Bucarest

Foto di Stefan Jurca
Bucarest

12 cose da fare e vedere a Bucarest e 2 da non fare

Bucarest? Davvero vale la pena? È una domanda che capita di sentire, soprattutto da chi associa la capitale rumena a un’immagine confusa, grigia o legata esclusivamente al passato comunista. In realtà, è proprio questo il punto: Bucarest è una città che non si concede subito, ma che ripaga chi la affronta con il giusto metodo. Per anni rimasta ai margini dei grandi flussi turistici europei, oggi la capitale della Romania si rivela come un luogo in cui storia, politica e trasformazioni urbane si intrecciano in modo evidente. Il suo fascino nasce dalla stratificazione: l’eredità ottomana, le ambizioni ottocentesche, la stagione monarchica, la cesura radicale del regime di Ceaușescu e la faticosa, ma vivace, ricostruzione post-comunista, leggibile anche nelle architetture più controverse, oggi osservate con uno sguardo meno ideologico e più storico. Anche la geografia urbana conta: grandi viali monumentali si alternano a quartieri più raccolti, parchi estesi e improvvise isole di silenzio, restituendo l’immagine di una capitale complessa e contraddittoria, ma tutt’altro che banale. Di seguito vediamo insieme le principali attrazioni di Bucarest, con la consueta avvertenza che quello proposto non è un elenco esaustivo, ma una selezione pensata per offrire un primo, solido approccio alla città. Buona lettura.

1 Centro storico di Lipscani a Bucarest

Foto di Stefan Jurca
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Il quartiere di Lipscani è il naturale punto di partenza per chi visita Bucarest per la prima volta. Qui si concentra l’anima commerciale e culturale della città, con strade pedonali, caffè, ristoranti e botteghe che invitano a perdersi tra vicoli acciottolati e facciate d’epoca. Lipscani nasce intorno al nucleo medievale di Curtea Veche (vd. prossimo punto), l’antica corte principesca, e per secoli è stato il cuore del commercio della Valacchia – il principato storico della Romania meridionale – collegando Bucarest a rotte mercantili regionali e internazionali. Passeggiando tra le vie principali si percepisce ancora il retaggio della modernizzazione ottocentesca in palazzi neoclassici, teatri e negozi storici, mentre strade come Stradă Blănari e Stradă Șelari ricordano le antiche arti e mestieri di pellicciai, sellai e altre corporazioni che qui operavano. Durante il periodo comunista Lipscani rischiò di scomparire sotto i piani urbanistici di Ceaușescu, ma la caduta del regime ne salvò l’identità: sebbene alcuni edifici siano stati trascurati per anni, oggi il quartiere sta vivendo una lenta rinascita grazie a restauri mirati e a un rinnovato fermento culturale. Nelle vie di Lipscani emergono anche testimonianze più intime della città: piazze come Piazza Università (Piața Universității, vd. foto), con le statue dedicate a figure chiave della storia romena, e palazzi aristocratici come Palazzo Suțu, sede del Museo Municipale, raccontano la dimensione civile e culturale della capitale. Allo stesso tempo, luoghi come la libreria Cărturești Carusel, ospitata in un edificio storico restaurato e considerata tra le più belle al mondo, offrono pause diverse dalla visita tradizionale, suggerendo un modo più lento e curioso di esplorare la città. Oggi Lipscani è un mix unico di storia e vita quotidiana: ogni angolo invita a una sosta o a una deviazione, rivelando scorci che raccontano secoli di evoluzione urbana. È il cuore del centro storico, ma anche la porta d’ingresso ideale per esplorare tutte le altre attrazioni di Bucarest.

