Aosta è una città che non chiede grandi sforzi di immaginazione per essere compresa: la sua origine romana è ancora chiaramente riconoscibile e continua a orientare la vita del centro storico. Fondata nel 25 a.C. come Augusta Praetoria, conserva con rara chiarezza l’impianto urbano dell’epoca: archi, porte, mura, strade e monumenti non sono reperti isolati, ma parti di un disegno che ha attraversato i secoli. Camminare per Aosta significa muoversi dentro una stratificazione storica continua: si entra in città passando sotto l’Arco di Augusto, si percorrono strade che riprendono l’andamento del decumano romano, si incontrano edifici e piazze che hanno assorbito e rielaborato quell’eredità nel tempo. Anche scendendo sotto il livello stradale, nel Criptoportico forense, o osservando il Teatro Romano emergere tra costruzioni più recenti, il rapporto tra passato e presente resta evidente. È proprio questa monumentalità, insieme alla forte impronta romana, a rendere Aosta una meta interessante in ogni periodo dell’anno. Non soltanto punto di transito verso le località sciistiche della regione, ma città raccolta, facilmente esplorabile, capace di offrire una visita completa anche fuori dalla stagione invernale. Di seguito i nostri consigli su cosa fare e vedere ad Aosta, città che si presta bene a una visita di uno o due giorni. Buona lettura.
Aosta
10 cose da fare e vedere ad Aosta e 2 da non fare
1 Arco di Augusto ad Aosta
L’Arco di Augusto è il primo monumento che accoglie chi entra ad Aosta. Fu innalzato nel 25 a.C. per celebrare la vittoria di Roma sui Salassi, antico popolo alpino che controllava le rotte della valle, e la fondazione della colonia di Augusta Praetoria, destinata a presidiare le vie alpine. Pensato come ingresso monumentale, l’arco – originariamente affiancato da colonne e apparati decorativi oggi in parte scomparsi – è costruito con un’unica apertura (fornice unico) destinata al passaggio. Sorgeva lungo l’antica strada consolare e introduceva idealmente al centro urbano romano. Nel corso dei secoli il monumento ha subito trasformazioni e riutilizzi. In epoca medievale venne chiamato Saint-Vout (“Santo Volto“) per la presenza di un crocifisso collocato sotto la volta, probabilmente come segno di protezione contro le piene del vicino torrente Buthier. L’attuale croce lignea risale al 1980 e sostituisce un precedente crocifisso cinquecentesco oggi conservato nell’area del Duomo. I restauri novecenteschi hanno restituito all’arco una lettura chiara e un ruolo centrale nel paesaggio urbano. Oggi rappresenta il punto di partenza ideale per comprendere l’impianto e la storia di Aosta, ed è per questo che apre il nostro racconto della città. Da vedere.
2 Ponte Romano ad Aosta
A circa centocinquanta metri a est dell’Arco di Augusto sorge il Ponte Romano, noto anche come Pont de Pierre. Si tratta di un antico ponte, costruito in puddinga – una pietra locale – che un tempo consentiva l’attraversamento del Buthier e l’ingresso nella città romana. Realizzato contestualmente alla fondazione di Augusta Praetoria, il Ponte Romano era fondamentale per garantire il collegamento con le vie transalpine. Infatti, la sua arcata in pietra conserva ancora oggi la compattezza e la robustezza dell’opera originaria. Nonostante ciò, nell’XI secolo un’eccezionale piena deviò il corso del Buthier. Questa circostanza provocò la progressiva perdita di funzione del ponte, al punto che il suo antico alveo col tempo si riempì di detriti. Attorno al 1950, il ponte fu liberato dai detriti e riportato alla luce, restituendo alla città tutta la maestosa bellezza della struttura originale. Attraversarlo a piedi significa perciò camminare su una traccia che collega passato e presente, immaginando i viaggiatori, i mercanti e i soldati che lo percorsero duemila anni fa. Data la sua prossimità all’Arco di Augusto, resta una tappa naturale e imprescindibile per chi vuole muoversi sulle tracce di Aosta romana. Da fare.
