Dintorni di Perugia

Dintorni di Perugia

Ovviamente vien facile dire Assisi e Gubbio (vd. foto), ma c’è un’altra località, distante appena una decina di chilometri da Perugia, che vale la pena visitare. Parliamo di Corciano, piccolo paese a 400 metri sul livello del mare, unanimemente riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia. L’ideale per la visita di un giorno, anche se c’è chi addirittura preferisce soggiornarvi sfruttandone la centralità per spostarsi agevolmente alla scoperta del territorio umbro. Da vedere! 

Abbazia di San Pietro

Abbazia di San Pietro

Già antica cattedrale di Perugia, l’Abbazia di San Pietro, all’estremità sud della città, è l’ultima tappa del nostro tour alla scoperta del capoluogo umbro. Come ribadito in altre circostanze, la collocazione di un monumento, un punto di interesse, un quartiere, all’interno di una guida è sempre operazione soggettiva. Per dire, noi l’abbiamo messa all’ultimo posto ma sempre più persone, invece, scelgono di visitare questa chiesa per prima, o comunque la mettono in cima alle cose da vedere. Due le ragioni: l’imponente campanile, visibile quasi da ogni lato della città; e la ricchezza decorativa degli interni. Marmi, stucchi, soffitto cassettonato e una gran quantità di tele e affreschi, tra cui opere del Perugino e del Vasari, ornano l’intero edificio che, per spunti artisitici, è secondo soltanto alla Galleria Nazionale dell’Umbria (vd. punto 2). Da una decina d’anni a questa parte, però, il quadro che più incuriosisce è il Trionfo dell’Ordine dei Benedettini realizzato tra il 1592 e il 1594 dall’artista italiano di origini greche, Antonio Vassillachi, detto l’Aliense. Motivo di tanta attenzione è il fatto che da vicino, questa tela, grande 90 metri quadri, rappresenta fedelmente l’Ordine benedettino. Allontanandosi, però, specie dalla prospettiva dell’altare maggiore, lo scenario cambia radicalmente e l’insieme delle figure rappresentate assume addirittura le sembianze di un volto demoniaco. La circostanza ha dato il là a disparate discussioni su quali fossero state le reali intenzioni dell’artista. Quel che è certo, è che a distanza di quasi cinque secoli, Vassillachi è riuscito nell’intento di far parlare di sé, e ovviamente della chiesa dove ha riversato molto del suo ingegno creativo (suoi molti quadri che campeggiano lungo le navate laterali). Da vedere!

Rocca Paolina

Rocca Paolina

La vicenda storica della Rocca Paolina a Perugia rappresenta un compendio fedele della situazione politica in Italia tra XV e XVI secolo. Da un lato, il residuo delle spinte municipali delle famiglie più in vista della città (su tutte, quella dei Baglioni); dall’altro le pressioni dello Stato Pontificio che da queste esigeva il pagamento dei tributi in cambio dell’autonomia concessa. Nel 1540 quest’equilibrio fragile si spezzò a causa dell’introduzione di una tassa sul sale ritenuta iniqua dalla popolazione che, sobillata dalle famiglie più in vista, si ribellò al dominio pontificio. La reazione della Chiesa, all’epoca guidata da Papa Paolo III Farnese, fu implacabile fino alla capitolazione della città. La Rocca venne costruita proprio sul luogo dove sorgevano le abitazioni dei ribelli Baglioni e la realizzazione del progetto venne affidata all’architetto Antonio da Sangallo Il Giovane. L’imponente costruzione simboleggiava in uno il dominio pontificio sulla città di Perugia e il prestigio personale di Papa Paolo III. Inevitabile, quindi, la sua distruzione dopo il compimento dell’Unità d’Italia nel 1860. Quel che è visibile oggi sono solo i sotterranei del Palazzo papalino, ma pur trattandosi di una porzione ridotta di quel che era la fortezza basta e avanza a evocarne l’antica grandezza. Dal 1983 un sistema di scale mobili collega la parte bassa della città alla Rocca Paolina. Un’innovazione tecnologica rivelatasi felice anche dal punto di vista turistico. Da non perdere, inoltre, l’antica Porta Marzia, da cui si accede alla rocca. Si tratta di una porta etrusca del III secolo che il Sangallo ristrutturò preservandone l’antica bellezza.

