Villa Giulia

Villa Giulia

A nord di Ventotene, per la precisione sul piccolo promontorio di Punta Eolo ci sono i resti di un’antica villa imperiale, la cui costruzione risale alla prima età augustea. Una villa enorme, oltre 300 metri di lunghezza e 100 di larghezza pensata come residenza estiva dell’Imperatore e della sua corte ma presto, dagli stessi romani, trasformata in luogo di esilio. Da qui, il nome di Villa Giulia con cui è più comunemente conosciuta. Giulia, infatti, fu una delle 5 donne che per oltre un secolo (le altre furono Agrippina Maggiore, Livilla, Ottavia e Flavia Domitilla) vissero in esilio dorato sulla minuscola isola di Ventone. Oltre agli schiavi, all’allevamento ittico della peschiera romana e generi alimentari di ogni tipo, avevano a disposizione un reparto termale tutto per sè, con tanto di calidarium, frigidarium e tiepidarium di cui sono ancora ben visibili i resti durante la visita guidata. Per il resto, lo sfarzo di quest’antica villa ormai è solo immaginabile: marmi, statue, colonne e un’infinità di altre utensilerie e suppellettelli sono state portate via nel corso dei secoli, perlomeno a partire dal ‘600. Per maggiori informazioni sulla visita guidata clicca qui.

Il Museo Archeologico

Il Museo Archeologico

Nato nel 1983 a seguito di una mostra sui reperti delle isole pontine esposta a Roma, il Museo Archeologico di Ventotene è ospitato al piano terra del forte borbonico in cui è ubicato anche il comune. Ovviamente, nel corso degli anni, i reperti sono aumentati: una parte di questi è stata rinvenuta sull’isola; un’altra parte, invece, sott’acqua, motivo che contribuisce a spiegare perché Ventotene sia una delle mete predilette dagli amanti del diving. Di particolare interesse il dolio all’ingresso, grande vaso di creta che i romani generalmente utilizzavano per il trasporto del vino. Oltre a questo reperto, il piccolo-grande museo di Ventotene ospita molte anfore, ancore, lapidi, marmi e capitelli (sempre riconducibili al periodo romano) e tutta una serie di pannelli didascalici che ripercorrono invece le diverse fasi storiche dell’isola. Per maggiori informazioni visita il sito: www.riservaventotene.it.

La Peschiera Romana

La Peschiera Romana

Ai piedi del faro di Ventotene, poco distante dal porto, c’è un’altra opera civile di grande ingegno, pure questa realizzata dai Romani. Stiamo parlando della peschiera dove venivano allevati i pesci per la dieta dei membri della corte imperiale che, di volta in volta, per ozio (l’otium latino) o in esilio, soggiornavano sull’isola. Tre vasche scavate nel tufo separate da saracinesche con minuscoli fori che garantivano il ricambio d’acqua ma impedivano il passaggio dei pesci. Un modello di itticoltura all’avanguardia per gli standard del tempo (I secolo d.C.) in cui a ogni vasca corrispondeva un momento diverso dell’allevamento, dalla riproduzione, al cibo, alla periodica pulizia degli ambienti ad opera degli schiavi. Da vedere!

Il porto romano

Il porto romano

In precedenza abbiamo ricordato come la piccola Ventotene abbia più volte incrociato la grande Storia. Il porto romano ne è un’ulteriore prova. Un’opera ingegneristica di grandissimo valore storico che testimonia una volta di più il livello di civiltà, e quindi di competenze, raggiunto dai Romani nel passaggio tra Repubblica e Impero. Bisogna considerare, infatti, che per la realizzazione dell’approdo fu necessario asportare circa 60000 metri cubi di tufo. Non solo, perché oltre a escavare, i romani provvidero anche a scolpire bitte, depositi e banchine per consentire l’ancoraggio delle imbarcazioni. Un’infrastruttura all’avanguardia, dunque, e riparata da quasi tutti di venti a esclusione parziale di quelli del quadrante di sud-est. Appena scesi dall’aliscafo o dal traghetto (che attraccano invece sul porto nuovo) il porto romano di Ventotene è ancora lì a far bella mostra di sé. Certo, oggi i depositi sono occupati da negozi, bar e centri diving ma, sotto le insegne della modernità, la struttura è ancora quella realizzata millenni prima. Da vedere!

