Kos

Foto di Anna & Michal
Kos

11 cose da fare e vedere a Kos e 1 da non fare

Seconda isola del Dodecaneso (dopo Rodi) e quarta per numero di visitatori di tutta la Grecia (dopo Creta, Rodi e Corfù), Kos offre tutto quanto normalmente ci si aspetta da un’isola greca: mare, spiagge, vita notturna, macchia mediterranea, buon cibo, storia, cultura e archeologia. Insomma, la distanza tra immaginario e realtà non è poi così marcata, il che spiega le fortune turistiche di quest’isola in cui vivono poco più di 30.000 abitanti. A onor del vero, la fama positiva di Kos è dovuta pure a scelte politiche lungimiranti. Qui, infatti, da qualche anno si punta forte sulla sostenibilità ambientale, agendo su più fronti: depurazione delle acque; potenziamento dei mezzi pubblici di trasporto; promozione dell’uso della bicicletta; tutela della flora e della fauna; salvaguardia della pastorizia; valorizzazione delle attività outdoor (in particolare il free climbing). Chiaramente le difficoltà non mancano. La crisi finanziaria che nel 2011 ha investito la Grecia si è fatta sentire anche qui. La differenza, però, è che la bellezza del paesaggio e una certa indolenza nell’affrontare la quotidianità mitigano, in parte, i problemi che affliggono la popolazione. Di seguito vediamo insieme le principali attrazioni di Kos. Buona lettura.

1 Kos Città

Foto di robin byles
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Kos Town, capoluogo omonimo dell’isola, è il naturale punto di partenza per andare alla scoperta del territorio. Qui, alle pendici del monte Dikeos, vive più della metà della popolazione residente (ca. 19.000 abitanti). Il porto è lo snodo principale per l’economia locale sia dal punto di vista turistico che commerciale. Traghetti, aliscafi e catamarani attraccano sotto la fortezza medievale (vd. prossimo punto), costruita, come a Rodi, dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni. Barche a vela e yacht, invece, attraccano in corrispondenza del porto turistico di Mandraki, alle cui spalle si estende il centro storico con le piazzette, i resti dell’antica Agorà, il Museo Archeologico e naturalmente bar, ristoranti, boutiques e negozi di souvenir. Da vedere Platáni, il quartiere dove vive la minoranza greca musulmana (vd. punto 5), e Lambì, il quartiere turisticamente più avanzato del comune (vd. punto 10). Kos Town – anche qui in analogia con quanto avvenuto a Rodi – architettonicamente deve molto al trentennio italiano (dal 1912 al 1943). Sono stati gli italiani, infatti, a valorizzare sia l’architettura medievale che a condurre molti degli scavi archeologici che hanno portato alla luce le vestigia greco-romane.

2 Casa Romana

Foto di Paradasos
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Il 23 aprile 1933 un terremoto sconvolse Kos provocando centinaia di vittime e radendo al suolo gran parte della città. La sciagurata circostanza ebbe però un risvolto positivo: rimuovendo le macerie, infatti, spuntarono numerose tracce dell’antichità fino a quel momento coperte dall’abitato moderno. Tra queste, una villa patrizia del III secolo d. C., testimonianza preziosa del lusso in cui viveva l’aristocrazia romana di stanza sull’isola. I lavori di scavo furono condotti dagli italiani che al tempo governavano Kos. Il rinvenimento di una Casa Romana rappresentò una formidabile occasione per il fascismo: ricostruendo l’edificio, infatti, il regime di Mussolini non esitò ad attualizzare i fasti dell’Impero Romano, a cui del resto ci si rifaceva sin dall’inizio dell’esperienza coloniale. Da questo si capisce perché la ristrutturazione non fu solo conservativa, e anzi in alcune parti prevalse il messaggio ideologico sulla verità storica. Anche così, però, la Casa Romana coi suoi mosaici, i tre cortili interni, le colonne, la sala da pranzo e l’area dedicata alle terme rappresenta una tappa imperdibile di una vacanza a Kos.

