A Vienna con i bambini

A Vienna con i bambini

In apertura abbiamo detto che Vienna è una città monumentale, una metropoli dove sono chiese, monumenti, musei e castelli le principali attrazioni. Di primo acchitto, perciò, vien facile ritenerla una meta non adatta alle famiglie con bambini. Sbagliato! Infatti, a differenza di altre città d’arte, Vienna offre moltissimo anche per il divertimento dei più piccoli. Del resto, basterebbero i tanti giochi del Prater a smentire il pregiudizio, ma c’è molto altro ancora. Da non perdere lo Zoom Children Museum all’interno di quella e vera e propria cittadella dell’arte che è il MuseumsQuartier. Si tratta, come è intuibile dal nome, di uno spazio museale pensato esclusivamente per il divertimento e la crescita cognitiva dei ragazzi che qui hanno la possibilità di dipingere, giocare, vedere cartoni animati e misurarsi con le più moderne tecnologie. Su quest’ultimo punto, meglio ancora dello Zoom Children Museum, c’è il Technisches Museum Wien, il Museo della Tecnica cittadino. All’interno, infatti, c’è una vasta area per i bambini dai 2 ai 6 anni che hanno la possibilità di apprendere in maniera intuitiva alcuni dei fenomeni elettromagnetici più comuni. Da non perdere, infine, il giardino zoologico all’interno del Castello di Schönbrunn di cui abbiamo parlato in precedenza. Premiato per quattro volte come migliore Zoo d’Europa ospita oltre 500 specie di animali tra cui rinoceronti, ippopotami, tigri siberiane e orsi polari (vd.foto). Insomma, Vienna è davvero una città completa, basta solo organizzarsi per tempo.
Per maggiori informazioni, su prezzi, orari e visite guidate consultare i siti ufficiali.
www.kindermuseum.at
www.technischesmuseum.at
www.zoovienna.at

Mozarthaus

Mozarthaus

Quando si dice che Vienna è una città “monumentale”, non bisogna intendere soltanto i palazzi, le chiese e le innumerevoli opere d’arte presenti. L’aggettivo va esteso anche alle straordinarie personalità che hanno vissuto in città. Di qualcuno abbiamo già detto, ma sarebbe un delitto non ricordare Mozart, Beethoven e Schubert. Le case in cui hanno abitato questi grandi compositori sono diventate altrettanti musei, tanto che dei diversi tour cittadini quello dei “luoghi dei musicisti” è uno dei più gettonati. Vederle tutte (en passant ricordiamo che a Vienna c’è anche la casa di Freud) è questione di gusti o, meglio ancora, del “taglio” che si intende dare alla vacanza. Se proprio bisogna scegliere, il nostro consiglio è la “Mozarthaus” poco distante dalla splendida Cattedrale di Santo Stefano. In realtà, la casa in questione è soltanto una delle decine in cui visse il grande compositore di Salisburgo durante la residenza viennese. Il pregio, se così vogliamo definirlo, è quello di esser rimasta l’unica più o meno intatta a differenza di tutte le altre che sono state invece abbattute, inglobate, trasformate dall’edilizia successiva. C’è anche un’altra ragione che ne spiega la popolarità: in questo grande appartamento in cui visse tre anni (dal 1784 al 1787), Mozart compose Le nozze di Figaro una delle sue opere di maggior successo. Per maggiori informazioni su prezzi e orari di visita consultare il sito ufficiale: www.mozarthausvienna.at.

