Old Town

Old Town

I luoghi fin qui descritti si trovano tutti nella parte antica della città, quella “Old Town” che si sviluppa attorno la “Royal Mile”, la strada che unisce il Castello di Edimburgo al Palazzo di Holyrood (così chiamata perché lunga 1,8 km misura standard del miglio). Old Town però merita una visita anche per la sua storia medievale, in particolare per la configurazione dei vicoli e le stradine che la compongono. Un’urbanistica sui generis dovuta alla riottosità degli edimburghesi a costruire fuori dalle cinta murarie. Da qui il prevalente sviluppo in altezza delle abitazioni, primo esempio storico di grattacieli residenziali. In mezzo, tra un palazzo e l’altro, un dedalo di viuzze e sottopassaggi in cui oggi si susseguono boutique, pub, ristoranti e negozi ma dove un tempo avvenivano anche efferati crimini, come gli omicidi seriali compiuti da William Burke e William Hare a cui abbiamo accennato descrivendo Arthur’s Seat. A proposito di sotterranei, consigliatissima è la visita guidata (1 ora ca.) dei vicoli che si dipanano sotto la strada di Mary King’s Close. Si tratta di un intricato labirinto di sottopassaggi dove nel XVII secolo viveva un’umanità varia e disperata. Per saperne di più visita il sito ufficiale: www.realmarykingsclose.com.

Cattedrale di St. Giles

Cattedrale di St. Giles

La Cattedrale di Sant’Egidio è tappa imperdibile per chiunque visiti la prima volta Edimburgo. A renderla tale, più che l’architettura e le decorazioni all’interno, è la storia stessa dell’edificio, culla del presbiterianesimo scozzese fondato dal predicatore John Knox (1513 – 1572). Quest’ultimo, allievo di Calvino, introdusse questa particolare forma di protestantesimo che, a differenza di cattolicesimo e anglicanesimo, si distingue per il rifiuto dell’organizzazione gerarchica del clero. Questo dettaglio storico chiarisce l’uso improprio del termine “cattedrale”, dal momento che questa chiesa (conosciuta anche col topos di “High Kirk of Edinburgh”) non è sede vescovile (salvo due parentesi nel XVII secolo). Da vedere, all’interno, “Thistel Chapel”, la Cappella dell’Ordine Scozzese del Cardo. Si tratta del secondo ordine cavalleresco britannico, dopo quello della “Giarrettiera”. La presenza nello stemma del fiore nazionale (il cardo) lascia chiaramente intendere come la maggioranza dei componenti debba essere scozzese, nonostante sia prevista l’apertura a personalità esterne. Infine una curiosità. Nei pressi del portone occidentale della chiesa c’è un mosaico di ciottoli a forma di cuore. Il mosaico è un richiamo al romanzo “Heart of Midlothian”, in cui lo scrittore Walter Scott racconta la vecchia consuetudine cittadina di sputare verso il portone di una prigione (che appunto sorgeva dove ora c’è il mosaico) come forma di protesta per le esecuzioni che avvenivano all’interno. Peccato, però, che in seguito “Heart of Midlothian” sia diventato anche il nome di una delle due squadre di calcio di Edimburgo. Ad effetto di questa circostanza i tifosi dell’Hibernian, l’altra squadra cittadina, hanno pensato bene di tener viva l’abitudine dello sputo verso il mosaico, stavolta come sfottò nei confronti dei rivali calcistici. Per maggiori informazioni sulla storia, gli orari di apertura e le attività della chiesa visita il sito ufficiale: www.stgilescathedral.org.uk