3 Porta Praetoria ad Aosta
La Porta Praetoria era l’ingresso principale di Augusta Praetoria, il punto attraverso cui si entrava in città arrivando da est lungo la strada delle Gallie. Si trova tra via Sant’Anselmo e via Porta Praetoria, nella parte orientale dell’antica cinta muraria, e rappresenta uno dei monumenti romani meglio conservati di Aosta. La struttura, costruita nel 25 a.C., presenta tre aperture ancora riconoscibili: il grande varco centrale per i carri e i due laterali destinati ai pedoni. Oltrepassata la prima facciata si accedeva a un cortile d’armi dove avveniva il controllo dei passaggi prima di uscire dalla porta opposta. È un impianto tipico delle fortificazioni romane, pensato per garantire protezione e sorveglianza. L’esterno era originariamente rivestito in marmo: alcune lastre sono ancora visibili sul lato orientale e offrono un’idea dell’aspetto monumentale dell’antica facciata. La struttura interna, invece, è in puddinga, la caratteristica pietra locale utilizzata anche per l’Arco di Augusto e il Ponte Romano. Nel Medioevo la Porta subì numerose trasformazioni e venne inglobata nelle strutture difensive cittadine. Per lungo tempo fu controllata dai de la Porte Saint-Ours (in latino, de Porta Sancti Ursi), una famiglia nobile locale che, come spesso accadeva nelle città fortificate dell’epoca, accumulava ricchezza esigendo pedaggi e controllando i viandanti in transito. A questa stessa famiglia si deve la costruzione della cappella dedicata alla Santissima Trinità, poi demolita nel 1926, che per secoli diede alla Porta il nome con cui era conosciuta in epoca medievale. Nel sistema urbano romano esistevano altre tre porte – la Decumana a ovest, la Principalis Sinistra a nord e la Principalis Dextera a sud – ma la Porta Praetoria era la più imponente e significativa, pensata per accogliere chi giungeva ad Augusta Praetoria da fuori valle. Un luogo che conserva intatto, ancora oggi, il senso di attraversamento e di incontro che aveva duemila anni fa.
4 Via Sant’Anselmo ad Aosta
Via Sant’Anselmo è l’asse che attraversa il centro storico di Aosta da est a ovest e coincide con il tracciato dell’antico decumano massimo romano. Percorrerla, infatti, significa seguire, passo dopo passo, la struttura urbana di Augusta Praetoria, rimasta sorprendentemente leggibile nonostante le trasformazioni avvenute nei secoli. Oggi è una strada pedonale animata da negozi, caffè e botteghe, ma la sua funzione di collegamento è rimasta sostanzialmente invariata: da un lato conduce verso la Porta Praetoria e l’Arco di Augusto, dall’altro accompagna in direzione della zona occidentale della città romana. Lungo il percorso si susseguono edifici di epoche diverse, con affacci medievali e rinascimentali che si innestano sul tessuto antico senza interromperne la continuità. Via Sant’Anselmo è un luogo da osservare con attenzione, più che da attraversare in fretta. Le irregolarità del tracciato, le variazioni nelle altezze degli edifici e alcuni passaggi laterali raccontano una città cresciuta per stratificazioni successive. Il nome della strada deriva da Sant’Anselmo d’Aosta (1033 – 1109), uno dei più importanti pensatori del Medioevo europeo. Nato proprio ad Aosta, Anselmo fu monaco benedettino, filosofo e teologo, e divenne arcivescovo di Canterbury, ruolo che ne consacrò la statura internazionale. È ricordato soprattutto per il tentativo di conciliare fede e ragione, sintetizzato nella celebre definizione della teologia come fides quaerens intellectum (fede che cerca l’intelligenza). Poco distante da via Sant’Anselmo si trova quella che la tradizione indica come la sua casa natale, oggi segnalata da una lapide (vd. foto): un riferimento discreto ma significativo, che ricorda come la Aosta romana sia stata anche culla di figure centrali della cultura medievale. In sintesi, percorrere via Sant’Anselmo consente di cogliere il genius loci di Aosta, il modo in cui la città ha attraversato epoche diverse, mantenendo quasi senza soluzione di continuità il proprio ruolo di luogo di passaggio, di scambio e di vita quotidiana.