Cappella di San Severo

Cappella di San Severo

Chi ama l’arte ed è realmente interessato ad approfondire il genius loci di Perugia deve aggiungere alla propria road map turistica la visita di Cappella San Severo, nella parte più alta della città. La cappella, adiacente all’omonima chiesa, custodisce l’unica opera rimasta a Perugia di Raffaello: parliamo della Trinità dei Santi benedettini e camaldolesi realizzata tra il 1505 e il 1508 nella parte superiore di una nicchia dell’edificio. L’artista urbinate, in quel periodo, aveva scelto come base artistica la più centrale Firenze. Ciononostante buona parte delle commissioni veniva dal territorio umbro, motivo per cui i soggiorni tra Perugia e dintorni continuavano a essere frequenti. Le circostanze, però, consentirono a Raffaello di terminare solo il registro superiore della nicchia, mentre non riuscì mai a terminare il resto della parete. La sopraggiunta fama romana allontanò definitivamente l’artista dalla città umbra, tant’è che un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1520, i frati camaldolesi chiamarono a completare l’affresco della Cappella San Severo proprio quel Perugino che di Raffello era stato primo maestro. Da vedere!

Pozzo Etrusco

Pozzo Etrusco

Tra i principali punti di interesse di Perugia c’è sicuramente il Pozzo etrusco. L’opera risale al III secolo a. C e si trova in Piazza Ignazio Danti, in pieno centro città. Parliamo di un pozzo per l’approvvigionamento idrico profondo 37 metri e largo circa 5.5 metri, ubicato nei sotterranei di Palazzo Sorbello, dimora gentilizia oggi adibita a casa-museo. Con ogni probabilità, la cisterna fu costruita all’apogeo della dominazione etrusca e serviva a garantire una riserva d’acqua supplementare in caso di attacchi nemici. Va detto, la città continuò a servirsene ben oltre l’epoca etrusca, tant’è che la balaustra in mattoni che cinge il pozzo risale al ‘500, mentre la grata di ferro che a sua volta sormonta la balaustra reca un’incisione con la data 1768. Insomma, il pozzo etrusco è un testimonianza storico-archeologica di grande valore, per di più agevolmente visitabile. Per informazioni su orari, prezzi e modalità di visita consultare il sito: www.pozzoetrusco.it.

Arco Etrusco

Arco Etrusco

A Perugia tutto è storia. Anche il minimo dettaglio, agli occhi dell’osservatore attento, fornisce informazioni preziose sulla millenaria evoluzione della città. A tal riguardo, uno dei monumenti più emblematici è senza dubbio l’Arco Etrusco, proprio di fronte la sede dell’Università per Stranieri richiamata in apertura. L’arco, risalente al III secolo a. C. rappresenta la testimonianza più significativa di arte etrusca mai rinvenuta in Umbria, ma la sua importanza storica non si ferma a questa sola circostanza, già di per sé eccezionale. Sull’arco inferiore, infatti, è ben visibile la scritta Augusta Perusia, incisione che rimanda al Bellum Perusinum – la guerra di Perugia, appunto -, combattuta e vinta tra il 41 e il 40 a.C. da Gaio Giulio Cesare Augusto contro Lucio Antonio. Non è finita perché sopra la scritta in onore di Augusto ce n’è un’altra, Colonia Vibia che rimanda, invece, a Vibio Treboniano Gallo, imperatore di origine perugina che riconobbe alla città lo status di colonia. Per ultima, ma solo per ragioni espositive, segnaliamo la suggestiva loggia rinascimentale realizzata su una delle due torri trapezioidali che cingono l’arco. Da vedere!

