Trieste non è vicina a Trento

Trieste non è vicina a Trento

Il fatto che “Trieste e Trento” sia il nome di diverse piazze italiane induce molti a ritenere che le due città siano vicine, quando non proprio attaccate. Sbagliato. Trieste e Trento distano circa 300 chilometri e quel che le accomuna non è la geografia, ma una ben più importante circostanza storica: il 3 novembre 1918, infatti, le truppe italiane entravano nelle due città ponendo fine al dominio austro-ungarico nei territori a sud del Brennero. Di fatto, la data che sancisce la fine della Prima Guerra Mondiale con la vittoria dell’Italia e la contestuale firma (lo stesso giorno) dell’Armistizio di Villa Giusti a Padova.

Non dare del friulano a un triestino

Non dare del friulano a un triestino

Trieste è in Venezia Giulia e i triestini ci tengono molto a che non si confondano gli ambiti territoriali. Anche i dialetti tra le due aree geografiche sono diversi, per cui occhio: qualcuno potrebbe addirittura offendersi a sentirsi dare del friulano.

Cosa non fare al Palio di Siena

Cosa non fare al Palio di Siena

Prima abbiamo detto che se vi trovate in città a ridosso di uno dei due palii (2 luglio e 16 agosto) vale senz’altro la pena assistere all’evento. Quel che non vi abbiamo detto, però, è che ci sono alcune cose che è meglio non fare tenuto conto del clima particolare che si vive il giorno della gara. La prima, fondamentale, riguarda il vestiario. La folla si riversa tutta in Piazza del Campo e la calca, già di per sè soffocante, può diventare davvero dura da reggere sotto il sole estivo. Diventa fondamentale allora vestirsi nel modo giusto: abiti leggeri e traspiranti, cappellino per il sole e scarpe di ginnastica. Non è finita. Guai a dimenticare una bottiglia d’acqua per idratarsi. Non troppa fredda, però. Va benissimo a temperatura ambiente, ché tanto lo diventa in ogni caso visto che l’attesa prima della partenza è particolarmente lunga. L’ultima accortenza riguarda l’espletamento dei bisogni fisiologici: se siete tra quelli/e che vanno in bagno abbastanza di frequente o che comunque mal sopportano il fatto di non poterci andare per diverse ore, allora è meglio desistere. Insomma, stare in piazza il giorno del palio è un sacrificio. Un sacrificio ampiamente ripagato dalla spettacolarità dell’evento ma che evidentemente non è alla portata di tutti. Sapevatelo.

Non dire “arancino”

Non dire "arancino"

Altrove, in Italia, si potrà anche dire “arancino” ma a Palermo no, l’arancina è femmina! Sapevatelo.

Non sfoggiare oggetti di valore in alcune zone della città

Non sfoggiare oggetti di valore in alcune zone della città

In alcune zone di Palermo, ad esempio i mercati, conviene non fare sfoggio di oggetti vistosi. È un’accortenza e nulla più, dal momento che il fatto di trovarsi in luoghi vivi, frequentati, è la migliore garanzia di sicurezza. Tuttavia, tra la folla può anche esserci il malintenzionato e quindi è preferibile non dare nell’occhio con gioielli, orologi di valore, cineprese e reflex costose. A parte questo: niente paura. Lo spettacolo è assicurato! Viva Palermo, viva la SIcilia, viva l’Italia!

I portici

I portici

Bologna è unica. Al mondo, infatti, non c’è altra città che abbia un sistema di portici tanto esteso: 40 chilometri che diventano più di 50 considerando i porticati fuori dal centro cittadino. Non a caso, nel 2006, i portici sono stati inseriti nella “Tentative List” dei siti candidati alla tutela Unesco. Un progetto che oltre il comune vede impegnati la Città Metropolitana, la Regione e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, interlocutore principale con l’Ufficio Patrimonio Unesco. Un iter complesso, non ancora concluso, che fa leva sulla combinazione dei fattori architettonici, giuridici e ambientali che hanno determinato il singolare esito urbanistico. I portici nacquero infatti nel Medioevo per assecondare l’inurbamento crescente della città. Un fenomeno dovuto principalmente alla presenza dell’Università. E a quest’esigenza i portici sono sempre rimasti fedeli nel tempo, assumendo un ruolo paradigmatico di sviluppo delle relazioni sociali: a differenza delle piazze, infatti, i portici garantiscono continuità agli scambi e alle relazioni indipendentemente dalle condizioni climatiche. Ciò detto, sono anche bellissimi. Solo per dirne due: il quadriportico della basilica di Santa Maria dei Servi in strada Maggiore (il più largo), e quello del palazzo arcivescovile (il più alto).

