Residenz Salzburg

Residenz Salzburg

Ad appena 100 metri dalla Cattedrale dei Santi Ruperto e Virgilio, Palazzo Residenz è un’altra testimonianza dell’immenso potere spirituale e temporale dei principi-arcivescovi di Salisburgo. Nonostante le prime tracce di questa gigantesca residenza (ca. 180 stanze) risalgano al XIII secolo, l’attuale fisionomia dell’edificio va storicamente collocata ai primi del ‘500 sotto il principe-arcivescovo Wolf Dietrich von Raitenau. Va da sé, questo non significa affatto che nei secoli successivi sia rimasto tutto così com’è. Anzi, ciascun principe-arcivescovo ha lasciato la sua impronta, determinando quella commistione di stili – rinascimentale, barocco e neoclassico – che è la vera cifra dell’edificio e della piazza tutt’attorno (Residenzplatz). Oltre alle sale più famose di quest’immensa dimora nel cuore di Salisburgo (Sala dei Carabinieri, del Consiglio, delle Udienze eccetera) merita una visita la galleria al terzo piano. Nella Residenz Galerie, infatti, c’è un’importante collezione di quadri col meglio dell’arte europea dal XVI al XIX secolo, soprattutto olandese e fiamminga. Non è finita, perché a 500 metri, c’è Neue Residenz, il Nuovo Palazzo Residenziale, con un’importante installazione museale, “Il Mito di Salisburgo“, che celebra la fama culturale e turistica acquisita dalla città dal XIX secolo in avanti. Per maggiori informazioni consultare i siti: residenzgalerie.at e www.salzburgmuseum.at.

Duomo di Salisburgo

Duomo di Salisburgo

Progettata dall’architetto italiano Santino Solari, la Cattedrale di Salisburgo venne consacrata nel 1628 dal vescovo cittadino Paride Lodron. La chiesa, spettacolare testimonianza del barocco austriaco, venne edificata sui resti di due preesistenti edifici sacri. Il primo edificio addirittura del 774 e una seconda struttura tardo-romanica risalente, invece, al XII secolo. Le tracce di queste due chiese paleocristiane sono oggi visibili nella cripta della Salzburger Dom. Cripta che è solo una delle cose da vedere di questa imponente chiesa nel cuore di Salisburgo, capace di ospitare fino a 10.000 persone. Per cogliere l’importanza storica della cattedrale, nonché l’attaccamento dei salisburghesi verso di essa, basti sapere che subito dopo i bombardamenti che nel 1944 distrussero la cupola e altre parti della struttura ci si adoperò immediatamente per ristrutturare quanto lesionato. L’intervento di recupero richiese 15 anni al termine dei quali, però, la Cattedrale di Salisburgo riottenne quella centralità simbolica e materiale che storicamente l’aveva sempre contraddistinta. Da vedere anche la piazza all’esterno (Domplatz), palcoscenico delle più importanti manifestazioni cittadine: il Festival della Musica e i Mercatini di Natale durante il periodo dell’Avvento. Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale: www.salzburger-dom.at (disponibile la versione in inglese).

Castello Hellbrunn

Castello Hellbrunn

A separare la Fortezza Hohensalzburg e il Castello Hellbrunn sono soltanto 5 chilometri, tuttavia la “distanza concettuale”, se così si può dire, è molto maggiore. Se Hohensalzburg, infatti, venne concepito con eminente funzione difensiva, Hellbrunn, al contrario, sin dall’inizio fu pensato come luogo di divertimento. A volerne l’edificazione nel 1612 fu il principe – arcivescovo Markus Sittikus che affidò la realizzazione della dimora all’architetto italiano Santino Solari, a cui Salisburgo deve anche l’edificazione del duomo di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto. Da vedere sono soprattutto i giardini e gli innumerevoli giochi d’acqua disseminati lungo il percorso: fontane, zampilli e grotte che, insieme al vicino zoo, distante circa un chilometro, rallegrano notevolmente la visita. Per maggiori informazioni consultare i siti: www.hellbrunn.at e salzburg-zoo.at.

