San Giovanni Li Cuti

San Giovanni Li Cuti

Un borgo marinaro in pieno centro a Catania. Questo il “miracolo” di San Giovanni Li Cuti, piccolo villaggio di pescatori sopravvissuto all’espansione edilizia tutt’attorno. Più che sopravvissuto, “inglobato” dall’edilizia circostante il che, paradossalmente, ha contribuito ad aumentare il fascino di questa località diventata, negli anni, uno degli snodi principali della movida catanese. Intanto, i gozzi colorati dei pescatori “resistono” nel porticciolo, pronti a rifornire giornalmente i ristoranti della zona con ottimo pesce fresco. E, come non bastasse, c’è anche una spiaggia di sabbia nera che il comune, diligentemente, ha dotato di docce, spogliatoi, bagni chimici e passerelle per disabili. Insomma, di giorno e di notte, d’estate ma anche d’inverno, San Giovanni Li Cuti è uno dei luoghi imperdibili di Catania, non a caso frequentatissimo da residenti e turisti.

Giardino Bellini

Giardino Bellini

D’accordo, non è più il parco che alla fine del XIX secolo stava di diritto tra i giardini più belli d’Europa ma “‘a Villa“, come lo chiamano i catanesi, conserva grande fascino. Un polmone verde in pieno centro cittadino dove passeggiare, correre e far giocare i bimbi in tutta tranquillità. Certo, la distanza coi fasti di un tempo è notevole, ma restano numerose tracce della gloria che fu. Una è il viale degli “Uomini illustri”, ad ovest del parco, coi busti dei personaggi più famosi della storia italiana e catanese: Giuseppe Mazzini, Giovanni Verga, Luigi Capuana e il poeta Mario Rapisardi solo per ricordarne alcuni. Il Bellini che dà il nome al giardino è, ovviamente, il compositore catanese Vincenzo Bellini (1801 -1835) le cui spoglie, come già ricordato in precedenza, sono custodite nel duomo cittadino in una tomba realizzata dallo scultore e patriota italiano Giovanni Battista Tassara (il monumento al centro di piazza Stesicoro, invece, fu realizzato dallo scultore Giulio Monteverde). Insomma, un parco alberato, uno dei quattro parchi pubblici di Catania, che concorre alla qualità della vita della città etnea.

Il tour dei monumenti barocchi

Il tour dei monumenti barocchi

Palazzo Municipale, il Duomo e la Badia di Sant’Agata sono soltanto tre dei monumenti barocchi di Catania, ma da vedere c’è molto altro. Le chiese (Santa Chiara, Santa Maria dell’Aiuto e Casa di Loreto, San Biagio, SS. Trinità, San Nicola, Sant’Agata al Carcere ecc.); il Monastero dei Benedettini; il Palazzo dell’Università (nella foto); Porta Uzeda e Porta Ferdinandea. Un tour dei monumenti davvero impressionante che spiega bene il perché della tutela Unesco. Il percorso della “Catania ricostruita” (il riferimento è appunto alla ricostruzione barocca successiva al terremoto del 1693) è perciò indispensabile per approfondire il “genius loci” della città etnea.

Chiesa della Badia di Sant’Agata

Chiesa della Badia di Sant'Agata

Poco distante dalla Cattedrale e da Palazzo degli Elefanti c’è un altro monumento che merita assolutamente di esser visitato. Stiamo parlando della Chiesa Badia di Sant’Agata su Corso Vittorio Emanuele. Secondo molti critici questo è l’edificio che svela maggiormente l’arte di Giambattista Vaccarini, l’architetto che più ha contribuito alla ricostruzione barocca di Catania dopo il terremoto del 1693. Dalla facciata, alle decorazioni del portale, fino all’imponente cupola, si susseguono soluzioni stilistiche di grande valore artistico, con l’ulteriore pregio, da più parti riconosciuto, di non stravolgere del tutto l’impianto precedente (nel caso specifico quel che restava del monastero benedettino femminile di Sant’Agata). L’interno, a croce greca e finemente decorato, è all’altezza dello splendore esterno. Da vedere, inoltre, le statue di Sant’Euplio, San Giuseppe, Sant’Agata, l’Immacolata e San Benedetto. Per maggiori informazioni sulla storia, gli orari delle ss. messe e le visite guidate si rimanda al sito (badiasantagata.wordpress.com) e alla pagina facebook (Chiesa Badia di Sant’Agata).