3 Castello dei Cavalieri

Foto di Alex Berger
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La fortezza a est del porto turistico di Mandraki è una delle principali attrazioni di Kos. La sua edificazione è antecedente ai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni anche se, indubbiamente, furono questi ultimi a fortificare l’edificio. Proprio come a Rodi, si trattava di proteggere i cristiani in rotta verso Gerusalemme garantendo loro un ricovero adeguato in caso di sosta. La costruzione del Castello avvenne in diversi momenti: sul finire del XV secolo, dopo un violento attacco da parte dei turchi, fu infatti necessario estendere la cinta muraria, scavando anche un fossato tra il castello e la città. Precauzioni che tuttavia, qualche decennio dopo, non impedirono ai turchi di occupare ugualmente l’isola, dando il là a una secolare dominazione terminata nel 1912 con la successiva entrata in scena italiana. Dopo circa 400 anni di incuria, furono proprio gli italiani a ristrutturare il castello di Kos, provvedendo, in qualche caso, anche a cambiare lo stato dei luoghi. Per esempio, il fossato venne riempito e decorato con numerosi palmizi entrati presto a far parte del paesaggio circostante. Il giro del Castello dei Cavalieri porta via un’ora circa. Occhio a non dimenticare la macchina fotografica.

4 Odeon

Foto di Anna & Michal
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Se la scoperta di molti resti antichi di Kos fu indirettamente favorita dal terremoto del 1933 quella del Teatro Romano, invece, risale a qualche anno prima (1929) ed è merito dell’archeologo italiano Luciano Lorenzi. Approssimativamente costruito nel I o II secolo d. C., l’Odeon veniva utilizzato sia per spettacoli teatrali che per competizioni musicali e di poesia. Il pubblico trovava posto nei due settori (superiore e inferiore) delle gradinate. All’epoca degli scavi, sotto la gradinata inferiore vennero alla luce gallerie disseminate di statue e diversi locali adibiti a laboratori e negozi. Insomma, per quanto piccolo (max. 750 spettatori), l’Odeon di Kos era assolutamente all’avanguardia per gli standard dell’epoca, a ulteriore conferma dell’agiatezza dei coloni romani di stanza sull’isola. La maggior parte delle sculture rinvenute tra cui, quella più famosa di Ippocrate (natio di Kos), si trovano presso il  Museo Archeologico dell’isola, e perciò è consigliabile abbinare la visita dei due siti.

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5 Platáni

Foto di Felicia Travel
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Il villaggio di Platáni si trova a circa 3 chilometri da Kos. Qui vive una piccola enclave turco-musulmana con tanto di moschea e cimitero a sé stanti. Va detto che prima del 1974, anno in cui esplose la questione cipriota, i residenti erano molti di più rispetto ad oggi. L’invasione di Cipro da parte dell’esercito turco provocò dure reazioni nella giunta militare al potere in Grecia in quegli anni. Tra queste il divieto dell’insegnamento della lingua turca nelle scuole, una misura discriminatoria che suggerì alla maggior parte degli abitanti di Platáni di emigrare altrove. A Platáni un tempo viveva anche una piccola comunità ebraica. L’occupazione nazista dell’isola nel 1943 ne decretò la tragica estinzione. Anche qui, a memoria della permanenza ebraica resta un cimitero (non aperto al pubblico). Insomma il villaggio di Platáni ha più volte incrociato la storia con la “S” maiuscola derivando da qui gran parte del suo fascino. L’altra parte, invece, è legata al cibo tradizionale turco proposto dalle diverse locande presenti in zona. Da vedere!

6 Asklepieion

Foto di Kees Wielemaker
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Asklepieion è Il principale sito archeologico di Kos. Tuttavia, al tempo di Ippocrate che, ricordiamo, sull’isola è nato e ha vissuto, non esisteva. C’erano sicuramente un piccolo tempio dedicato ad Apollo e un altare dedicato ad Asclepio stesso (che di Apollo era figlio), ma il santuario vero e proprio prese forma solo in seguito, grosso modo dal II secolo a. C. al II secolo d. C. Durante questo lungo arco temporale l’isola consolidò la sua posizione economica nell’Egeo e anche i precetti medici di Ippocrate, così come il culto di Asclepio (Esculapio, secondo i romani), trovarono un’eco sempre più vasta nel Mediterraneo. La maggiore popolarità dell’isola, di Ippocrate e del dio della medicina (Asclepio) suggerirono l’ampliamento del sito con la costruzione di porticati, templi, colonnati e altari su più livelli, collegati tra loro da scale. Alcune di queste strutture avevano funzione eminentemente religiosa; altre, invece, soprattutto clinica. Va detto che i due ambiti non erano poi facilmente disgiungibili, dal momento che le cure mediche seguivano le indicazioni fornite dai pazienti cui, a loro volta, però, era apparso Asclepio in sogno indicando la cura da seguire. In epoca medievale molta parte del materiale utilizzato per la costruzione del tempio venne impiegato per consolidare le fortezze in giro per l’isola. Soprattutto, per la fortezza dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni che domina il porto. Il risultato di questa spoliazione è che il percorso tra i resti del Tempio di Asklepieion è soprattutto immaginifico, influenzato dal fascino senza tempo emanato dal luogo. Fascino che ha suggerito l’inaugurazione di un Festival Ippocratico che da tanti anni ormai riempie il cartellone eventi estivo (da giugno ad agosto) dell’isola tra rappresentazioni teatrali, folclore, convegni sulla figura di Ippocrate, e più in generale sull’antichità di Kos. Da non perdere!

