Andalusia

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Andalusia

12 cose da fare e vedere in Andalusia e 1 da non fare

Nella foto la meravigliosa Plaza de España a Siviglia

L’Andalusia è una terra di fertili contraddizioni. Una regione dove tutto si tiene: cultura islamica e cristiana; gitani e non gitani; spinte modernizzatrici e tradizionalismo esasperato. Anche dal punto di vista ambientale le cose stanno allo stesso modo: mare e montagna; sabbia e boschi; borghi sperduti e città affollate disegnano un mosaico di paesaggi difficile da rendere in tutta la sua complessità. Più di tutto però domina la bellezza. Già, perché nonostante qualche cicatrice inferta da un’edilizia incontrollata, le località che ci apprestiamo a raccontare sono tutte meravigliose. Una bellezza che lascia ammaliati anche per via del clima mite e soleggiato che scandisce la quotidianità di questi territori. Di seguito vediamo assieme le principali attrazioni dell’Andalusia con l’avvertenza che si tratta di un elenco per forza di cose parziale, tuttavia utile per un primo approccio con la regione. Buona lettura.

1 Aracena

Foto di Ángel M. Felicísimo
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Il nostro viaggio alla scoperta dell’Andalusia parte dalla Sierra de Aracena y Picos de Aroche, parco naturale che si estende nella zona nord-occidentale della regione, nella provincia di Huelva. Per anni questa parte di territorio è stata tagliata fuori dai grandi circuiti turistici. Al più vi si rifugiava la borghesia sivigliana per trovare un po’ di tregua dal caldo soffocante dei mesi estivi. Negli ultimi tempi, però, si registra un’inversione di tendenza. Sono sempre di più, infatti, i visitatori che raggiungono il parco, attratti sia dalla dimensione ambientale (boschi di querce, lecci, castagni, pini ed eucalipti) che da quella paesaggistica. Con riferimento a quest’ultima, sono due i comuni che meritano una visita. Il primo, Aracena, è il capoluogo del parco; l’altro, Almonaster La Real, è un piccolo paesino di 1000 anime distante poco più di 20 chilometri dal centro principale. Aracena è famoso soprattutto per il suo centro storico (dichiarato Bene di Interesse Culturale) e per la Grotta delle Meraviglie, cavità sotterranea di stalattiti e stalagmiti percorribile per oltre un chilometro. Almonaster La Real è famoso, invece, per l’antichissima Chiesa Moschea di Nuestra Senora de la Conception (vedi foto) le cui origini, pare, siano addirittura antecedenti alla moschea di Cordova di cui parleremo più avanti. Infine, dettaglio non secondario, la Sierra de Aracena è nota per il suo prosciutto (jambon de Huelva), prodotto DOP esportato in tutto il mondo. Da provare!

2 Huelva

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Per comprendere l’importanza storica di Huelva, bisogna raggiungere Palos de la Frontera, piccolo comune di circa 8.000 abitanti distante 20 chilometri dal capoluogo. Palos, infatti, si trova alla foce del Rio Tinto, il fiume da cui il 3 agosto 1492 salparono la Nina, la Pinta e la Santa Maria, le tre caravelle con cui Cristoforo Colombo andò alla scoperta dell’America. Oggi Palos, insieme ad Ayamonte, Almonte, Isla Cristina, Punta Umbria, Lepe e le altre località della costa sud-occidentale dell’Andalusia contribuisce a una parte significativa delle fortune turistiche di Huelva. L’altra parte, invece, è appannaggio degli stabilimenti balneari di Mazagon, all’interno del meraviglioso Parco Nazionale Coto de Donana. Quest’ultimo si estende su un’area di oltre 500 chilometri e dal 1994 è sotto tutela UNESCO. Dal punto di vista culturale, invece, oltre ai “percorsi colombiani” a cui abbiamo accennato poco sopra (sempre a Palos, imperdibile il Monastero della Rábida) merita assolutamente una visita la cittadina di El Rocio, a metà strada tra Huelva e Siviglia. Un paesino sonnacchioso e polveroso, tuttavia famoso per il santuario (Virgen del Rocio, vedi foto) meta di pellegrinaggio da tutta la Spagna in occasione della Pentecoste. Da vedere!