2 Corte Vecchia di Bucarest

Foto di Stefan Jurca
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Se Lipscani rappresenta il naturale punto di partenza di una visita a Bucarest, la Curtea Veche ne costituisce l’origine storica. È in quest’area, infatti, che nel XV secolo si afferma la corte principesca della Valacchia, trasformando un centro commerciale in un luogo di potere politico e amministrativo. Fondata durante il governo di Vlad III Țepeș, la Corte Vecchia rimase a lungo residenza dei voivodi valacchi e continuò a essere utilizzata, con alterne vicende, fino alla fine del Settecento. Nel suo periodo di maggiore sviluppo non si trattava di un singolo edificio, ma di un complesso articolato, dotato di sale di rappresentanza, uffici, ambienti di servizio e spazi verdi, protetti in origine anche da un fossato. Ciò che resta oggi è il risultato di una storia segnata da incendi, terremoti e continue trasformazioni urbane. Le rovine, inglobate nel tessuto del centro storico, non colpiscono per imponenza, ma restituiscono in modo essenziale la funzione originaria del luogo. Colonne frammentarie, murature basse e ambienti seminterrati suggeriscono più di quanto mostrino e richiedono al visitatore uno sforzo di immaginazione, utile per comprendere il passaggio da capitale medievale a città moderna. La presenza di lapidi e del busto di Vlad Țepeș (vd. foto) contribuisce a fissare la memoria storica di uno spazio che, pur ridotto, conserva un forte valore simbolico. Accanto ai resti della corte sorge la Chiesa di Sant’Antonio (vd. prossimo punto), tra i più antichi edifici religiosi di Bucarest ancora in uso, a conferma della centralità storica dell’area. Nel complesso, la Curtea Veche si inserisce senza soluzione di continuità nel quartiere di Lipscani, ricordando come la città contemporanea sia cresciuta sopra il proprio passato, senza mai separarsene del tutto.

3 Chiesa di Stavropoleos a Bucarest

Foto di Jocelyn Erskine-Kellie
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Se Lipscani rappresenta il punto di partenza pratico e Curtea Veche quello storico, la Chiesa di Stavropoleos è una pausa riflessiva nel cuore più frequentato della città, quasi un varco verso un’altra dimensione temporale. Eretta nel 1724 dall’archimandrita Ioanichie, alto dignitario della Chiesa ortodossa e guida di una comunità monastica, la chiesa faceva parte di un complesso più ampio inserito in una locanda a due piani, i cui proventi garantivano il sostentamento del monastero secondo una pratica piuttosto diffusa nel Sud-Est europeo del Settecento. Nel 1726 Ioanichie fu consacrato metropolita di Stavropoleos ed esarca della Caria, e da quel momento l’intero complesso assunse il nome della nuova sede metropolitana. Stavropoleos è uno dei rari esempi superstiti di architettura post-brâncovenească, una sintesi originale delle eredità bizantina, ottomana e locale che caratterizzò la Valacchia dopo l’epoca di Constantin Brâncoveanu (1688-1714). All’esterno, il portico con colonne finemente scolpite e archi intrecciati esprime un linguaggio ornamentale sobrio ma ricercato; all’interno, la navata compatta accoglie affreschi e icone che restituiscono un senso di raccoglimento difficile da ritrovare nelle grandi chiese urbane. Nel corso dei secoli – anche grazie ai restauri di fine Ottocento – la chiesa ha saputo preservare gran parte della propria identità, mentre gli edifici monastici circostanti sono stati rinnovati o ricostruiti. La sua sopravvivenza ai radicali piani urbanistici del Novecento, che misero a rischio molte chiese minori, ne accresce oggi il valore simbolico. Accanto all’edificio si conservano ancora il chiostro e piccoli reperti liturgici – colonne, lapidi, frammenti architettonici – che rendono tangibile la memoria di una comunità monastica rimasta vitale fino all’età moderna. Più che una semplice attrazione, Stavropoleos è un testimone silenzioso della spiritualità cittadina: non si visita per la spettacolarità, ma per cogliere un’altra velocità di Bucarest, meno rumorosa e più profonda. Da non perdere.

