://www.nankaikoya.jp/en/index.html. Quindi prima di ripartire per l’Italia da Osaka, gli possiamo dedicare l’ultima tappa del nostro viaggio. Si tratta di un luogo speciale che offre un’immersione nella dimensione di vita dei monaci buddisti, tanto ricca di suggestioni spirituali per gli animi più sensibili, ma ampiamente apprezzata anche dai più prosaici, per l’effetto relax che caratterizza l’ambiente e il contatto con la natura. Ovviamente il miglior modo per entrare in sintonia con questo meditativo stile di vita è pernottare presso i monasteri, che offrono alloggi tradizionali e pasti vegetariani buddisti, Shojin Ryori. Qui tutte le info sui costi e sulle modalità di prenotazione: https://www.japaneseguesthouses.com/ryokan-search-results/Mt-Koya/. Da non perdere, la partecipazione a una delle cerimonie che si svolgono presso i templi, vera full immersion nella cultura religiosa del luogo. Il primo monastero sul monte Koya fu opera di Kobo Daishi (774-835) fondatore e leader del buddismo Shingon. Dopo aver vagato per anni per il paese alla ricerca di un luogo adatto per la sua religione, Kobo Daishi scelse questo magnifico posto, iniziando la costruzione del complesso del tempio originale nell’826. Da allora più di cento templi sono sorti lungo le strade di Koyasan. I più importanti sono Kongobuji, il tempio principale del buddismo Shingon, e Okunoin, il sito del mausoleo di Kobo Daishi; quest’ultimo è un must assoluto per i credenti, poiché è considerato uno dei luoghi più sacri di tutto il Giappone. Si narra infatti che Kobo sia stato illuminato dalla visione del Grande Buddha, durante una meditazione, e che non sia mai morto, ma si trovi tuttora in uno stato di eterna meditazione in attesa di Miroku Nyorai, il Buddha del Futuro. Attualmente il sito è patrimonio dell’Unesco e ospita oltre ai templi, una pagoda e il più grande cimitero del Giappone. Come raggiungere il sacro monte da Osaka? Bisogna prendere il treno JR Kuroshio da Shin-Osaka, l’hub per i treni ad alta velocità shinkansen, per raggiungere la stazione di Wakayama. Il viaggio in treno durerà circa un’ora. Da Wakayama si prende la linea JR Wakayama per 19 fermate, fino a raggiungere la stazione di Hashimoto. Anche per raggiungere Hashimoto da Wakayama ci vorrà circa un’ora. Dalla stazione di Hashimoto si prende la linea Nankai-Koya e si prosegue per 9 fermate, fino alla stazione di Gokurakubashi. Infine si prende la funivia Nankai Koyasan che in 5 minuti porta alla stazione di Koyasan.