5 Piazza Chanoux ad Aosta
Piazza Chanoux è il centro civico di Aosta, il luogo in cui la città si riconosce dal punto di vista istituzionale prima ancora che urbano. Di forma rettangolare e dalle dimensioni contenute, è uno spazio facilmente leggibile, nel quale la funzione pubblica prevale su quella celebrativa. La piazza ha assunto l’assetto attuale nel corso dell’Ottocento, quando venne regolarizzata e ampliata secondo criteri di ordine e simmetria. In origine era intitolata a Carlo Alberto di Savoia, nome che mantenne fino al secondo dopoguerra, per essere poi dedicata all’intellettuale antifascista Émile Chanoux, figura centrale della storia valdostana del Novecento. Al centro dello spazio si trova il monumento al soldato valdostano, che ricorda il contributo della regione ai conflitti del Novecento. Sul lato principale della piazza si affaccia l’Hôtel de Ville, sede del Comune di Aosta. L’edificio, realizzato tra il 1839 e il 1842 in stile neoclassico, presenta una facciata sormontata da un ampio frontone decorato. Un porticato corre lungo il piano terreno e, alla base, trovano posto due sculture allegoriche che rappresentano i corsi d’acqua che lambiscono la città: la Dora Baltea e il Buthier. Sul tetto sono collocati un orologio, sul lato occidentale, e una meridiana, su quello orientale. Gli interni sono in parte visitabili, in particolare il Salone Ducale e alcune sale di rappresentanza utilizzate per cerimonie ed eventi istituzionali. Sulla piazza insistono anche altri edifici di rilievo. Tra questi spiccano l’Hotel Couronne et de la Poste, uno degli alberghi più prestigiosi della Valle d’Aosta nell’Ottocento, che ospitò teste coronate e capi di Stato europei, e l’Hôtel des États, edificio del XVIII secolo destinato alle assemblee cittadine del Regno di Sardegna e oggi utilizzato come spazio per mostre temporanee. Oltre alla sua prevalente funzione pubblica, Piazza Chanoux è il teatro di alcuni degli eventi più sentiti di Aosta, a partire dalla Fiera di Sant’Orso, in gennaio, e dalla Foire d’été, in agosto, entrambe dedicate all’artigianato e alle tradizioni enogastronomiche valdostane. Una tappa imperdibile.
6 Criptoportico Forense ad Aosta
Il Criptoportico Forense è una delle testimonianze più significative della Aosta romana e consente di comprendere con chiarezza l’organizzazione del foro di Augusta Praetoria. Si trova sotto l’attuale complesso della Cattedrale e rappresenta ciò che resta del sistema architettonico che delimitava lo spazio pubblico centrale della città. Costruito in età augustea, tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., il criptoportico aveva innanzitutto una funzione strutturale: sosteneva il piano del foro e permetteva di compensare il naturale dislivello del terreno. La struttura, a pianta a U, si sviluppa su tre lati con un corridoio coperto scandito da volte a botte e da una serie regolare di aperture, che garantivano luce e aerazione. Accanto alla funzione di sostegno, il criptoportico svolgeva probabilmente anche un ruolo pratico e simbolico. Poteva essere utilizzato come spazio di servizio, deposito o luogo di passaggio coperto, ma anche come ambiente funzionale alle attività del foro, offrendo riparo e continuità tra gli edifici pubblici. La sua posizione, immediatamente al di sotto dell’area sacra e civile della città, ne rafforza il valore all’interno dell’impianto urbano romano. Nel corso dei secoli la struttura è rimasta in gran parte integra, venendo inglobata negli edifici medievali e religiosi costruiti sopra l’antico foro. Oggi è visitabile e permette di camminare sotto il cuore della città romana, restituendo in modo concreto la solidità e la razionalità del progetto urbanistico di Augusta Praetoria. La visita al Criptoportico Forense completa l’itinerario attraverso l’Aosta romana, affiancando ai monumenti all’aperto uno spazio più raccolto ma altrettanto eloquente nel raccontare la continuità storica della città. Da non perdere! Per maggiori informazioni consultare il Sito Ufficiale del turismo in Valle D’Aosta.
