Ventotene

Ventotene

8 cose da fare a Ventotene

Pandoitera (“dispensatrice di ogni cosa“), Pandataria, Pandaria, Pontuteri, Bentilem, Ventotiene e infine Ventotene. Sono tanti i nomi con cui questa piccola isola a metà strada tra Ischia e Ponza è stata chiamata nel corso dei secoli. Tanti nomi, ma anche tantissime suggestioni, concordi nel sottolinearne il senso di separatezza, quel suo apparire lontana da ogni umano consorzio. Un aspetto, quest’ultimo, di cui erano assolutamente consapevoli i Borbone che, non a caso, trasformarono il dirimpettaio isolotto di Santo Stefano in un carcere di sicurezza per gli oppositori politici. Idem, il regime fascista che a Ventotene e Santo Stefano confinò molti socialisti, comunisti e azionisti, tra cui Altiero Spinelli, autore di quel “Manifesto di Ventotene” che per primo preconizzò la nascita dell’Europa come antidoto ai nazionalismi. Dunque, Ventotene è un’isola contemplativa che, anche in situazioni storicamente assai poco piacevoli, ha conservato la sua dimensione spirituale. Ventotene, però, è soprattutto un’isola bellissima, ideale per un weekend estivo all’insegna del mare, della natura e del relax. Di seguito vediamo insieme le cose da fare sull’isola. Buona lettura.

1 Il carcere di Santo Stefano

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Se non proprio la prima, una delle primissime cose da fare una volta a Ventotene è l’escursione al carcere di Santo Stefano. Il motivo è che le visite alla struttura carceraria si fanno di mattina, generalmente alle 10.30, e perciò se, come spesso avviene, la sosta a Ventotene è soltanto di un giorno bisogna organizzarsi immediatamente. Ciò detto ne vale assolutamente la pena: la visita guidata al carcere borbonico è indispensabile per capire le sofferenze patite prima dai patrioti risorgimentali e poi dagli antifascisti. Sofferenze che è bene tenere a mente perché in mezzo alle morti, ai suicidi e al disagio psichico di tanti detenuti si sono forgiati grandissimi uomini, basti pensare all’indimenticato Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Insomma, Ventotene ha incrociato più volte la Storia con la S maiuscola e il carcere di Santo Stefano ne è la prova provata (non l’unica). Per prenotare la visita guidata (spesso non è possibile) occorre rivolgersi al personale del Museo Archeologico (vd. punto 4). Contatti al sito: www.riservaventotene.it (tel. 0771 85345).

2 Il porto romano

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In precedenza abbiamo ricordato come la piccola Ventotene abbia più volte incrociato la grande Storia. Il porto romano ne è un’ulteriore prova. Un’opera ingegneristica di grandissimo valore storico che testimonia una volta di più il livello di civiltà, e quindi di competenze, raggiunto dai Romani nel passaggio tra Repubblica e Impero. Bisogna considerare, infatti, che per la realizzazione dell’approdo fu necessario asportare circa 60000 metri cubi di tufo. Non solo, perché oltre a escavare, i romani provvidero anche a scolpire bitte, depositi e banchine per consentire l’ancoraggio delle imbarcazioni. Un’infrastruttura all’avanguardia, dunque, e riparata da quasi tutti di venti a esclusione parziale di quelli del quadrante di sud-est. Appena scesi dall’aliscafo o dal traghetto (che attraccano invece sul porto nuovo) il porto romano di Ventotene è ancora lì a far bella mostra di sé. Certo, oggi i depositi sono occupati da negozi, bar e centri diving ma, sotto le insegne della modernità, la struttura è ancora quella realizzata millenni prima. Da vedere!

3 La Peschiera Romana

Foto di Mauro Orlando
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Ai piedi del faro di Ventotene, poco distante dal porto, c’è un’altra opera civile di grande ingegno, pure questa realizzata dai Romani. Stiamo parlando della peschiera dove venivano allevati i pesci per la dieta dei membri della corte imperiale che, di volta in volta, per ozio (l’otium latino) o in esilio, soggiornavano sull’isola. Tre vasche scavate nel tufo separate da saracinesche con minuscoli fori che garantivano il ricambio d’acqua ma impedivano il passaggio dei pesci. Un modello di itticoltura all’avanguardia per gli standard del tempo (I secolo d.C.) in cui a ogni vasca corrispondeva un momento diverso dell’allevamento, dalla riproduzione, al cibo, alla periodica pulizia degli ambienti ad opera degli schiavi. Da vedere!