Nara

Nara

A meno di un’ora di viaggio da Kyoto, troviamo ancora un’altra città hotspot del Giappone, dal glorioso passato: Nara. Prima del 700, ogni volta che un nuovo imperatore saliva al trono, la capitale giapponese veniva spostata in una nuova posizione. Nara, fondata nel 710, è stata la prima capitale permanente. Tuttavia questo status è durato appena 74 anni; nel 784 la capitale venne spostata a Nagaoka e pochi anni dopo a Kyoto; quest’ultima è l’unica città in Giappone che supera Nara per ricchezza di siti tradizionali. Nara ospita alcuni dei migliori templi e santuari del paese, insieme a numerosi bei giardini, musei e quartieri tradizionali. Il sito più visitato della città è Todaiji, uno dei templi più maestosi del Giappone, bene Unesco, la cui principale attrazione è la gigantesca statua di Buddha che troneggia nella Daibutsuden, la Buddha Hall. Info sui ticket qui: http://www.todaiji.or.jp/. Con i suoi 15 metri di altezza, si tratta della statua di Buddha più grande della nazione (vedi foto). Per realizzarla sono state necessarie oltre 400 tonnellate di bronzo fuso. Dietro la statua sono esposti i modelli di come appariva originariamente il sito del tempio. Venne commissionato intorno al 752, dell’imperatore Shomu per chiedere l’aiuto divino in un periodo davvero sciagurato: gli era morto un figlio neonato, un’epidemia di vaiolo aveva colpito la comunità, c’era stata una carestia e anche un tentativo di colpo di stato. Una curiosità: uno dei pilastri della sala del Grande Buddha ha una stretta apertura alla base, delle stesse dimensioni della narice della statua di Buddha. È credenza comune che chi riesca a oltrepassarla riceverà l’illuminazione nella prossima reincarnazione, quindi non è raro vedere dei visitatori (di tutte le età) che tentano l’impresa, mentre amici e parenti scattano foto. Un altro tempio da visitare è Horyuji, del 607, Patrimonio dell’Umanità per avere le più antiche strutture in legno sopravvissute del mondo. Da non trascurare i giardini di Nara: Isuien, un grazioso giardino giapponese diviso in due parti. Un giardino anteriore che risale alla metà del XVII secolo. Un giardino sul retro del 1899. C’è anche un piccolo museo che espone ceramiche, sigilli, specchi e altri manufatti dell’antica Cina e Corea. Info sui ticket: https://www.isuien.or.jp/access.php. Yoshikien un piacevole parco giapponese, vicino a un fiume, situato nel centro di Nara, costruito sul sito delle ex residenze sacerdotali del Tempio Kofukuji. Yoshikien offre l’opportunità di vedere racchiuse in un unico sito tre varianti di giardini giapponesi: uno con laghetto, un giardino di muschio e un giardino per la cerimonia del tè. Maggiori info: https://www.visitnara.jp/venues/A00492/.

Kyoto

Kyoto

La città che probabilmente incarna l’idea di Giappone – giardini zen, templi buddisti, case piccole e colorate, geishe – è Kyoto, non a caso una delle mete maggiormente visitate del paese, che non delude il visitatore alla ricerca dell’anima più tradizionale della nazione, nonostante sia molto turistica. Kyoto fu la capitale del Giappone e la residenza dell’imperatore dal 794 al 1868. Nel corso dei secoli è stata distrutta da molte guerre e incendi, ma fortunatamente è stata risparmiata sia dall’atomica che dai bombardamenti a tappeto durante la II Guerra Mondiale. Oggi è una delle dieci città più grandi del paese con una popolazione di 1,5 milioni di persone e un patrimonio incredibile di strutture storiche dal valore inestimabile. Oltre ad hotel boutique internazionali, hotel capsula, ostelli e alberghi a buon mercato, Kyoto offre la possibilità di soggiornare in alcuni dei migliori ryokan del paese. Le cose da vedere sono tantissime; ne segnaliamo alcune tra le più apprezzate: Kinkakuji, Padiglione d’Oro, un tempio Zen nel nord di Kyoto i cui due piani superiori sono completamente ricoperti di foglie d’oro. Il tempio ha una vicenda tribolata, perchè durante la sua lunga storia è stato distrutto e ricostruito più volte; l’ultima distruzione risale al 1950, quando venne incendiato da un monaco fanatico. L’attuale struttura è stata ricostruita nel 1955. Il castello di Nijo, tra i migliori esempi di architettura feudale del Giappone, patrimonio mondiale dell’UNESCO, fu costruito nel 1603 come residenza di Tokugawa Ieyasu, il primo shogun del periodo Edo (1603-1867). Nel 1867, il castello di Nijo fu utilizzato come palazzo imperiale, poi fu donato alla città e aperto al pubblico come sito storico. Il Santuario di Fushimi Inari (vedi foto), un importante santuario shintoista nel sud di Kyoto. È famoso per i tunnel vermigli composto da migliaia di porte torii, lungo i sentieri che conducono nella foresta boscosa del sacro Monte Inari. Il tempio Kiyomizudera, “Tempio dell’Acqua Pura”, uno dei templi più celebri del Giappone, patrimonio dell’Unesco. È stato costruito a est di Kyoto, nel 780 sul sito della cascata Otowa. I visitatori armati di tazze, legate a lunghi pali, bevono l’acqua della cascata che scende in tre diversi ruscelli dalla base del tempio. L’acqua di ogni singolo ruscello avrebbe un beneficio diverso: longevità, successo e amore. Alla fine della lista un tocco di contemporaneità: l’edificio della stazione di Kyoto, aperto al pubblico nel 1997, dal design futuristico firmato dall’architetto giapponese Hara Hiroshi. Se viaggiate in treno, Matrix, la grande sala principale con il suo tetto a travi in ​​acciaio a vista, vi darà un benvenuto singolare nella città più tradizionale del paese. Molti gli eventi che animano Kyoto durante tutto l’anno; i più famosi sono i “Tre grandi festival di Kyoto”: Aoi Festival, Gion Festival e Jidai Festival; tutte le info qui: https://www.insidekyoto.com/kyoto-festivals-events.

