Massachusetts Institute of Tech

Massachusetts Institute of Tech

Diversamente da Harvard che ha un taglio, per così dire, più tradizionale, il MIT fin dalla sua fondazione nel 1865 ha avuto un approccio più innovativo basato principalmente sulla risoluzione dei problemi pratici legati allo sviluppo industriale americano. Non a caso, il motto universitario è “mens et manus” (mente e mano) a rimarcare la finalità pratica della conoscenza acquisita. Ovviamente, come nella migliore tradizione americana, l’impegno a sostegno della nazione non è mai disgiungibile da quello globale. Un aspetto, questo, che il MIT interpreta accettando studenti da ogni parte del pianeta (chiaramente previa dura selezione). Dunque, un ateneo capace di coniugare rigoroso studio scientifico, curiosità intellettuale, gusto della scoperta e amore per l’arte: non a caso, una parte importante dell’offerta formativa del MIT passa anche dai suoi musei: il MIT Museum, il List Visual Arts Center e lo Stata Center. Non deve stupire perciò che il Massachusetts Institute of Technology rappresenti per Boston anche un’attrazione turistica: come già detto in precedenza, quando un territorio punta moltissimo sull’istruzione inevitabilmente i suoi atenei finiscono col diventare punti di interesse non solo per studenti e adetti ai lavori. Per maggiori info su tempi e modalità di visita: Visit Mit

Harvard Yard

Harvard Yard

Tra le tappe obbligate di un soggiorno a Boston c’è sicuramente il campus di Harvard. Vederlo tutto, però, a meno di essere uno studente (o un suo parente) è oggettivamente difficile: parliamo, infatti, di un’area di circa 9 ettari che si estende in diverse parti della città. L’alternativa però c’è, ed è Harvard Yard che del campus è il cuore storico e geografico; insomma il punto più importante, quello dove abitualmente si riuniscono gli studenti. Dal punto di vista turistico sono due gli elementi che maggiormente colpiscono il visitatore: il primo è l’atmosfera che si crea in primavera e (soprattutto) in autunno col contrasto tra gli edifici in mattoni rossi, il verde del prato e le tinte del foliage; il secondo elemento, invece, è la statua di John Harvard, va da sé con contestuale foto di rito. E, a proposito di riti, si dice che toccare la punta del piede sinistro della statua porti fortuna anche se potrebbe essere una bugia. Non l’unica, tra l’altro, dal momento che il monumento è appunto conosciuto come “statua delle tre bugie“: la prima bugia riguarda l’identità del soggetto raffigurato che certamente non è John Harvard; la seconda riguarda il titolo di “Fondatore di Harvard” come da incisione sul piedistallo: Harvard, infatti, fu uno dei principali finanziatori del complesso universitario, a cui destinò oltre la metà del proprio patrimonio, ma non l’artefice della posa della prima pietra; terza e ultima bugia, l’anno di fondazione che non è il 1638 come da incisione ma è – com’è noto – il 1636, due anni prima. Piccoli aneddoti che però riportano al prestigio di quest’ateneo non a caso rinominato “l’angolo più istruito d’America“. Da vedere! 

Fenway Park

Fenway Park

Lo sport, si sa, è una delle chiavi per capire lo spirito di un popolo. Nel caso di Boston gli sport sono più d’uno: c’è il basket coi Celtics e c’è il baseball coi Red Sox e il loro iconico stadio Fenway Park. Parliamo dello stadio di baseball più antico della Major League, emblematicamente ribattezzato “The Cathedral” a ribadirne l’importanza ben al di là del fatto sportivo in sé. Insomma, il Fenway Park con le sue storie – quella, per esempio, del suo muro verde, il Green Monster – è una delle tappe imperdibili di un soggiorno a Boston. Per maggiori informazioni su orari e modalità di visita: www.redsox.com. Se invece la preferenza va al palazzetto dei Celtics, l’altrettanto mitico TD Garden (o “The Garden“), maggiori info qui: www.tdgarden.com.