Palazzo degli Elefanti

Palazzo degli Elefanti

Il Municipio di Catania è un esempio di equilibrio avanzato tra l’esuberanza decorativa barocca e il senso d’ordine e misura dello stile neoclassico. Una sintesi difficile da raggiungere, tanto più considerando che per realizzare l’edificio c’è voluto quasi un secolo (dal 1696 al 1780). Il progetto iniziale fu di Giovan Battista Longobardo, mentre tre delle quattro facciate (est, ovest, sud) furono realizzate dall’architetto palermitano Giambattista Vaccarini artefice – abbiamo visto – anche della facciata esterna del duomo e di altri monumenti cittadini. L’ultima facciata (nord) fu opera, invece, di Carmelo Battaglia fratello maggiore del più quotato Francesco. Nell’androne del Municipio, noto anche come “Palazzo degli Elefanti”, sono custodite due carrozze del settecento, di cui una viene utilizzata il 3 febbraio per trasportare il sindaco nella chiesa di San Biagio, in piazza Stesicoro. In questa chiesa, dove è custodita la fornace utilizzata per il martirio della santa, il primo cittadino, secondo tradizione, offre la cera a Sant’Agata nel giorno della sua ricorrenza. Sempre da Palazzo degli Elefanti, per la precisione dalla tribuna al primo piano dopo l’atrio d’ingresso, le autorità pubbliche di Catania assistono ai festeggiamenti e ai fuochi in onore della Santa Patrona.

La Cattedrale di Sant’Agata

La Cattedrale di Sant'Agata

Per gli amanti dell’architettura religiosa, in particolare del barocco siciliano, la Cattedrale metropolitana di Sant’Agata rappresenta una vera e propria chicca. Che poi, il barocco, è solo una parte (seppur maggioritaria) dell’architettura di questa chiesa ubicata a sud dell’omonima piazza. Ben visibili sono anche le tracce normanne e sveve, testimonianze delle successive ricostruzioni cui è stato sottoposto l’edificio nel corso dei secoli. Infatti, dopo l’originaria costruzione alla fine del’XI secolo, la chiesa di Sant’Agata ha subito radicali interventi sia dopo il terremoto del 1169 che a seguito dell’incendio che la colpì nel 1194. Poi, nel 1693, l’episodio più grave di tutti: un altro terremoto, con epicentro nella vicina Val di Noto, che obbligò a ricostruire quasi per intero la chiesa (in quell’occasione crollò anche il campanile della cattedrale provocando centinaia di vittime). Da qui, la preponderanza del barocco siciliano, che caratterizza sia l’interno, a 3 navate e a croce latina, che l’esterno della chiesa. Soprattutto l’esterno, realizzato dall’architetto palermitano Giambattista Vaccarini, come ci ricorda un’incisione sotto l’architrave del portale d’ingresso (l’interno, invece, fu realizzato da Girolamo Palazzotto, architetto e monaco natìo di Messina). Infine una curiosità per gli amanti dell’opera: nella chiesa sono custoditi i resti del giovane compositore Vincenzo Bellini (1801 -1835) riportato nel 1876 nella città natale dopo l’iniziale sepoltura nel cimitero parigino di Père-Lachaise.

Non sfoggiare oggetti di valore in alcune zone della città

Non sfoggiare oggetti di valore in alcune zone della città

In alcune zone della città, come ad esempio Monastiraki durante il mercato, è preferibile togliere il portafogli dal taschino dei pantaloni e non sfoggiare oggetti di valore. Semplici accortenze che non vanno assolutamente ingigantite, ma che servono a evitare spiacevoli sorprese. Per il resto, nessun timore e via alla scoperta di Atene.

Evitare cortei e manifestazioni

Evitare cortei e manifestazioni

Atene è una città in fermento. Le difficoltà economico-finanziarie in cui è piombata la Grecia negli ultimi anni nella capitale sono più evidenti rispetto alle isole. Inevitabile perciò il susseguirsi di manifestazioni e scioperi quasi sempre diretti a Piazza Syntagma dove c’è il Parlamento. I turisti, attratti dal clima di lotta, spesso indugiano più del dovuto ai margini dei cortei correndo il rischio di rimanere più o meno invischiati negli scontri con le forze di polizia schierate a difesa dell’ordine pubblico. Perciò, massima cautela e alla minima avvisaglia di tensioni e/o scontri meglio sottrarsi a lacrimogeni e manganellate.