7 Embros Thermae

Foto di Maurice Brooks
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A Kos, volendo, si può fare il bagno anche in inverno. Basta una giornata soleggiata (evenienza tutt’altro che remota) e un accappatoio per quando si esce dall’acqua. A circa 9 chilometri dal capoluogo, infatti, c’è il parco termale naturale di Embros. Basta leggere le recensioni che si trovano in rete per comprendere di che luogo meraviglioso si tratti. Una sorgente d’acqua calda termale fa il suo ingresso in mare dalla falesia alle spalle della spiaggia. Il mescolamento tra la vena d’acqua calda e il mare crea una temperatura adatta per la balneoterapia. Un autobus fa giornalmente la spola tra Kos Town ed Embros, luogo imperdibile di una vacanza a Kos. Unica precauzione: portare con sé ciabatte o scarpe adatte alla situazione, poiché man mano che ci si avvicina alla fonte la temperatura dell’acqua e delle rocce affioranti da calda diventa incandescente.

8 Pýli

Foto di Wildlife Wanderer
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Chi vuol conoscere la parte meno turistica, e perciò più autentica, di Kos non può fare a meno di visitare Pýli. Il paese, poco più di 2000 abitanti, si trova nell’entroterra dell’isola e anticamente ne fu anche capoluogo. Il motivo è facilmente intuibile: la sua posizione riparata, lontana dai pericoli della costa, rendeva il borgo una meta ideale per vivere in tranquillità e, al limite, organizzare con più efficacia la difesa contro eventuali incursioni piratesche. Non a caso, i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni provvidero a ristrutturare la vecchia fortezza bizantina, dotantosi di un altro avamposto difensivo oltre a quello di Kos città. Da vedere, inoltre, le rovine di Pýli Vecchia (Paléa Pýli), borgo medievale abitato fin quasi alla metà del XIX secolo e poi abbandonato a seguito di un’epidemia di colera. Case diroccate in pietra e una vista meravigliosa che spazia senza soluzione di continuità fin sulla costa turca. Sempre a Pýli, infine, c’è un altro reperto archeologico di grande interesse. Stiamo parlando della tomba di Charmylyos, antico re di Kos e progenitore della stirpe dell’isola. Si tratta di una tomba a cupola (tholos) di età ellenistica dove, oltre a venerare l’eroe leggendario, ci si ritrovava per pregare le 12 divinità dell’Olimpo. Insomma a Pýli abita il genius loci di Kos e perciò ne raccomandiamo caldamente la visita se, oltre al mare e alla movida, siete interessati ad approfondire storia e cultura del territorio.

9 Kefalos

Foto di Peggychoucair
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Dopo Pýli è la volta di Kefalos, paese che trae il suo nome dalla penisola che disegna il versante sud-occidentale di Kos. Il borgo, poco più di 1000 abitanti sulla baia di Kamari, è un luogo di villeggiatura votato esclusivamente al mare e alle escursioni che è possibile fare tutt’attorno. Chi desidera una vacanza più movimentata può far tappa a Kardamena, distante appena 8 chilometri (località frequentata soprattutto da inglesi), o in alternativa a Kos Town che di chilometri, però, ne dista 40. A Kefalos, invece, l’atmosfera è ancora quella genuina di un tempo, e il merito è anche di un’accorta politica urbanistica che, in parte, ha salvaguardato i luoghi dall’invasività dell’edilizia turistica. Dunque, poche strutture ricettive, pochi bar, pochi locali ma un mare cristallino, a detta dei più il migliore di tutta l’isola. Tra le diverse cose da vedere, menzione speciale per la Basilica di Agios Stefanos e il Monastero di Agios Ioánnis Pródromos. La prima è un’antica basilica paelocristiana e si trova sulla spiaggia della piana di Kambos, di fronte la piccola isola di Kastri dove, a sua volta, c’è una chiesina intitolata a San Nicola. Il monastero, invece, si trova in posizione abbastanza isolata (come conviene a un luogo di eremitaggio) a circa 7 chilometri da Kefalos. Sotto la spinta del turismo è diventato il classico luogo da gita fuori porta, ideale per un pic-nic con parenti e amici.