Isabelle Stewart Gardner Museum

Isabelle Stewart Gardner Museum

Il 18 marzo 1990 dall’Isabelle Stewart Gardner Museum vennero trafugate opere per centinaia di milioni di dollari. Tra le tele rubate il famosissimo “Concerto a tre” di Jan Vermeer, un quadro che da solo vale svariati milioni di dollari, più tre Rembrandt, un Manet e altre opere d’arte d’inestimabile valore. Coerentemente con la volontà testamentaria dell’animatrice del museo Isabelle Stewart Gardner (1840 – 1924), le opere non sono mai state sostituite lasciando una cornice vuota lì dov’erano allocate. La circostanza, paradossalmente, ha finito col contribuire al fascino di questa palazzina in stile veneziano in cui la signora Stewart Gardner visse e operò, dedicandosi, dalla fine dell’Ottocento fino alla morte, esclusivamente all’allestimento della sua casa-museo. Casa-museo articolata in tre piani in cui sono presenti oltre 2500 opere d’arte. Molto bello anche il cortile (vd. foto) da cui si accede alle sale all’interno dove comunque, al netto del furto subito, continuano a essere esposte opere di grande valore (Rembrandt, Rubens, Tiziano eccetera). Infine una curiosità: sembrerebbe che refurtiva e autori materiali non siano stati ancora rintracciati. Maggiori info: gardnermuseum.org.  

Museum of Fine Arts

Museum of Fine Arts

Tra le tappe imperdibili di una vacanza a Boston, il Museum of Fine Arts (MFA) ha un’acclarata dimensione internazionale. Le collezioni spaziano dall‘arte americana (su tutti il pittore John Singer Sargent), a quelle europea, asiatica, africana, senza disdegnare audaci incursioni nella contemporaneità. A proposito dell’arte europea, il Rinascimento italiano è ben rappresentato con opere, tra gli altri, di Duccio e Donatello; come pure ben rappresentate sono la pittura olandese (Rembrandt e Van Gogh) e francese (Gaugin, Renoir, Monet). C’è spazio ovviamente anche per l’arte antica, in particolare per l’arte egizia; mentre per quel che riguarda l’arte asiatica segnaliamo la Sala del Tempio Buddhista e la mostra permanente con dipinti, calligrafie e ceramiche provenienti dalla Cina. Per il resto, l’MFA di Boston ricalca la stessa filosofia della Boston Public Library e della Trinity Church: quindi uno spazio aperto a tutti, dal semplice curioso allo studioso, e soprattutto uno spazio aperto all’innovazione e alla sperimentazione. Per maggiori info: mfa.org

Trinity Church

Trinity Church

Considerata agli inizi del ‘900 dall’American Association of Architets come uno dei 10 edifici più importanti degli Stati Uniti, e tuttora facente parte dell’elenco degli edifici di interesse storico americano (National Historic Landmark), la Trinity Church è una delle tappe obbligate di un soggiorno a Boston. Il merito di tanto valore va attribuito all’architetto Henry Hobson Richardson (1838 – 1886) e all’artista John La Farge (1835 – 1910). Il primo fu l’inventore del cosidetto Romanico Richardsoniano, una rivisitazione moderna dello stile romanico che trova proprio nella Trinity Church la sua massima espressione (in particolare la scelta di abbozzare una pianta a croce greca, con presbiterio, navata e transetti di uguali dimensioni). La Farge, invece, è l’artefice dei dipinti murari che affrescano la chiesa, nonché di una parte delle sue navate istoriate. Più in generale, quello che maggiormente colpisce della Trinity Church – per molti aspetti in continuità con quanto abbiamo scritto a proposito della BPL -, è lo spirito democratico americano, in questo caso evidente nella rottura con la tradizionale gerarchia degli spazi tipica invece della chiesa cattolica europea. Per maggiori informazioni: trinitychurchboston.org.