Gita sul Danubio

Gita sul Danubio

Vale per Vienna quanto già detto a proposito di Budapest: in una lista di cose da fare non può mancare la gita in battello sul Danubio. Diverse le formule a disposizione: dal semplice giro, all’aperitivo, fino al ristorante a bordo; come pure diverse sono le compagnie di navigazione e i percorsi possibili. Tra i tanti segnaliamo il NationalParkBoot che da Vienna porta fino a Lobau, pianura verdeggiante famosa, tra le altre cose, per essere frequentata durante i mesi estivi da naturisti e nudisti. Lobau è parte integrante del Parco Nazionale Donau-Auen che “unisce” Vienna e Bratislava, capitale della Slovacchia. Se ce n’è modo, la visita del parco è senz’altro un’altra delle cose da fare. Per maggiori info sulla gita sul Danubio consultare: www.ddsg-blue-danube.at

Hundertwasserhaus

Hundertwasserhaus

Hundertwasser è un complesso di edilizia popolare che si trova nella zona orientale di Vienna. Costruito tra il 1983 e il 1985 fu progettato dagli architetti Friedensreich Hundertwasser (da cui il nome) e Josef Krawina. La particolarità della struttura sta nei colori diversi di ciascun appartamento e nel verde tutt’attorno. Un’opera pioneristica, ispirata ai principi della bio-architettura, diventata nel giro di pochi anni apprezzata meta turistica con la comparsa di negozietti, bar e caffetterie che “rinforzano” l’atmosfera hippie del quartiere. Gli alloggi sono di proprietà del comune che seleziona i locatari tenendo conto anche delle loro attitudini artistiche. Insomma a Vienna l’arte è di casa in tutti i sensi, e la città dimostra ogni giorno, non solo di saper metter a frutto il patrimonio del passato, ma anche di supportare l’arte contemporanea che inevitabilmente costituirà il patrimonio di domani. Per maggiori info sul palazzo e sul quartiere visita il sito ufficiale: www.hundertwasser-haus.info

MuseumsQuartier

MuseumsQuartier

Inaugurato nel 2001, il MuseumsQuartier si è presto imposto all’attenzione internazionale (le cifre parlano di oltre 3 milioni di visitatori l’anno) per la straordinaria versatilità della sua offerta culturale. Si va dalle opere di Picasso e Warhol custodite nel “Mumok” (acronimo di Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien), a quelle di Egon Schiele, principale interprete dell’espressionismo austriaco morto a soli 28 anni (Leopold Museum). In mezzo – si fa per dire – il Museo di arte contemporanea (Kunsthalle Wien), quello di architettura (Architekturzentrum Wien), e soprattutto il Museo per bambini (ZOOM Kindermuseum) di cui parleremo un po’ più approfonditamente in seguito. Ma non è finita, perché in quest’area di 90.000 mq. a due passi dalla Ringstrasse, si svolgono anche performance di danza, festival del cinema, letture e DJ set. Per non dire della presenza di diversi bar e ristoranti dove rifocillarsi e trascorrere ore piacevoli da soli o in compagnia. Per saperne di più consultare il sito ufficiale: www.mqw.at

Prater

Prater

Guai a identificare il Prater con la sola Ruota panoramica. D’accordo, non si può dire di essere stati a Vienna se non si mette piede sulla ruota, ma c’è molto altro da fare e vedere. Per esempio, proprio nei pressi della giostra si trova il museo delle statue di cera di Madame Tussauds. Le statue, una settantina, rappresentano alcune tra le personalità più famose della storia austriaca: l’imperatore Francesco Giuseppe I, la principessa Sissi, il pittore Gustave Klimt e altri. Col tempo, a fianco queste figure storiche, sono state aggiunte anche statue di attori e personaggi dello spettacolo. Anche qui, solo per ricordarne alcuni, senza pretesa di esaustività: Johnny Depp, Nicole Kidman, Angelina Jolie e Michael Jackson. Ma non è finita perché dopo il giro sulla ruota e la visita al museo delle cere ci sono tanti altri divertimenti pensati soprattutto per i più giovani (Turbo Boost, Bungee Jump, Ejektion Seat, Skyfall, Space-Shot ecc.). Come non bastasse, il Prater oltre a essere un moderno parco-giochi è anche un grande “polmone verde” in cui è bello fare jogging, andare in bicicletta, passeggiare o, perché no, sdraiarsi sul prato. Non mancano, ovviamente, ristoranti e birrerie dove provare i piatti tipici della gastronomia viennese.