Mare e montagna a Marettimo

Mare e montagna a Marettimo

Se Levanzo è l’ideale per gli amanti del diving, Marettimo lo è per le escursioni. L’isola più montuosa dell’arcipelago delle Egadi offre ai visitatori diversi percorsi e, soprattutto, una vegetazione straripante con più di 500 specie di piante, tra cui alcune rarissime. Oltre al Castello di Punta Troia, di cui abbiamo già parlato, gli altri itinerari sono: Punta Basano; le Case Romane (vd.foto); Punta Libeccio; Semaforo e Cala Bianca. Senza dimenticare, naturalmente, Monte Falcone, coi suoi 686 metri sul livello del mare la vetta più alta di tutta l’isola. Insomma, se decidi di venire in vacanza alle Egadi, insieme a costumi e tutto l’occorrente per il mare, non dimenticare di mettere in valigia scarpe e abbigliamento tecnico per il trekking. Non rimarrai deluso. Quanto alle spiagge, Marettimo è una via di mezzo tra la più accessibile Favignana e la più rocciosa Levanzo. Segnaliamo, tra le altre: Scalo Vecchio e Scalo Nuovo, ai due lati del porto; la spiaggia del Cimitero e quella del Cretazzo. Menzione a parte per Cala Nera, con ogni probabilità la spiaggia più bella di tutta l’isola. A differenza delle altre, però, Cala Nera è raggiungibile solo in barca. Un’esperienza, anche questa, senz’altro da provare.

Castello di Marettimo

Castello di Marettimo

A differenza della fortezza di Favignana, che persiste nella condizione di rudere, il Castello di Marettimo è stato ristrutturato di recente. Ubicato sulla vetta del promontorio di Punta Troia, è raggiungibile da un sentiero realizzato dal Corpo Forestale dello Stato. Una strada sterrata che pur non presentando grosse difficoltà non è di certo adatta ai bambini più piccoli. Ciò detto, si tratta di un’altra tappa obbligata per chi viene in vacanza alle Egadi. Il panorama è meraviglioso e, all’interno della struttura, censita dal FAI tra i “luoghi del cuore“, ci sono un piccolo Museo delle Carceri (i Borbone trasformarono la struttura in luogo di pena) e, soprattutto, l’Osservatorio della Foca Monaca dell’AMP delle isole Egadi. Per il resto, vale quanto detto in precedenza per il Castello di Favignana: guai a dimenticare la macchina fotografica!

Mare e diving a Levanzo

Mare e diving a Levanzo

L’Area Marina Protetta Isole Egadi è un paradiso per gli appassionati di diving. Levanzo in particolar modo. La parete del Faro; l’orlo del Genovese; il Faraglione; la secca di Punta Pesce e le altre qui non menzionate, sono tutte immersioni bellissime da fare in ragione del grado di preparazione e tipo di brevetto. Tra Cala Minnola e Punta Alterella, tra i 27 e i 30 metri di profondità, c’è un relitto di epoca romana con anfore e altro vasellame di ceramica. Un’immersione assai gradita dai subacquei ricreativi che frequentano Levanzo e le Egadi. Per il resto, la costa dell’isola è assai frastagliata e il modo più pratico di conoscere le insenature e le calette rocciose di Levanzo è in barca. Volendo, la già citata Cala Minnola (vd. foto), insieme a Cala Fredda, sono raggiungibili anche a piedi. Per informazioni sui siti di immersione, il grado di difficoltà, la flora e la fauna presenti e, soprattutto le autorizzazioni necessarie, visitare: www.ampisoleegadi.it