4 Museo Nazionale di Storia della Romania a Bucarest

Foto di Juanje Orío
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A pochi minuti a piedi da Lipscani e da Stavropoleos si trova il Museo Nazionale di Storia della Romania, fondato nel 1972 e ospitato nell’ex Palazzo delle Poste di Calea Victoriei, edificio realizzato a fine Ottocento su progetto dell’architetto Alexandru Săvulescu. La scelta di questa sede nel cuore della città riflette l’intento di collocare la narrazione del passato nazionale all’interno di uno spazio istituzionale già fortemente simbolico. Il museo propone una lettura ampia e stratificata della storia del territorio romeno, dall’antichità all’età moderna. Il percorso espositivo è organizzato attorno a tre grandi mostre permanenti, pensate come strumenti di orientamento più che come semplici raccolte di oggetti. Il Tesoro Storico riunisce manufatti di grande valore materiale e simbolico legati al potere politico e religioso; il Lapidarium conserva reperti in pietra di epoca romana e tardoantica, utili a comprendere il ruolo della Dacia all’interno dell’Impero; la monumentale copia della Colonna di Traiano consente invece di leggere in sequenza il racconto visivo delle guerre daciche, uno dei nuclei fondativi dell’identità storica romena. Più che per la quantità delle collezioni, il museo colpisce per la funzione che svolge: quella di cerniera tra la città storica e la narrazione ufficiale del passato, offrendo al visitatore chiavi di lettura essenziali per interpretare le stratificazioni incontrate passeggiando nel centro di Bucarest. Per maggiori informazioni sulla storia, gli orari, le tariffe e le modalità di visita consultare il sito ufficiale: www.mnir.ro.

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5 Calea Victoriei a Bucarest

Foto di Jorge Láscar
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Viale della Vittoria – in rumeno Calea Victoriei – non è soltanto una strada cittadina, bensì l’asse urbano attraverso cui si può leggere, in filigrana, gran parte della storia di Bucarest. Con i suoi circa tre chilometri di sviluppo, il viale collega Piazza della Rivoluzione all’area di Piazza delle Nazioni Unite (Piața Națiunilor Unite), attraversando il cuore storico, politico e culturale della capitale romena. Le sue origini risalgono alla fine del XVII secolo, quando il principe Constantin Brâncoveanu fece realizzare una strada lastricata in legno – la Podul Mogoșoaiei – per collegare la corte principesca al palazzo di Mogoșoaia. Il nome attuale, Calea Victoriei, fu adottato solo nel 1878, in seguito alla guerra d’indipendenza contro l’Impero Ottomano, a suggello della nascita della Romania moderna. Passeggiare oggi lungo il viale significa attraversare secoli di trasformazioni urbane e politiche. I palazzi aristocratici dell’Ottocento, costruiti sul modello parigino e viennese, convivono con edifici eclettici, liberty e neoclassici, accanto a testimonianze più tarde del periodo interbellico e a interventi monumentali dell’epoca comunista. Non a caso Bucarest venne soprannominata, proprio in quegli anni, la “Piccola Parigi”. Tra gli edifici più rappresentativi si incontrano il Palazzo Cantacuzino, oggi Museo “George Enescu”, il Palazzo CEC con la sua cupola in vetro e metallo (vd. foto), l’Athenaeum romeno – simbolo culturale della nazione – e l’ex Palazzo Reale, sede del Museo Nazionale d’Arte della Romania. Calea Victoriei è stata anche teatro privilegiato degli eventi politici che hanno segnato il paese: dalle parate monarchiche alle manifestazioni del 1989, culminate con la caduta del regime di Ceaușescu proprio nell’adiacente Piazza della Rivoluzione. Accanto alla dimensione storica, il viale conserva oggi una forte vocazione sociale e culturale: caffè storici, librerie, musei e spazi espositivi ne fanno una delle passeggiate urbane più piacevoli e significative della città, soprattutto nei fine settimana, quando alcune sue sezioni vengono chiuse al traffico e restituite ai pedoni. In definitiva, più che un semplice collegamento viario, Calea Victoriei rappresenta una sintesi visiva e simbolica di Bucarest: una strada che riflette ambizioni, ferite e rinascite della capitale romena. Da vedere!

