Cattedrale di San Patrizio

Cattedrale di San Patrizio

Secondo leggenda la Cattedrale sorgerebbe nel punto esatto in cui San Patrizio battezzava i pagani irlandesi che decidevano di convertirsi. E in effetti sotto questa chiesa, la più grande d’Irlanda, scorre il fiume sotterraneo Paddle motivo per il quale, nonostante le diverse ristrutturazioni dell’edificio nel corso dei secoli, non è mai stato possibile costruire una cripta. Ancora oggi, all’interno della chiesa, una croce posta su una lastra di pietra indicherebbe la posizione del pozzo cui avrebbe attinto il santo per la sua attività di conversione. Non è l’unica leggenda. Un’altra, datata 1492, racconta di una disputa tra i sostenitori del conte di Kildare e il conte di Ormond. Un nipote di quest’ultimo – secondo il racconto – si barricò nella sala capitolare della chiesa e questo rese necessario un compromesso tra le parti per porre fine alle ostilità. Compromesso che vide protagonista il conte Kildare che, per dimostrare la sua buona fede, praticò un foro nella porta della sala e vi infilò un braccio col rischio concreto che gli venisse amputato. E invece, fortunatamente, la mano gli fu stretta il che contribuì a comporre la lite. Da quest’episodio, il proverbio irlandese “to chance your arm” che significa appunto esser disposti a correre qualche rischio per raggiungere i propri obiettivi. Non solo leggende. Nella Cattedrale di San Patrizio, in cui spicca il contrasto tra la facciata austera e la vivacità degli interni, sono seppellite oltre 500 personalità illustri di Dublino e d’Irlanda. Tra queste, Jonathan Swift, autore del famoso romanzo “I Viaggi di Gulliver”, nonché a lungo decano della chiesa. Chiesa che, ricordiamo, non è sede vescovile, merito, quest’ultimo, che spetta invece all’altra cattedrale cittadina, la “Christ Church” (vd. prossimo paragrafo). Per maggiori informazioni sulla Cattedrale di San Patrizio visita il sito ufficiale: www.stpatrickscathedral.ie (disponibile anche la versione italiana).

Castello di Dublino

Castello di Dublino

“Noi stiamo aspettando da 700 anni, lei può attendere 7 minuti”. Queste le celebri parole con cui Michael Collins, nel 1922, rispose al vicerè inglese che lo aveva redarguito per il ritardo durante la cerimonia di consegna del castello al Libero Stato d’Irlanda. Per 700 anni, infatti, il Dublin Castle ha rappresentato la roccaforte del potere britannico, e per questo più volte fu assaltato dagli indipendentisti irlandesi nel corso dei secoli. Per dire, nella St.Patrick’s Hall, sala utilizzata per l’insediamento dei Presidenti della Repubblica (visitabile insieme agli State Appartments durante le visite guidate) venne tenuto prigioniero James Connoly, un altro eroe della resistenza irlandese, artefice dei famosi tumulti di Pasqua del 1916. Ferito durante gli scontri, Connoly fu curato e successivamente fucilato dagli inglesi. Insomma il Castello di Dublino, assieme al Trinity College prima ricordato, è un’altra tappa obbligata per chi vuole approfondire la storia irlandese. Una storia scritta col sangue, la cui importanza travalica di gran lunga gli aspetti turistici della visita. Infatti dell’originaria fortezza medievale anglo-normanna resta solo la Record Tower, la torre circolare ben visibile già dall’esterno. Nel 1986, durante una campagna di scavi, sono emerse le fondamenta dell’originaria fortezza costruita nel XIII secolo. Fondamenta che oggi, insieme agli State Appartments prima richiamati, costituiscono il punto più importante della visita. Per maggiori informazioni su storia, orari d’ingresso e visite guidate è consultabile il sito www.dublincastle.ie

