Urbino

Foto di Alain Rouiller
Urbino

8 cose da fare e vedere a Urbino e 1 da non fare

Dal 1998 Patrimonio dell’Umanità Unesco, Urbino è senza dubbio una delle città più affascinanti d’Italia. Alla base del prestigioso riconoscimento la secolare preservazione del suo impianto rinascimentale: dal punto di vista urbanistico e architettonico, infatti, la città è pressoché la stessa dal XV secolo. Storicamente il merito va alla signoria del Montefeltro, in particolare a Federico da Montefeltro ma, come efficacemente ribadito pure nella scheda Unesco, la conservazione delle mura, dell’architettura e dell’urbanistica rinascimentale, a sua volta rispettosa della precedente impronta medievale della città, non sarebbe stata possibile se le maestranze locali, nei secoli, non avessero conservato memoria delle antiche tecniche edilizie. Insomma, una città-museo, con un turismo prevalentemente culturale, che però non disdegna la mondanità. Tra eventi, festival e spettacoli Urbino è una città viva tutto l’anno e, oltre all’indubbio pregio artistico-culturale, la circostanza è dovuta pure alla presenza di migliaia di studenti che ne frequentano l’antichissima Università. Di seguito passiamo in rassegna i principali punti di interesse di Urbino con la consueta avvertenza che quella proposta è una lista inevitabilmente parziale, tuttavia utile per un primo approccio coi luoghi. Buona lettura.

1 Palazzo Ducale

Foto di Valter Cirillo
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In apertura abbiamo richiamato la figura apicale di Federico da Montefeltro, principale artefice dei fasti rinascimentali di Urbino e, in qualche modo, anche della sua fama successiva, dal momento che la città deve tuttora il suo prestigio all’impronta quattrocentesca. Palazzo Ducale, a poche centinaia di metri da Piazza della Repubblica, è il luogo simbolo di quest’epopea. Visto dall’esterno l’edificio è piuttosto sobrio: l’impressione, però, non deve suggerire giudizi liquidatori, poiché, al contrario, proprio questa sobrietà è un indizio di quella che fu la cifra dell’uomo e del periodo storico in cui visse e operò. Palazzo Ducale, infatti, non era solo un edificio di rappresentanza; al suo interno, tenuto conto della rete parentale del duca e dell’altrettanto estesa corte, poteva contemporaneamente ospitare centinaia di persone. Quest’esigenza funzionale condizionò molto l’architettura del palazzo, il cui disegno venne affidato a grandi maestri come il dalmata Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini. La razionalità degli spazi non va però a detrimento della loro ricercatezza: anzi, da questo punto di vista, Palazzo Ducale offre molteplici spunti: dall’Appartamento di Jole (così chiamato per il camino della prima sala ornato dalle figure di Ercole e Jole) a quelli dei Melaranci e degli Ospiti, fino allo Studiolo del Duca che, a dispetto delle ridotte dimensioni, è il pezzo grosso della visita. Visita che, ça va sans dire, contempla anche la Galleria Nazionale delle Marche, la pinacoteca più importante della regione, anch’essa ospitata all’interno di Palazzo Ducale, di cui parleremo più diffusamente nel prossimo paragrafo.

2 Galleria Nazionale delle Marche

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Come chiarito in precedenza, la visita di Palazzo Ducale a Urbino è tutt’uno con quella della Galleria Nazionale delle Marche. Non così la storia. La Galleria, infatti, venne istituita nel 1912 e, specie all’inizio, la sua mission fu proprio il rinvenimento del materiale artistico appartenuto alle signorie da Montefeltro e Della Rovere e andato disperso nel corso dei secoli. Parliamo di opere d’arte che vanno dal XIV al XVIII secolo, il cui recupero, va detto, è riuscito solo in parte. Un grande incremento delle collezioni si ebbe tra il 1915 e il 1939, anno, quest’ultimo, in cui venne istituita la Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche. È in questo periodo che approdarono in Galleria la “Flagellazione” e la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca; il Ritratto di Gentildonna detto “La Muta” di Raffaello, come pure le 14 tele raffiguranti gli “Uomini Illustri” che ornano lo Studiolo del Duca. A questi capolavori bisogna aggiungere ricche collezioni di ceramiche, monete, disegni, arredi che rendono la visita alla Galleria delle Marche tappa imprescindibile per chiunque sia interessato ad approfondire il genius loci di Urbino e delle Marche. Da vedere! (nell’immagine “La Città ideale”, capolavoro attibuito a Luciano Laurana o Francesco di Giorgio Martini).