6 Ateneo Romeno di Bucarest

Foto di Luca Volpi
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Tappa irrinunciabile per chi visita Bucarest, l’Ateneul Român è uno dei simboli culturali più riconoscibili della Romania moderna. Fu costruito tra il 1886 e il 1888, su progetto dell’architetto francese Albert Galleron, con l’obiettivo esplicito di favorire la diffusione della cultura e delle arti in un Paese che, a fine Ottocento, stava attraversando un intenso processo di modernizzazione e apertura verso l’Europa occidentale. Oggi l’edificio è la sede della Filarmonica “George Enescu” e ospita prevalentemente concerti di musica sinfonica, recital e manifestazioni culturali di rilievo nazionale e internazionale. Dal punto di vista architettonico, l’Ateneul Român si distingue per una sintesi equilibrata di neoclassicismo ed eclettismo, con richiami all’architettura greca e romana evidenti nel portico di colonne ioniche e nella pianta circolare sormontata da una cupola. All’interno, l’auditorium può accogliere circa 800 spettatori in una disposizione ad anfiteatro; la sala è avvolta da una grande fresca murale dipinta da Costin Petrescu, che ripercorre alcuni momenti chiave della storia romena, affiancando all’esperienza musicale una vera e propria narrazione visiva. Oltre alla funzione musicale, l’Ateneul Român riveste un ruolo simbolico di primo piano nella storia recente della città. La sua presenza lungo Calea Victoriei e la continuità d’uso nel tempo ne fanno un punto di riferimento stabile nel paesaggio urbano, spesso letto anche come contrappeso culturale e architettonico al monumentalismo del periodo comunista: una misura più umana e colta della rappresentazione del potere, fondata sulla cultura piuttosto che sulla scala. In questo senso, l’edificio continua a occupare un posto centrale non solo nella vita culturale, ma anche nella memoria collettiva di Bucarest. Per maggiori informazioni su storia, programmazione e modalità di visita consultare il sito ufficiale: filarmonicaenescu.ro (versione inglese disponibile).

7 Piazza della Rivoluzione a Bucarest

Foto di Erwan Martin
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Piazza della Rivoluzione – in romeno Piața Revoluției – non è una piazza nel senso tradizionale del termine; è piuttosto uno spazio urbano carico di significati, un luogo-soglia in cui la storia recente della Romania dialoga con l’assai complesso passato novecentesco. Fino al 1989 quest’area rappresentava uno dei cuori simbolici del potere comunista: qui si affacciava il Comitato Centrale del Partito, dal cui balcone Nicolae Ceaușescu pronunciò il suo ultimo discorso pubblico il 21 dicembre di quell’anno, poche ore prima di essere costretto alla fuga in elicottero insieme alla moglie Elena, evento che segnò l’inizio del crollo del regime. Al centro della piazza si erge oggi il Memoriale della Rinascita, un obelisco inaugurato nel 2005 in memoria delle vittime della rivoluzione; un’opera essenziale, priva di intenti celebrativi, che introduce una dimensione di raccoglimento in netto contrasto con la retorica monumentale della stagione comunista. Poco distante, il celebre balcone dell’ex sede del Partito – oggi edificio istituzionale – resta uno dei punti più evocativi dell’intero spazio urbano, carico di un valore simbolico che va ben oltre l’architettura. A rafforzare la lettura della piazza come luogo di passaggio tra epoche diverse contribuisce anche la statua equestre di Carlo I di Romania (vd. foto), collocata su uno dei margini dell’area: sovrano tra il 1866 e il 1914, Carlo I fu una figura centrale nel processo di modernizzazione e nell’orientamento europeo del Paese. Non è un dettaglio secondario: la statua originale, abbattuta nel 1948 dal regime comunista, è stata ricollocata solo dopo il 1989, a testimonianza della volontà di recuperare una continuità storica interrotta. In questo senso, Piazza della Rivoluzione non racconta soltanto la fine di un sistema politico, ma anche il tentativo – peraltro ancora in corso – di riallacciare i fili di una memoria più lunga e stratificata. Intorno alla piazza si affacciano edifici che restituiscono bene questa complessità: oltre al già citato Ateneul Român, simbolo della Bucarest ottocentesca e filoeuropea, insistono qui il Palazzo Reale, oggi sede del Museo Nazionale d’Arte della Romania, e la Chiesa di Kretzulescu, sopravvissuta alle grandi trasformazioni urbane del Novecento. Più che un luogo “da vedere”, Piața Revoluției è dunque uno spazio da attraversare con la consapevolezza necessaria per comprendere come Bucarest abbia dovuto ridefinire se stessa passando, in pochi giorni, da capitale di un regime autoritario a città europea in cerca di una nuova identità.