Il carcere di Santo Stefano

Il carcere di Santo Stefano

Se non proprio la prima, una delle primissime cose da fare una volta a Ventotene è l’escursione al carcere di Santo Stefano. Il motivo è che le visite alla struttura carceraria si fanno di mattina, generalmente alle 10.30, e perciò se, come spesso avviene, la sosta a Ventotene è soltanto di un giorno bisogna organizzarsi immediatamente. Ciò detto ne vale assolutamente la pena: la visita guidata al carcere borbonico è indispensabile per capire le sofferenze patite prima dai patrioti risorgimentali e poi dagli antifascisti. Sofferenze che è bene tenere a mente perché in mezzo alle morti, ai suicidi e al disagio psichico di tanti detenuti si sono forgiati grandissimi uomini, basti pensare all’indimenticato Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Insomma, Ventotene ha incrociato più volte la Storia con la S maiuscola e il carcere di Santo Stefano ne è la prova provata (non l’unica). Per prenotare la visita guidata (spesso non è possibile) occorre rivolgersi al personale del Museo Archeologico (vd. punto 4). Contatti al sito: www.riservaventotene.it (tel. 0771 85345).

Puerto del Carmen

Puerto del Carmen

Un elenco di cose da fare a Lanzarote non può escludere una visita a Puerto del Carmen, la zona più turistica dell’isola. Non è obbligatorio soggiornarci anche se non è una cattiva idea, soprattutto se ci si muove con la famiglia. Di giorno, infatti, si può girare l’isola in lungo e in largo, magari noleggiando un auto, e di sera invece passeggiare tra i negozi, le boutique e i ristoranti di Avenida de las Playa, l’arteria principale di Puerto del Carmen. Merita un bagno anche Playa Grande, la spiaggia più frequentata di Lanzarote. Distese di ombrelloni, ma anche molti servizi e di buona qualità. Nei dintorni, invece, segnaliamo Playa Los Pocillos che si trova un po’ più a nord di Puerto del Carmen e Playa Bianca che si trova a sud, appena prima della Riserva Naturale del Papagayo di cui parleremo più diffusamente nel prossimo punto.

Non pensare che sia tutto rose e fiori

Non pensare che sia tutto rose e fiori

Controindicazioni rispetto a una vacanza a Lanzarote non ce ne sono. C’è però l’abitudine a considerare quest’isola, ancora di più rispetto alle altre dell’arcipelago canario, come la soluzione a tutti i problemi. Sei precario/a, mal pagato/a e sottoposto a ritmi di lavoro massacranti? Trasferisciti a Lanzarote! Sei un imprenditore/trice stanco/a della pressione fiscale del tuo paese? Trasferisciti a Lanzarote! Ecco, questo pregiudizio positivo va messo un attimo in discussione. In effetti la qualità della vita, a cominciare dal clima, ai ritmi giornalieri per finire alle agevolazioni fiscali, è assolutamente diversa da quella a cui siamo (quasi) tutti abituati, ma poi bisogna considerare le reali aspirazioni di chi accarezza l’idea di trasferirsi su un’isola che non offre granchè altro rispetto alle attività legate al turismo. In altri termini, se non avete altre ambizioni rispetto a fare il cameriere o ad aprire un bar/ristorante può anche andar bene (e non è detto che poi fili tutto liscio); se invece le vostre competenze esulano dall’ambito strettamente turistico, beh forse è bene che riflettiate più a lungo prima di prendere una decisione che potrebbe costarvi molto professionalmente. Magari si può cominciare a riflettere venendoci in vacanza, ché tra panorami, spiagge ed enogastronomia sono davvero tante le cose da scoprire a Lanzarote.

Cueva de Los Verdes

Cueva de Los Verdes

Anticamente utilizzata come rifugio dagli abitanti di Lanzarote in fuga dalla pirateria magrebina, Cueva de Los Verdes è una cavità abissale formatasi a seguito degli sconvolgimenti vulcanici che, all’incirca 5000 anni fa, interessarono il versante settentrionale dell’isola. César Manrique, ma più di lui l’artista Jesús Soto (1928 – 2003) trasformarono questa grotta in un’attrazione turistica, riuscendo a valorizzarne gli innumerevoli giochi di luce esito della solidificazione della lava. La visita guidata alla grotta di Cueva de Los Verdes dura circa 45 minuti e consente di approfondire le peculiarità geologiche e naturalistiche di quest’anfratto che in autunno e in primavera ospita anche concerti jazz e blues. Considerando che in diversi punti della grotta occorre chinarsi per proseguire, l’ingresso è sconsigliato a chi ha problemi con la schiena. Per maggiori informazioni su orari, prezzi e servizi annessi clicca qui.