3 Oratorio di San Giovanni Battista

Foto di romana klee
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Come detto, l’offerta turistica di Urbino è prevalentemente culturale, legata cioè alla visita di musei, monumenti e chiese cittadine. Di queste, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, con l’annesso Museo Diocesano, merita senz’altro una menzione, anche se, a detta dei più, la tappa veramente imperdibile è l’Oratorio di San Giovanni Battista. Questa piccola chiesa rettangolare si trova in Via Federico Barocci, a circa 400 metri dal duomo appena richiamato. All’interno – ed è il motivo di fascino della visita – ci sono i dipinti dei fratelli Jacopo e Lorenzo Salimbeni, insieme a Gentile da Fabriano esponenti di primo piano del cosiddetto stile gotico internazionale, la cui caratteristica principale è la struttura narrativa che ispira e preordina la disposizione degli affreschi. E infatti il nome dell’oratorio è dovuto ai dipinti della parete destra che illustrano la Storia di San Giovanni Battista, mentre alle spalle dell’altare è dipinta “La Crocifissione”. In entrambi i casi, a colipre è la dovizia dei particolari, soprattutto il pathos dei protagonisti: San Giovanni Battista che predica nei pressi del fiume; Gesù, i ladroni, Maddalena, il cavaliere che trafigge il costato di Cristo, gli angeli, i bambini eccetera. Un equilibrio perfetto tra dimensione del racconto e dimensione estetica in grado di ammaliare anche chi è sprovvisto di conoscenze artistiche. Provare per credere!

4 Casa di Raffaello

Foto di Sailko
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Tra le tappe obbligate di una visita a Urbino c’è sicuramente la Casa di Raffaello (1483 – 1520), pittore, architetto, figura di punta del Rinascimento, da molti storici dell’arte ritenuto tra i più grandi di ogni tempo. L’edificio venne acquistato dal padre di Raffaello, tal Giovanni Santi (1435 – 1494), con lo scopo di farne la sua bottega di artista (anch’egli pittore) alla corte di Federico da Montefeltro. Gli anni della prima e decisiva formazione di Raffaello trascorsero dunque tra le mura e il cortile di questa dimora del centro storico di Urbino, poco distante dall’appena richiamato Oratorio di San Giovanni Battista. Ovviamente l’intuizione di farne un museo è postuma: il primo a percepire il prestigio dell’abitazione fu l’architetto urbinate Muzio Oddi, che nel 1635 l’acquistò dai discendenti dell’artista scomparso; tuttavia, solo nel 1873, dopo l’acquisto dell’immobile da parte dell’Accademia Raffaello comincia l’allestimento, proseguito poi nel corso degli anni, di questo spazio museale sui generis dove, oltre ad alcune opere più o meno riconducibili all’artista (copie di suoi dipinti, bozzetti per il suo monumento, omaggi di altri artisti al Pittore, ecc.), sono esposti dipinti, sculture, ceramiche e tanto altro. Da vedere!   

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5 Parco della Resistenza e Fortezza Albornoz

Foto di Limoncellista
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Dopo il pieno d’arte presso la Casa di Raffaello ci sta rilassarsi con qualcosa di meno impegnativo ma altrettanto stimolante. Come appunto il bel panorama di Urbino che si scorge dal Parco della Resistenza, tutt’attorno la Fortezza Albornoz. Il parco e il castello si trovano sulla sommità del Monte San Sergio al termine di Via Raffaello, la strada che porta il nome del prestigioso artista. La vista, dicevamo, è mozzafiato, e perciò vale sicuramente la pena portare con sé la macchina fotografica. Anche la Fortezza Albornoz, così chiamata dal nome del cardinale (Egidio Albornoz) che ne volle la costruzione nella seconda metà del XIV secolo, merita una visita. All’interno, sono custoditi diversi reperti archeologici e c’è un museo dedicato all’equipaggiamento militare medievale. Da non perdere!

