Occhio alla scelta del ristorante

Occhio alla scelta del ristorante

Quello delle “trappole per turisti” è un argomento che già abbiamo affrontato parlando di Roma. Il fenomeno è presente anche a Lisbona per cui il consiglio è quello di prestare la giusta attenzione alla scelta del ristorante. Nel caso della capitale portoghese farete bene a dubitare delle formule “cibo più spettacolo di fado“, come pure di tutti quei locali in cui alla porta c’è il classico “buttadentro” che invita i potenziali avventori a entrare. Oggi però non è difficile prendere le misure a questi aspetti, basta leggere preventivamente le recensioni o, se ce n’è modo, chiedere consiglio a qualcuno che ha visitato la città in precedenza. Meglio ancora chiedere consiglio a qualcuno del posto purché, ovviamente, non sia parte interessata, come ad esempio potrebbero esserlo (non è detto) gli addetti alla reception d’albergo (clicca qui per gli hotel consigliati).

Attenzione ai borseggiatori

Attenzione ai borseggiatori

È un argomento cui abbiamo già accennato parlando del Tram 28, ma vale anche per le altre linee. Niente paura però. Pochi semplici accorgimenti, come evitare di tenere il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni e, più in generale, fare sfoggio di oggetti di valore, e non c’è altro da temere.

Oceanario

Oceanario

Se vi piacciono gli acquari dovete assolutamente visitare quello di Lisbona. Squali toro, pesci palla, pesci luna, pulcinella di mare, pinguini, lontre marine e tantissime altre specie sono presenti in quest’acquario che si trova all’interno del Parco delle Nazioni (Parque das Nações in portoghese), zona residenziale della città sorta in concomitanza a EXPO 1998. Per dimensioni l’Oceanário de Lisboa è secondo solo all’Acquario di Valencia e se la gioca con quello di Genova. Insomma davvero un’occasione da non perdere specie se vi muovete con figli al seguito. L’unica accortenza è quella di acquistare i biglietti on line direttamente sul sito dell’acquario (www.oceanario.pt) per evitare le code all’ingresso.

Castello di San Giorgio

Castello di San Giorgio

In ogni grande città c’è un monumento che, più degli altri, sintetizza la storia dell’intero territorio. A Lisbona è il Castello di São Jorge, nel quartiere dell’Alfama, ad avere questa caratteristica. Costruita dai Visigoti nel V secolo a.C., la fortezza venne notevolmente rinforzata durante il dominio dei Mori. Vi alloggiavano, infatti, i militari che avevano il compito di difendere la città (soprattutto l’élite musulmana al potere) dalla minacciosa avanzata di Alfonso Henriques. Circostanza che effettivamente si verificò nel 1147, allorquando il re del Portogallo riuscì a cacciare i Mori da Lisbona con l’aiuto determinante della flotta anglo-normanna diretta in Terra Santa. Del XIV secolo, per la precisione del 1371, l’intitolazione a San Giorgio, patrono d’Inghilterra, voluta da Re Giovanni I marito della nobile inglese Filippa di Lancaster. Nel XVIII secolo, invece, seppur grandemente rimaneggiato, il castello sopravvisse al terribile sisma che colpì la capitale portoghese. Da allora non ci sono state significative novità nella storia di questa fortezza che, però, con l’avvento del turismo, si è ben presto trasformata in una delle principali attrazioni di Lisbona. Da vedere, l’esposizione permanente con gli innumerevoli reperti rinvenuti in zona per un arco temporale vastissimo, dal VII secolo a. C. al post-terremoto del 1755. Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale castelodesaojorge.pt (disponibile anche la versione in italiano).

Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Costruita nel 1150 sul sito di una precedente moschea, la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, meglio nota con l’abbreviazione di “Sé” (sede episcopalis), è il principale luogo di culto cattolico di tutta la città. Nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni, dovute perlopiù alla necessità di far fronte agli squassi provocati dai sismi del XIV secolo, e soprattutto da quello più famoso del 1755. Ecco brevemente spiegato perché la facciata è in stile romanico, mentre all’interno troviamo cappelle in stile gotico e l’abside maggiore, invece, dall’inconfondibile stile barocco. Le imponenti torri merlate avvisano il visitatore dell’ubicazione della chiesa. Molto bello anche il rosone circolare sopra il portale d’ingresso. Il consiglio è quello di girare tutt’attorno l’edificio per ammirarne le sculture (doccioni) che decorano le pareti esterne.

Bairro Alto

Bairro Alto

Dopo aver visitato il Convento do Carmo, il sito culturalmente più significativo di tutto il Bairro alto, ci sta concedersi una passeggiata per i vicoli stretti e in salita del quartiere. In questo caso, la prima cosa che balza agli occhi è la razionalità con cui sono state progettate le strade in opposizione allo “spontaneismo” dell’Alfama. Le differenze urbanistiche riflettono quelle di classe, anche se la diversa composizione sociale col tempo si è fatta decisamente più sfumata, fino a scomparire del tutto. Per dire, nelle stradine di Cais do Sodrè a sud del Bairro, per anni l’attività prevalente è stata la prostituzione. Soltanto di recente si è proceduto a una radicale ripulita della zona, trasformando quello che era un angolo degradato di città nel cuore della vita notturna di Lisbona (il discorso va esteso all’intero quartiere). Bairro alto, infatti, è il quartiere in cui c’è la maggiore concentrazione di ristoranti, bar e locali in cui è piacevolissimo fermarsi a mangiare, bere e ascoltare musica. Soprattutto il fado, la tradizionale musica portoghese non a caso sotto tutela UNESCO. Assolutamente da non perdere Miradouro de São Pedro de Alcantara, stupendo punto panoramico a cui si accede tramite funicolare (Elevador da Gloria) o a piedi.

Monastero di San Girolamo

Monastero di San Girolamo

Se c’è bisogno di un cielo azzurro o di un crepuscolo estivo per esaltare tutta la bellezza della Torre di Belém, il Mosteiro dos Jerónimos (così chiamato perché fino al 1833 retto dai Monaci dell’ordine di San Girolamo) non ha bisogno di particolari condizioni atmosferiche per brillare. Siamo al cospetto del simbolo più imponente del potere del Portogallo durante la cosidetta “Età delle Scoperte”. Manuel I fece costruire il monastero sul sito di un vecchio eremo dove, nel 1502, Vasco da Gama aveva trascorso con la sua flotta l’ultima notte prima di salpare alla volta delle Indie. Quella spedizione assicurò al Portogallo il monopolio sul commercio di spezie, e quindi celebrare degnamente l’impresa fu per il Re un atto assolutamente dovuto. Per farlo ordinò all’architetto Doigo Boitaca la realizzazione di questo bellissimo monastero in cui ogni cosa – dalla chiesa al portale meridionale passando per il chiostro – ha veramente qualcosa di fiabesco. Infine una curiosità. Nel 1985, nel cinquantennale della scomparsa, le spoglie di Fernando Pessoa (1888 -1935), uno dei più grandi poeti e scrittori portoghesi del ‘900 (in Italia tradotto e diffuso da Antonio Tabucchi) sono state traslate all’interno del monastero vicino a quelle di Vasco da Gama e di Luís de Camões, universalmente considerato il principale poeta portoghese. Per maggiori informazioni sugli orari, i prezzi e le attività che si svolgono all’interno del monastero (che, ricordiamo, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO), visita il sito ufficiale: www.mosteirojeronimos.pt.