Boston Public Library

Boston Public Library

Come detto in apertura, e come avremo modo di ribadire nel prosieguo dell’articolo, Boston è una città che ha sempre investito moltissimo in conoscenza. Insieme alle università, la Boston Public Library (BPL) è un tassello importante di questo investimento, col compito, fin dall’inizio (1852), di diffondere la cultura in tutte le sue declinazioni (poesia, filosofia, storia e scienze) indipendentemente da genere, etnia, nazionalità, orientamento sessuale, fede o condizione economica. Un ruolo di prima linea, quindi, per esercitare il quale l’offerta bibliotecaria è stata articolata in una sede centrale in Copley Square più venticinque filiali sparse per i quartieri della città. Dettaglio affatto secondario: tutti i residenti adulti del Massachusetts, quindi non solo gli abitanti di Boston, hanno il diritto di usufruire dei servizi della biblioteca. Per maggiori informazioni sulla storia, le attività, le modalità di visita consultare il sito ufficiale: bpl.org.

Freedom Trail

Freedom Trail

In apertura abbiamo fatto riferimento all’eredità inglese di Boston. Un’eredità tutt’altro che pacifica dal momento che i coloni inglesi dopo aver fondato la città furono anche gli artefici di quella Rivoluzione americana che nella seconda metà del ‘700 portò all’indipendenza dal Regno Unito e alla nascita degli Stati Uniti. Boston offre molte testimonianze di questo processo rivoluzionario, in particolare lungo il Freedom Trail, il sentiero in mattoni rossi di circa 4 chilometri che dal Boston Common, il parco pubblico più antico d’America, termina al Bunker Hill Monument, obelisco in granito di oltre 60 metri nel quartiere di Charlestown. Per maggiori informazioni sul percorso e sulle cose da vedere lungo il tragitto (musei, chiese, luoghi di incontro, cimiteri, parchi, monumenti eccetera): thefreedomtrail.org.

I dintorni di San Gimignano

I dintorni di San Gimignano

Detto in apertura di Firenze, Siena e Pisa, tutte e tre facilmente raggiungibili da San Gimignano (ovviamente vale anche il contrario), nei dintorni della Manhattan del Duecento c’è tanto altro da vedere. En passant segnaliamo Pieve di Santa Maria Assunta a Cellole, chiesa della frazione di Pancole a circa 5 chilometri da San Gimignano; Certaldo, paese natio del poeta Giovanni Boccaccio (1313 -1375) e venendo ai giorni nostri dell’allenatore di calcio Luciano Spalletti; e infine Poggibonsi, in particolare la Fortezza di Poggio Imperiale e il Convento di San Lucchese (vd. foto), quest’ultimo uno degli edifici gotici più importanti di tutta la Val d’Elsa. 

Cosa mangiare a San Gimignano

Cosa mangiare a San Gimignano

Cosa mangiare a San Gimignano? In precedenza abbiamo ricordato l’importanza dello zafferano in epoca medievale. Bene, questa spezia continua a essere una produzione fondamentale del territorio, tanto da avere ottenuto nel 2004 il prestigioso riconoscimento della DOP (Denominazione di Origine Protetta). Scontato quindi partire da qui; subito dopo, però, c’è la vernaccia, l’uva regina del territorio che, come si può leggere sul sito del consorzio a tutela, rappresenta “l’unica Regina Bianca nella terra dei Re rossi“. Dunque San Gimignano è famosa nel mondo per il suo vino bianco DOC (Denominazione di Origine Controllata) dal 1966 e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) dal 1993. Per il resto, la gastronomia sangimignanese rispecchia in pieno quella regionale e senese: perciò carne bovina (chianina) e di cinghiale dominano la scena pure per quel che riguarda la produzione di salumi (ricordiamo il prosciutto toscano DOP).Infine le zuppe: va da sé, la ribollita su tutte le altre. Da provare!

Le Fonti Medievali

Le Fonti Medievali

Superata Porta delle Fonti, uno degli ingressi della cinta muraria di San Gimignano, si arriva, al termine di una ripida discesa, alle cosidette Fonti Medievali, dieci vasche in pietra dove un tempo ci si recava per fare il bucato. Ciascuna vasca è incorniciata in un’arcata: sei di queste, in stile romanico, sono più piccole; le altre quattro, invece, sono più grandi e in stile gotico. Insomma, uno spaccato di vita medievale sangimignanese che serve a ricostruire il genius loci di questa meravigliosa cittadina della Val d’Elsa in Toscana. Da vedere!