8 Palazzo del Parlamento di Bucarest

Foto di RosZie
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Il Palazzo del Parlamento di Bucarest (in rumeno, Palatul Parlamentului), noto come Casa del Popolo, è uno degli edifici più straordinari e controversi d’Europa. Commissionato da Nicolae Ceaușescu nel 1984 come fulcro del regime, fu progettato dall’architetto Anca Petrescu imponendo la demolizione di ampi quartieri storici sulla Collina di Urano. Con oltre 350.000 metri quadrati, dodici piani fuori terra e otto livelli sotterranei, la struttura si distingue per un’estetica ispirata al classicismo socialista. Questo stile, a differenza del rigore spoglio del brutalismo, ricerca la monumentalità attraverso l’uso di marmi pregiati, decorazioni elaborate e richiami neoclassici, trasformando le sale cerimoniali in testimonianze d’eccellenza dell’artigianato locale. Oggi il Palazzo è sede del Parlamento rumeno, della Corte Costituzionale e del Museo Nazionale d’Arte Contemporanea. Questo intreccio di funzioni ne fa un luogo simbolicamente complesso che, nato come espressione di potere assoluto, è stato riappropriato dalla città come spazio istituzionale e culturale. Dominando Piața Constituției, l’edificio resta un punto di riferimento essenziale della Bucarest moderna, visitabile tramite tour guidati che ne svelano la colossale scala architettonica. Per l’accesso è necessario un documento d’identità ed è consigliabile la prenotazione anticipata tramite il sito ufficiale palaceofparliament.com, tenendo conto di possibili chiusure temporanee per eventi di Stato.

9 Giardino Cismigiu a Bucarest

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Situato nel cuore di Bucarest, il Giardino Cișmigiu è il più antico parco pubblico della città e, non a caso, è annoverato tra i monumenti storici urbani. Progettato dall’architetto paesaggista tedesco Carl F. W. Meyer secondo i canoni del giardino all’inglese – viali ombreggiati, laghetti artificiali, vegetazione fitta e misurata – venne inaugurato poco oltre la metà del XIX secolo, per la precisione nel 1854. Esteso su circa 16 ettari, il parco ospita numerosi punti di interesse: dalla Rotonda degli Scrittori, così denominata per la presenza dei busti di alcune figure centrali della cultura romena, al lago centrale, dove d’estate è possibile navigare in barca e d’inverno pattinare sul ghiaccio, fino alle diverse aree gioco dedicate ai bambini. Va da sé che Cișmigiu è anche sede di concerti, fiere del libro e iniziative culturali le più varie, contribuendo a rafforzare e vivacizzare il tessuto socio-culturale della città. Oltre alla sua funzione ricreativa, il giardino riveste un ruolo storico e simbolico di primo piano: sopravvissuto alle trasformazioni urbanistiche del Novecento, rappresenta un contrappeso verde e distensivo alla monumentalità di Bucarest. Un luogo, insomma, in cui natura e memoria collettiva dialogano con la quotidianità di quella che, a tutti gli effetti, è pur sempre una capitale europea. In definitiva, è proprio questa combinazione di storia, cultura e paesaggio a rendere Cișmigiu una tappa imprescindibile per chi desideri cogliere il genius loci di Bucarest, andando oltre le sue strade e le sue piazze più note.