Castello di Himeji

Castello di Himeji

Chi ama i castelli non potrà perdere l’occasione di visitare il numero uno delle costruzioni fortificate del Giappone: il castello feudale dell’airone bianco, Himeji, a un’ora di treno da Hiroshima: https://www.himejicastle.jp/en/. Il candido colore di questo colosso è già anticipato dal nome, ma la sua eleganza soprattutto quando si erge ton sur ton nella neve o incorniciato dai ciliegi in fiore, e le sue imponenti dimensioni sono sempre una sorpresa per il visitatore. Non a caso è stato inserito nella lista World cultural Heritage. A differenza di molti altri castelli giapponesi, non è mai stato distrutto da guerre, terremoti o incendi e, nonostante sia stato bombardato durante la II Guerra Mondiale, non ha subito grossi danni; oggetto di un’ampia ristrutturazione durata diversi anni, è stato completamente riaperto al pubblico nel 2015. Il primo nucleo fortificato risale al 1400; nel corso dei secoli, il castello venne ampliato dai vari clan che governarono la regione. Il complesso del castello così come sopravvive oggi ha più di 400 anni ed è stato completato nel 1609. È composto da oltre ottanta edifici, collegati da una serie di porte e sentieri tortuosi. Al centro del complesso si trova il mastio principale, una struttura in legno a sei piani collegati da una serie di scale ripide e strette. Ogni livello diventa progressivamente più piccolo man mano che si sale. Il piano più alto ospita un piccolo santuario, da quassù si gode un’incredibile vista a 360 gradi su tutta la città di Himeji. Il castello di Himeji è un luogo molto popolare per la fioritura dei ciliegi – inizio di aprile – perché offre incantevoli scorci, ma sappiate che non sarete soli! La folla è tanta che i biglietti per accedere al mastio principale sono limitati.