Arthur’s Seat

Arthur's Seat

Holyrood Palace si trova all’interno del parco omonimo (Holyrood Park) di cui fanno parte anche tre piccoli colli di origine vulcanica. Il più famoso dei tre è Arthur’s Seat che, con i suoi 250 metri di altezza regala una vista strepitosa, ben oltre il magnifico sky line di Edimburgo. Per questo motivo, Arthur’s Seat è meta quotidiana di molti turisti. Diversi i sentieri per arrivare in cima, nessuno dei quali presenta grandi difficoltà. Unica precauzione l’abbigliamento adatto, specialmente le scarpe che devono avere buona aderenza per non scivolare durante il cammino. La presenza di uno scenario naturalistico di così grande livello, per di più in pieno centro, è uno dei motivi di maggior fascino di Edimburgo. Se a questo dato aggiungiamo le storie accadute e le scoperte fatte in questi stessi luoghi, la suggestione aumenta ancora di più. Ci riferiamo, tra le tante, al ritrovamento, nel 1836, di 17 piccole bare per mano di un gruppo di ragazzini intenti a giocare proprio sulla collina di Arthur’s Seat. Dopo alcune congetture su stregoneria e rituali magici, emerse la verità: qualcuno aveva costruito quelle bare in miniatura per offrire, almeno simbolicamente, degna sepoltura ai malcapitati uccisi da William Burke e William Hare, coppia criminale che qualche anno prima del ritrovamento in questione aveva commesso una serie di omicidi in città per rivendere i corpi a un noto anatomista del tempo, tale dott. Robert Knox. Le bare sono oggi visibili nel National Museum of Scotland e sono soltanto una delle tantissime attrazioni di quest’edificio ampliato e ristrutturato alla fine degli anni ’90 del secolo scorso (vd. prossimo paragrafo).

National Museum of Scotland

National Museum of Scotland

Anche il Museo Nazionale testimonia quanto detto in apertura a proposito della “rinascita” di Edimburgo. Una rinascita dovuta a una nuova programmazione turistica capace di moltiplicare le occasioni di svago a disposizione dei turisti e, allo stesso tempo, rivalorizzare l’enorme patrimonio artistico e culturale ereditato dal passato. Non a caso, il National Museum of Scotland, inaugurato nel 1998, ha inglobato il Royal Museum di epoca vittoriana. Quasi tutte le opere del “vecchio” museo sono ora ospitate nella “Grand Gallery”, uno dei 7 piani che compongono la struttura. Il resto del museo, invece, passa in rassegna l’intera storia scozzese: dalle origini geologiche alla fine dello scorso millennio. Da “Animal World”, ala del museo dove sono esposti decine di scheletri di animali preistorici ormai estinti, alla storia della pecora Dolly, primo mammifero a esser stato clonato con successo da una cellula adulta presso il Roslin Istitute a soli 10 chilometri da Edimburgo. Non è finita perchè tra sculture, collezioni e brevi filmati sui momenti più significativi della vita scozzese c’è davvero tanto altro da vedere. Per maggiori informazioni su esposizioni e orari di apertura visita: www.nms.ac.uk/national-museum-of-scotland. L’ingresso è gratuito.

Palazzo di Holyroodhouse

Palazzo di Holyroodhouse

Holyroodhouse Palace è una delle residenze ufficiali della regina Elisabetta II d’Inghilterra che trascorre qui, in quella che fu la storica dimora di Maria Stuarda (1542-1587), le sue giornate in terra scozzese. Ed è proprio alla tragica vicenda di quest’ultima che si ricorre per spiegare l’importanza della location. Nelle mura del palazzo, infatti, si sono verificati diversi episodi storicamente rilevanti tra cui l’uccisione di David Rizzio, coltissimo factotum dell’allora regina di Scozia Maria Stuart (Stuarda è la storpiatura italiana del cognome). Una ritorsione voluta dal secondo marito di quest’ultima, Lord Darnley che, in combutta con l’aristocrazia cittadina, decise di punire la moglie per l’eccessiva liberalità di uno stile di vita troppo proteso allo studio della letteratura e del canto. In realtà, a far da detonatore alla vicenda c’era l‘inasprimento dei rapporti tra cattolici e protestanti. Un conflitto che investiva anche la monarchia e che si risolse infine con l’uccisione di Maria Stuarda per mano della cugina Elisabetta I. Detto brevemente della storia, il Castello merita anche sotto il profilo architettonico, originale sintesi delle tradizioni francese e scozzese. Per saperne di più visita la pagina Edinburgh | Palace of Holyroodhouse (disponibile anche la traduzione italiana) dal sito www.royalcollection.org.uk .