Palazzo del Belvedere

Palazzo del Belvedere

Costruito a inizio ‘700 dal famoso architetto Johann Lucas von Hildebrandt il Belvedere nasce come residenza estiva del principe Eugenio di Savoia (1663-1736). Il palazzo, che insieme al Castello di Schönbrunn, rappresenta uno dei monumenti barocchi più belli d’Europa (convidendone, non a caso, la tutela Unesco), sorge su due livelli. Nel Belvedere inferiore (unteres) ci sono le camere private e le sale di rappresentanza che furono del principe. Spicca lo sfarzo feudale di quest’aristocratico che, oltre a essere un valentissimo condottiero, fu anche amante delle arti, dei libri e dell’architettura. In questi spazi elegantissimi che danno sul giardino vengono allestite spesso mostre e retrospettive sugli artisti austriaci del passato. Il Belvedere superiore (oberes), invece, ospita la più grande collezione al mondo di Gustave Klimt, artista viennese vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo. Oltre ai quadri di Klimt al secondo piano trovano posto altre opere di pittori di fama internazionale tra cui Monet e van Gogh. Per maggiori informazioni su mostre, orari, prezzi e visite guidate consultare il sito ufficiale: www.belvedere.at.

Castello di Schönbrunn

Castello di Schönbrunn

Dal 1996 Patrimonio dell’Umanità Unesco, il Castello di Schönbrunn è senza dubbio una delle testimonianze più importanti dell’arte barocca in Europa. La prima edificazione però risale al XIV secolo. Nella tenuta, originariamente nota col toponimo di “Katterburg” si praticavano agricoltura e viticoltura, e inoltre era presente un grande mulino per la lavorazione del grano. Fu Leopoldo I, alla fine del XVII secolo, a volere la trasformazione dell’area in un castello di caccia imperiale per l’erede al trono Giuseppe I. Tuttavia, la prematura scomparsa di quest’ultimo ai primi del ‘700 determinò il parziale accantonamento del progetto, con la destinazione del castello e del parco attiguo a residenza vedovile di Guglielmina Amalia, consorte di Giuseppe I. Fu l’imperatrice Maria Antonietta a riprendere con determinazione il maestoso progetto iniziale. L’idea era quella di competere con la reggia di Versailles, residenza reale dei Borbone di Francia. Pur mancando l’obiettivo (Schönbrunn conta “solo” 1441 camere!) il castello divenne ben presto la residenza estiva degli Asburgo. Giuseppe Francesco I, il sovrano più longevo della famiglia reale, in carica ininterrottamente dal 1848 al 1916 (era nato nel 1830), fu il re che più a lungo visse nella residenza, specie dopo la morte della consorte, la principessa Sissi. Dal 1918 il Castello di Schönbrunn è proprietà della Repubblica austriaca diventandone quasi subito uno dei suoi monumenti culturali più importanti. Per la storia, gli orari, i prezzi e le visite guidate (sono previste diverse formule) consultare il sito ufficiale (c’è anche la versione italiana): www.schoenbrunn.at

Hofburg

Hofburg

In apertura abbiamo scritto che per visitare Vienna a dovere occorrono settimane. L’Hofburg, residenza invernale della dinastia asburgica, conferma questa premessa. Una vera e propria “città nella città” la cui costruzione originaria è precedente agli Asburgo. Tuttavia è innegabile che gli edifici, i giardini, i musei, le torri, le fortezze, le scuderie e le cappelle costruite dal XIII al XX secolo testimonino la “grandeur” di questa dinastia che per secoli ha governato l’Austria e molte altre regioni d’Europa. Tra le tantissime cose da vedere segnaliamo gli Appartamenti Reali (Kaiserappartements); il Museo dell’Argenteria (Silberkammer, da non confondere con lo Schatzkammer, il Museo del Tesoro Sacro e Profano); quello della principessa Sissi (Sisi Museum, con una sola “s”); la Scuola di Equitazione spagnola (Spanische Hotfreischule) e i due Musei di Storia dell’Arte (Kunsthistorisches Museum) e di Storia Naturale (Naturhistorisches Museum), cui abbiamo già accennato a proposito della Ringstrasse. Attualmente l’Hofburg dove, è bene ricordare, si tenne il Congresso di Vienna nel 1815, è la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica austriaco. Con un unico biglietto sono visitabili gli Appartamenti Reali, il Museo dell’Argenteria e il Museo di Sissi. Da non perdere!