Miyajima

Miyajima

Miyajima, l’isola del santuario, come viene comunemente chiamata Itsukushima, è una piccola isola che si trova a meno di un’ora di viaggio da Hiroshima. È famosa per il santuario shintoista, Itsukushima Jinja, e la sua gigantesca porta torii, che con l’alta marea sembrano galleggiare sull’acqua. Itsukushima Jinja, oltre a essere Patrimonio Unesco, è uno dei tre luoghi più celebri e fotografati del Giappone, soprattutto al tramonto, quando i raggi del sole incendiano il rosso vermiglio delle colonne del torii. Il santuario si trova in una piccola insenatura, mentre il torii si trova nel mare interno di Seto, bisogna quindi attendere che la marea si ritiri per ammirare da vicino i 16 metri di pregiato legno di canfora, materia di cui è fatta la sua sacra possanza, e scattarsi il selfie -ricordo di ordinanza. Il complesso del santuario strutturato in palafitte costruite nelle acque della baia è costituito da più edifici, tra cui una sala di preghiera, una sala principale e un palcoscenico di teatro Noh, che sono collegati da passerelle e supportati da pilastri sul mare. L’isola di Miyajima ha una lunga storia come luogo sacro dello shintoismo. La vetta più alta dell’isola, il Monte Misen, era venerata dalla popolazione locale già nel VI secolo. Nel 1168, Taira no Kiyomori, l’uomo più potente del Giappone durante la fine del periodo Heian, scelse l’isola come sito del santuario della famiglia del suo clan e costruì il santuario di Itsukushima. Non è possibile visitare il santuario dopo il tramonto, è invece possibile continuare a goderne la vista esterna nella sua suggestiva illuminazione serale. Tutte le info qui: http://www.en.itsukushimajinja.jp/admission.html. Se avete la possibilità, pernottate almeno una notte a Miyajima, in un ryokan, per gustare l’isola senza turisti e dedicare un po’ di tempo anche alla scoperta della sua natura, passeggiando lungo uno dei tanti incantevoli sentieri; da non perdere il foliage autunnale del Momijidani, la valle degli aceri, e la fioritura dei ciliegi primaverile della pagoda Tahoto. Maggiori info: https://www.miyajima.or.jp/english/spot/spot_other.html. Da Hiroshima è possibile raggiungere l’isola, prendendo un treno il treno JR Sanyo Line per Miyajimaguchi Station, da Hiroshima Station; una volta giunti a destinazione con da qui imbarcarsi sul traghetto che in 10 minuti porta all’isola. Tutte le info qui: http://jr-miyajimaferry.co.jp/en/.

Hiroshima

Hiroshima

Da Beppu si può raggiungere Hiroshima in treno in circa 3 ore, facendo scalo a Kitakyushu e coprendo l’ultimo tratto con lo Shinkansen. Hiroshima, tristemente nota per essere stata distrutta dalla bomba atomica, durante la II Guerra Mondiale, è la città principale della regione di Chugoku e ospita oltre un milione di abitanti. Dopo la guerra, la città ha compiuto uno sforzo gigantesco per risollevarsi. Malgrado la residua attività radioattiva, Hiroshima cominciò ad essere ricostruita già nel 1949, ritornando ad essere velocemente un importante centro industriale. Ovviamente nell’immaginario collettivo resta soprattutto una città-memoria. Il luogo più importante di Hiroshima è il Peace Memorial Park -Heiwa Kinen Kōen- un gigantesco parco di oltre 120.000 metri con alberi, prati e percorsi pedonali. L’area era il cuore politico e commerciale della città e fu proprio qui che venne sganciata Enola Gay. Ma quando la città venne ricostruita, si decise che il centro sarebbe sorto in una zona diversa e questa area sarebbe stata per sempre dedicata alle strutture commemorative della pace come il Peace Memorial Museum. http://hpmmuseum.jp/?lang=eng. Composto da due edifici, il museo ripercorre la storia di Hiroshima, soffermandosi sugli eventi del 6 agosto 1945, il lancio della bomba e le sue drammatiche conseguenze. Molte sono le immagini sconvolgenti, necessarie a mantenere viva nei visitatori l’indignazione per le stragi di guerra e far riflettere sul valore della pace. Un altro monumento del parco è “A Bomb Dome”, noto anche come Memoriale della pace di Hiroshima (vedi foto); è ciò che resta dell’ex Sala della prefettura per la promozione industriale. Questo simbolo dell’industria giapponese è stato uno dei pochi edifici a rimanere in piedi dopo l’atomica, fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Tra il museo e la cupola della bomba atomica c’è il cenotafio per le vittime della bomba atomica. Il cenotafio è una tomba ad arco per coloro che sono morti a causa della bomba, a causa dell’esplosione iniziale o dell’esposizione alle radiazioni. Sotto l’arco c’è una cassa di pietra che contiene un registro di questi nomi, più di 220.000.