Castello di Edimburgo

Castello di Edimburgo

In apertura abbiamo accennato al rapporto strettissimo che c’è tra Edimburgo e la letteratura. Vale ovviamente per gli scrittori indigeni, ma vale anche per chi, pur non essendoci nato/a, dalla città ha tratto grande ispirazione per i suoi romanzi. È il caso di J.K.Rowling, a cui la vista del maestoso “Edinburgh Castle” ha regalato molti appunti per la stesura di Harry Potter. Non solo. Abbiamo anche accennato all’importanza dei festival come attrattore turistico cittadino. Uno dei più importanti, il Royal Edinburgh Military Tattoo, si svolge sulla spianata (Explanade) del Castello che domina la parte medievale (Old Town) di Edimburgo. Si tratta di una parata internazionale a cui partecipano le bande militari di oltre 40 paesi al mondo e, scelta assai strategica, si svolge in contemporanea all’Edinburgh International Festival, rassegna teatrale che occupa quasi per intero il mese di agosto. Pochi cenni, eppur sufficienti a comprendere l’importanza storica e simbolica del Palazzo Reale di Edimburgo. Da non perdere, all’interno, lo “Scottish National War Museum”, il Museo Nazionale della Guerra di Scozia, come pure imperdibile è la “Pietra del destino” l’antico trono su cui venivano incoronati i sovrani scozzesi. Infine una curiosità: se alle 13.00 vi trovate nei paraggi del castello tappatevi le orecchie per il colpo di cannone, simpaticamente ribattezzato “one o’ clock gun” (o “lunch time bang”), che tutti i giorni, tranne la domenica, dà l’ora agli edimburghesi. Per maggiori informazioni sulle visite, gli orari e gli eventi che si svolgono all’interno del Castello visita il sito ufficiale: www.edinburghcastle.gov.uk

Non girare la città in auto

Non girare la città in auto

Noleggiare un auto per visitare Dublino non è una buona idea, c’è il rischio concreto di rimanere imbottigliati nel traffico. I dublinesi sono abituati al fenomeno, dovuto in gran parte all’espansione urbanistica circostante, a causa dell’inaccessibilità dei prezzi immobiliari in città. Per i turisti, invece, è meglio servirsi dei mezzi pubblici: gli autobus (non impeccabili); i taxi (idem, specie nelle ore notturne di punta); e i tram. Meglio ancora muoversi a piedi. Gli itinerari escursionistici per andare alla scoperta di Dublino sono molteplici e tutti molto interessanti. Dal giro dei pub frequentati dagli scrittori più famosi di Dublino (www.dublinpubcrawl.com) a quello che ripercorre i luoghi della ribellione del 1916 (www.1916rising.com) c’è davvero di che sbizzarrirsi.

Sottrarsi al giro di birra o whiskey

Sottrarsi al giro di birra o whiskey

Gli abitanti di Dublino sono molto socievoli. Amano fare conversazione, meglio ancora seduti al pub. Perciò in simile circostanza non avrete difficoltà a fare amicizia con loro, purché rispettiate alcune decisive regole. Per prima cosa, evitare di polemizzare se l’interlocutore è palesemente su di giri (ma questo vale sempre, a qualsiasi latitudine); in secondo luogo offrire da bere. Quindi guai a sottrarsi al proprio giro di bevuta. Per i dublinesi equivale a parlar male della città (vd. punto precedente). Chiaramente c’è da considerare anche il rovescio della medaglia: se la compagnia è grande offrire da bere costerà una fortuna, nel qual caso è meglio evitare di inserirsi in una comitiva troppo allargata.