7 Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Aosta
La Cattedrale di Santa Maria Assunta sorge nel cuore di Aosta, sopra l’area che in epoca romana ospitava il foro, e rappresenta uno degli esempi più chiari di stratificazione storica della città. La sua posizione non è casuale: come spesso accade nei centri di origine romana, il principale edificio religioso cristiano venne edificato in un luogo già centrale nella vita pubblica. La prima chiesa risale al IV secolo, in un momento in cui il cristianesimo iniziava a strutturarsi anche nelle regioni alpine. Nel corso dell’XI secolo, in età ottoniana – il periodo in cui l’Impero germanico, sotto la dinastia degli Ottoni, promosse una forte riorganizzazione politica ed ecclesiastica dell’Europa centro-settentrionale – l’edificio fu profondamente rinnovato, assumendo un impianto basilicale a tre navate che costituisce ancora oggi l’ossatura della cattedrale. A questa fase risalgono anche la cripta e parte della decorazione scultorea, elementi che testimoniano l’importanza raggiunta dalla sede episcopale. Tra il XIII e il XV secolo la cattedrale fu interessata da ulteriori interventi, in particolare di gusto gotico, che interessarono le coperture, le finestre e alcune decorazioni pittoriche. Nel periodo barocco, invece, l’interno venne arricchito da nuovi altari, stucchi e apparati decorativi, secondo una sensibilità che privilegiava la solennità e la teatralità dello spazio sacro. L’aspetto esterno attuale è in larga parte frutto degli interventi ottocenteschi, quando la facciata venne ridisegnata in stile neoclassico. Allo stesso periodo risalgono anche alcune sistemazioni interne, poi in parte rimosse o rilette nel corso dei restauri del Novecento, che hanno riportato alla luce importanti cicli di affreschi medievali, oggi tra gli elementi più significativi della visita. Di particolare interesse è anche il mosaico pavimentale medievale, visibile sul lato settentrionale attraverso una vetrata, così come la cripta, ambiente raccolto e suggestivo che conserva capitelli scolpiti e testimonianze figurative di epoca romanica. L’insieme restituisce l’immagine di un edificio in continua trasformazione, capace di adattarsi ai mutamenti storici senza perdere il proprio ruolo centrale. Visitare la Cattedrale di Santa Maria Assunta significa leggere Aosta attraverso i secoli, passando dall’età romana a quella medievale fino all’Ottocento, in un unico spazio che continua a essere, ancora oggi, uno dei principali punti di riferimento della vita cittadina. Per maggiori informazioni: cattedralediaosta.it.
8 Complesso di Sant’Orso ad Aosta
Il Complesso di Sant’Orso rappresenta la chiave di volta per comprendere la storia di Aosta oltre la sua eredità romana. Sorge su un’antica necropoli extraurbana dove, nel V secolo, nacque un primo nucleo paleocristiano accanto alla chiesa cruciforme di San Lorenzo. L’originaria struttura di Sant’Orso, una semplice aula absidata con porticato funerario, è stata indagata da una vasta campagna archeologica tra il 1976 e il 1999, che ne ha svelato la complessa evoluzione. Dopo un primo ampliamento altomedievale, all’inizio dell’XI secolo prese forma l’attuale impianto romanico a tre navate, che inglobò il vecchio campanile nella facciata. La torre campanaria odierna risale invece al XII secolo, residuo di un antico sistema difensivo. Sebbene le fasi più arcaiche giacciano sotto il pavimento, la stratificazione storica emerge nitida negli interni, tra il coro ligneo quattrocentesco, la cripta e gli straordinari affreschi dell’XI secolo custoditi nel sottotetto. Di grande valore è anche il mosaico pavimentale del coro, raffigurante Sansone che uccide il leone. Dal lato destro della facciata si accede al chiostro, fulcro spirituale del complesso e tra gli spazi più suggestivi della città. Eretto nella metà del XII secolo per la vita regolare della Collegiata e parzialmente rimaneggiato nel Quattrocento, il chiostro è un raffinato “racconto figurato” scolpito nel marmo dei suoi capitelli (vd. foto). Il lato nord ospita scene della Natività e motivi favolistici; il lato est narra episodi dell’Antico Testamento, mentre il sud alterna profeti a decorazioni ornamentali. Spiccano il capitello dedicato alla vita di Sant’Orso e gli ultimi due che documentano l’adozione della regola agostiniana. Chiudono la cornice gli edifici circostanti, tra cui spicca la residenza quattrocentesca del priore Giorgio di Challant. Distinguibile per l’uso del laterizio, l’edificio è alleggerito da finestre a crociera e da una torretta ottagonale. Al suo interno, la sala capitolare e la cappella affrescata completano un itinerario che intreccia arte, fede e potere nobiliare.