10 Piazza della Vittoria a Bucarest

Foto di kallerna
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Lo sviluppo di Piazza della Vittoria (Piața Victoriei) avvenne nel XIX secolo parallelamente all’espansione urbana di Bucarest, quando l’antico Ponte di Mogoșoaia (Podul Mogoșoaiei) – inizialmente pavimentato con travi di legno – fu lastricato in pietra e illuminato. L’8 ottobre 1878, l’ingresso trionfale dell’esercito dopo la Guerra d’Indipendenza contro l’Impero Ottomano ne segnò il destino: la strada divenne Calea Victoriei e la piazza assunse il nome attuale. Nonostante la parentesi del regime, che la ribattezzò Piazza della Vittoria del Socialismo (Piața Victoriei Socialismului), il ripristino della denominazione originaria nel 1989 ha ricucito il legame ideale con la storia pre-comunista. Dominata dal Palazzo Victoria, sede del governo progettata dall’architetto Duiliu Marcu tra il 1937 e il 1944, la piazza testimonia la continuità storica delle istituzioni romene attraverso monarchia, dittatura e democrazia. Attorno all’edificio convive un mosaico architettonico di stili neoclassici, modernisti e razionalisti, sede di ambasciate e uffici pubblici. A bilanciare la dimensione politica contribuisce un polo culturale d’eccellenza, formato dal Museo di Storia Naturale “Grigore Antipa”, dal Museo del Contadino Rumeno e dal Museo Nazionale di Geologia: una vicinanza che sancisce la convivenza tra potere e sapere. Cuore della vita civica e simbolo della libertà di espressione post-1989, la piazza è il teatro naturale di grandi raduni grazie alla sua configurazione ampia e aperta. Al contempo, la sua funzione di snodo logistico fondamentale, garantito dalla metropolitana (vd. foto) e dalle linee di superficie, ne fa la cerniera tra la città storica e quella amministrativa.

11 Museo del Villaggio di Bucarest

Foto di Pedro
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Il Museo Nazionale del Villaggio “Dimitrie Gusti” non è una messa in scena pittoresca della Romania rurale, né una forma di cosplaying etnografico: al contrario, è uno dei più importanti centri museali ed etnografici d’Europa, nonché un luogo chiave per comprendere l’identità culturale del Paese. In quanto tale, rappresenta una tappa imprescindibile di una visita a Bucarest, soprattutto per chi voglia andare oltre la sola dimensione urbana e monumentale della capitale. Situato sulle rive del lago Herăstrău, in un’area verde ampia e raccolta, il museo si presenta come un vero e proprio villaggio all’aperto, composto da edifici autentici che vanno dal XVII secolo agli inizi del Novecento. Case contadine, chiese in legno, mulini, installazioni tecniche e annessi agricoli, provenienti dalle principali regioni storiche della Romania, sono stati smontati nei luoghi d’origine e ricostruiti qui nel pieno rispetto delle tradizioni costruttive locali. Inaugurato nel 1936, il museo nasce da un progetto scientifico di ampio respiro, legato alla figura del sociologo Dimitrie Gusti e alla Scuola Sociologica di Bucarest. L’obiettivo non era quello di idealizzare il mondo contadino, ma di documentarlo, restituendone la complessità sociale, economica e culturale attraverso un rigoroso criterio di autenticità. Questo approccio, raro per l’epoca, distingue ancora oggi il Museo del Villaggio da molte altre istituzioni analoghe. Nel corso del tempo, tra difficoltà storiche, trasformazioni politiche e momenti critici, il museo ha ampliato il proprio patrimonio fino a comprendere decine di complessi architettonici e migliaia di oggetti della cultura materiale. Oggi è un museo vivo, attraversabile senza percorsi obbligati, in cui la visita assume il ritmo di una passeggiata: ogni edificio racconta una storia diversa, ogni regione esprime una propria idea di spazio, lavoro e abitare. All’interno di un itinerario cittadino, il Muzeul Satului funziona come un efficace controcanto: dopo il gigantismo del Novecento e le fratture della storia recente, offre una chiave di lettura più profonda e silenziosa, ricordando quanto la Romania contemporanea sia ancora legata a una civiltà rurale stratificata e tutt’altro che marginale. Per maggiori informazioni sulla storia, gli eventi, gli orari e le modalità di visita consultare il sito ufficiale: muzeul-satului.ro (disponibile versione inglese).