Non parlare male della città

Non parlare male della città

Meglio non parlar male di Dublino in presenza di un suo abitante. La città ha diversi problemi: non è sempre pulita; è costosa; affollata e il consumo di alcol e droghe è in aumento, con tutti i problemi sanitari e di ordine pubblico che ne derivano. Sono questioni che i dublinesi hanno ben presente, come pure sono consapevoli che da un punto di vista architettonico e artistico ci sono capitali più interessanti. Però guai a criticare la loro città, ne fanno una questione personale, dimostrando un attaccamento viscerale che ritroviamo identico a migliaia di chilometri di distanza in una città ancor più problematica come Napoli. Perciò se non volete perdere subito i nuovi amici irlandesi occhio a quel che dite.

Dublin Zoo

Dublin Zoo

Gli zoo generalmente dividono l’opinione pubblica, e perciò il fatto che su quello di Dublino si trovino quasi tutte recensioni positive depone a favore della struttura. Gli spazi a disposizione degli animali, infatti, sono ampi e ben curati, da cui si evince il tentativo di ricreare, nei limiti del possibile, l’habitat migliore per ciascuna specie presente. Rinoceronti, elefanti, leoni, giraffe, macachi, tigri, orsi polari, ma anche polli, capre, mucche e maiali: in questo zoo, uno dei più antichi d’Europa, c’è davvero di tutto. Meta ideale soprattutto per chi si muove con figli al seguito. Tra l’altro, lo zoo si trova all’interno del Phoenix Park, uno dei polmoni verdi cittadini più grandi al mondo, più del doppio rispetto al celebre Central Park di New York. Per maggiori informazioni su prezzi, orari d’apertura, percorsi e quant’altro visitare il sito ufficiale: www.dublinzoo.ie

Guinness Storehouse

Guinness Storehouse

Per la Guinness Storehouse vale quanto già scritto a proposito di Temple Bar. Anche il Museo della Guinness è un esperimento riuscitissimo dal punto di vista architettonico che però, almeno secondo molti dublinesi “doc”, avrebbe smarrito il tratto comunitario che per secoli ha legato la vecchia fabbrica di Arthur Guinness alla città. Sarà. Resta il fatto che la Guinness Storehouse è in assoluto il luogo più visitato di Dublino e di tutta l’Irlanda. Dal 2000 ad oggi quest’edificio di 7 piani la cui struttura richiama, manco a farlo apposta, quella di una pinta di birra, è stato visitato da milioni di turisti provenienti da tutto il mondo. Durante la visita guidata vengono illustrati gli ingredienti (acqua, orzo, luppolo e lievito), il procedimento (dalla bollitura alla miscelatura), il trasporto, l’antico mestiere dei bottai fino, ovviamente, alla biografia del fondatore. Alla fine, immancabile, arriva la degustazione presso il “Gravity Bar”, all’ultimo piano del museo. Una sala enorme, circondata da vetrate, in cui fermarsi e gustare la Guiness in compagnia di una bellissima vista dall’alto della città. Insomma, si tratterà anche di un’abile strategia di marketing però merita ugualmente una visita. Per maggiori informazioni su prezzi e orari di apertura consultare il sito ufficiale: www.guinness-storehouse.com

Galleria Nazionale

Galleria Nazionale

La storia del museo più importante d’Irlanda è una storia di opere d’arte (la Galleria ospita quadri delle principali scuole di pittura europee dal XIV al XX secolo) e di alcuni grandi uomini. Grandi anche quando sono “sbagliati” come Martin “The General” Cahill, il gangster che per un trentennio ha imperversato in una Dublino già lacerata dal conflitto tra cattolici e protestanti. Assieme alla sua banda, Cahill nel 1992 si rese protagonista di uno spettacolare furto all’interno della National Gallery of Ireland. Vennero trafugati diversi dipinti della “collezione Beit” (una delle 4 in cui è suddiviso il museo) tra cui il famosissimo “Lady writing a letter with her maid” (trad. “Donna che scrive una lettera alla presenza della domestica”) quadro del pittore fiammingo Jan Vermeer. Un caso di cronaca eclatante che inevitabilmente ha destato la curiosità dell’industria cinematografica che all’episodio, e più in generale alla vita del bandito, nel 2000 ha dedicato un film (“The General”) con Kevin Spacey nel ruolo di protagonista. Ma, dicevamo, non c’è solo Cahill nella storia del museo. Guai a dimenticare lo scrittore e drammaturgo irlandese George Bernard Shaw che addirittura ha lasciato in eredità alla galleria un terzo dei dei suoi diritti d’autore. Oppure, andando a ritroso, William Dargan, magnate delle ferrovie irlandesi e fondatore del museo. Oltre al quadro di Vermeer su richiamato, da non perdere la “Cattura di Cristo” di Caravaggio. Per maggiori informazioni sul museo: www.nationalgallery.ie