Fortezza Hohensalzburg

Fortezza Hohensalzburg

Molto spesso la Fortezza Hohensalzburg è la prima cosa che si visita una volta giunti a Salisburgo. Il “merito” è della funivia di Festungsgasse (Festungsbahn) che, dal 1892, facilita il raggiungimento di questo antico complesso fortificato. Si tratta di uno dei simboli più vistosi di quel potere arcivescovile che per secoli ha retto le sorti del territorio e dell’intera area salisburghese. La prima edificazione del castello risale, infatti, al 1077 su mandato dell’arcivescovo Gebhart I von Helffenstein, anche se i lavori terminarono “soltanto” 500 anni dopo su impulso di un altro arcivescovo, Leonhard von Keutschach. Va da sé, in questo lunghissimo arco temporale l’edificio ha subito diversi aggiustamenti, quasi tutti dettati dalla necessità di adeguare le funzioni difensive del maniero ai progressi che man mano si compivano in ambito militare. Detto brevemente della storia, veniamo all’attualità: sono principalmente due i motivi alla base del successo turistico del luogo. Il primo, ovviamente, è il superbo panorama, con vista d’insieme dell’intera Salisburgo, sia la parte vecchia, risalente al medioevo, che la nuova, edificata invece in gran parte nel corso dell’Ottocento. La seconda ragione è la presenza di ben tre musei (Museo della Fortezza, Antico Arsenale e Museo del Reggimento Rainer) e, soprattutto, delle Stanze dei Principi al terzo piano. Visitare questi ambienti è esperienza che non lascia indifferente anche chi è a digiuno di qualsiasi nozione di storia dell’arte. Per maggiori informazioni sulla storia, gli orari e le modalità di visita consultare il sito: www.salzburg-burgen.at. Infine una curiosità: non distante da Festungsgasse c’è il piccolo cimitero di San Pietro (Petersfriedhof) dove sono sepolti molti aristocratici di Salisburgo, tra cui Nannerl Mozart, sorella del più celebre compositore. Se ce n’è modo vale senz’altro la pena fare una visita.

Attenzione ai borseggiatori

Attenzione ai borseggiatori

Malaga, ma il discorso va esteso a tutta la Costa del Sol, è ben presidiata dalle forze di polizia. Una misura che serve a garantire il buon esito del soggiorno per i migliaia di turisti che scelgono la città e il sud dell’Andalucia per le proprie vacanze. La vita, perciò, scorre tranquilla e la cronaca non offre spunti di cui doversi preoccupare particolarmente. Perciò le uniche precauzioni da prendere sono quelle di sempre relative al borseggio: evitare di girare con molti contanti; lasciare incustodita la borsa ai tavolini del bar; tenere il portafogli nel taschino posteriore dei pantaloni; eccetera. Per il resto, niente paura e buona vacanza!

Spiagge di Malaga

Spiagge di Malaga

Come ribadito più volte nell’articolo, Malaga è una città dalla “doppia anima“: accanto alle attrazioni storico-culturali ci sono, infatti, spiagge, bar, ristoranti e un’infinità di altri locali. L’equilibrio tra questi due aspetti spiega le dinamiche dell’economia cittadina anche se, inutile negarlo, il turismo balneare da queste parti realizza numeri impressionanti. Il motivo è la vicinanza con le località della Costa del Sol, fermo restando che anche Malaga in fatto di spiagge, mare, servizi e accoglienza turistica sa decisamente il fatto suo. Per capire meglio ciò a cui ci riferiamo non è necessario allontanarsi dal centro: poco distante da Plaza de Toros, nel quartiere de La Malagueta, c’è la spiaggia omonima (“La Malagueta”) che si estende per più di un chilometro. A partire dagli anni ’50 del secolo scorso, in maniera non dissimile da quanto avvenuto sui lungomare delle vicine Torremolinos e Marbella, sono sorte numerose attività ricettive. Inevitabilmente, perciò, “La Malagueta” è molto più frequentata dai turisti che dagli abitanti di Malaga che in genere preferiscono le spiagge più a est. In successione: Playa de la Caleta, El Balneario (“Baños del Carmen”), Pedregalejo, El Palo ed El Candado. A ovest, invece, in direzione Costa del Sol, abbiamo Playa de Huelin e Playa de la Misericordia. Insomma, tanta, tanta varietà, addirittura imbattibile se allarghiamo il discorso alle località nei dintorni (Torremolinos, Benalmadena, Fuengirola), per una vacanza rigenerante all’insegna di mare, sole e relax.

