Venire un giorno

Venire un giorno

Spesso Arezzo è in coda agli itinerari turistici della Toscana, dedicandole un giorno dopo aver visto (altrettanto fugacemente) tutto il resto. Invece, da quanto abbiamo provato a dire fin qui, dovrebbe esser chiaro che la ricchezza artistico-culturale della città è tale da meritare almeno un weekend. Meglio ancora un weekend lungo, magari approfittando di qualche ponte.  

Fortezza Medicea

Fortezza Medicea

In ultimo ma non per ultimo, il panorama. Da Piazza Grande, punto di inizio del nostro racconto di Arezzo, si raggiunge a piedi il Prato, il parco cittadino a cui abbiamo accennato in precedenza. Proseguendo lungo il Passeggio del Prato si arriva infine alla Fortezza Medicea, sulla sommità del Colle San Donato. Qui, oltre che sulla città, la vista spazia a 360 gradi dai rilievi che preludono al Chianti sul versante occidentale, al massiccio del Pratomagno a nord-ovest, alle Alpi di Catenaia sul fianco nord-orientale, fino al monte Lignano a sud. Quanto alla Fortezza Medicea, si tratta di un esempio di architettura militare difensiva del XVI voluto – come si evince dal nome – dalla famiglia de’ Medici. Da vedere!

Giostra del Saracino

Giostra del Saracino

Due volte l’anno, per la precisione il penultimo sabato di giugno in onore del patrono San Donato (in notturna) e la prima domenica di settembre in onore della Madonna del Conforto (di giorno) Piazza Grande diventa il palcoscenico di un antico torneo equestre cui partecipano i 4 quartieri di Arezzo: Porta Crucifera; Porta del Foro; Porta Sant’Andrea e Porta Santo Spirito. La sfida consiste nel colpire con una lancia un bersaglio posto sullo scudo di un automa girevole, il “Buratto“, senza però farsi colpire dal mazzafrusto, palla di ferro chiodata agganciata a un bastone che il Buratto stesso imbraccia nell’altra mano (la destra) libera dallo scudo. Il mazzafrusto si aziona da un meccanismo a molla attivato dallo stesso colpo inferto dal cavaliere a cavallo la cui abilità, appunto, consiste nel portare il colpo cercando contemporaneamente di schivare la risposta. Un gioco che richiama antiche esercitazioni militari in funzione anti saracena, da cui il nome dato all’evento. Da vedere!

Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna

Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna

Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna si trova in uno degli edifici più belli di Arezzo, lo storico palazzo Bruni Ciocchi. L’immobile si sviluppa su tre piani intorno a un grande cortile porticato e ospita diverse collezioni private (Bartolini, Funghini, Fossombroni, Bacci, Rossi, Subiano) prima confluite nel patrimonio artistico della già citata Fraternita dei Laici e poi, da questa, affidate in perpetuo al comune di Arezzo negli anni ’30 del secolo scorso. A questo patrimonio negli anni si sono aggiunti altri pezzi, provenienti da Firenze e da altre collezioni private (Salmi). Ne è scaturito uno dei musei più interessanti della Toscana, articolato in venti sale con un percorso cronologico che va dall’alto Medioevo al XIX secolo. Per maggiori informazioni: Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna

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Museo di Casa Vasari

Museo di Casa Vasari

Un testo, un documento, un insieme di architetture e immagini rivelatrici del carattere e della storia del suo estensore-produttore”. Questa la descrizione che ne dà il Ministero dei Beni Culturali (MiBAC) che, pel tramite del Polo Museale della Toscana, amministra la casa aretina del grande Giorgio Vasari. Una definizione che fa riflettere perché, in effetti, il poliedrico artista aretino – ricordiamo, contemporaneamente pittore, architetto e storico dell’arte – si dedicò in prima persona all’arredamento e alla decorazione dell’immobile. Insomma, una casa-testamento prima ancora che una casa-museo, con l’intento manifesto di lasciare la sua eredità artistico-culturale ai posteri. Esemplificativa di quest’ambizione i dipinti che ornano la Sala del Trionfo della Virtù in cui, appunto, si intrecciano le tre figure rappresentanti la Fama, la Virtù e l’Invidia. Per maggiori informazioni: Museo di Casa Vasari.