I giardini ipogei

I giardini ipogei

Insieme alla pesca, l’altra storica attività degli abitanti di Favignana è sempre stata l’estrazione del tufo. Che poi non si tratta di tufo ma di calcarenite, materiale litico di largo uso in edilizia e molto diffuso in tutta la Sicilia Occidentale. Per dire, il Duomo di Monreale (vd. Palermo), dal 2015 Patrimonio Unesco, è quasi interamente costruito con il “tufo” favignanese. Gli effetti di questa secolare attività estrattiva sono molto evidenti in tutta l’isola. Infatti, le cave a Favignana sono dappertutto, anche in pieno centro storico solo che gli isolani, una volta terminata l’attività estrattiva, hanno pensato bene di riadattare questi ambienti in orti e frutteti. In altri termini, i favignanesi sono riusciti a trasformare un potenziale scempio in una delle principali attrazioni dell’isola. Il “Giardino dell’Impossibile” in contrada Bue Marino, è senza dubbio la testimonianza più bella della riconversione “green” delle cave di calcarenite. Il merito, ovviamente, è della proprietaria Maria Gabriella Campo, che è riuscita, con caparbietà, a ricavare un orto botanico di grande interesse naturalistico.
Info per una visita guidata al Giardino dell’Impossibile
Apertura: tutti i giorni (da Maggio a Ottobre)
Orari: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 19:30
Prenotazione: obbligatoria (vai al sito)
Durata visita: 2 ore e 30 minuti circa a piedi
Difficoltà di percorso: nessuna
Gruppo minimo: 2 persone
Trasporti dal centro di Favignana: Bus “linea 1” con fermata a circa 300 mt. dal sito

Grotta del Genovese

Grotta del Genovese

Le più grandi scoperte avvengono quasi sempre per caso. La Grotta del Genovese, a Levanzo, non fa eccezione. La più ricca eredità italiana di espressività figurata preistorica fu scoperta da tale Francesca Minellono, pittrice di Firenze in vacanza alle Egadi. Nel 1949, la donna si spinse dentro un anfratto in cui si diceva vi fossero degli antichi dipinti. Un passaparola alimentato dai cacciatori di Levanzo e che però fino a quel momento non aveva suscitato alcuna curiosità scientifica. E invece nel retro di questa grotta del versante nord-occidentale dell’isola, la Minellono rinvenne oltre trenta incisioni parietali e un centinaio di dipinti che, in seguito, grazie all’interessamento di archeologi e studiosi, vennero fatti risalire al tardo Paleotico (11-12.000 anni fa). Come tessere di un mosaico, i reperti della Grotta del Genovese si sono rivelati fondamentali per una più dettagliata conoscenza della storia evolutiva dell’uomo che nel Paleolitico Superiore dovette fronteggiare una serie di cambiamenti climatici che contribuirono in maniera decisiva a modificare abitudini e stili di vita. Non più solo cacciatori, ma anche allevatori e pescatori di molluschi. Cambiamenti che trovano riscontro nei soggetti e nelle scene raffigurate: cervi, tori, buoi, asini e rituali con ogni probabilità associati al culto della Madre Terra. Per l’ulteriore approfondimento sulla storia, i reperti e le visite guidate alla grotta si rimanda al sito: www.grottadelgenovese.it

Il Castello di Santa Caterina

Il Castello di Santa Caterina

Secondo la storiografia locale il Castello di Santa Caterina, sulla sommità del monte omonimo (314 m.s.l.m.), originariamente faceva parte di un trittico di torri di avvistamento realizzato dai Saraceni al tempo della loro dominazione su Favignana (anno 810). La circostanza spiegherebbe anche perché il gonfalone dell’isola rappresenta tre torri e un rapace. Quest’ultimo, simbolo del nemico proveniente dal mare dai cui attacchi ci si doveva appunto difendere. Quel che è certo, il Castello di Favignana è stato testimone delle diverse dominazioni che hanno interessato l’isola e la Sicilia. I Normanni, gli Angioini, gli Aragonesi e i Borbone sono tutti passati di qui, provvedendo ogni volta alla ristrutturazione della fortezza per i loro scopi. Con i Borbone, il Castello venne trasformato in luogo di detenzione per i cospiratori del Regno delle Due Sicilie. Una violenta rivolta carceraria nel 1860 causò la distruzione di gran parte della fortezza compresa la cappella intitolata alla santa. Durante la seconda guerra mondiale il Castello divenne avamposto difensivo della Marina militare che per anni, anche dopo la fine del conflitto, ha presidiato la zona con un proprio guardiano. Dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso, però, il Castello di Santa Caterina versa in stato di abbandono, con l’inevitabile perdita di quasi tutte le tracce architettoniche attestanti le diverse epoche e dominazioni. Resta il panorama superbo, motivo per il quale molti turisti affrontano l’impegnativa salita per arrivare fin quassù. Occhio a non dimenticare smartphone e macchina fotografica. La vista è stupenda e merita senz’altro di esser immortalata.