Acquedotto Medievale

Acquedotto Medievale

Perugia è sempre stata una città all’avanguardia, specie per quel che riguarda la mobilità. La particolare conformazione del territorio ha obbligato a soluzioni innovative come testimoniano le scale mobili per arrivare in centro e la metropolitana di superficie che collega tutte le principali porte d’ingresso cittadine (Minimetrò). Lo spirito di innovazione, però, non è un fatto recente. Già nell’Ottocento, per la precisione nel 1812, dopo la dismissione dell’acquedotto che dal monte Pacciano portava l’acqua alla Fontana Maggiore (vd. punto 1) si provvide a trasformare l’ultimo tratto del condotto in una strada pedonale sopraelevata con tanto di parapetti ai lati. La trasformazione urbana favorì la costruzione di diverse abitazioni sulle due sponde, e la circostanza, lungi dallo sfregiare i luoghi, finì coll’esaltarne ancor di più la bellezza. Tant’è che oggi, a oltre due secoli dalla sua realizzazione, Via dell’Acquedotto continua a essere uno dei maggiori punti di interesse di Perugia. Provare per credere!

Cattedrale di San Lorenzo

Cattedrale di San Lorenzo

Situata sul versante settentrionale di Piazza IV Novembre, la Cattedrale di San Lorenzo è la terza tappa del nostro tour alla scoperta di Perugia. Il progetto della chiesa, opera di quel Frà Bevignate cui si deve pure il disegno della Fontana Maggiore (vd. punto 1), risale alla metà del XIV secolo. Tuttavia, l’edificio venne ultimato solo agli inizi del ‘500, dunque oltre 150 anni dopo l’inzio dei lavori. Ultimato in realtà è termine improprio, dacché sia la facciata principale, su Piazza Danti, che quella laterale non sono mai state completate. Delle due quella più appariscente è senza dubbio la seconda, con un’ampia e soleggiata scalinata dove è piacevole sedersi per avere una visione d’insieme di Piazza Maggiore, l’altro nome con cui viene chiamata Piazza IV Novembre. L’interno, a 3 navate di pari lunghezza ma diversa larghezza (quella centrale è il doppio delle due laterali) è molto suggestivo: le vetrate, soprattutto quella della cappella di San Bernardino, realizzata da Arrigo Fiammingo da Malines (Heinrich van der Broek), conferiscono un’atmosfera di forte sacralità a tutto l’edificio. Sempre nella Cappella di San Bernardino, a destra dall’ingresso principale, spicca La Deposizione di Federico Barocci da Urbino. Questa tela viene considerata dalla critica uno dei capolavori dell’Arte Controriformata e pertanto ha una notevole importanza storico-artistica. A sinistra, sempre entrando dall’ingresso principale, invece, c’è la Cappella dell’Anello, così chiamata perché c’è un reliquiario dove, secondo tradizione, è conservata la fede nuziale che Giuseppe avrebbe dato a Maria. Meritano una visita anche la Sagrestia, decorata dal pittore pesarese Giovanni Antonio Pandolfi Mealli e il Museo Capitolare a cui si accede dal chiostro. Maggiori informazioni al sito: www.cattedrale.perugia.it.

Galleria Nazionale dell’Umbria

Galleria Nazionale dell'Umbria

Arnolfo di Cambio, i già richiamati Nicola e Giovanni Pisano, Beato Angelico, Piero della Francesca e, ça va sans dire, i locali Pietro Vannucci detto Il Perugino e Bernardino di Betto Betti in arte Pinturicchio: sono solo alcuni dei nomi che impreziosiscono la Galleria Nazionale dell’Umbria, una delle pinacoteche più importanti d’Italia, sicuramente la più importante della regione. Già, perché quelli richiamati sono tutti artisti medievali e rinascimentali, mentre il museo, allestito ai piani superiori del Palazzo dei Priori (vd. foto), comprende anche testimonianze pittoriche che vanno dal Seicento alla fine dell’Ottocento. Molto bella anche la sezione museale dedicata all’oreficeria e agli intagli in avorio e legno. Per maggiori informazioni: gallerianazionaledellumbria.it.