Basilica di San Domenico

Basilica di San Domenico

La chiesa di San Domenico è una delle tappe obbligate di una visita ad Arezzo. Motivo, la presenza del Crocifisso di Cenni Bencivieni di Pepo, in arte Cimabue (1240 – 1302). Il dipinto si trova davanti al presbiterio della chiesa ed è approssimativamente databile attorno al 1270. Un’opera dunque ancora giovanile in cui, però, è già evidente la maturazione dell’artista che passa dal bizantinismo appreso negli anni della formazione a Firenze a un maggior espressionismo desumibile, nell’opera in questione, dalla definizione più accentuata della corporeità di Gesù, nonché dall’uso ricercato dell’oro e del rosso. Insomma, pur territorialmente piccola, Arezzo si conferma una grande città dal punto di vista artistico-culturale. In verità, anche dal punto di vista storico se consideriamo, sempre a proposito della piccola Basilica di San Domenico, che vi si svolse, nel 1276, il primo conclave della storia della Chiesa di Roma. Da vedere!

Casa del Petrarca

Casa del Petrarca

Non solo Giorgio Vasari e Piero della Francesca. Tra i personaggi illustri di Arezzo c’è anche Francesco Petrarca (1304 – 1374) nato in via dell’Orto, a due passi dal Duomo e da Piazza Grande. La casa natia del poeta è oggi sede dell’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze e, oltre a custodire alcune opere di pittori toscani del Rinascimento, ospita cimeli e materiali petrarcheschi, tra cui una collezione di monete antiche e una biblioteca di oltre 20.000 volumi riferibili a questo gigante della letteratura italiana. Da vedere, inoltre, la statua dedicata all’artista dello scultore Alessandro Lazzerini. Si tratta del monumento più imponente mai dedicato al Petrarca e si trova nel Prato, il parco cittadino di Arezzo. Un’oasi di verde in pieno centro storico, a questo punto abbinabile alla visita della vicina casa museo.

Cattedrale dei Santi Pietro e Donato

Cattedrale dei Santi Pietro e Donato

Come la Basilica di San Francesco, anche il Duomo di Arezzo reca traccia del genio artistico di Piero della Francesca. All’interno, infatti, per la precisione nella navata sinistra vicino alla porta che conduce alla sagrestia, c’è Maria Maddalena (o la Maddalena) altro affresco capolavoro del pittore natio di Sansepolcro. Ma quest’opera, collocabile temporalmente tra il 1460 e il 1466, non è l’unico motivo di fascino della cattedrale aretina. La chiesa è fortemente legata a Guillarme de Marcillat, artista e vetraio francese, molto attivo ad Arezzo, dove morì, considerato alla stregua di un conterraneo, nel 1529. Di quest’artista iil ciclo di Sette Vetrate (Santa Lucia e San Silvestro papa, La Pentecoste, il battesimo di Cristo, La vocazione di Matteo, La resurrezione di Lazzaro, La cacciata dei mercanti del tempio, Cristo e l’adultera) eseguite tra il 1516 e il 1524. Non manca all’appello, infine, l’altro grande artista aretino, Giorgio Vasari. Suo il basamento dell’organo e gli stalli lignei del coro. Maggiori informazioni: Cattedrale dei Santi Pietro e Donato.

Basilica di San Francesco

Basilica di San Francesco

Una piccola chiesa a una navata, costruita in arenaria e mattoni, e dalla facciata spoglia in stile gotico, che quasi certamente passerebbe inosservata se non fosse per un dettaglio – si fa per dire – affatto secondario: la presenza, all’interno, per la precisione nella Cappella Bacci (dal nome della famiglia che ne era proprietaria), del ciclo di affreschi “Storie della Vera Croce” realizzato dal grande Piero della Francesca. Unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della pittura rinascimentale, questo ciclo di affreschi venne realizzato tra il 1453 e il 1466 su commissione di una ricca famiglia aretina, i Bacci appunto, in ottemperanza a una precisa volontà testamentaria di uno dei suoi membri, tale Baccio di Maso Bacci, morto trent’anni prima. Motivo di ispirazione la “Leggenda Aurea” scritta dal vescovo ligure Jacopone da Varagine in cui si narra la storia del pezzo di legno con cui venne realizzata la croce di Gesù. Considerata la rilevanza storica e artistica dell’opera, gli ingressi alla Cappella Bacci sono contingentati e possibili esclusivamente previa prenotazione. Per maggiori informazioni: Basilica di San Francesco.

