Collegio e Chiesa del Patriarca

Collegio e Chiesa del Patriarca

Una delle attrazioni assolutamente imperdibili di Valencia è il Collegio del Patriarca. Da un punto di vista architettonico siamo al cospetto di una delle testimonianze più importanti del Rinascimento spagnolo. Dal punto di vista religioso, invece, il collegio e la chiesa annessa, rappresentano a pieno lo spirito della Controriforma. Non a caso, a volerne la costruzione sul finire del XVI secolo fu l’arcivescovo di Valencia Juan de Ribera (“El Patriarca”), uno dei più determinati divulgatori dei precetti sanciti dal Concilio di Trento. Il collegio, infatti, serviva a formare i nuovi prelati da “impegnare” sul piano della dottrina contro le insidie del Protestantesimo. Detto brevemente della storia, il Collegio de El Patriarca è uno scrigno di opere d’arte. Molto bello il chiostro al piano terra il cui colonnato fu realizzato secondo il metodo prospettico di Brunelleschi. Da vedere, infine, nella stessa piazza dove sorge il collegio (Plaza Patriarca), La Nau, sede dell’Università di Valencia. Anche qui siamo davanti a un bellissimo edificio neoclassico, ovviamente adattato nel corso dei secoli al proliferare delle facoltà e degli indirizzi didattici. Per maggiori informazioni sul Collegio del Patriarca consultare il sito: patriarcavalencia.es (disponibile la versione in inglese).

Mercato Centrale

Mercato Centrale

Proprio di fronte la Lonja de la Seda sorge un altro edificio di grande importanza turistica e commerciale: il Mercado Central (alla valenciana, Mercat Central). Dal 1928, anno in cui venne ultimata la struttura coperta, quest’edificio modernista contende alla Boqueria di Barcellona la palma di migliore mercato di tutta la Spagna. Alla valutazione concorrono sia la freschezza dei prodotti (carne, pesce, frutta, verdura ecc.) che i dettagli architettonici. Questi ultimi tradiscono l’influenza dell’art noveaux sotto un duplice aspetto: il disegno della copertura (la cupola centrale supera i 30 metri di altezza) e i materiali utilizzati (cristallo, ferro e ceramica). Del resto, si trattava di coniugare l’orgoglio per il progresso tecnologico e la vocazione agricola tuttora presente. Uno spirito imprenditoriale diffuso che a metà degli anni ’80 ha portato i venditori presenti all’interno del mercato ad autogestirsi provvedendo da sé (ovviamente di concerto col comune) alla manutenzione e alla messa in sicurezza dell’area. Per saperne di più sulla storia, gli orari, i prodotti e i servizi del Mercato Centrale di Valencia consultare il sito: www.mercadocentralvalencia.es (disponibile la versione in italiano).

Lonja de la Seda

Lonja de la Seda

In apertura abbiamo fatto riferimento alla spiccata vocazione mercantile che ha accompagnato lo sviluppo economico e civile di Valencia nel corso del XIV secolo. La Lonja de la Seda, o Lonja de los Mercadores (Loggia della Seta o dei Mercanti), è il simbolo di questo primato commerciale. In questo palazzo tardo-gotico avvenivano, infatti, le contrattazioni tra grossisti e acquirenti. Non solo, perché l’edificio ospitava pure una banca e il Consolato del Mar, istituzione medievale il cui compito era appunto quello di definire la cornice giuridica dei commerci nel Mediterraneo. Un edificio storico, dunque, costituito da due corpi di fabbrica e una torre centrale. Delle diverse sale che disegnano l’interno del palazzo merita una visita soprattutto la Sala della Contration che affaccia sul cortile interno. Tutte le domeniche la Lonja de la Seda che, ricordiamo, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ospita un mercatino d’antiquariato. Un’occasione ghiotta per visitare l’edificio. Da non perdere!

Istituto Valenciano d’Arte Moderna

Istituto Valenciano d'Arte Moderna

Uno degli assi su cui Valencia ha costruito negli ultimi 30 anni il suo primato turistico è senza dubbio la cultura. A dispetto del vecchio adagio secondo cui con la “cultura non si mangia”, la rete museale valenciana ha enormemente contribuito al PIL turistico della città e della regione. L’IVAM (in valenciano, Institut Valencià d’Art Modern), da questo punto di vista, è uno dei fiori all’occhiello della città. Inaugurato nel 1986, questo museo conta oltre 11.000 opere tra pittura, scultura, fotografia e video-installazioni. Una parte ospita le permanenti di Ignacio Pinazo (1849-1916) e Julio Gonzales (1876-1942), cui dal 2000 è intitolato pure un premio artistico. Una seconda parte, invece, ospita mostre temporanee delle altre avanguardie che segnarono la scena culturale del primo ‘900 spagnolo insieme, ovviamente, alle opere di artisti contemporanei. Da vedere, infine, la Sala de la Muralla, realizzata nel seminterrato dell’edificio principale utilizzando i resti della fortificazione medievale di Valencia.
Per gli orari di apertura dell’IVAM vedi la tabella.