Casa Museo César Manrique

Casa Museo César Manrique

Secondo molti la Casa Museo di César Manrique nel bellissimo villaggio di Haría, nel nord di Lanzarote, non vale, in termini di conoscenza, la Fondazione omonima di cui abbiamo parlato in precedenza (vd. punto 2). Tuttavia, la visita all’ultima residenza dell’uomo più famoso dell’isola è ugualmente utile per approfondire un’altra traccia del suo credo artistico: la rivisitazione in chiave moderna dell’architettura tradizionale di Lanzarote. Un compromesso avanzato tra la dimensione rurale dell’isola e i comfort tipici della modernità che qui, in questo museo-santuario dove è stato conservato persino il guardaroba di Manrique, trova una sintesi perfetta. Interessante soprattutto la visita all’atelier dove sono esposte le ultime opere a cui l’artista si stava dedicando prima di perdere la vita in un incidente stradale. Dopo la Casa del Palmeto di Manrique conviene visitare anche il villaggio circostante. Haría (vd. foto), come ricordato all’inizio, è un paese bellissimo, in cui tra palme, bouganville e piante di ogni tipo prevale nettamente la dimensione bucolica. Da vedere!

Jameos del Agua

Jameos del Agua

Dopo Cueva de los Verdes, un’altra area di grande interesse naturalistico: Jameos del Agua. Si tratta di un complesso di grotte sotterranee (Jameo Chico, Jameo Grande, Jameo Redondo) in cui l’oceano ha fatto il suo ingresso formando uno spettacolare lago salato di colore azzurro. Al cospetto di queste meravigliose sculture naturali, prodigi del vulcanesimo di Lanzarote, César Manrique ebbe l’intuizione di aggiungere bar, un ristorante, un auditorium da 600 posti e una meravigliosa piscina che da sola vale l’ingresso. Non è finita, perché Jameos del Agua è l’habitat del granchio albino cieco (nome scientifico: Munidopsis polymorpha), una specie unica, endemica di Lanzarote e che perciò va rispettata nel corso della visita. La sola controindicazione, il gran numero di gradini da fare, circostanza che suggerisce a chi ha problemi motori e/o respiratori di risparmiarsi l’entrata. Per orari, prezzi, modalità e tempo di visita del sito di Jameos del Agua clicca qui.

Parco Nazionale di Timanfaya

Parco Nazionale di Timanfaya

Desiderate visitare Marte? In attesa che l’agenzia spaziale statunitense (NASA), europea (ASE) o russa (RKA) trasformino finalmente il sogno in realtà, bisogna che vi accontentiate del Parque National de Timanfaya, sulla costa occidentale di Lanzarote. Una riserva di 51 chilometri quadrati, il cui paesaggio scaturisce da una delle esplosioni vulcaniche più spaventose della storia moderna. Un cataclisma che a partire dal 1 settembre 1730, data ben impressa nella storia di Lanzarote, provocò distruzione e morte per 6 lunghi anni, restituendo infine un paesaggio surreale, di terra nera e vegetazione rada. Paesaggio dominato dalle Montañas del Fuego, cuore del parco dove Manrique – e chi sennò – installò “Islote de Hilario”, punto panoramico dove i visitatori vengono intrattenuti con una serie di piccoli esperimenti rivelatori della natura vulcanica, peraltro ancora attiva, della località. L’unica difficoltà è dovuta all’assenza di mezzi pubblici per raggiungere l’ingresso della riserva. Tuttavia, è sufficiente premunirsi di una bicicletta per arrivare comodamente al sito. All’interno del parco vengono effettuate tutta una serie di escursioni guidate (trekking, in autobus, a bordo di cammello) per le quali, però, occorre prenotarsi al seguente link: http://www.cactlanzarote.com/en/cact/montanas-del-fuego-timanfaya.