3 Siviglia

Foto di pcdazero
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Con 700.000 abitanti Siviglia è la quarta città della Spagna dopo Madrid, Barcellona e Valencia. Diversamente da queste ultime, però, i ritmi sono molto più compassati. Colpa o merito del sole (dipende dai punti di vista) che “picchia” inesorabile quasi tutto l’anno, scandendo le giornate dei sivigliani. Oltre che dal clima, però, lo stile di vita degli abitanti di Siviglia è influenzato anche dall’ingombrante passato storico. Ci riferiamo soprattutto alla lunga dominazione araba e all’altrettanto importante “Reconquista” che riportò la Penisola Iberica sotto il dominio cristiano. C’è un terzo aspetto, pure questo importantissimo, che non può non essere evidenziato: il flamenco. Insieme a Jerez, infatti, Siviglia è il centro più importante di questo genere musicale espressione della cultura gitana (zingari) molto presente in Andalusia. Sarebbe però riduttivo considerare il flamenco “solo” come un fenomeno etnico. La contaminazione dei suoni (e del ballo) è molto più estesa in un gioco intricato di influenze che rimanda a esperienze diversissime tra loro sia da un punto di vista storico che geografico. Insomma, una città complessa e tutta da scoprire cui, non a caso, abbiamo dedicato un intero articolo: 11 cose da fare e vedere a Siviglia e 2 da non fare. Buona lettura.

4 Cordova

Foto di waldomiguez
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Parlando di Siviglia abbiamo accennato alla “doppia anima” araba e cristiana che caratterizza architettura e cultura della città. Un’eredità che in verità definisce quasi per intero l’Andalusia, ma che però non autorizza a trascurare altre testimonianze storiche. Nel caso di Cordova, per esempio, quella ebraica ha giocato un ruolo fondamentale. Nel X secolo, infatti, molti ebrei si trasferirono a Cordova trovando un modo di convivenza pacifico con gli arabi che all’epoca reggevano la città. Le tracce della permanenza degli ebrei si concentrano soprattutto nel quartiere della Juderia dove c’è pure una Sinagoga. Quindi a proposito di Cordova bisognerebbe più correttamente parlare di “tre culture”, e non è un caso che ci sia un museo proprio con questo titolo che ripercorre gli intrecci tra arabi, cristiani ed ebrei. Il museo si trova nella Torre de la Calahorra e regala una magnifica vista sul Guadalquivir, il fiume che attraversa l’Andalusia, e sul Ponte Romano che conduce in città. Ciò detto, è indubbio che la lunga dominazione araba è quella che maggiormente ha influenzato i luoghi, ed è anche quella che, in tempi più recenti, sta decretando le locali fortune turistiche. Moltissimi turisti, infatti, raggiungono Cordova solo per visitare la Mezquita, moschea risalente all’anno 785 (vedi foto). Un edificio meraviglioso, dagli arabi costantemente ampliato e decorato fino all’anno Mille, e che dopo la “Reconquista”, invece, venne parzialmente riadattato in cattedrale dai cristiani. L’ibridazione tra lo stile ispano-moresco e quello gotico-rinascimentale è oggi alla base della suggestione della Mezquita che, qualora ci fosse tempo e modo, andrebbe visitata in abbinamento a un altro edificio di grande interesse storico-culturale: la Medina Azhara, distante appena 8 chilometri dalla città. Ultimo, ma non in ultimo, l’Alcazar De Los Reyes Cristianos, il palazzo dei re cristiani fatto costurire nel 1328 da Alfonso XI di Castiglia. Da non perdere!