Cattedrale di Santo Stefano

Cattedrale di Santo Stefano

La Cattedrale di Santo Stefano è un compendio perfetto della millenaria storia della città. Le tracce di romanico, gotico e barocco testimoniano l’evoluzione degli stili architettonici e, per altro verso, permettono di ricostruire le vicissitudini, le guerre e le dinastie che hanno attraversato il cuore dell’Europa. Per dire, il campanile della Torre Nord, il mitico Pummerin, si dice sia stato costruito fondendo il metallo delle cento e più palle di cannone che i turchi scagliarono contro le mura medievali di Vienna. Ne è venuto fuori uno dei campanili più grandi e belli d’Europa. Tuttavia questo non è l’unico primato. Da vedere c’è soprattutto la Torre Sud, la più alta tra le quattro della Cattedrale. Rinominata “Steffi”, questa torre alta 137 metri è scalabile fin sulla vetta al termine di oltre 300 gradini. Un’impresa non alla portata di tutti ma che ripaga con uno dei più bei panorami di Vienna. Da vedere all’interno il Pilgrimkanzel, pulpito in stile gotico decorato con i bassorilievi dei Padri della Chiesa; la tomba in marmo rosso dell’Imperatore Federico III; la statua del Cristo del Mal di Denti (secondo leggenda la punizione che Cristo dispenserebbe ai peccatori) e la statua della Madonna di Pécs, “assistente” del principe Eugenio di Savoia nella battaglia vittoriosa contro i turchi. Non è finita, perché ci sono le catacombe con le cripte dei vescovi, quella ducale, e c’è il Museo Lapideo con le garguglie (figure animalesche), le pietre e altre decorazioni che originariamente disegnavano la chiesa. Dopo il 1945, infatti, la Cattedrale di Santo Stefano, ampiamente rimaneggiata dai bombardamenti e da un vasto incendio, fu oggetto di un’imponente campagna di restauro terminata solo qualche anno dopo. Per maggiori informazioni su storia, orari, prezzi, visite guidate e contatti consultare il sito ufficiale (c’è anche la traduzione in italiano): www.stephanskirche.at

Ringstrasse

Ringstrasse

Il viale più bello del mondo. Questo il giudizio unanime dei viennesi, peraltro condiviso anche da molti turisti. Ringstrasse (o Ringstraße) misura circa 5 chilometri, inizia e termina in un canale del Danubio e ha una caratteristica forma a ferro di cavallo. A volerne la costruzione fu il re Francesco Giuseppe I d’Asburgo. Ci si era resi conto, infatti, dell’inutilità delle mura medievali che, da un lato, costituivano una barriera tra l’Hofburg (il palazzo reale) e i quartieri della borghesia cittadina; dall’altro, però, non avevano impedito l’entrata delle truppe napoleoniche in città. Per questo si decise di abbattere le mura fortificate e di sostituirle con un ampio viale alberato dove man mano cominciarono a sorgere tutti i principali edifici cittadini. Dall’ex Palazzo della Borsa (Börse), alla Votivkirche (chiesa fatta costruire da Francesco Giuseppe come voto per esser scampato a un attentato di un indipendentista ungherese), senza dimenticare l’Università, il Parlamento (vd. foto), il Municipio (Rathaus), i musei di Storia Naturale (Naturhistorisches Museum), Storia dell’Arte (Kunsthistorisches Museum) e il Teatro Nazionale dell’Opera (Burgtheater). Una gigantesca opera di trasformazione urbana che andò avanti per tutta la seconda metà dell’800 secondo i canoni dell’architettura storicista che prevedeva la rivisitazione e attualizzazione dei principali stili provenienti dal passato (lo stile classico si fa neoclassico; il gotico diventa neogotico, il rinascimentale neorinascimentale ecc.).