Non esagerare con la retsina

Non esagerare con la retsina

La cucina ateniese – come tutta quella greca, del resto – fa ampio ricorso alle spezie (maggiorana, timo, origano, rosmarino) nella cottura di carne e pesce. Se da un lato quest’aspetto insaporisce molto le pietanze, dall’altro, però, può essere un incentivo a bere troppo “generosamente” durante i pasti. Il consiglio, perciò, è di non esagerare con la retsina, il vino da tavola resinato già in uso nell’antica Grecia, e con l’ouzo, liquore a base di anice di cui gli ateniesi sono gran consumatori. Provarli è bene (come pure tutte le altre pietanze tradizionali) abusarne no. Dunque occhio a non smarrire il senso del limite. Tra l’altro, il concetto di “metron” (μέτρον), vale a dire la ricerca della “giusta misura” applicata a ogni ambito della vita comunitaria (dalla distribuzione della ricchezza fino alle arti) è uno dei capisaldi della filosofia greca. Perché non farne tesoro?

Atene coi bambini

Atene coi bambini

Viaggiare con i bambini non è mai facile, tanto più in una città “monumentale” come Atene. Certo, si può trasformare la salita sull’Acropoli in una sorta di gara ma poi, per forza di cose, tocca far divertire i ragazzi senza sfiancarli andando solo per musei e chiese. I Giardini nazionali di Piazza Syntagma sono la soluzione più comoda in centro. In alternativa c’è il Parco Zoologico nelle vicinanze dell’aeroporto (periferia est di Atene) o, meglio ancora, l’Allou Fun Park al Pireo, parco divertimento per bambini con un’area specifica, la Kidom Dream Town, perfetta per i più piccoli (sito ufficiale in inglese: www.allou.gr/en). Insomma, l’importante è concedere qualcosa ai propri figli, in modo da riuscire a coinvolgerli, poi, anche in attività più “culturali”, come appunto un’entrata a museo o una visita a qualche monumento.

Le spiagge

Le spiagge

Arte, storia, cultura, musei, monumenti, ma anche mare. Tanto mare. D’estate, tra caldo e traffico automobilistico, muoversi può diventare complicato e anche visitare l’Acropoli costa doppia fatica. Per fortuna ci sono le spiagge, oltre 20 chilometri di litorale facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi pubblici. Nea Falirou, praticamente attaccata alla parte vecchia del porto, è la più popolare tra le spiagge di Atene. I palazzoni alle spalle danno bene l’idea del sovraffollamento estivo di questa spiaggia che infatti è frequentata perlopiù da ateniesi che non hanno modo o voglia di spostarsi. Discorso simile per le spiagge di Ellinikò e Glyfada che però, a differenza di Nea Falirou, hanno conosciuto uno sviluppo turistico maggiore anche se non sempre di qualità eccelsa. Decoro e servizi migliorano decisamente ad Alimos, appena 8 chilometri dal centro cittadino, e continuano a migliorare nel distretto di Vouliagmeni. Qui i chilometri da Atene sono 17, ma l’atmosfera è completamente diversa. Più verde, minor speculazione edilizia e, quel che più conta, mare cristallino e servizi di alta gamma. Inevitabile che la zona sia frequentata dall’alta borghesia cittadina, nazionale e internazionale. Anche le spiagge di Varkiza e Sounio meritano decisamente una visita. Qui lo scenario è quello normalmente associato a una vacanza in Grecia: relax, spiagge bianche e mare color smeraldo.

Museo bizantino e cristiano

Museo bizantino e cristiano

Oltre 25.000 reperti per un arco temporale che va dal terzo al ventesimo secolo: icone, affreschi, manoscritti, ceramiche, tessuti, dipinti e mosaici che rappresentano una delle collezioni d’arte bizantina più importanti al mondo, tappa imperdibile per gli appassionati d’arte sacra, e non solo. La mostra, che inizialmente si trovava nel Museo archeologico nazionale, dagli anni ’30 del secolo scorso è allestita all’interno di Villa Ilissia, palazzo nobiliare del XIX secolo appartenuto a Sophie de Marbois-Lebrun, duchessa di Piacenza. Alla morte della nobildonna, l’immobile, divenuto proprietà statale, venne ristrutturato e appunto adibito a sede museale. Dopo il terribile terremoto che nel 1999 provocò ingenti danni ad Atene e dintorni, i reperti furono trasferiti in un’area seminterrata del palazzo e lì sono rimasti per 11 anni, durante i quali il Museo bizantino e cristiano è rimasto chiuso al pubblico. Nel 2010 la riapertura alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Karolos Papoulias.