Mercato Centrale di Atarazanas

Mercato Centrale di Atarazanas

Altra meta obbligata di una vacanza a Malaga è il Mercado Central de Atarazanas. Come tutte le attrazioni di cui ci siamo occupati fin qui anche questa si trova in centro, ad appena 500 metri da Calle Larios, con cui abbiamo aperto il nostro racconto. Si tratta di un mercato al chiuso in cui si vende pesce, carne, formaggio, frutta e in cui, oltre a fare la spesa, è possibile consumare un pasto in alternativa a bar, ristoranti e locali della città. Il fascino del luogo, però, più che per le opportunità offerte, deriva dalla sua storia. Il mercato, infatti, sorge sui resti di un cantiere navale del XIV secolo. Parliamo dell’età moresca e, soprattutto, parliamo di un momento storico in cui il mare, evidentemente, penetrava in città molto più di adesso, tanto da suggerire alla dinastia nasride di realizzare un cantiere per la costruzione, la manutenzione e il rimessaggio delle imbarcazioni. Un secolo dopo, a seguito della vittoria dei Re Cattolici, questo spazio al chiuso venne adibito prima a magazzino e poi perfino a caserma. Bisognò attendere la fine del XIX secolo per la riqualificazione del luogo ad opera dell’architetto Joaquin Rucoba, cui la città deve anche Plaza de Toros. Rucoba progettò il mercato facendo largo utilizzo di vetro e ferro. Le linee, invece, richiamano in pieno quel mix di architettura ispanica e moresca, altrimenti noto come stile mudejar. Da vedere!

Centre Pompidou

Centre Pompidou

Malaga non ha solo il Museo Picasso in comune con Parigi. A unire le due città c’è anche il Centre Pompidou, presente in terra andalusa con una sua succursale in cui sono esposte una ottantina di opere prese a prestito dal museo transalpino. Le firme sono di tutto rispetto: Chagall, De Chirico, Frida Kahlo, Magritte, Mirò eccetera, in modo da consentire ai visitatori un viaggio attraverso il meglio dell’arte contemporanea del XX e XXI secolo. Ovviamente, nel corso dell’anno, il Centre Pompidou di Malaga ospita anche due o tre mostre temporanee contribuendo in questo modo a intercettare un segmento turistico diverso da quello che abitualmente frequenta la città. Per maggiori informazioni consultare il sito: centrepompidou-malaga.eu.

Museo Carmen Thyssen

Museo Carmen Thyssen

Difficile dire cosa sia più interessante del Museo Carmen Thyssen di Malaga: se la collezione di pittura andalusa del XIX secolo (attualmente la più completa in Spagna), o se il palazzo in cui la mostra è ospitata. Parliamo di Palacio de Villalón, in Calle Compañía, a nemmeno 500 metri dal Museo Picasso su cui ci siamo soffermati in precedenza. Si tratta di un edificio del XVI secolo, interamente ristrutturato dall’amministrazione pubblica di Malaga col fine, appunto, di renderlo una sede museale adeguata a ospitare la collezione privata di Carmen Cervera, vedova del magnate svizzero Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza (vedi anche Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid). I lavori di restauro, costati svariati milioni di euro, non solo hanno valorizzato le linee e lo stile architettonico originario dell’edificio, ma hanno portato anche ad importanti scoperte archeologiche di età romana. Maggiori informazioni al sito: www.carmenthyssenmalaga.org.

Museo Picasso

Museo Picasso

Ad appena qualche centinaio di metri dalla Casa Natale di Picasso, c’è anche il museo dedicato all’artista. Si trova in Calle San Augustin ed è stato inaugurato nel 2003. In questo modo anche Malaga, dopo Parigi e Barcellona, ha uno spazio museale interamente dedicato al suo cittadino più illustre. Artefici dell’iniziativa, Christine e Bernard Ruiz Picasso, nuora e nipote dell’artista. Sono stati loro a donare alla città oltre 200 opere di Picasso col fine specifico di preservarne, esibirne e divulgarne il lavoro artistico. Stando ai numeri un’operazione perfettamente riuscita pure dal punto di vista turistico. In pochi anni, infatti, questo museo, anche grazie allo stile mudejar del palazzo Buenavista in cui è ospitato, è diventato una delle principali attrazioni cittadine. Per maggiori informazioni su orari, prezzi, collezioni e modalità di visita consultare il sito: www.museopicassomalaga.org.