Rocca di Montestaffoli

Rocca di Montestaffoli

Tra le tappe imperdibili di una vacanza a San Gimignano c’è sicuramente la Rocca di Montestaffoli, a cui si arriva facilmente da Piazza del Duomo attraversando Piazza delle Erbe. Questa fortezza si trova nella parte più alta della città e venne costruita nel 1383 dai fiorentini ai quali i sangimignanesi avevano offerto la città in cambio di protezione. Ovviamente della rocca non resta nulla, eccezion fatta per le mura perimetrali mentre tutti gli ambienti sono andati distrutti. Il motivo per cui la si raggiunge è la vista panoramica di San Gimignano che si estende fino alle campagne della Valdelsa. Da fare!

Le Torri di San Gimignano

Le Torri di San Gimignano

Le fortune commerciali di San Gimignano in epoca medievale accesero la competizione tra le famiglie più facoltose che iniziarono a costruire torri come segno distintivo del benessere raggiunto. Un benessere legato alla produzione agricola, in particolare lo zafferano, e soprattutto legato alla vicinanza con la via Francigena, snodo commerciale di fondamentale importanza. Fu così che all’apice delle sue fortune economiche San Gimignano contava ben 72 torri che, in un territorio tutto sommato circoscritto, davano benissimo l’idea dei patrimoni accumulati. C’era però un limite da non valicare. Stando a una legge del 1255 nessuna torre poteva superare in altezza la Torre Rognosa (il riferimento alle “rogne” ne spiegava la funzione carceraria) che elevandosi dal Palazzo Vecchio del Podestà simboleggiava appunto il potere politico cittadino. La potente famiglia Salvucci contravvenne al precetto innalzando in piazza delle Erbe due torri gemelle oltre i 51 metri consentiti. Una scelta dettata dalla rivalità con la famiglia Ardinghelli che aveva torri e palazzo proprio di fronte. Va da sé, i Salvucci furono costretti a ridurre l’altezza delle proprie torri anche se nel ‘300 venne poi eretta una nuova torre, Torre Grossa, che di metri ne misurava 54 (vd. foto). Torre Grossa, Torri dei Salvucci, Torre Rognosa sono fortunatamente arrivate fino ai giorni nostri contribuendo grandemente alle fortune di San Gimignano nel frattempo prontamente ribattezzata dalla pubblicistica turistica la “Manhattan del Duecento“. Le altre torri, invece, sono andate quasi tutte perse: delle 72 che erano se ne contano oggi solo 14 di cui solo alcune visitabili. Tra queste ricordiamo la Torre Campetelli, Bene FAI a 200 metri da Porta San Giovanni.

Museo della tortura

Museo della tortura

Sapevate che la ghigliottina deve il suo nome al medico francese Joseph-Ignace Guillotin che sponsorizzava questo metodo di esecuzione ritenendolo più umano? O ancora, che la cintura di castità più che a garantire l’illibatezza delle donne fino al matrimonio serviva a quest’ultime per difendersi in situazioni di particolare vulnerabilità (presenza militare ostile, lunghi viaggi eccetera). L’aneddotica sugli strumenti di tortura è molto vasta e il museo di San Gimignano, articolato in due sale (Piazza della Cisterna e Via San Giovanni), offre una vasta panoramica (altri strumenti: Forcella dell’eretico, Spaccaginocchi, Vergine di Norimberga ecc.). Maggiori info: www.torturemuseum.it.

Chiesa di Sant’Agostino

Chiesa di Sant'Agostino

Come già visto per il Duomo, anche nel caso della chiesa di Sant’Agostino a colpire maggiormente è il contrasto tra l’austerità della facciata dalle marcate linee romanico-gotiche e la ricchezza degli interni quasi interamente affrescati. Degni di particolare menzione i dipinti nelle cappelle alle spalle dell’altare maggiore, rispettivamente opera di Benozzo Gozzoli (Storie della vita di Sant’Agostino) e Bartolo di Fredi (Vita della Vergine); come pure merita la Cappella di San Bartolo nella controfacciata della chiesa. In particolare, di rilievo è il pavimento maiolicato opera del ceramista fiorentino Andrea della Robbia (1435 – 1525). Da vedere!