Grafton Street

Grafton Street

La strada dello shopping per eccellenza, piena zeppa di boutique e negozi di ottimo livello per venire incontro alle esigenze dei più disparati gruppi sociali. Da chi è interessato all’acquisto di gioielli e abiti firmati, ad artisti e intellettuali che nell’ambiente di quest’isola pedonale a sud del fiume Liffey trovano tutto quel che cercano: libri naturalmente, ma anche musica da acquistare, oppure da ascoltare in strada tra cantautori e interpreti di ogni genere.

Temple Bar

Temple Bar

Dopo aver inseguito il “genius loci” di Dublino tra università, castelli e chiese, è giusto fermarsi a bere qualcosa in uno dei numerosi pub di Temple Bar, centro turistico cittadino. Un dedalo di strade in cui si susseguono pub, ristoranti, boutique e negozi di qualità. La zona, nel XIX secolo frequentata da ubriachi e malfattori, negli anni ’50 del secolo scorso visse una prima fase di rinascita, culminata nell’apertura di numerose botteghe artigiane. Poi una nuova fase di oblio, interrotta soltanto all’inizio degli anni ’90 in concomitanza alla designazione di Dublino quale capitale europea della cultura (1991). Da lì la comparsa di numerose attività commerciali inserite però in un più ampio progetto di riqualificazione territoriale. Un’opera sicuramente riuscita sotto il profilo urbanistico, anche se a scapito di quell’impronta popolare che per secoli aveva caratterizzato la zona. Oggi Temple Bar è frequentata soprattutto da giovani che, specie nei fine settimana, si riversano nei pub per fare baldoria. Spesso più del consentito, con qualche problema di ordine pubblico. Al netto di queste criticità, che di sicuro cozzano con le esigenze di un tipo di turista meno festaiolo e più acculturato, Temple Bar merita anche dal punto di vista culturale: la “Gallery of Photography”, i “National Photographic Archivies” e i vicoli di “Fishamble Street” sono solo alcune delle tappe di questo circuito cittadino. Da non perdere!

Cattedrale di Christ Church

Cattedrale di Christ Church

A differenza della Cattedrale di San Patrizio, Christ Church (o “Church of the Holy Trinity”) una cripta ce l’ha eccome. Anzi, la cripta medievale è il luogo di maggior attrazione dell’edificio, quello in cui sono custoditi la maggior parte dei suoi beni e reperti più preziosi: dai ceppi anticamente usati dalle autorità religiose a danno dei civili, a monete rare e stemmi regali. Guai però a dimenticare “Tom & Jerry”, un gatto e un topo mummificati rinvenuti all’interno di una canna d’organo nel 1860 e successivamente ribattezzati dai dublinesi come lo storico cartone animato. La cripta, la cui edificazione risale al XII secolo, è l’unica parte della chiesa ad aver conservato l’iniziale impronta architettonica. Per il resto questa chiesa, cattedrale della diocesi anglicana e sede del Santo Patrono di Dublino Lawrence O’ Toole, ha subito numerose ristrutturazioni con l’inevitabile sovrapposizione di diversi stili. All’originaria impronta romanico-gotica si è aggiunto lo stile vittoriano susseguente all’ultima ristrutturazione tra il 1871 e il 1878 dopo secoli di abbandono e oblio. Per maggiori informazioni sulla storia, le visite, gli eventi e le attività pastorali visita il sito: christchurchcathedral.ie (disponibile anche la versione italiana).