Giorni Orari
Lun chiuso
Mar-Mer-Gio 11:00
19:30
Ven 11:00
21:00
Sab-Dom 11:00
19:30

Per maggiori informazioni sulla storia, le esposizioni, le attività e i prezzi visita il sito ufficiale: www.ivam.es (disponibile la versione in inglese).

Jardin del Turia

Jardin del Turia

Il 14 ottobre 1957 Valencia venne messa letteralmente in ginocchio dall’esondazione del fiume Turia. Decine di morti, case e attività commerciali distrutte; agricoltura e industria k.o. Uno scenario apocalittico che la stampa spagnola ribattezzò come la “gran riada de Valencia“. La risposta del governo, allora retto dal generalissimo Francisco Franco, non si fece attendere. La soluzione fu quella di deviare verso sud il corso del fiume in modo da evitare il ripetersi dell’accaduto. Un piano di sicurezza (“Plan Sur“) le cui ambizioni si fecero presto più ampie. A un certo punto, infatti, negli ambienti governativi si fece largo l’idea di trasformare il letto del fiume liberato dai detriti e dalle acque in un’enorme bretella autostradale in grado di collegare più agevolmente Madrid al Mediterraneo. Un gigantesco progetto di trasformazione urbana che avrebbe impattato in maniera violentissima col centro di Valencia e che perciò incontrò fortissime resistenze da parte della classe dirigente locale. La mobilitazione, per fortuna, sortì i suoi effetti e del piano autostradale non se ne fece nulla. Al suo posto, invece, sorse il bellissimo Jardin del Turia, un’oasi verde di quasi 10 chilometri che dalle mura medievali di Valencia conduce fin dentro la Ciudad de las Artes y las Ciencias di cui abbiamo parlato in precedenza. A disegnare i giardini, l’architetto Riccardo Bofill che, per la gioia di turisti e residenti, ha dotato la città di un polmone verde in cui si alternano diverse aree tematiche: circuiti di ciclocross, piste di atletica, pattinaggio, campi da calcio, rugby e naturalmente panchine, oleandri, palme, aiuole e fiori dappertutto. Meraviglia!

Città dell’Arte e delle Scienze

Città dell'Arte e delle Scienze

Il primato turistico di Valencia cui abbiamo accennato in apertura passa soprattutto per questo complesso di edifici realizzati dalle archistar Santiago Calatrava e Felix Candela. La Ciutat de les Arts i les Ciènces, infatti, è un inno all’architettura contemporanea in grado di attirare visitatori da ogni parte del mondo. A fare che? Per esempio a vedere l’acquario più grande d’Europa (Oceanografic); oppure le esposizioni interattive del Museo delle Scienze intitolato al Principe Felipe (Museu de i les Ciènces Principe Felipe). Ancora, c’è spazio per i melomani che nel Palazzo delle Arti della Regina Sofia (Palau de Les Arts Reina Sofia) possono assistere a opere classiche, concerti e balletti, senza dimenticare, Hemisferic, Umbracle e il Ponticello Assut D’Or. Il primo è un cinema con uno schermo concavo di circa 900 metri quadrati su cui vengono proiettati documentari scientifici per adulti e bambini; Umbracle, invece, è un giardino enorme in cui si alternano sculture e piante mediterranee; mentre l’Assut D’Or è un ponte in acciaio e cemento il cui pilone si erge per oltre 100 metri d’altezza. Al di là delle singole attrazioni è la visione d’insieme del complesso architettonico a lasciare esterrefatti. Nonostante l’approccio iper-moderno, infatti, la Ciutat de les Arts i les Ciènces di Valencia conserva un’aura mediterranea in grado di attirare un numero di turisti più ampio della platea dei soli appassionati di tecnologie, teatro e natura. Da vedere!
Per gli orari di visita, i biglietti e la programmazione di ciascun edificio consultare il sito ufficiale: www.cac.es (disponibile la versione in inglese).