Convento do Carmo

Convento do Carmo

Poco distante dal Castello di San Giorgio, il Convento do Carmo è un’altra tappa imperdibile di una visita a Lisbona. Il fascino di questo convento dedicato a “Nossa Senhora do Vencimento do Monte do Carmo” sta nella sua condizione di rudere. Condizione che persiste dal 1755 anno in cui, come abbiamo visto, un terribile terremoto distrusse la città. Dunque quasi 300 anni di abbandono anche se, a onor del vero, a non essere mai stata restaurata è solo la chiesa, mentre i locali del convento carmelitano da tempo sono stati trasformati in museo dall‘Associazione Archeologica Portoghese. Resta il fatto, senza nulla togliere alle vestigia romane, visigote e precolombiane custodite nelle sale del Museo Arqueologico do Carmo, che sono gli archi e i pilastri della chiesa gotica l’elemento di maggior suggestione per i tanti turisti che quotidianamente visitano il sito. Occhio perciò a non dimenticare la macchina fotografica. Al pari della Torre di Belém di cui parleremo dopo, il grigio chiaro degli archi, gli stemmi e gli altri pezzi della navata in rovina si sposa benissimo con l’azzurro del cielo. Da non perdere!

Alfama

Alfama

Se Baixa è il quartiere simbolo della rinascita di Lisbona, Alfama ne custodisce lo spirito popolare. Anticamente il quartiere si sviluppava fuori dalle mura medievali, ospitando la parte di popolazione esclusa dai mestieri e gli agi della cittadella fortificata. Anche dopo il Medioevo è rimasta questa la caratteristica principale dell’area, abitata prevalentemente da portuali e marinai. Da tale miscela sociale è scaturito l’aspetto urbanistico del quartiere fatto di stradine tortuose, scalinate (calcadas in portoghese) balconi fioriti e panni stesi al sole. Un ambiente popolare, appunto, in cui è bellissimo immergersi appena scesi da quel tram 28 in precedenza ricordato. All’Alfama, tra l’altro, c’è davvero moltissimo da vedere: dalla Cattedrale, al Castello fino alle rovine romane (Museo do Teatro Romano) la visita di questa parte di Lisbona non lascia indifferenti. Provare per credere.

Elevador de Santa Justa

Elevador de Santa Justa

Non c’è solo il Tram 28 da prendere. Anche l’ascensore di Santa Giusta merita senz’altro una visita. Gli “elevadores” sono una caratteristica di Lisbona, uno dei modi con cui gli abitanti della capitale portoghese hanno ovviato alla fatica di fare su e giù per le ripide strade cittadine. Rispetto agli altri, però, l’Elevador de Santa Justa è una vera e propria opera d’arte. Realizzato tra il 1898 e il 1902 dall’architetto Raul Mesnier quest’ascensore è un gioiello liberty, perdipiù inserito in un contesto architettonico altrettanto pregiato quale è la settecentesca “Baixa Pombalina”. Ad attendervi in cima, uno spettacolare sky line di Lisbona. L’unico consiglio è quello di muoversi al mattino presto per evitare le lunghe file che inevitabilmente smorzano l’entusiasmo della scoperta. Da non perdere!

Tram 28

Tram 28

Pur non essendo un treno turistico l’Electrico 28 è una delle immagini da cartolina più note di Lisbona. Perciò non si può dire di aver visitato la città senza almeno un giro su uno di questi tram d’epoca dal caratteristico colore giallo che fanno su e giù da Praça Martim Moniz e Campo Ourique, i due capolinea che coprono un percorso di circa 40 minuti. Tragitto durante il quale conviene provare a stare il più vicino possibile ai finestrini, per ammirare i dettagli e gli scorci che la città offre in gran quantità. A detta dei più il tratto di linea che attraversa l’Alfama (uno dei quartieri principali di Lisbona) è il più suggestivo di tutto il percorso. Il consiglio è quello di salire a uno dei due capolinea per avere maggiori probabilità di trovare un posto a sedere. Il tram 28, infatti, è sempre molto affollato e a bordo si trova davvero di tutto, compreso (qualche volta) borseggiatori e ragazzini temerari senza biglietto.