Il Museo bizantino e cristiano di Atene è aperto tutti i giorni dalle 08.00 alle 20.00.
Chiuso il 25 e 26 dicembre, il 1 gennaio, il 25 marzo, la domenica di Pasqua e il 1 maggio.
Venerdì Santo, orario ridotto dalle 12:00 alle 17:00.
Il biglietto intero costa 8,00 €uro (ridotto 4,00 €uro).
Sono previste inoltre agevolazioni, riduzioni e sconti per la visita abbinata ad altre strutture museali e per fasce d’età.
Per maggiori informazioni si rimanda alla versione in lingua inglese del sito ufficiale (http://www.byzantinemuseum.gr/en/)

Museo archeologico nazionale

Museo archeologico nazionale

Il museo archeologico è un’altra tappa imperdibile di una visita ad Atene. E non potrebbe esser altrimenti trattandosi del più grande museo di tutta la Grecia, nonché di uno dei più importanti al mondo. Fondato alla fine del XIX secolo, custodisce una quantità enorme di sculture, vasi, statue e altri reperti che vanno dal periodo miceneo a quello romano. Tutti rigorosamente raccolti e catalogati in anni di scavi condotti in lungo e in largo sul territorio nazionale. Spiccano, tra gli altri, la maschera funebre di Agamennone, il bronzo di Poseidone, il fantino di Artimissio e la testa di Zeus, reperti per il cui approfondimento rimandiamo alla versione inglese del sito ufficiale della struttura (www.namuseum.gr/museum/history-en).
Il Museo archeologico nazionale di Atene è aperto tutti i giorni dalle 08:00 alle 20:00.
Chiuso il 25 e 26 dicembre; il 1 gennaio; il 25 marzo; la domenica di Pasqua ortodossa e il 1 maggio.
Il biglietto costa 10.00 €uro (5.00 €uro ridotto).
Sono previste inoltre tutta una serie di agevolazioni, riduzioni e sconti per la visita abbinata ad altre strutture museali e per fasce d’età.

Licabetto

Licabetto

Chi visita Atene trova conferma dell’adagio secondo cui le cose più belle sono ancora (quasi) tutte gratis. Una delle particolarità della città, infatti, è quella di esser circondata da colline che rappresentano altrettanti punti panoramici facilmente raggiungibili a piedi. A parte l’Acropoli, di cui abbiamo già parlato, ce ne sono altre sei: Aeropago, Filoppapo, Pnice, Muse, Ninfe e Licabetto. Quest’ultima, con i suoi 272 metri sul livello del mare, è la vetta più alta della città e, oltre che a piedi, è raggiungibile anche con una comoda funicolare che parte da Kolonaki, elegante zona residenziale poco distante da piazza Syntagma. In cima ci sono una cappella dedicata a San Giorgio, un teatro e un ristorante. Più di tutto, però, c’è una vista da togliere il fiato, specie sul far della sera. La salita al monte Licabetto è in assoluto uno dei modi migliori per trascorrere una mattinata o il tardo pomeriggio in città (se scegliete di salire a piedi è meglio evitare le ore più calde della giornata).

Monastiraki

Monastiraki

Al confine con la Plaka c’è Monastiraki, quartiere famoso per il mercatino delle pulci. È qui che si trova l’anima popolare di Atene, specie nei fine settimana quando le bancarelle invadono progressivamente le strade a discapito dei negozi. Negozi che poi la domenica restano chiusi a vantaggio esclusivo degli ambulanti che espongono merci di ogni tipo e provenienza. Non è tanto il valore commerciale dei beni – si tratta di oggetti di poco valore, anche se può capitare l’affare – ma, come dicevamo, della grande partecipazione popolare che vede la convivenza pacifica di greci e immigrati parimenti impegnati a sbarcare il lunario. Detto questo, da vedere non c’è soltanto il mercatino delle pulci. A Monastiraki ci sono le due cattedrali, la piccola (Mikri Metropoli) e la grande (Megali Metropoli – la vera Cattedrale di Atene) e c’è anche la moschea Tzistarakis (oggi sede distaccata del Museo di arte folkloristica), simbolo della secolare dominazione ottomana in città e in tutta la Grecia.