4 Villa Giulia

Foto di Marilena
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A nord di Ventotene, per la precisione sul piccolo promontorio di Punta Eolo ci sono i resti di un’antica villa imperiale, la cui costruzione risale alla prima età augustea. Una villa enorme, oltre 300 metri di lunghezza e 100 di larghezza pensata come residenza estiva dell’Imperatore e della sua corte ma presto, dagli stessi romani, trasformata in luogo di esilio. Da qui, il nome di Villa Giulia con cui è più comunemente conosciuta. Giulia, infatti, fu una delle 5 donne che per oltre un secolo (le altre furono Agrippina Maggiore, Livilla, Ottavia e Flavia Domitilla) vissero in esilio dorato sulla minuscola isola di Ventone. Oltre a schiavi, all’allevamento ittico della peschiera romana e generi alimentari di ogni tipo, avevano a disposizione un reparto termale tutto per sè, con tanto di calidarium, frigidarium e tiepidarium di cui sono ancora ben visibili i resti durante la visita guidata. Per il resto, lo sfarzo di quest’antica villa ormai è solo immaginabile: marmi, statue, colonne e un’infinità di altre utensilerie e suppellettelli sono state portate via nel corso dei secoli, perlomeno a partire dal ‘600. Per maggiori informazioni sulla visita guidata clicca qui.

5 Il Museo Archeologico

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Nato nel 1983 a seguito di una mostra sui reperti delle isole pontine esposta a Roma, il Museo Archeologico di Ventotene è ospitato al piano terra del forte borbonico in cui è ubicato anche il comune. Ovviamente, nel corso degli anni, i reperti sono aumentati: una parte di questi è stata rinvenuta sull’isola; un’altra parte, invece, sott’acqua, motivo che contribuisce a spiegare perché Ventotene sia una delle mete predilette dagli amanti del diving. Di particolare interesse il dolio all’ingresso, grande vaso di creta che i romani generalmente utilizzavano per il trasporto del vino. Oltre a questo reperto, il piccolo-grande museo di Ventotene ospita molte anfore, ancore, lapidi, marmi e capitelli (sempre riconducibili al periodo romano) e tutta una serie di pannelli didascalici che ripercorrono invece le diverse fasi storiche dell’isola. Per maggiori informazioni visita il sito: www.riservaventotene.it.

6 Chiesa di Santa Candida

La Chiesa di Santa Candida è tappa obbligata di una visita a Ventotene. Una grande parrocchia in una piccola isola, quasi a rimarcare la grandezza del messaggio cristiano capace di arrivare in ogni lembo di terra, anche il più sperduto. Alla base del fascino dell’edificio, più dei dettagli architettonici e artistici, c’è l’inevitabile domanda che ci si pone una volta in chiesa. In cosa consisterà l’attività pastorale? Come vivono i fedeli durante l’inverno? Quanti sono? Cosa fanno? Beh, la festa in onore della Santa Patrona, il 20 settembre, fornisce una risposta parziale al quesito. La cura dei dettagli, dalle mongolfiere di carta, all’oro con cui è abbellita la statua portata in processione, fino agli immancabili fuochi d’artificio finali, lascia intendere un lavoro di mesi che impegna la comunità ventotenese. Il 20 settembre, perciò, è il giorno più importante dell’anno per l’isola, quello che sancisce il passaggio dai ritmi veloci della stagione turistica a quelli lenti, quasi letargici, dell’autunno e dell’inverno. Per maggiori informazioni sulle messe, l’attività pastorale e le statue presenti visita il sito: www.parrocchiasantacandidaventotene.it.

7 Le spiagge

Ventotene, dicevamo in apertura, è anche -soprattutto- una località balneare. Un’isola in cui si viene in vacanza d’estate per godere del suo mare cristallino. Le spiagge di Cala Nave e Cala Rossano, insieme agli scogli nelle vicinanze del faro e le saline poco distanti dal porto romano sono gli unici 4 punti accessibili da terra, mentre via mare ci sono altre baie e piccole insenature (Cala Battaglia, Punta Eolo, Punta Pascone, le Sconciglie) in cui ci si può fermare a fare il bagno. Menzione speciale per Cala Nave, di gran lunga la spiaggia più bella dell’isola nonché la più facilmente raggiungibile. Si trova a due passi dal porto e alterna tratti liberi ad altri in concessione. Da non perdere!

8 Diving

Poco distante da Punta Eolo, a una cinquantina di metri di profondità c’è il relitto del Santa Lucia, un piroscafo abbattutto dall’aviazione inglese il 25 luglio 1943. La nave, partita da Ponza e diretta a Gaeta, avrebbe dovuto effettuare una sosta intermedia proprio a Ventotene ma, a causa del massiccio bombardamento subito non fece in tempo inabissandosi coi passeggeri intrappolati a bordo. Una tragedia, una delle tante, di quella terribile estate del ’43 che a distanza di molti anni continua a commuovere ed emozionare. Nel frattempo, il relitto del piroscafo è diventato anche uno dei punti di immersione più famosi di Ventotene. L’isola, infatti, è una delle mete preferite dagli amanti del diving che hanno a disposizione diversi punti dove immergersi alla scoperta di fondali straordinari che non hanno nulla da invidiare a quelli di più celebrate località turistiche. Per maggiori informazioni visita i siti: www.dwventotene.com e www.ventotenediving.it.