Chiesa di Santa Maria della Pieve

Chiesa di Santa Maria della Pieve

Cominciamo la nostra ricognizione delle chiese di Arezzo da Santa Maria della Pieve. La facciata dell’edificio si trova su Corso Italia, mentre l’abside affaccia su Piazza Grande (vd.foto). Dal punto di vista stilistico, Santa Maria della Pieve si colloca in una fase di transizione tra gotico e romanico; da qui la sua particolarità che, specularmente a quanto detto a proposito di Piazza Grande, ne proietta la fama artistica ben oltre il perimetro cittadino. L’interno, a 3 navate divise da possenti colonnati, ospita diverse opere d’arte tra cui la più famosa è senza dubbio il Polittico (Madonna col bambino, Annunciazione e Assunta e 12 santi) del senese Pietro Lorenzetti (1285 – 1348). Da vedere, inoltre, la torre campanaria, detta delle “cento buche” e fa niente se le buche – in realtà sono finestre – sono 80 e non 100. Da vedere!

Palazzo della Fraternita dei Laici

Palazzo della Fraternita dei Laici

Dopo essere stato a lungo sede del Tribunale di Arezzo, dal 2010 il Palazzo della Fraternita dei Laici è diventato un piccolo ma fornitissimo museo, in cui sono perlopiù esposte antiche collezioni, eredità di lasciti testamentari e donazioni pubbliche in favore dell’omonima confraternita, ininterrottamente attiva in città dalla seconda metà del ‘200. Il Museo della Fraternita dei Laici regala inoltre una stupenda vista su Piazza Grande ed è un altro buon motivo, insieme all’interesse storico-artistico testé richiamato, per visitarlo. All’esterno, invece, l’edificio è caratterizzato da una pluralità di stili, ciascuno riconducibile ai diversi periodi in cui si è proceduto alla sua realizzazione. Si va dall’impronta gotica del XIII secolo, a una parte propriamente rinascimentale, a un’altra, infine, in cui l’impronta cinquecentesca è più definita. Il disegno del campanile, al pari del Loggiato di Piazza Grande prima ricordato, è di Giorgio Vasari; l’orologio, invece, è di Felice da Fossato, ed è unanimemente riconosciuto dagli addetti ai lavori un capolavoro nel campo dell’orologeria.

Piazza Grande

Piazza Grande

Nonostante il legame viscerale con la città, la fama di Piazza Grande non può essere confinata alla sola Arezzo. Sono diversi, infatti, gli indizi che testimoniano del suo esito originalissimo con pochi eguali in Italia, e quindi nel mondo. Ne segnaliamo tre: l’inusuale forma trapeziodale; la stratificazione architettonica dei suoi principali edifici; infine il dislivello tra parte alta e parte bassa, aspetto quest’ultimo che richiama lo sviluppo prevalentemente verticale, cui abbiamo accennato in apertura. Quanto alle cose da vedere, val la pena soffermarsi sul Palazzo delle Logge o Loggiato Vasario, così chiamato perché disegnato dal celebre architetto Giorgio Vasari su committenza di Cosimo I de’ Medici. Del vicino Palazzo della Fraternita dei Laici e della Chiesa di Santa Maria della Pieve parleremo invece nei prossimi punti, come pure, nel prosieguo dell’articolo, parleremo della Giostra del Saracino, evento tradizionale di Arezzo che ha luogo due volte l’anno proprio in Piazza Grande.