Le spiagge di Favignana

Le spiagge di Favignana

Rispetto a Levanzo e Marettimo, le coste di Favignana sono meno frastagliate. Soprattutto, nella maggior parte dei casi sono raggiungibili da terra, ed è uno dei motivi alla base del primato turistico dell’isola. Cala Azzurra, Praia, Lido Burrone (l’unica spiaggia attrezzata di Favignana), Marasolo sono le principali spiagge di sabbia; affianco a queste, numerose altre insenature e cale rocciose (solo per dirne alcune: Cala Graziosa, Preveto-Pirreca,Cala Rotonda, Cala del Pozzo) dove è possibile fare il bagno in tutta tranquillità. Menzione a parte per Cala Rossa (vd. foto), presente in molte liste in giro per il web con le spiagge e le insenature più belle d’Italia. Volendo, Cala Rossa è raggiungibile a piedi, ma è un opzione senz’altro da sconsigliare alle famiglie con figli al seguito. Per il resto non ci sono altre controindicazioni: il mare è cristallino e la natura la fa da padrona. Meraviglie di Favignana.

Stabilimento Florio

Stabilimento Florio

Per comprendere a pieno il passato recente di Favignana e delle isole Egadi, è d’obbligo una visita all’ex Stabilimento Florio. C’è chi, a ragione, ha definito quest’area un gioiello di archeologia industriale. Qui, infatti, venivano conservate le attrezzature e le imbarcazioni impiegate nella mattanza dei tonni; e sempre qui avveniva l’inscatolamento delle carni. L’industria conserviera del tonno è andata avanti per oltre un secolo, dal 1859, anni in cui il genovese Giulio Drago cominciò l’attività, fino agli anni ’70 del secolo scorso quando il mercato premiò altre zone e tecniche di lavorazione. In mezzo, l’epopea della famiglia Florio, vera artefice della riconversione industriale della mattanza e protagonista dei primi e decisivi investimenti infrastrutturali. Per decenni, dopo la cessazione delle attività, lo stabilimento ha vissuto fasi di progressivo declino e abbandono, finché la Regione Sicilia, con uno sforzo economico notevole, si è fatta carico della ristrutturazione dell’area trasformandola in un gigantesco Museo del Mare. Addirittura, il più grande d’Europa.

Orari
:
>> dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 17.00 alle 23.30
>> Visite guidate ad Agosto: 10.30 – 11.15 – 12.00 – 17.30 – 18.00 – 19.00 – 20.00 – 21.00 – 22.00

Biglietti:
Intero 4,00 €uro
Ridotto 2,00 €uro
Gratuito fino a 18 anni

Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

I biglietti sono in vendita a Favignana presso il museo

Cimitero monumentale di Staglieno

Cimitero monumentale di Staglieno

Un camposanto che è anche una gigantesca opera d’arte. Un museo dell’arte moderna che affascinò, tra gli altri, Friedrich Nietzsche, Mark Twain ed Ernest Hemingway. Il cimitero di Staglieno – cimiteio de Stagén in genovese – è stato costruito tra il 1844 e il 1851 in ottemperanza dell’editto napoleonico che quaranta anni prima aveva finalmente imposto il divieto di sepoltura nelle chiese e nei centri abitati. Serviva perciò un’area vasta, lontano dal centro, dove allestire un cimitero monumentale che, oltre a garantire degna sepoltura ai genovesi, raccontasse l’ascesa della borghesia cittadina. Borghesia di cui faceva parte, ricordiamolo, Giuseppe Mazzini, principale interprete dei valori del repubblicanesimo e dell’unità d’Italia. Oltre a Mazzini, nel cimitero di Staglieno sono sepolti anche Ferruccio Parri, il primo presidente del Consiglio subito dopo la seconda guerra mondiale, il cantautore Fabrizio De Andrè e la scrittrice Fernanda Pivano. Detto brevemente degli uomini politici e degli artisti sepolti, quello che veramente lascia esterrefatti del cimitero è la maestosità delle sue cappelle monumentali che vanno dal gotico al liberty passando per il bizantino e il neoclassico. Una miscellanea di stili che non lascia indifferente anche chi è a digiuno di storia dell’arte. Per saperne di più sulla storia, gli orari, le visite e altre iniziative: www.staglieno.comune.genova.it