Museo Casa Natale di Pablo Picasso

Museo Casa Natale di Pablo Picasso

Nonostante abbia vissuto soltanto pochi anni a Malaga, avendo cominciato ben presto a girare per la Spagna seguendo, insieme al resto della famiglia, gli incarichi professionali paterni, il legame tra Pablo Picasso e la sua città natale è sempre stato molto forte. Rapporto ribadito più volte dall’uomo, anche dopo la definitiva consacrazione artistica. Da qui l’idea, risalente ai primi anni ’80 del secolo scorso, di dichiarare la casa natale di Picasso monumento nazionale spagnolo. Nel 1991, invece, l’inserimento dell’abitazione nel sistema museale nazionale; e infine, nel 1998, l’inaugurazione alla presenza dei sovrani di Spagna del nuovo museo che, nel frattempo, era stato allargato all’intera palazzina al civico 15 di Plaza de la Merced. Quanto alle opere esposte, si tratta di disegni, litografie, ceramiche e fotografie dell’artista, appartenute all’artista, o che riflettono uno spaccato interessante della sua vita privata e familiare. Maggiori informazioni al sito: fundacionpicasso.malaga.eu.

La Malagueta Plaza de Toros

La Malagueta Plaza de Toros

Chiunque visiti l’Andalusia, a un certo punto, si trova a “dover fare i conti” con la corrida, aspetto tradizionale della cultura spagnola in questa regione ancora più sentito che nel resto del paese. Si tratta, com’è noto, di un’usanza che divide l’opinione pubblica interna, e non solo. I fautori sottolineano la storia, le consuetudini e le leggende associate alla “tauromachia”, mentre i detrattori evidenziano la crudeltà dello spettacolo, la cui riuscita passa per la morte dell’animale. Ciò detto, approfondire un fenomeno così rilevante per il territorio non significa per forza doversi schierare, e perciò nulla impedisce di visitare l’arena, magari quando non c’è alcuna corrida in programma. Nel caso specifico de “La Malagueta” di Malaga colpisce lo stile neo-mudejar dell’edificio col suo inconfondibile mix tra architettura ispanica e araba. Un anello di 52 metri di diametro, che può accogliere circa 10.000 persone con posti a sedere su due livelli sovrapposti. All’interno, ovviamente, ci sono le stalle, i recinti, l’infermeria e perfino un museo taurino che raccoglie le immagini più significative della corrida di Malaga sin dall’inaugurazione della struttura nel giugno del 1876. I periodi più “caldi” di combattimenti sono la “Semana Santa” a ridosso della Pasqua e la “Feria de Malaga” ad agosto. In alternativa, qualora non aveste tempo o voglia di assistere alla corrida, si può sempre ammirare Plaza de Toros dall’alto del Castillo di Gibralfaro. Avvisati!

Cattedrale di Malaga

Cattedrale di Malaga

La Catedral Nuestra Señora de la Encarnación è tappa irrinunciabile di una visita a Malaga. Lo è innanzitutto per i malagueños, che le sono comprensibilmente molto affezionati, ma anche per i turisti ammaliati dalle dimensioni imponenti dell’edificio. L’interno, a tre navate e a croce latina, misura 97 metri di lunghezza per oltre 60 di larghezza, mentre all’esterno spicca la Torre Nord. Coi suoi 67 metri di altezza questa torre – l’unica della Cattedrale, dal momento che la Torre Sud non venne mai completata – regala ai visitatori una vista magnifica della città che merita di essere immortalata con iphone, smartphone e reflex. Da un punto di vista architettonico, invece, la Cattedrale di Malaga è un mix tra tardo-gotico, rinascimentale e barocco. La sovrapposizione di stili è l’inevitabile esito del lunghissimo periodo di costruzione. La prima edificazione della chiesa, infatti, risale al 1528, mentre l’ultimazione dei lavori, senza il completamento della torre meridionale cui abbiamo accennato poco sopra, è del 1783. Oltre 250 anni, dunque, periodo in cui il progetto è passato per diverse mani, tradendo l’ispirazione originaria di Diego de Siloé, architetto di punta del Rinascimento spagnolo a cui i Re Cattolici avevano affidato la realizzazione dell’edificio. Infine una curiosità: la Cattedrale dell’Encarnación viene affettuosamente chiamata la “Manquita” (trad. “la “Monca”) proprio per il fatto di disporre di un’unica torre. Per maggiori informazioni su storia, orari, prezzi e modalità di visita consultare il sito: malagacatedral.com.