Piazza del Municipio

Piazza del Municipio

In alternativa alla Cattedrale, la visita della città può cominciare anche da Plaza del Ayuntamiento (in valenciano Plaça de l’Ajuntament). La distanza tra i sue siti è minima (poco più di 1 km) e, quanto a storia, questa piazza non è certo seconda alle altre in giro per Valencia. Anche qui, quel che colpisce è la miscellanea di stili architettonici, soprattutto neoclassico e modernista che suggeriscono la (relativa) contemporaneità dei palazzi, realizzati per lo più all’inizio del XX secolo. I due edfici più importanti sono appunto il Municipio (Ayuntamiento) e il Palazzo delle Poste (Edificio de Correos y Telegrafo). Specie quest’ultimo merita una visita indipendentemente dalla necessità di spedire una cartolina. La piazza, durante la dittatura ospitava una statua del generale Francisco Franco (il topos, infatti, era Plaza del Caudillo). Statua prontamente sostituita all’indomani della fine del regime con un’altra dedicata all’eroe locale Francesc de Vinatea. Cavaliere del regno di Valencia durante il XIV secolo, de Vinatea fu uno strenuo difensore delle prerogative della città nei confronti del sovrano Alfonso IV d’Aragona. Plaza del Ayuntamiento è anche palcoscenico principale de Las Fallas, la più importante festa cittadina, Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO (per saperne di più: www.fallas.com).

La Cattedrale

La Cattedrale

La Catedral Santa Maria de Valencia (o Seu) è il punto di partenza ideale per una visita in città. Per due ragioni: la prima è la centralità dell’edificio, a poche centinaia di metri dagli altri punti di maggior interesse turistico; la seconda è storica, dal momento che la sovrapposizione di diversi stili architettonici (gotico-romanico; barocco; neoclassico) consente di ricostruire il fermento artistico che ha attraversato la città nel corso dei secoli. La chiesa, infatti, fu edificata nel XIII secolo al posto di una moschea araba che, a sua volta, era stata costruita sui resti di un tempio pagano. Circostanze che testimoniano l’antichità dell’insediamento abitativo, dai romani chiamato Valentia Edetanorum e dai Mori, invece, Balansiya. Fu Giacomo I d’Aragona a sconfiggere gli arabi e a ordinare la costruzione di questa chiesa a tre navate e a croce latina. Un edificio che, seppur non maestoso, offre diversi spunti storico-culturali. A cominciare dai tre portali d’ingresso (Puerta del Palau; Puerta de los Hierros e Puerta de los Apóstoles) passando per il Museo diocesano fino alla Cappella Santo Caliz nella quale – come suggerisce il nome – sarebbe custodito il Santo Graal, il calice da cui avrebbe bevuto Gesù durante l’Ultima Cena. Non è finita, perché da vedere c’è anche la Torre “El Miguelete”, campanile della cattedrale. Occorre salire oltre 200 scale al termine delle quali, però, godrete di una meravigliosa vista del centro storico di Valencia. Per maggiori informazioni sulla storia, l’orario delle messe, le attività pastorali e le visite guidate consultare il sito ufficiale: www.catedraldevalencia.es (disponibile la versione in inglese).

Non rispondere “gracias”

Non rispondere "gracias"

Ovviamente chi visita Barcellona non è tenuto a conoscere il catalano e nemmeno il castigliano (la lingua ufficiale di Spagna). Quel che deve sapere, invece, è che rivolgersi in spagnolo a un catalano potrebbe indispettire. “Gracias” e “adios” sono gli esempi che ricorrono maggiormente (al loro posto vanno usati “mercì” e “adeu”), ma ce ne sono tanti altri.

Occhio agli orari serali

Occhio agli orari serali

La vita notturna comincia qualche ora dopo rispetto al resto d’Europa, perciò guai a non tenerne conto: un’uscita al bar o a cena non è pensabile prima delle 22:00 (anche 22:30). Per la discoteca, invece, bisogna aspettare minimo l’una di notte. Viceversa si corre il rischio di trovarsi a tu per tu col dj, gli inservienti e la sicurezza del locale. Avvisati!

Attenzione ai borseggiatori

Attenzione ai borseggiatori

Come in tutte le grandi città del mondo anche a Barcellona il borseggio è un problema. Per non incorrere in brutte sorprese è meglio evitare di girare con molti contanti dietro; lasciare incustodita la borsa ai tavolini di un bar o in spiaggia; tenere il portafogli nel taschino posteriore dei pantaloni o indossare orologi, catene, bracciali di grande valore. Insomma, le precauzioni sono le stesse dappertutto. Nel caso di Barcellona possiamo aggiungerne un’altra: evitare di fare su e giù per la Rambla, specie durante i weekend. I borseggiatori, infatti, sono a loro agio tra la folla che ne agevola notevolmente il compito, e perciò la probabilità di imbattersi in qualche malintenzionato nei fine settimana è più alta.

Camp Nou

Camp Nou

Il famoso motto El Barça es mes que un club” (“Il Barcellona è più di un club”) spiega da solo perché la visita del Camp Nou, lo stadio della squadra catalana, è un’esperienza che travalica l’aspetto sportivo. Certo, assistere a una partita dei blaugrana non è affatto una cattiva idea; ma approfondire, almeno un po’, le implicazioni identitarie e storico-politiche per molti è ancora più interessante della partita stessa. Non a caso, a coniare il motto fu l’avvocato Narcís de Carreras i Guiteras, presidente del club alla fine degli anni ’60 del secolo scorso e da sempre vicino ai movimenti indipendentisti catalani. Ovviamente sul sito ufficiale del club (www.fcbarcelona.com) è possibile acquistare i biglietti per una partita o quelli per la visita al museo più il tour dello stadio. Da fare!