Trinity College

Trinity College

Il Trinity College è la più antica e prestigiosa università irlandese. Si trova al centro di Dublino e da molti anni è snodo fondamentale per la formazione di studenti provenienti da tutto il mondo. Una vocazione cosmopolita che però ha dovuto faticare non poco ad affermarsi. L’università, infatti, nacque nel 1592 per volere di Elisabetta I d’Inghilterra allo scopo di arginare la “fuga” verso il continente di molti giovani protestanti irlandesi alla ricerca di un’istruzione migliore. Un’emorragia di talenti che preoccupava la regina soprattutto per il rischio di influenze “papiste” nella formazione dei ragazzi. Questo spiega anche il secolare divieto per i cattolici a frequentare l’università, al punto che quando le regole si fecero meno rigide fu la stessa Chiesa a proibire (pena scomunica) la frequentazione dell’ateneo agli studenti cattolici. Le barriere sono definitivamente cadute nel 1970 ma l’università che, peraltro già vantava notevole prestigio, non ha tardato a recuperare il tempo perduto, trasformandosi nel polo d’eccellenza descritto in apertura. Un ateneo di fama internazionale che, oltre per i suoi corsi di laurea (vd. sito ufficiale: www.tcd.ie) è famoso anche dal punto di vista museale. Il riferimento è all’“Old Library”, l’antica libreria dell’ateneo dove è custodito il preziosissimo Libro di Kells (Book of Kells) manoscritto del IX secolo con i 4 Vangeli del Nuovo Testamento. A realizzare il tomo furono gli amanuensi del monastero scozzese di San Colombo riparati in Irlanda per sfuggire alle scorribande vichinghe. Insomma, nel Trinity College, gradevole riparo dal trambusto cittadino, abita il “genius loci” di Dublino, motivo per il quale l’abbiamo messo al primo posto tra le cose da vedere in città.

Cosa mettere in valigia

Cosa mettere in valigia

Il clima delle Hawaii è mutevole. Un dato facilmente ricavabile anche dai suggerimenti che vi abbiamo dato fin qui. È ovvio, infatti, che la vista di un’alba o un tramonto dalla vetta del Mauna Kea non può esser fatta in t-shirt e bermuda. Allo stesso modo, ha poco senso girare per i locali di Waikiki in smoking o con un impegnativo abito da sera, a meno che non lo richieda espressamente la circostanza. Di seguito una lista (parziale) delle cose da mettere in valigia:
– scarpe comode e chiuse;
– abbigliamento da trekking (scarpe; giubbino; cappello ecc.);
– abbigliamento casual (jeans, bermuda, t-shirt; maglioni leggeri ecc.);
– occhiali da sole;
– repellenti per insetti.

Cosa mangiare

Cosa mangiare

Eat local. È questo il nuovo “mantra” delle guide turistiche on line e cartacee. Nel caso delle Hawaii, però, mangiare locale non significa assaggiare piatti ricercati. L’informalità è una caratteristica anche del cibo, e non potrebbe essere altrimenti considerando il background multiculturale di quest’arcipelago in mezzo al Pacifico. Nel tempo, ogni cultura ha aggiunto qualcosa alla dieta locale: i polinesiani taro, patate dolci e noci di cocco; gli europei bovini e ovini; i missionari cristiani ananas e guava. Poi, nel XX secolo sono arrivati cinesi, giapponesi, portoricani, portoghesi ecc. Un melting pot cui abbiamo fatto riferimento pure all’inizio ricordando i natali hawaiani di Barack Obama, primo presidente afro-americano della storia degli Stati Uniti d’America. Tornando al cibo, segnaliamo uno dei food festival più stravaganti al mondo che si svolge ogni anno, ad aprile, nella contea di Honolulu. Stiamo parlando del Waikiki Spam Jam Festival, rassegna gastronomica interamente dedicata alla “Spam”, mitica scatoletta con carne di maiale (prodotta dalla Hornel), il cui consumo alle Hawaii è più che doppio rispetto alla media degli Stati Uniti. C’è una precisa ragione storica, però: durante la seconda guerra mondiale, infatti, gli scambi commerciali divennero più difficoltosi e questa scatoletta, che rappresentava la razione standard dei militari di stanza nel Pacifico, entrò presto a far parte delle abitudini alimentari locali (la carne di maiale era già presente nella dieta hawaiana). Diversi i piatti che nel tempo sono stati inventati attorno queste fette di carne pressata. Per assaggiarli tutti non resta da far altro che partecipare a questo bizzarro festival. Maggiori info su: spamjamhawaii.com o sulla pagina facebook WaikikiSpamJam.