5 Granada

Foto di dkatana
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Granada si trova nel versante orientale dell’Andalusia a circa 200 chilometri da Cordova. Sorge a 700 metri sul livello del mare e affaccia sulla catena montuosa di Sierra Nevada che, oltre a essere il Parco Naturale più grande di tutta la Spagna, ospita gli impianti sciistici più a sud d’Europa. Primati che vanno ad aggiungersi a quelli cittadini, dal momento che sono in molti a ritenere Granada addirittura la città più bella di tutta la regione. A suffragare questa tesi contribuisce moltissimo l’Alhambra, spettacolare complesso residenziale costruito in epoche differenti da differenti sultani e imperatori (vedi foto). Visitare quest’insieme di palazzi moreschi, compresi gli adiacenti giardini di Generalife, è il motivo che spinge da queste parti milioni di visitatori ogni anno. Guai però ad appiattire Granada soltanto sulla sua attrazione più famosa. Anche i quartieri di Sacromonte e Albaicin meritano senz’altro una visita. Specie quest’ultimo, che si trova proprio sulla collina di fronte a quella dove sorge l’Alhambra, regalando una magnifica vista sul monumento e sulla Sierra Nevada (in particolare dal Mirador San Nicolas). Last but not least, la Cattedrale Santa Maria de la Encarnacion. La chiesa si trova nella parte bassa di Granada e custodisce, nella Cappella Reale (Capilla Real), le spoglie dei sovrani Isabella di Castiglia e Fernando d’Aragona. Per saperne di più: 10 cose da fare e vedere a Granada e 1 da non fare.

6 Almeria

Foto di cucoalmeria
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Almeria non è la più turistica delle località dell’Andalusia, ma vale ugualmente una sosta, magari dopo aver visitato Granada da cui dista un centinaio di chilometri. In città sono un paio i punti di interesse: la Cattedrale di Santa Maria; il Museo Archeologico, e soprattutto l’Alcazaba, la più grande fortezza araba di Spagna che domina dall’alto la città. Decisamente più interessante quello che c’è nei dintorni. Ci riferiamo in particolare al Parco Naturale Cabo de Gata (vedi foto) e al deserto di Tabernas. Nell’area protetta di Cabo de Gata, distante circa 40 chilometri da Almeria, a detta di molti ci sono le spiagge più belle di tutta l’Andalusia (Playa San Pedro; Playa San José; Playa de los Genoveses; Cala Los Amarillos; Playa del Monsul; Playa Media Luna ecc.). Sabbia bianca, acqua turchese, queste spiagge sono vere e proprie oasi di tranquillità anche se, trovandosi all’interno di un parco naturale, può essere un po’ faticoso raggiungerle. Quanto al deserto di Tabernas, basti sapere che qui sono stati girati i famosissimi western di Sergio Leone (“Per un pugno di dollari”, “Il buono, il brutto, il cattivo” ecc.) ed è inoltre iniziato il sodalizio cinematografico tra il compianto Carlo Pedersoli (Bud Spencer) e Mario Girotti (Terence Hill). Infine una curiosità: dal porto di Almeria, un tempo importante scalo minerario, salpano i traghetti alla volta di Marocco e Algeria.

7 Malaga

Foto di BarbaraPhotoArt
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Per grandezza e numero di abitanti, in Andalusia, Malaga è seconda solo a Siviglia. Da un punto di vista storico-architettonico, invece, le cose stanno diversamente. La città, infatti, deve le sue fortune turistiche soprattutto alla vicinanza con le spiagge e il mare della Costa del Sol (vedi Marbella) mentre, per il resto, non offre granché, perlomeno se paragonata alle altre località fin qui incontrate. Uniche, evidenti, eccezioni: il Museo Picasso; la Cattedrale De La Encarnacion; l’Alcazaba; l’attiguo Castel Gribalfaro e il Museo Carmen Thyssen. Sono questi i principali punti di interesse culturali di Malaga, quelli per cui vale la pena inserire la città in un tour alla scoperta dell’Andalusia. In verità c’è anche Plaza de Toros, l’enorme spiazzo in stile mudejar dove si disputa la corrida. L’abbiamo inserita per ultima perché, com’è noto, il dibattitto sulla tauromachia divide l’opinione pubblica spagnola, e non solo. Tuttavia, pur non interessando la corrida, Plaza de Toros merita di essere vista. Se non dall’interno, almeno dall’alto, magari dal Castel Gribalfaro da cui vengono scattate la maggior parte delle foto che si trovano in rete. Da vedere!