Fontana Maggiore

Fontana Maggiore

Convenzionalmente la visita di Perugia parte da Piazza IV Novembre per poi allargarsi a tutto ciò che sta attorno. Inevitabile, quindi, partire dalla Fontana Maggiore, vuoi perché si trova proprio al centro della piazza, vuoi perché posta a metà strada tra il Palazzo dei Priori (sede comunale) e la Cattedrale, rispettivamente simbolo del potere laico e di quello religioso. La cornice storica in cui inquadrare i riferimenti è il Medioevo di cui, appunto, questa fontana è un compendio quasi perfetto. La costruzione, infatti, risale alla fine del XIII secolo per mano degli scultori Nicola e Giovanni Pisano (padre e figlio) su progetto di tale Frà Bevignate da Cingoli, architetto e monaco benedettino molto attivo in Umbria nella seconda metà del ‘200. La ricchezza decorativa è stupefacente: due vasche in pietra di Assisi rosa e bianca, puntellate di bassorilievi raffiguranti temi agrari (il ciclo delle stagioni); religiosi (episodi dell’Antico Testamento); e storici (tra gli altri: il leone, simbolo dei guelfi; e il grifo, stemma cittadino). A sormontare le due vasche una tazza di bronzo a sua volta coronata da tre ninfe in rappresentanza delle virtù teologali di Fede, Speranza e Carità. Dal momento che visitare il centro storico di Perugia significa giocoforza incrociare più volte Piazza IV Novembre, ogni occasione può essere buona per approfondire un dettaglio decorativo di questa stupenda fontana. Da vedere! 

Porta di San Pietro

Porta di San Pietro

La cinta muraria di Perugia è disseminata di porte d’ingresso. Alcune risalgono ai periodi etrusco e romano; altre, invece, hanno una spiccata impronta medievale, come del resto gran parte della città; poi c’è la Porta di San Pietro che, diversamente da tutte le altre, architettonicamente è un prodotto rinascimentale. Conosciuto pure col topos di Porta Romana perché rivolto in direzione di Roma, questo monumento deve il suo fascino al rivestimento in travertino della facciata esterna. È la scelta del materiale, infatti, a conferire magnificenza alla porta, realizzata da tale Agostino di Duccio, scultore molto attivo nel ‘400 tra Romagna, Toscana e Umbria. La facciata interna, invece, risale al ‘300 ed è sormontata da una nicchia, al cui interno c’è un dipinto del XIX secolo raffiigurante La Madonna del Rosario. Tra le due porte, inoltre, c’è l’ingresso di una Cappella intitolata a San Giacomo. Superata Porta Romana, proseguendo verso sud. si incontra infine la splendida abbazia di San Pietro, di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto.

Cosa non fare: non toccateci, siamo giapponesi!

Cosa non fare: non toccateci, siamo giapponesi!

Quando viaggiamo è sempre bene tenersi aggiornati sugli usi e tradizioni del luogo che visitiamo per non cadere in gaffes imbarazzanti. I giapponesi non sono abituati come noi, popoli latini, al contatto con altre persone. Sebbene ormai nessuno, o quasi, di loro vi rifiuterà una stretta di mano, è bene non salutare in questo modo. Non cadete nell’errore opposto iniziando a inchinarvi in maniera teatrale e vistosa, basterà mantenersi a distanza e abbassare leggermente il busto o solo la testa. Il body language diversificato continua anche altrove: in metro, in treno e su altri vettori di trasporto pubblico, evitate di sedervi accanto a un giapponese, e lasciate un posto vuoto tra voi e lui.