9 Teatro Romano ad Aosta
Il Teatro Romano di Aosta è, insieme all’Anfiteatro, uno dei simboli più eloquenti della vita pubblica di Augusta Praetoria. Diversamente dalla prassi romana, che prevedeva gli edifici per lo spettacolo all’esterno delle mura, ad Aosta essi furono integrati nel perimetro urbano nord-orientale. Questa scelta, resa possibile dalla razionale pianificazione ex novo della colonia, garantiva ampi spazi funzionali e un agevole afflusso del pubblico grazie alla vicinanza ai principali accessi cittadini. Edificato in età giulio-claudia (20-30 d.C.) in una fase di pieno consolidamento politico, il Teatro poteva accogliere fino a quattromila spettatori. Alcuni studiosi ipotizzano la presenza di una rara copertura fissa, mentre le murature rivelano una struttura non unitaria, frutto di successivi adattamenti già in epoca antica. Col declino dell’Impero, l’edificio perse la sua funzione e venne progressivamente inglobato nel tessuto medievale tra case e magazzini. L’oblio fu tale che i suoi imponenti resti furono a lungo interpretati come un palazzo signorile o un tribunale. Dopo i primi studi ottocenteschi, l’area fu liberata dalle sovrastrutture negli anni Venti, giungendo alla completa messa in luce tra il 1933 e il 1941. Pur sacrificando parte delle stratificazioni post-romane, i restauri hanno restituito l’identità classica del complesso. Oggi, con la sua maestosa parete superstite, il Teatro testimonia non solo il rilievo sociale degli spettacoli, ma la rigorosa logica urbanistica che ha guidato la nascita di Aosta. (chiuso fino alla primavere 2026).
10 Museo Archeologico Regionale di Aosta
Il Museo Archeologico Regionale di Aosta è una tappa fondamentale per comprendere la storia della città e del territorio valdostano, dalla preistoria fino all’alto Medioevo. Il percorso espositivo accompagna il visitatore lungo un itinerario tematico e cronologico che prende avvio dai ritrovamenti più antichi, risalenti al Mesolitico, e prosegue con le testimonianze della romanizzazione del territorio, con particolare attenzione ad Augusta Praetoria e ai suoi monumenti pubblici e privati. A supporto della lettura urbanistica della città, un grande modello in scala restituisce in modo immediato l’impianto dell’antica colonia romana. Il museo ha sede in un edificio di notevole stratificazione storica, sorto sui resti della Porta Principalis Sinistra della città romana e trasformato nel corso dei secoli in casa forte medievale, monastero seicentesco e, in seguito, caserma ottocentesca. L’attuale facciata neoclassica conserva tracce di questa lunga storia e introduce a uno spazio espositivo pensato per integrare reperti, apparati didattici e supporti multimediali, con attenzione anche all’esperienza tattile e all’accessibilità. Il percorso museale si conclude in un ambiente che rievoca la navata laterale di una chiesa, dove è esposto l’ambone, una struttura sopraelevata utilizzata nelle chiese per la lettura dei testi sacri, proveniente dagli scavi della cattedrale di Aosta, mentre nelle nicchie laterali trovano posto materiali legati al cristianesimo e alla continuità insediativa della città dopo l’età romana. Completano la visita due collezioni ospitate in un corpo adiacente: la collezione Pautasso, dedicata alla numismatica, e la collezione Carugo, che amplia lo sguardo verso l’Egitto e la Mesopotamia, offrendo un’interessante apertura extra-regionale.
1 Pensare ad Aosta come a una semplice tappa di transito
In apertura abbiamo osservato che Aosta è una città che si presta bene a una visita di uno o due giorni. Il corollario di questa considerazione è che dedicare una parte del soggiorno valdostano alla scoperta del suo capoluogo modifica radicalmente non solo la percezione della città, ma anche – più in generale – quella dell’intera regione.
2 Concentrare tutto nelle ore serali, soprattutto in inverno
Molte attività e siti d’interesse chiudono presto e il freddo scoraggia le soste all’aperto: meglio organizzare le visite principali nella fascia centrale della giornata.