8 Marbella

Foto di Kamyar Adl
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Distante circa 60 chilometri da Malaga, Marbella ha fama di essere una delle località più chic di tutta la Spagna. Fama legata al fatto che anni addietro parecchi protagonisti del mondo dello spettacolo (non solo spagnolo) hanno acquistato casa in città, attratti sia dal bellissimo centro storico che dalle spiagge dell’esteso lungomare. Ancora oggi sono questi i principali punti di forza di Marbella, anche se lo sviluppo edilizio lungo la costa non è stato sempre all’altezza delle aspettative. Una parabola, questa, comune a molte altre località balneari che però, fortunatamente, ha risparmiato la città vecchia: esplorare a piedi i vicoli e le strade attorno Plaza del los Narajnos e Plaza de la Iglesia (così chiamata per la presenza della chiesa Nuestra Senora de la Encarnacion) è senz’altro un’esperienza da fare. Merita, inoltre, una visita il Museo di Arte Contemporanea Grabado Espanol che ospita opere di Picasso, Mirò e Salvador Dalì. Quanto alla vita notturna non manca davvero niente: bar, pub, ristoranti e discoteche di un certo livello, inizialmente pensate per il jet set di stanza a Marbella, salvo poi essersi dovute adattare ai grandi numeri del turismo di massa. Da vedere!

9 Ronda

Foto di garnoteldelphine
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Un'ora d'auto, minuto più minuto meno. Questo il tempo necessario a raggiungere Ronda da Marbella o da Malaga. Una distanza non eccessiva per una tappa, però, che impreziosisce notevolmente un viaggio in Andalusia. Diversi i motivi che concorrono al fascino della città. Innanzitutto, la posizione geografica: Ronda, infatti, è situata su un altopiano roccioso solcato da un canyon che divide in due l'abitato (gola scavata dal fiume Guadalevin). Per collegare la città fu necessario pertanto costruire ben tre ponti, di cui il più famoso e frequentato è il Puente Nuevo. Ponte che, insieme a Plaza de Toros (la più antica corrida di Spagna), rappresentano le principali attrazioni cittadine. Meritano inoltre una visita i Banos Arabes, a detta di molti l'hammam meglio tenuto di tutta la Spagna e Plaza Duquesa de Percent dove sorge la Chiesa Santa Maria La Mayor. Insomma, una città piccola, visitabile in uno, massimo due giorni, in grado però di regalare suggestioni in gran quantità. Basti sapere che Ernest Hemingway se ne innamorò perdutamente e che Orson Welles ha voluto addirittura vi venissero custodite le sue ceneri. Da vedere!

10 Cadice

Foto di wopfl
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Cadice si discosta notevolmente dalle città andaluse fin qui incontrate. Infatti non ha vestigia islamiche né medievali e le sue fortune economiche – prima legate al commercio marittimo e ora al turismo – sono in gran parte dovute alla felice esposizione geografica sull’Oceano Atlantico. Insomma una città di mare con un grazioso centro storico in cui sono concentrate la maggior parte delle attrazioni. Su tutte la Cattedrale, col suo mix di barocco e neoclassico. All’interno è sepolto il grande compositore spagnolo Manuel de Falla, personalità sui generis capace di coniugare amore e talento sconfinato per la musica con uno stile di vita assai frugale, secondo alcuni quasi ascetico. Se c’è modo e tempo vale la pena salire sulla Torre Ovest (Torre de Poniente) della chiesa da cui si scorge una bellissima veduta della città. Anche dalla Torre Tavira il panorama è notevole. Si tratta di una torre di avvistamento utilizzata nel XVIII secolo per monitorare il transito dei bastimenti in partenza per, o provenienti dall’America. Da non perdere, infine, il Museo Civico, in cui oltre ai reperti di età fenicia e romana, c’è un’ampia sezione dedicata all’arte, tra cui diverse opere del pittore del ‘600 Francisco de Zurbaran.