Non bere alcolici per strada

Non bere alcolici per strada

Come è noto l’Islam vieta l’alcool. Gli “expat”, però, nei locali provvisti di apposita licenza, possono bere alcolici senza problemi. Il punto importante è non bere, né mostrarsi ubriachi (o ubriache) per strada. Vale a riguardo quanto già detto in precedenza per l’abbigliamento. Basta rispettare le prescrizioni culturali locali, tra l’altro infinitamente più tolleranti di altre nazioni dell’area (per esempio negli stati vicini la somministrazione di alcol ha precise limitazioni pro capite, mentre in Bahrein no), e non si avranno problemi di alcun tipo. Infine una curiosità. Se capita di visitare il paese durante il Ramadan è buona norma rispettare il digiuno diurno.

Evitare agosto

Evitare agosto

Il periodo migliore per visitare il Bahrain è ottobre/novembre – febbraio/marzo. Nei restanti mesi la temperatura sale in maniera graduale ma inesorabile fino al caldo terribile di agosto con punte sopra i 50°C. Il rischio, se non abituati, è di mettere a dura prova il fisico. Di contro, decidere di trascorrere il Natale in Bahrein, al caldo, su una delle tante spiagge (da visitare l’isola di Al Dar con le sue tante possibilità di svago) è tutt’altro che un’idea peregrina. Provare per credere!

Non vestire in maniera succinta

Non vestire in maniera succinta

I bahreiniti sono aperti e disponibili nei confronti degli occidentali, parlano un buon inglese e sono persone d’affari. In cambio chiedono solo comportamenti non ostili o morbosamente curiosi nei confronti dell’Islam. In primis per quel che riguarda l’abbigliamento. Perciò meglio non fissare troppo o, peggio ancora, fare foto alle donne coperte. Le straniere, invece, residenti o turiste, possono vestire normalmente, sempre però nei limiti dell’accettabilità sociale previsti dalla cultura locale. Vuol dire che in prossimità dei luoghi di culto bisogna avere un abbigliamento decoroso coprendo braccia e gambe, mentre in altri contesti pubblici si può essere “scoperte” ma mai “succinte”. Del resto, considerando che ci sono molti locali per occidentali non si tratta di grosse limitazioni. Le prescrizioni di cui sopra valgono principalmente quando si è per strada. Osservarle evita problemi ed è una dovuta forma di rispetto.

Occhio alle manifestazioni del venerdì, giorno di preghiera

Occhio alle manifestazioni del venerdì, giorno di preghiera

Dopo le tensioni sociali del 2011, quando anche il Bahrein fu investito dal vento della cosidetta “primavera araba”, nel paese non si sono più registrate particolari situazioni di rischio. Naturalmente non è tutto rosa e fiori. La convivenza tra sciiti e sunniti (al potere con la dinastia al Khalifa) non è sempre scontata, anche perché l’influenza persiana sull’area è un fatto storicamente acclarato. Detto questo, il centro di Manama non è oggetto di scontri. Al più il venerdì, giorno di preghiera, possono esserci delle manifestazioni ma le forze di polizia presidiano il territorio e la situazione è tranquilla. Ad ogni modo, resta preferibile non addentrarsi troppo nelle zone periferiche e nei villaggi. Soprattutto, prima di partire per una destinazione lontana come il Bahrein, è sempre opportuno consultare il sito “Viaggiare sicuri” del Ministero Affari Esteri, nonché registrarsi nel sito “Dove siamo nel mondo” sempre all’interno dell’Unità di Crisi della Farnesina.