Castello di Gibralfaro

Castello di Gibralfaro

Presente sullo stemma e sulla bandiera della città, il Castello di Gibralfaro è tappa irrinunciabile di una vacanza a Malaga. Lo è sia per l’importanza storica rivestita che per il magnifico panorama, con la vista che nelle giornate particolarmente terse arriva fino al Marocco. Collegato all’Alcazaba da un passaggio interno (la Choraca), la prima edificazione del Castillo de Gibralfaro si deve ad Abdelraman I della dinastia omayyade di stanza a Cordoba. Nel XIV secolo, la fortezza venne ampliata da Yusuf I, sultano di Granada, col disegno evidente di farne l’avamposto difensivo dell’Alcazaba in ragione della posizione sopraelevata che permetteva di scorgere in anticipo eventuali pericoli provenienti da mare e dalla città bassa. La spiccata vocazione difensiva della fortezza non fu tuttavia sufficiente a evitare la capitolazione, nel 1487, contro le truppe dei Re Cattolici, Ferdinando e Isabella di Castiglia. L’assedio fu lungo e richiese l’impiego di decine di migliaia di uomini ma, alla fine, anche Malaga venne sottratta al dominio moresco. Dominio, però, che ha lasciato molte tracce nell’architettura e nell’urbanistica, e che oggi contribuisce alle fortune turistiche della città e dell’Andalusia tutta. Gli spazi esterni del Gibralfaro, durante il periodo estivo, si trasformano in location privilegiata per rassegne teatrali, concerti e spettacoli di vario genere richiamando migliaia di visitatori tra residenti e turisti, oltre quelli che giornalmente visitano la fortezza arrivando a piedi, con l’auto o con i tour organizzati. Da vedere!

Alcazaba

Alcazaba

L’Alcazaba è tappa imperdibile di un viaggio a Malaga. Questa fortezza, infatti, insieme al Castello di Gibralfaro, di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto, rappresenta un compendio quasi perfetto della storia della città, racchiudendo nel suo perimetro tutte le evoluzioni architettoniche e urbanistiche del territorio. Insomma, un pezzo fondamentale di storia andalusa, la cui conoscenza rappresenta un diversivo importante in una città famosa soprattutto per vita notturna e turismo balneare. La prima edificazione del castello risale all’VIII secolo per volere di Abdelraman I, califfo della dinastia omayyade di stanza a Cordoba. La fortezza venne eretta sui resti di precedenti insediamenti fenici e romani, con largo reimpiego di materiali e tecniche edilizie secondo una prassi consolidata del tempo. Tuttavia, le modifiche più importanti vennero realizzate nel XI secolo su disposizione del sultano ziride Badis ben Habus. Nei secoli successivi la fortezza è passata per le dinastie almoravide, almohade, nasride, per arrivare, infine, alla “reconquista” cattolica. In ciascuna di queste fasi ci sono state significative modifiche che, tra fratture e continuità più o meno evidenti, hanno definito il paesaggio circostante. Non è finita, perché l’Alcazaba ospita al suo interno i resti del Teatro Romano del II secolo e ben due musei: il Museo di Belle Arti e il Museo Archeologico, quest’ultimo con numerosi reperti di età classica e islamica. Per visitare tutto occorrono perciò almeno un paio d’ore, specie se si fa il percorso a piedi (compreso il collegamento che, in venti minuti circa, consente di raggiungere il Castillo de Gibralfaro). C’è però l’alternativa dell’ascensore in Calle Guillen Sotelo che agevola molto la visita. Da fare!