Mauna Kea

Mauna Kea

Tra le cose da fare e vedere a Big Island non può ovviamente mancare l’escursione sul Mauna Kea (“montagna bianca”). 4205 metri sul livello del mare che diventano quasi 10.000 aggiungendo la parte di monte sotto la superficie. Il Mauna Kea è il punto di osservazione astronomica più importante al mondo.Tappa obbligata, infatti, è l’Imaloa Astronomy Center of Hawai’i (www.imiloahawaii.org) un gioiello museale costato milione di dollari in cui convergono natura, spiritualità e scienza. E già, perché oltre a spiegare il funzionamento dei più moderni telescopi, nel museo sono illustrati i viaggi e soprattutto le mappe degli antichi polinesiani. Mappe che, come è noto, venivano tracciate sulla base di credenze religiose molto diffuse. Da vedere, inoltre, il Mauna Kea Visitor Information Station (www.ifa.hawaii.edu/info/vis). La stazione consente di approfondire l’aspetto astronomico cui abbiamo fatto riferimento all’inizio. Non a caso, tra le attività del centro è previsto uno spettacolare e gratuito programma serale di osservazione astronomica. Più di tutto, però, val la pena raggiungere la sommità del vulcano per assistere alla magia del tramonto (o dell’alba) di Big Island.

Crater Rim Drive

Crater Rim Drive

Questo sentiero attorno la sommità del Kilauea, sull’isola di Big Island, si può fare sia in auto che a piedi. In auto occorre circa un’ora e ha senso se il tempo a disposizione è poco, mentre a piedi va via l’intera giornata ma ne vale assolutamente la pena. Diverse le soste da fare lungo il percorso: dai Sulfur Banks, zona di incrostazioni rocciose dovute all’attività sulfurea del vulcano, ai Viewpoint Halemaumau (spettacolare!) e Kilauea Iki. Volendo la Crater Rim Drive che, ricordiamo, fa parte del più vasto Hawai’i Volcanoes National Park (www.nps.gov/havo) si può percorrere anche in bicicletta, tenendo però conto del fatto che l’itinerario varia spesso proprio a causa dell’attività eruttiva del Kilauea. Del parco, ovviamente, fa parte anche il vulcano Mauna Loa, che da solo occupa quasi la metà della superficie di Big Island. Tra i due, però il Kilauea è quello più visitato, con escursionisti provenienti da ogni parte del globo.

Molokini Crater

Molokini Crater

Dopo Hana Hwy e Haleakala National Park è la volta di Ma’alea Bay, costa sud-orientale di Maui. Da lì, di buon mattino, imbarcatevi per Molokini, piccola isola distante solo cinque miglia. Molokini in realtà è in gran parte sommersa e il motivo per cui val la pena visitarla, dunque, sta più “sotto” che “sopra” il livello del mare. Insomma, tra tartarughe, squali, mante, coralli e un’infinità di pesci tropicali, Molokini è un paradiso per gli appassionati di snorkeling e immersioni. Per saperne di più sul cratere, la sua storia e le attività che è possibile fare, è consultabile il sito: molokinimaui.com. Da non perdere!