Beppu

Beppu

A circa 2 ore di viaggio dal Monte Asu si trova la capitale degli onsen giapponesi, Beppu. La città, soprattutto in inverno, sembra fumare: sono i pennacchi di vapore che si alzano dalle migliaia di fonti termali di Beppu. E, spettacolo nello spettacolo, alcune di queste sorgenti sono colorate: rosso scuro, blu, verde. Soltanto a Yellowstone è possibile ammirare uno spettacolo più grandioso di questo! L’isola di Kyūshū è infatti una delle maggiori zone vulcaniche della nazione e il territorio di Beppu è caratterizzato da abbondanti fenomeni di vulcanesimo secondario: solfatare, fumarole e sorgenti termali. La temperatura di queste sorgenti varia dai 37 ai 98 °C. Le più bollenti, fumanti e colorate prendono il significativo nome di jigoku – inferno – e non sono adatte al relax: acque a 100 gradi e coccodrilli potrebbero rovinarvi la festa. Ma possono essere ammirate in tutta la loro spregiudicata bellezza, compiendo il Beppu Hells tour a bordo del Jigoku Meguri, un autobus turistico. Il tour raggiunge gli otto inferni in due ore e mezza: qui tutte le info: http://www.beppu-jigoku.com/fee/index.html. Tra i Jigoku più spettacolari (e fotografati) segnaliamo: Chinoike – lago di sangue – di un intensissimo colore rosso e Umi – che significa mare – blu cobalto. Alcuni Jigoku, come abbiamo già scritto, sono abitati da animali: Yama Jigoku ad esempio è la casa di un ippopotamo, vera e propria mascotte del parco, la cui principale attività è mangiare i bocconi lanciati dai visitatori. Con 100 yen si comprano verdure crude da offrire alla simpatica e affamata bestiola. L’altra insolita riserva naturale è Oniyama Jigoku, conosciuta come “inferno degli alligatori”. In questo posto ci sono oltre 80 coccodrilli che vivono tutti insieme in enormi piscine.

Monte Aso

Monte Aso

Il Monte Aso è un vulcano attivo nel centro del Kyushu, che vanta una tra le caldere più grandi del mondo con un diametro di 25 chilometri e una circonferenza di oltre 100 chilometri. Fa parte del Parco Nazionale Aso-Kuju, fondato nel 1934. Nella zona del Monte Aso si possono ammirare scenari di grande impatto, primo tra tutti il vulcano fumante Nakadake, la cui visita molto ravvicinata vale da sola tutto il viaggio. I visitatori possono infatti raggiungere il bordo del vulcano e guardare il suo impressionante cratere. Non sempre, ovviamente. L’area del cratere spesso è completamente o parzialmente chiusa ai visitatori a causa di gas vulcanici velenosi, maltempo o rischio di attività vulcanica. Quindi se l’obiettivo primario è la scena infernale del Nakadake, per non restare delusi è meglio controllare prima di partire lo stato del vulcano sul sito del parco. Inoltre la visita al cratere non è per tutti: le persone con problemi respiratori dovrebbero astenersi, perché i gas possono essere molti intensi, anche nei giorni di apertura al pubblico. Il modo migliore per visitare il parco Nazionale Aso-Kuju è l’auto, perché si tratta di un’area molto vasta. In alternativa è possibile partecipare ad un tour con partenza e ritorno in giornata da Kumamoto: http://explore-kumamoto.com/around-aso-tour-2/. È altresì possibile raggiungere il parco con i mezzi pubblici, ma i tempi sono abbastanza lunghi e bisogna fare vari cambi di vettore. Oltre ai brividi vulcanici, la zona riserva anche posti di placida bellezza, come la vasta pianura erbosa di Kusasenri piena di mucche al pascolo e cavalli in libertà, i sentieri del piccolo vulcano Komezuka, la gola di Kikuchi, una valle piena di ruscelli e cascate, la vetta del Monte Tsurumi, raggiungibile in funivia, da cui si gode una magnifica vista della baia di Beppu. Tutte le info sul parco: https://www.env.go.jp/en/nature/nps/park/aso/guide/view.html.