10 Le spiagge di Kos

Foto di Amandathibaut
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Finora ci siamo concentrati sull’archeologia e su specifiche località dell’isola. È venuto il momento di passare in rassegna le spiagge. Sono tante, una diversa dall’altra e, aspetto più importante di tutti, il mare è quasi ovunque di altissimo livello. Attorno Kos Town, capoluogo omonimo dell’isola, si trovano le spiagge di Lambì (ca. 4 km a N) e Psalidì (3 km a S). Sono entrambe molto popolari e caratterizzate dalla presenza di numerose strutture ricettive, oltre a bar, ristoranti, negozi ecc. A metà strada tra Psalidì e Embras Thermae (vd. punto 6) troviamo invece la spiaggia di Agios Fokas, relativamente meno affollata rispetto alle due precedenti. Proseguendo verso sud incontriamo Kardamena e Paradise Beach (vd. immagine di copertina all’inizio). Queste spiagge, e ovviamente tutto l’indotto che gira attorno, stanno a Kos un po’ come Rimini e Riccione alla Romagna. In altri termini, è il mix mare, divertimento e vita notturna a renderle famose anche se, va detto, la qualità dell’acqua è eccelsa. In verità tutto il tratto di costa di Kefalos presenta diverse spiagge di ottimo livello anche sotto il profilo dei servizi. Risalendo la costa settentrionale, invece, incontriamo Limnionas. Si tratta di una spiaggia diversa rispetto a quelle fin qui descritte. Poco affollata, placida, è l’ideale per trascorrere una giornata di solo mare e relax. Mare e relax garantiti anche a Mastichari, ex villaggio di pescatori famoso per l’ottimo livello della ristorazione. Dopo Mastichari è la volta di Marmari e Tigaki, entrambe al top quanto a baneabilità delle acque. Tigaki, in particolare, è assolutamente da non perdere. Lunga 10 km, è una spiaggia adatta davvero a tutti: alle famiglie con bambini; ai giovani; ai meno giovani; a chi preferisce i lidi attrezzati; a chi, invece, la spiaggia libera ecc. Marmari e Tigaki, inoltre, vantano un’ottima vista sia della costa turca che delle vicine isole di Kalymnos e Pserimos.

11 Nissiros

Foto di jarekgrafik
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Kos offre l’opportunità di fare diverse escursioni di un giorno alla scoperta delle altre isole nei paraggi. In precedenza abbiamo citato Pserimos e Kalimnos, ma guai a dimenticare Nissiros. Sono in molti, infatti, a ritenere che quest’isoletta di poco più di 1000 abitanti a sud di Kos racchiuda la vera essenza della Grecia. I tour organizzati partono da Kos Town, Kardamena e Kefalos ma nulla vieta di muoversi autonomamente coi traghetti che in alta stagione salpano 4 volte la settimana alla volta di Mandraki, capoluogo di Nissiros. Ovviamente, in questo caso, bisogna mettere in preventivo una sosta di almeno un giorno, il che è senz’altro una buona idea considerato lo straordinario scenario paesaggistico-ambientale dell’isola. Una terra vulcanica fertilissima e dotata di numerose sorgenti d’acqua calda termale particolarmente indicate nella cura di diverse patologie cutanee. Da vedere, oltre Mandraki, i paesini di Nikia ed Emporios, da un punto di vista architettonico straordinariamente simili a Santorini. Da non perdere!

1 Occhio al prezzo del pesce

Il pesce fresco nei ristoranti di Kos costa caro. In verità è una tendenza che riguarda tutta la Grecia, in special modo le isole di maggior richiamo turistico. E proprio l’affollamento suggerisce di fare attenzione anche alle cosidette “trappole per turisti”. Quei ristoranti, cioè, che hanno il “buttadentro” all’ingresso, il cui compito è appunto procacciare il maggior numero di clienti per il locale.

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