Haleakala National Park

Haleakala National Park

È come se fossi l’ultimo uomo, dimenticato dal Giudizio Universale, e sospeso a metà del cielo. Con queste parole Mark Twain descrisse la propria meraviglia al cospetto del paesaggio dell’Haleakala National Park. Un’atmosfera mistica che tuttora pervade l’area nonostante il turismo porti qui centinaia, talvolta migliaia, di visitatori al giorno. A fare che? Trekking innanzitutto (con diversi itinerari sul bordo della caldera, o al suo interno, a seconda della preparazione). Ma anche mountain bike e zipping, attività che consente di sfrecciare a mezz’aria sui paesaggi del parco imbragati su cavi d’acciaio che fungono da scivolo. Ma non è finita perché Haleakala National Park è famoso per le sue albe. Assistere al sorgere del sole dal Puu Ulaula Overlook, poco distante dal centro visitatori del parco, è una delle esperienze più belle che è possibile fare sull’isola di Maui. Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale dell’Haleakala National Park.

Occhio agli oggetti di valore

Occhio agli oggetti di valore

Le Hawaii sono isole relativamente tranquille, dove non si registrano grossi fatti di criminalità. I furti però avvengono e perciò bisogna far attenzione a non portare con sè oggetti di grande valore, perlomeno in alcune circostanze. Come in spiaggia, ad esempio, dove è sempre meglio chiedere al vicino di asciugamano di dare uno sguardo ai propri effetti personali se ci si allontana per fare un bagno. Discorso simile per l’auto. Se se ne noleggia una, bisogna poi ricordare di non lasciarla mai aperta e, soprattutto, occorre fare attenzione a dove si parcheggia, specie la sera. Detto questo, si tratta di normali precauzioni che possono essere banalmente risolte chiedendo consiglio alla reception (nel caso di un hotel) o al padrone di casa.

Hana Highway

Hana Highway

Dopo Ohau e Kauai è la volta di Maui. Soprattutto è la volta dell’“Hana Hwy” l’itinerario costiero più famoso di tutte le Hawaii. Ottantacinque chilometri, seicento tra curve e tornanti, e più di 50 ponti a una corsia da attraversare in macchina (jeep o mustang) tra panorami, cascate, vegetazione lussureggiante e piccoli villaggi disseminati qua e là. L’attesa per quel che compare dopo è la sensazione più diffusa, e non è niente, perché concedendosi qualche sosta durante il tragitto lo stupore inevitabilmente diventa meraviglia. Per esempio, val la pena fermarsi presso la cascata Waikamoi, da dove parte un sentiero panoramico (Waikamoi Nature Trail) con tanto di tavolini per il pic nic. Oppure, merita senz’altro una sosta il Garden of Eden Arboretum (www.mauigardenofeden.com). Mai come in questo caso il nome è tutto un programma e, quel che è più importante, rispecchia fedelmente lo scenario naturalistico che ci si trova di fronte. Quelle elencate sono soltanto due delle innumerevoli meraviglie che si trovano lungo il percorso. Elencarle tutte, in questa sede, ha poco senso. La cosa migliore infatti è lasciarsi guidare dalla curiosità a patto, però, di avere l’abbigliamento adatto: soprattutto, scarpe da trekking e il costume per un tuffo in una delle tante cascate. Da non perdere!

Non venire per una settimana

Non venire per una settimana

Al pari di altre guide e suggerimenti consultabili sulle Hawaii, anche noi ci siamo soffermati solo sulle “big four” (Oahu, Maui, Kauai, Big Island) e per di più abbiamo parlato solo di alcune delle infinite possibilità che ciascuna di queste meravigliose isole offre. Anche così però è del tutto evidente che il soggiorno minimo da queste parti deve essere almeno 14 giorni. Bisogna tener presente, infatti, che un paio di giorni vanno via solo per spostarsi da un’isola all’altra, il che riduce l’effettiva permanenza a 10/11 giorni. Perciò, è due settimane il tempo minimo per le Hawaii, altrimenti meglio desistere.