Baixa

Baixa

In apertura abbiamo fatto riferimento al terremoto del 1755 e al fatto che la città risorse dalle macerie più bella di prima. Stante questa premessa, la visita di Lisbona non può che cominciare da La Baixa, in assoluto il quartiere più colpito dal sisma e in cui sono ancora evidenti le tracce della ricostruzione portata avanti dall’allora Primo Ministro Sebastião José de Carvalho e Melo, Marchese di Pombal. Non a caso, il quartiere assunse presto il nome di “Baixa Pombalina” proprio in ossequio alle nuove caratteristiche con cui gli architetti nominati dal marchese provvidero a sostituire ogni residuo della Lisbona medievale. Caratteristiche architettoniche più funzionali e meno estetizzanti, ma ugualmente in grado di conferire un equilibrio armonico a tutto il quartiere, pieno di vicoli e strade secondarie. Da non perdere Praça do Comércio (“Piazza del Commercio” in italiano) al centro della quale svetta imponente la statua equestre di Giuseppe I, il re che affidò al Marchese di PombaI il difficile compito della ricostruzione. Molto bella anche Praça Dom Pedro IV, più conosciuta col nome di “Rossio”.

Torre di Belém

Torre di Belém

A Lisbona c’è lo stile “pombalino” e quello “manuelino”. Il primo, abbiamo visto, si riferisce al lascito architettonico del Marchese di Pombal, artefice della ricostruzione cittadina dopo il terribile uno-due, terremoto più maremoto, che il 1 novembre 1755 distrusse Lisbona. Con lo stile “manuelino”, invece, ci si riferisce alle opere realizzate durante il regno (1495 -1521) di Manuele I del Portogallo (1469 – 1521). Assieme al Monastero di San Geronimo (vd. prossimo paragrafo) la Torre di Belém è la testimonianza più preziosa di questo mix tra tardo-gotico e rinascimentale pensato per celebrare la potenza coloniale del Portogallo. Non a caso, la fortezza è Patrimonio dell’Umanità UNESCO anche se, diversamente dal Monastero di San Geronimo, è soprattutto l’esterno, ricco di decorazioni in pietra, a recar traccia di soluzioni più ricercate sotto il profilo architettonico. L’interno invece lascia meno spazio alla creatività, coerentemente con la funzione difensiva di questa torre costruita sulla riva del fiume Tago. In definitiva, quindi, la Torre di Belém merita senz’altro una visita, tenendo però a mente che le suggestioni maggiori sono dovute all’interazione col meraviglioso contesto circostante. Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale: www.torrebelem.pt.

Non improvvisare il viaggio

Non improvvisare il viaggio

Il viaggio in Norvegia non si improvvisa. Noi ci siamo limitati a parlare di Oslo ma, quasi sempre, i turisti decidono di utilizzare i giorni a disposizione per vedere anche altro. In linea di massima le tappe sono Oslo, Bergen e le meravigliose isole Lofoten. In mezzo una marea di escursioni, tour, visite guidate che è meglio pianificare prima. Oltre che per evitare di girare a vuoto, magari facendo due volte lo stesso percorso, per ragioni squisitamente economiche. La Norvegia infatti è una meta cara, e perciò conviene organizzarsi per tempo cominciando, ovviamente, dalla scelta dell’hotel.

Attenzione a visitare Oslo d’inverno

Attenzione a visitare Oslo d'inverno

È un consiglio che va preso col classico “beneficio d’inventario”. Può darsi infatti che siete appassionati di sport invernali o, più alla larga, che sono proprio le atmosfere di quel periodo ciò di cui siete alla ricerca, nel qual caso il nostro suggerimento non conta nulla. Per esempio, quando abbiamo parlato della navigazione del fiordo di Oslo abbiamo fatto riferimento alla cittadina di Drøbak. Beh, tra le immagini più suggestive della località c’è proprio quella col ghiaccio che invade il porticciolo. Ciò detto, è evidente che da maggio a settembre Oslo si gira in maniera decisamente più agevole. Non solo. Anche i colori si ravvivano molto rispetto alla grigia cappa di umidità (che comunque non va del tutto via) tipica delle giornate invernali.