11 Jerez de La Frontera

Foto di Jules Joseph
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Parlando di Siviglia abbiamo sottolineato, tra le altre cose, il ruolo storico e sociale del flamenco nel definire il genius loci della città. L’importanza di questa musica che, non dimentichiamo, è anche una danza, nel caso di Jerez de La Frontera è ancora maggiore. Anzi, è opinione diffusa che la vera anima del flamenco abiti a Jerez più che nel resto dell’Andalusia, anche per la ritrosia della città a piegarsi del tutto alle logiche del turismo di massa. Insomma, se nel resto della regione il flamenco è rimasto un po’ vittima delle banalizzazioni della pubblicistica turistica, a Jerez de La Frontera, al contrario, continua ad avere una valenza culturale, ben oltre la considerazione dei soli aspetti commerciali. Che poi, a ben vedere, l’appunto non vale solo per il flamenco. Anche la produzione di sherry, vino liquoroso famoso in tutto il mondo, contribuisce a definire l’identità locale, come pure la tradizione equestre legata all’antico allevamento dei cavalli andalusi. Il discorso non cambia se passiamo alle tracce della lunga dominazione araba. L’Alcazar di Jerez de La Frontera, infatti, è una delle fortezze moresche più belle di tutta l’Andalusia. Merita inoltre una visita la Cattedrale de San Salvador che col suo mix di gotico, barocco e rinascimentale domina Plaza Encarnación. Quanto al tempo necessario per visitare Jerez de La Frontera vale quanto detto a proposito di Ronda: uno, massimo due giorni, sono più che sufficienti.

12 Gibilterra

Foto di lutz6078
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Gibilterra è l’ultima tappa del nostro tour alla scoperta dell’Andalusia. Il fascino di questa cittadina di circa 30.000 abitanti è legato soprattutto alla sua peculiare posizione geografica nel punto di intersezione tra Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico (le antiche “Colonne d’Ercole”). Dal 1713 è un’enclave del Regno Unito, anche se il rapporto con la Spagna è sempre stato – e tutt’ora resta – decisivo dal punto di vista economico. Proprio quest’ambiguità ha rappresentato uno dei punti caldi della discussione sulla “Brexit” con l’Unione Europea. Alla fine pare che la Spagna abbia ottenuto una co-sovranità di fatto che, seppur non formalmente riconosciuta (il territorio resta inglese), autorizza Madrid a dire la propria sul futuro economico di questo lembo di terra. Va da sé, la centralità geopolitica di Gibilterra contribuisce moltissimo anche al suo fascino turistico. In altri termini, molti visitatori sono attratti proprio da questa condizione di extraterritorialità che tra l’altro viene rimarcata pure da un punto di vista architettonico. Basta passeggiare per Main Street, l’arteria principale, per rendersi conto quanto negozi, pub, ristoranti e tutte le altre attività commerciali presenti ricalchino molto più l’estetica british che quella spagnola. Quanto alle cose da vedere è senza dubbio “la rocca” l’attrazione principale di Gibilterra. Uno spuntone di roccia, in posizione dominante rispetto all’abitato, che ospita la Grotta naturale di Saint Michael (Saint Michael’s Cave) e i tunnel artificiali (Great Siege Tunnels) scavati dall’esercito inglese in funzione difensiva. Sempre sulla rocca, inoltre, vive una comunità selvatica di scimmie berbere (bertucce) da sempre molto fotografata (anche se non sempre molto disponibile).

1 Occhio ai borseggiatori

Valgono per l’Andalusia le stesse precauzioni che abbiamo evidenziato per il capoluogo Siviglia: evitare di girare con molti contanti dietro; lasciare incustodita la borsa ai tavolini di un bar; tenere il portafogli nel taschino posteriore dei pantaloni o indossare orologi, catene, bracciali di grande valore. Specie nelle zone affollate, dove c’è un gran via vai di persone, il rispetto di queste accortenze mette al riparo da sgradevoli sorprese.  Al di là di questi aspetti, peraltro comuni a quasi tutte le grandi città europee, niente paura e buona vacanza!

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