Shirakawa-go e Gokayama

Shirakawa-go e Gokayama

Questa seconda tappa ci porta in un sito di grande bellezza naturalistica, la valle del fiume Shogawa nelle remote montagne che si estendono da Gifu alle prefetture di Toyama. Qui si trovano Shirakawa-go e Gokayama due comprensori di villaggi storici, patrimonio mondiale dell’UNESCO, dove l’orologio sembra essersi fermato. Il paesaggio urbano è contraddistinto dai tetti di paglia spioventi delle gassho-zukuri, case fattoria, alcune risalenti al 1600. Questi tetti sono stati costruiti così per resistere alle forti nevicate invernali e ricavare nell’attico uno spazio sufficientemente ampio per l’allevamento del baco da seta. Shirakawa-go ha tre frazioni principali: Ogimachi, il villaggio più grande con 59 case, con il miglior punto di osservazione per ammirare tutto il paese dall’alto. Il belvedere si chiama Ogi-machi Castle Ruin Observation Area, perché qui sorgeva il castello di Ogi-machi, una tipica fortezza di montagna medievale; per arrivarci bisogna imboccare un sentiero in leggera pendenza nei pressi del Wada Residence. Gokayama è un po’ più difficile da raggiungere e richiede un cambio di autobus a Ogimachi; ciò rende il luogo meno affollato di Shirakawa-go, che invece ogni anno conta 1,5 milioni di visitatori. I villaggi qui sono più piccoli, più intimi e sostanzialmente più intatti dal punto di vista urbanistico, in quanto gli edifici moderni sono minori. I villaggi più belli di Gokayama sono Suganuma e Ainokura. Il modo migliore per visitare questi luoghi è pernottare in una delle fattorie, molte delle quali ora fungono da minshuku. È possibile prenotarle sul sito ufficiale dei due comprensori:
ml.shirakawa-go.org/en/accommodation e su gokayama-info.jp/en/stay; questi siti utili da navigare anche per approfondire le possibilità di esperienze da fare nei villaggi: terme, percorsi enogastronomici, eventi. A Ogimachi è possibile visitare il museo all’aperto Gassho-zukuri Minkaen, che si trova dall’altra parte del fiume rispetto al centro del villaggio, dove sono esposte fattorie e altre strutture trasferite qui per salvarle dalla distruzione. Orario: 8:40-17:00 (9:00-16:00 da dicembre a febbraio). Maggiori info: www.shirakawago-minkaen.jp/english.

Come arrivare nei due comprensori?
Le linee Nohi Bus e Hokutetsu Bus offrono corse ogni ora tra Kanazawa e Shirakawago, impiegando 1 ora e 25 minuti per raggiungere la meta; per prenotare il biglietto e per info:
www.nouhibus.co.jp/english/highwaybus
www.chitetsu.co.jp/english.

Dal villaggio Ogimachi si può raggiungere il comprensorio di Gokayama in 30 minuti di autobus: gokayama-info.jp/en/access.

Penisola di Shiretoko

Penisola di Shiretoko

Abbiamo già scritto che Hokkaido è soprattutto un territorio dal grande interesse naturalistico. Varrebbe quindi la pena di girarla tutta per apprezzarne i diversi angoli, ma questo sarebbe un viaggio a parte. Noi per questo itinerario vi suggeriamo di visitare almeno la penisola di Shiretoko, dove si trova uno dei parchi nazionali più belli e incontaminati del Giappone, lo Shiretoko National Park. La zona è talmente selvaggia che la strada arriva solo fino a tre quarti della penisola; la punta settentrionale può essere raggiunta solo via mare in un tour in barca oppure a piedi, con un trekking che dura vari giorni. La penisola ospita una grande varietà di animali selvatici, tra cui orsi bruni, cervi e volpi. In inverno, la costa della penisola, lungo il Mare di Okhotsk, diventa una delle regioni più meridionali dell’emisfero settentrionale per vedere il ghiaccio alla deriva. Nel 2005 Shiretoko è stata inserita nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità per il valore insostituibile dell’ecosistema e della biodiversità della penisola.

Highlights del parco

Capo Shiretoko
Situato sulla punta della penisola, Capo Shiretoko è costituito da vaste praterie che si affacciano sul Mare di Okhotsk. Il miglior modo di ammirarne la bellezza è partecipare a una gita in barca.

Cascate di Frepe-no-taki
Caratterizzate da spruzzi d’acqua sotterranei che emergono da una fessura nella scogliera. Particolarmente suggestiva la scena invernale della cascata ghiacciata.