Kauai

Kauai

Kauai, dal punto di vista geologico la più antica delle otto isole dell’arcipelago, è tappa obbligata per chi desidera conoscere il lato “wild” delle Hawaii. Ovviamente, anche qui, le cose da vedere variano a seconda dei giorni di permanenza. Tra le tante, però, quelle assolutamente imperdibili sono i giardini del National Tropical Botanical Garden (NTBG) e le scogliere della Na Pali Coast. I primi, appunto, sono tre meravigliosi giardini botanici (McBryde Garden, Allerton Garden e Limahuli Garden) sotto tutela di quest’ente federale istituito attorno la metà degli anni ’60 del secolo scorso con lo scopo di proteggere la flora e la fauna hawaiana. L’ultimo dei tre, il Limahuli Garden, è racchiuso tra le alte pareti della Na Pali Coast, 22 miglia (ca. 35 km) di scogliere frastagliate che regalano scorci meravigliosi della straripante vegetazione hawaiana. Un paradiso per gli amanti del trekking che raggiungono la località per misurarsi con la Kalalau Trail, così si chiama il sentiero che si snoda lungo le scogliere. Occhio però che il percorso intero è adatto solo a escursionisti esperti. Tutti gli altri possono misurarsi con singole frazioni a seconda del grado di preparazione. Inoltre, trattandosi di una riserva statale (oltre il 90% dell’isola è sotto tutela), da un certo punto in poi, per proseguire lungo l’itinerario, è necessario munirsi di specifico permesso. Per maggiori info sui giardini botanici e la Kalalau Trail consultare i siti: www.ntbg.org e www.kauaiexplorer.com (quest’ultimo ospita un’ampia sezione “Trails” con tutte le escursioni possibili sull’isola di Kauai).

North Shore

North Shore

Lasciate Waikiki, noleggiate un auto e risalite la costa di Oahu fino alla North Shore, la mecca del surf. Dieci chilometri di costa che, specie d’inverno, vengono prese d’assalto da surfisti provenienti da ogni angolo del pianeta. Sulle spiagge di Waimea, Sunset e Pipeline si disputano le gare più importanti del circuito surfistico mondiale, e questo fornisce un indizio del fatto che le onde, da queste parti, sono affare di chi ha scelto il surf come stile di vita e professione. Niente paura però. Nel caso voleste cimentarvi con la disciplina non mancano le scuole e le onde “adatte”. Il mese migliore per surfare a certi livelli è dicembre. Assistere alle evoluzioni dei professionisti alle prese con veri e propri muri d’acqua è uno spettacolo che vale la pena immortalare. Perciò non dimenticate la macchina fotografica. Gli altri mesi dell’anno le acque di queste bellissime spiagge, che non hanno ceduto alle sirene del turismo di massa, diventano perfette per lo snorkeling.

Waikiki

Waikiki

Guai però a far coincidere l’isola di Oahu con Honolulu. Dimenticheremmo Waikiki, la località balneare più famosa delle Hawaii. Le parole più belle mai spese a proposito di questo litorale sono probabilmente quelle del naturalista scozzese Archibold Menzies che alla fine del ‘700 circumnavigò l’arcipelago assieme all’esploratore britannnico George Vancouver. “Uno di quei paesaggi così interessanti – scrisse Menzies nel suo taccuino di viaggio – che gli occhi di una mente meditativa non si stancherebbero mai di contemplare“. Va detto che il paesaggio di Waikiki oggi è molto diverso da allora, tanto più che la località, storico buen retiro della famiglia reale hawaiana, è stata la prima a essere interessata dallo sviluppo turistico. Già agli inizi del ‘900, a fianco i cottage sul lungomare costruiti dalla borghesia di Honolulu, fecero la loro comparsa i primi hotel (per la lista hotel clicca qui) e, a parte la dolorosa parentesi della seconda guerra mondiale, fino agli anni ’50 del secolo scorso è stato un crescendo di strutture ricettive, bar, ristoranti, locali e tutto l’indotto normalmente associato a un’economia turistica. Oggi è ancora questa la “cifra” di Waikiki: un susseguirsi di spiagge, una dietro l’altra (Waikiki Beach, Kahanamoku Beach, Fort DeRussy Beach, Gray’s Beach ecc.), in cui le giornate scivolano via tra surf, nuoto, snorkeling e aperitivi in riva al mare. Se inoltre siete in vacanza con figli al seguito segnatevi l’acquario di Waikiki (www.waquarium.org). Non ve ne pentirete!