Riserva Naturale del Papagayo

Riserva Naturale del Papagayo

Poco distante da Playa Bianca, c’è la bellissima Playa de las Mujeres (vd. foto), una piccola spiaggia bianca di mare cristallino sovente inserita nelle diverse top ten con le spiagge più belle al mondo. Playa Mujeres è l’attrazione principale della Reserva Natural Protegida del Papagayo, promontorio della Costa del Rubicon nel versante meridionale di Lanzarote. La strada per arrivare a questa e alle altre spiagge presenti nel parco è a pedaggio (€ 3,00 per ogni veicolo) anche se la limitazione non costituisce granché un deterrente considerata l’alta affluenza giornaliera. C’è però una valida alternativa. Da Playa Bianca, infatti, salpa un comodo servizio taxi boat (Taxi Boat Papagayo Beach) che a orari stabiliti effettua il trasbordo andata e ritorno. L’unico consiglio, alla luce di quanto poco sopra detto, è raggiungere Playa de la Mujeres la mattina presto così da viverne l’incanto esotico almeno per un paio d’ore prima che cominci ad affollarsi. Da vedere!

Isola Graciosa

Isola Graciosa

Montana Clara, Alegranza, Roque del Este, Roque del Oeste e Isla Graciosa: sono queste le 5 piccole isole che, insieme alla scogliera di Famara a Lanzarote, formano l’Arcipelago Chinijo. Di queste, solo Isla Graciosa è visitabile autonomamente (le altre solo tramite escursioni organizzate). Un’isola di 27 chilometri quadrati dove vivono in maniera stanziale circa 700 persone concentrate perlopiù nel villaggio di Caleta del Sebo. L’ideale è trascorrervi una giornata, non foss’altro per provare di persona cosa significhi vivere lontani, non solo fisicamente, dagli agi della modernità cui siamo talmente abituati da sembrarci appunto “naturali”. E, invece, sull’Isla Graciosa, le strade non sono asfaltate e se vi va di girarle in bici, scordatevi di incontrare per strada bar, ristoranti o distributori automatici per rifocillarsi. Oltre il piccolo villaggio di Caleta del Sebo, dove i bambini giocano ancora scalzi per strada, non troverete altro che meravigliosi panorami, sabbia e mare. Le spiagge, va da sè, sono bellissime e con nomi invitanti: Playa Francesa (a mezz’ora di cammino da Caleta del Sebo), Playa de las Conchas (dove è meglio non immergersi per via delle forti correnti), Playa Lambra, Playa Amarilla e Playa del Los Conejos, solo per ricordare le più famose. I traghetti partono dal piccolo borgo marinaro di Órzola (www.lineasromero.com) e impiegano circa 30 minuti per la traversata. Da provare!

Giardino dei Cactus

Giardino dei Cactus

Il Jardin de Cactus è stato l’ultimo, e secondo molti il più riuscito, degli interventi di César Manrique a Lanzarote. Livello di gradimento a parte, quest’opera, più delle altre, svela l’interazione tra arte e natura alla base del “Manrique-pensiero”. Non tutti sanno, infatti, che i cactus hanno sempre fatto parte del paesaggio dell’isola, specie del suo versante settentrionale, dove appunto è ubicato il giardino. Anzi, la loro grande disponibilità ha favorito la nascita di un’attività fiorente: l’allevamento di cocciniglie, piccoli insetti che vivono sulle cactacee, e da cui gli abitanti dei villaggi a nord di Lanzarote ricavavano un colorante rosso successivamente messo in commercio. Perciò, la scelta di realizzare un giardino circolare di 5000 metri quadri, esclusivamente dedicato ai cactus provenienti da ogni parte del mondo (oltre 1500 varietà, tutte con etichetta descrittiva) è coerente col vissuto storico di Lanzarote. Coerente con la storia e, stando al numero di visitatori, col presente turistico dell’isola. Insomma, il Jardin de Cactus di Guatiza è tappa imperdibile di una visita a Lanzarote. Per saperne di più su prezzi e orari di visita clicca qui.

Mercato di Teguise

Mercato di Teguise

Teguise, l’antica capitale di Lanzarote, merita una visita indipendentemente dal mercato della domenica. Non è molto turistica, ma val ugualmente la pena girarne le strade e i vicoli che disegnano una cittadina a metà tra un villaggio spagnolo e uno nordafricano. Ciò detto, il mercato all’aperto attira migliaia di visitatori che si aggirano curiosi tra le bancarelle che espongono bigiotteria e altri prodotti artigianali, quelle che si dedicano allo street food, e gli spazi riservati invece agli artisti che hanno voglia di esibirsi dal vivo. Insomma, un mercato allo stesso tempo tranquillo e un po’ anticonformista, in perfetta linea con le atmosfere di Lanzarote, un’isola che vive di creatività e ritmi lenti, forte degli insegnamenti del suo “vate” César Manrique. Per maggiori informazioni sulla località visita il sito istituzionale: teguise.es.