12 Parco Herastrau di Bucarest

Foto di Luca Volpi
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In ultimo, ma non certo per importanza, il Parco Herăstrău: il più grande spazio verde pubblico di Bucarest che custodisce al proprio interno il Museo Nazionale del Villaggio. Questa contiguità non è affatto casuale, poiché fin dalla sua realizzazione tra il 1936 e il 1939 il parco fu concepito come un ambizioso progetto di modernizzazione urbana, capace di integrare natura, svago e istituzioni culturali. Esteso per oltre 180 ettari attorno al lago omonimo, rappresenta ancora oggi uno dei principali polmoni della capitale e un punto di equilibrio tra densità edilizia e qualità della vita. Il nome “Herăstrău” deriva dal romeno fierăstrău e richiama una segheria azionata dall’acqua attiva in quest’area già dal XVII secolo; sulle sponde del lago operava infatti un impianto per il taglio dei tronchi, segno di una vocazione produttiva poi convertita in bene comune. Questa stratificazione funzionale -il passaggio da area di lavoro a spazio pubblico – è la chiave per comprenderne l’identità profonda. Dal punto di vista ambientale, il parco si sviluppa come un paesaggio attraversabile con viali alberati, prati e un anello pedonale che costeggia il bacino idrico per diversi chilometri, offrendo ai residenti un luogo d’elezione per lo sport e ai visitatori una pausa rigenerante che bilancia la monumentalità del centro. La possibilità di vivere lo specchio d’acqua, dalle barche a noleggio alle soste panoramiche, definisce un ritmo urbano più lento e dilatato. Oltre alla sezione museale, Herăstrău ospita giardini tematici, installazioni artistiche e aree eventi che hanno seguito fedelmente le trasformazioni sociali della Romania: un luogo assolutamente da non perdere. Per approfondire storia e servizi, è possibile consultare il sito: herastrauparc.ro.

1 Perdersi nei centri commerciali

Bucarest è dotata di numerosi grandi centri commerciali, spesso situati nelle zone di espansione urbana e pensati soprattutto per le esigenze quotidiane dei residenti. Per chi visita la città, in particolare al primo viaggio o con tempi limitati, si tratta di luoghi comodi e ben organizzati ma poco rappresentativi della sua identità, per molti aspetti simili a quelli di altre grandi città europee. Possono offrire, a uno sguardo curioso, qualche spunto per osservare la Bucarest contemporanea; raramente, però, sono il punto giusto da cui cominciare a conoscere davvero la città.

2 Ignorare le distanze a piedi

Bucarest è una città estesa, con quartieri centrali apparentemente vicini ma separati da assi stradali molto lunghi e da isolati di grandi dimensioni. Affidarsi solo alla percezione “da mappa” può portare a sottovalutare tempi e fatiche degli spostamenti a piedi. Meglio perciò muoversi con cognizione alternarndo passeggiate mirate e mezzi pubblici. Avvisati!

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