6 Chiesa di San Bernardino

Foto di Enric
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Restando in tema “panorama”, dopo quello della Fortezza Albornoz, val la pena ammirare anche quello della Chiesa di San Bernardino a meno di tre chilometri dal centro abitato di Urbino. Questa chiesa fu voluta da Francesco da Montefeltro con l’intento esplicito di farne il mausoleo di famiglia (ci sono i cenotafi di Francesco e di suo figlio Guidobaldo). Il progetto venne affidato all’architetto di corte Francesco di Giorgio Martini che, pare, si avvalse della collaborazione del giovane Donato Bramante, in seguito assurto a fama imperitura per le sue abilità di pittore e architetto (per dirne una, suo il progetto della Basilica di San Pietro a Roma).Ma l’elenco degli artisti in qualche modo legati a questa chiesa dalle linee semplici e austere, non si esaurisce al solo Bramante. Fino al 1810, infatti, ad affrescarne l’altare c’era una tela di Piero della Francesca, in seguito traslocata presso la Pinacoteca Brera di Milano. Insomma, arte, storia, paesaggio sono le tre virtù di Urbino e questa piccola chiesa, con annesso convento francescano, ne sono fulgida testimonianza. Da vedere!  

7 Cucina tipica di Urbino

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Carne bovina (ovviamente di razza marchigiana), ma anche cacciagione (lepri, fagiani, cinghiali), salumi, senza dimenticare castagne, funghi, tartufi e vino, soprattutto rosso. Insomma, la cucina di Urbino, e per estensione tutta la gastronomia del Montefeltro, è prevalentemente di terra. Menzione particolare per il Bostrengo, dolce tipico del Montefeltro (a base di frutta secca, pane raffermo, uova, burro ecc.) compendio perfetto delle radici terragne del territorio testé richiamate. Occhio però, perché prevalente non vuol dire esclusivo: Pesaro (con cui Urbino fa provincia); Ancona; San Benedetto del Tronto, Rimini sono tutte poco distanti. Perciò, la cucina marinara non è estranea da queste parti.

8 I dintorni di Urbino

Foto di Valter Cirillo
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La regione informale del Montefeltro lambisce Emilia Romagna, Umbria e Toscana e basta già questo come indizio dell’enorme patrimonio paesaggistico-ambientale e storico-culturale di cui dispone il territorio. Varietà che emerge anche circoscrivendo il raggio d’azione alla sola provincia di Pesaro-Urbino: Fermignano, Urbania, Frontino e Gradara, per citare i paesi più famosi, meritano ognuno una visita, tanto più che sono facilmente raggiungibili sia in auto che coi mezzi pubblici. Menzione speciale per Gradara (vd. immagine) il cui castello e il cui borgo sono stati il palcoscenico della storia d’amore di Paolo e Francesca, protagonisti del V Canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. Da non perdere!

1 Venire in inverno

Visitare Urbino non presenta alcuna controindicazione, La qualità della vita è buona, la circolazione automobilistica non presenta grosse criticità, i servizi pubblici sono efficienti, e soprattutto non ci sono episodi significativi di criminalità. Insomma, non c’è niente a cui dover prestare particolare attenzione. A trovare il pelo nell’uovo, dunque, l’unica cosa da non fare, è venire in pieno inverno (a meno, ovviamente, di motivi diversi dalla vacanza). Al contrario, da maggio a ottobre, da primavera inoltrata ad autunno inoltrato, temperatura, piovosità, giornate di sole, è tutto gradevole e propizio a un viaggio senza pensieri.

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