Fondazione Mirò

Fondazione Mirò

La Fundació Joan Miró è un’altra tappa imperdibile di un viaggio a Barcellona. A volerne la costruzione, sulla collina del Montjuic, fu lo stesso artista. Una scelta non banale vista la dimensione internazionale acquisita nel corso degli anni, ma per altro verso assolutamente in linea col mix di locale e globale che da sempre definisce l’identità catalana. Miró, che a Barcellona era nato, dopo un lunghissimo peregrinare artistico in giro per il mondo (Parigi, New York, Giappone e l’amata Maiorca) decise, a un certo punto, di donare alla città la stragrande maggioranza delle sue opere (ca. 11.000, per la maggior parte disegni) ribadendo in questo modo, nonostante la prolungata assenza, il rapporto viscerale con la terra natia. Il compito di realizzare l’edificio venne affidato all’amico Josep Lluis Sert, l’architetto che aveva curato pure la realizzazione dello studio maiorchino. Oltre alle opere già citate, la fondazione ospita altri quadri, sculture e lavori su carta di Miró provenienti da collezioni private. Insomma una panoramica completa della produzione di Miró con la possibilità di approfondire i suoi diversi cicli pittorici: dalla guerra civile spagnola, vissuta da esule, alla produzione surrealista che tanta fama portò all’uomo. Non è finita, perché la Fondazione Miró, sin dagli esordi, nel 1975, ospita anche mostre temporanee di artisti emergenti, con l’obiettivo, perfettamente riuscito, di trasformare l’edificio in un centro internazionale per l’arte contemporanea.
Per gli orari di apertura del museo vedi la tabella.

Giorni Orari
Lun chiuso
Mar-Mer* 10:00
18:00
Gio 10:00
21:00
Ven** 10:00
18:00
Sab 10:00
20:00
Dom 10:00
15:00

* Da Apr a Ott 10:00 – 20:00
** Da Apr a Ott 10:00 – 20:00

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale: www.fmirobcn.org (disponibile la versione in inglese).

Barceloneta

Barceloneta

Tra i segreti alla base del successo di Barcellona uno è la sopravvivenza di angoli caratteristici dove il tempo sembra si sia fermato. Ovviamente non è così, soltanto che i cambiamenti tecnologici e sociali impattano diversamente a seconda delle zone. Uno dei quartieri in cui è più evidente questa sfasatura è Barceloneta, storico insediamento di pescatori e oggi invece principale ritrovo estivo per turisti e residenti. Fino al 1992 Barceloneta era un quartiere popolare, ai margini dello sviluppo economico e sociale cittadino. Con le Olimpiadi, però, c’è stata la rivalutazione dell’area che, pur non perdendo la sua anima mediterranea, è diventata uno dei luoghi più cool della città. Oltre alla gastronomia (è qui che ci sono i migliori ristoranti a base di pesce di Barcellona) e alla spiaggia, a far da traino alla rinascita di questa zona sono stati anche il Museu d’Historia de Catalunya e l’Acquario, uno dei più grandi d’Europa. Quest’ultimo, in particolare, è assai indicato per chi si muove con i bimbi al seguito. Da non perdere!

Museo Picasso

Museo Picasso

Il Museo Picasso si trova nel quartiere de La Ribera, uno degli angoli più suggestivi del centro storico di Barcellona. Allestito in 5 palazzine contigue, ospita oltre 4000 opere dell’artista che in città trascorse gli anni della sua giovinezza. Le prime tre – Palau Aguilar, Palau del Baro de Castellet e Palau Meca – accolgono la permanente del pittore originario di Malaga; le altre due, invece, – Casa Mauri e Palau Finestress – vengono utilizzate per mostre temporanee. Assente dalla collezione il periodo cubista, la fase artistica che garantì a Picasso successo e fama planetarie. Al contrario, tutta la produzione artistica giovanile è qui ben rappresentata fino al cosidetto Periodo Blu. Nel museo sono inoltre presenti una quarantina di lavori in ceramica a conferma della poliedricità dell’artista che, sebbene affermatosi soprattutto attraverso la pittura, ha sempre amato svariare su più fronti.
Per gli orari di apertura del Museu Picasso vedi la tabella.

Giorni Orari
Lun chiuso
Mar-Mer 09:00
19:00
Gio 09:00
21:30
Sab-Dom 09:00
19:00

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale: www.museupicasso.bcn.cat (disponibile la versione in inglese).