Occhio a cosa si mette in valigia

Occhio a cosa si mette in valigia

Salvo qualche uscita a cena e aperitivo al tramonto, quella che abbiamo descritto è una vacanza fatta soprattutto di escursioni, bagni a mare, gite in barca, immersioni eccetera. Perciò, per un soggiorno a Pantelleria non c’è bisogno di mettere in valigia scarpe da sera e abiti eleganti. Al contrario, serve un abbigliamento casual, al più con qualche accorgimento tecnico, specie sulle scarpe. Altra cosa, bisogna proteggersi dal sole che d’estate picchia forte: perciò, guai a dimenticare cappelli e creme solari anche se, chiaramente, si può sempre ovviare acquistando questi prodotti sull’isola. Attenzione anche ai farmaci: per carità, a Pantelleria non mancano farmacie e parafarmacie, però l’approvvigionamento dei medicinali è pur sempre subordinato alle condizioni meteo-marine. Perciò, in caso di farmaci di cui non si può fare a meno, conviene portarseli dietro da casa. Infine, la macchina fotografica. Vero è che ormai smartphone e iphone regalano scatti notevoli, però una reflex e/o una go-pro fanno comunque la differenza.

Castello di Pantelleria

Castello di Pantelleria

In ultimo ma non per ultimo, concludiamo il nostro racconto di Pantelleria col suo bastione difensivo. Il Castello si trova all’imboccatura del vecchio porto e domina tutto il centro cittadino. La prima edificazione risale ai bizantini anche se l’aspetto attuale è di epoca normanna. I Normanni sbarcarono a Pantelleria nel 1127 e diedero il là alla costruzione di una torre fortificata (Donjon) sulla quale fecero incidere una croce cristiana, tra i primi simboli della cristianità dopo circa tre secoli di ininterrotto dominio arabo-musulmano. Terminata la torre, i Normanni passarono alla costruzione del vicino castello, probabilmente basandosi su una struttura preesistente pure questa di epoca araba. Le prime importanti modifiche risalgono invece al periodo di Carlo V che, nel 1535, al fine di arginare le frequenti incursioni piratesche, decretò la costruzione di 37 torri in tutta la Sicilia. Una di queste torri, detta torre mastra, venne costruita proprio a Pantelleria in prossimità del castello. E veniamo ai Borbone che utilizzarono il castello di Pantelleria come prigione per gli oppositori politici rinchiudendovi, tra gli altri, i protagonisti della sfortunata spedizione di Sapri capitananta da Carlo Pisacane. Dopo l’Unità d’Italia la funzione carceraria restò operante: a Pantelleria vennero imprigionati diversi briganti che, nel decennio immediatamente successivo all’unità, impegnarono l’esercito italiano in una prolungata guerra civile nel Mezzogiorno del paese. Dal 1991 l’edificio è sede di un museo archeologico di interesse regionale. Come geosito, invece, la caratteristica fondamentale del Castello di Pantelleria è la contemporanea presenza di rocce vulcaniche riferibili a eruzioni avvenute in momenti diversi. Dal tufo verde, altra caratteristica comune all’isola d’Ischia, a scorie vulcaniche e colate laviche. Da vedere!

Cosa mangiare a Pantelleria

Cosa mangiare a Pantelleria

Tra i tanti buoni motivi per trascorrere una vacanza a Pantelleria c’è anche l’enogastronomia. Il prodotto principe è sicuramente il passito su cui ci siamo già soffermati parlando della Vite ad Alberello. Ma c’è dell’altro, a partire dal couscous che a Pantelleria alla zuppa di pesce misto (scorfano, gallinella, pesce San Pietro ecc.) prevede l’aggiunta di melenzane, zucchine, peperoni e patate. Patate che sono uno degli ingredienti principali anche dell’insalata pantesca: gli altri sono pomodori, cipolle, pesce asciutto e, soprattutto, capperi (vd. foto). A Pantelleria, infatti, i capperi crescono in gran quantità e, quel che è più importante, sono riconosciuti in ambito comunitario col marchio di indicazione geografica protetta (IGP). I capperi sono protagonisti anche del pesto pantesco, sugo freddo, tipicamente estivo, ideale per condire spaghetti o bruschette, come più aggrada. Senza dimenticare che esiste il pesto di capperi vero e proprio, per non dire della lavorazione del prodotto sott’olio e sotto sale sia per il consumo locale che per l’esportazione in giro per l’Italia. Insomma, una cucina semplice, genuina, in linea coi precetti della dieta mediterranea, tra cui il rispetto sacro della stagionalità dei prodotti. Da provare!