Laghi Shiretoko Goko
Si tratta di un insieme di cinque piccoli laghi formati molto tempo fa dall’eruzione del vicino Monte e alimentati da sorgenti sotterranee. Da qui si gode una splendida vista sulle montagne circostanti.

Le cascate di Kamuiwakkayu
Queste cascate sono state una delle destinazioni termali per eccellenza del Giappone fin quando, a causa del pericolo di caduta massi, la parte alta e più spettacolare del fiume è stata chiusa al pubblico. Ora è possibile percorrere solo la parte inferiore del fiume lunga 140 metri dove ci sono pozze termali tiepide.

Monte Rausu
Dalla vetta del Monte Rausu si gode una magnifica vista della penisola, ma per conquistare questo super belvedere occorre una scalata di circa otto ore; una faccenda da alpinisti esperti a causa delle gole piene di neve fino alla fine di luglio.

Viola kitamiana
Una pianta alpina che si trova solo a Shiretoko, nell’isola di Etorofuto e nell’isola di Kunashirito, ed è un simbolo di Shiretoko. A giugno, i fiori bianchi spuntano dalla ghiaia montana formando un mantello candido straordinario.

Sapporo

Sapporo

È venuto il momento di raggiungere la parte più a nord del Giappone dove si trova la grande isola di Hokkaido, dalla natura selvaggia e incontaminata. L’isola, che originariamente era la terra del popolo Ainu, ha pochi centri urbani, è però estremamente ricca di attrazioni naturalistiche. Vulcani, terme naturali, alte montagne, percorsi escursionistici e piste di sci la rendono una meta turistica frequentata sia in estate che in inverno. È possibile raggiungere la capitale di Hokkaido, Sapporo, in treno da Hirosaki. Consigliamo un soggiorno di almeno due notti per esplorare la città. Sapporo, che in lingua Ainu significa grande fiume che scorre attraverso una pianura, è la quinta città più grande del Giappone. La sua crescita è stata rapidissima: nel 1857 la sua popolazione era di appena sette persone. Fu portata alla ribalta internazionale nel 1972, quando vi si tennero i Giochi Olimpici Invernali. Oggi Sapporo è un vivace centro urbano pieno di ristoranti gourmet, negozi e boutique di ogni genere, luoghi di cultura; la città è inoltre caratterizzata da una vivace vita notturna e vari eventi, tra cui spicca il festival della neve che si tiene a febbraio.

Da non perdere in città

Parco Odori
Si estende per circa un chilometro e mezzo e divide la città in due parti, è un’oasi con 92 tipi di alberi tra cui spiccano lillà e olmi. Dagli anni ‘50 qui vi si svolge il Sapporo Snow Festival, l’importante evento dedicato alle sculture di neve o di ghiaccio; il festival si tiene a febbraio e dura circa una settimana (maggiori info: SapporoSnow Festival). All’estremità orientale del Parco si erge la Torre della TV di Sapporo, che ha una piattaforma di osservazione con belle viste sul parco e sulla città circostante, perfetta per scattare selfie e foto ricordo.

La Torre dell’Orologio
Il simbolo di Sapporo. L’edificio fu costruito durante il primo periodo dello sviluppo di Sapporo nel 1878 come sala per esercitazioni del Collegio Agrario di Sapporo. Nel 1881 fu installato un orologio acquistato da Boston.

Susukino
Il più grande quartiere dei divertimenti del Giappone a nord di Tokyo. È pieno di negozi, bar, ristoranti, negozi di karaoke, saloni di pachinko e anche locali a luci rosse. Nel quartiere c’è una stradina il cui nome la dice lunga: si chiama Ramen Yokocho e vi troverete i migliori ristoranti di ramen della città.

Il Museo della birra
Hokkaido è la culla della birra in Giappone. La birra Sapporo, uno dei marchi di birra più antichi e popolari del paese, viene prodotta dal 1877. Il museo offre un itinerario per conoscere la storia della birra in Giappone e il processo di produzione. Pagando un extra è possibile fare un tour di degustazione.